17 luglio 1918, cento anni fa la strage di Ekaterimburg

Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e Alessio

Esattamente cento anni fa, la notte fra il 16 e il 17 luglio 1918, si consumava uno degli episodi più oscuri e terrificanti della storia contemporanea: la strage di Ekaterimburg. Lo zar Nicola II, la zarina Alessandra Feodorovna, i loro cinque figli e alcuni domestici che li avevano seguiti nella prigionia, vengono barbaramente trucidati nello scantinato di casa Ipatiev.

Quali che fossero le colpe di uno zar inetto e debole e di una zarina succube della follia di Rasputin è impossibile non restare senza parole di fronte all’uccisione senza motivo alcuni di quattro ragazzi innocenti e del personale di servizio e del medico che non si era sentito di abbandonare il fragile Alessio. Credo che più dello zar e della zarina oggi sono OTMA – Olga, Tatiana, Maria e Anastasia – e lo zarevic Alessio ad essere diventati il simbolo della follia e dell’odio senza senso che hanno scatenato la strage di Ekaterimburg.

La strage di Ekaterimburg: la notte dell’eccidio

Per i Romanov gli ultimi mesi sono stati difficili e confusi soprattutto dopo la presa di potere da parte dei bolscevichi a seguito del golpe-rivoluzione di ottobre (il 7 novembre, secondo il nostro calendario). Lev Trotskij, il fondatore dell’Armata Rossa, vuole portare lo zar a Mosca per inscenare un clamoroso processo, il soviet degli Urali invece rifiuta di consegnare i prigionieri e la famiglia viene trasferita a Ekaterinburg. Tutto precipita nel luglio del 1918 quando le armate dei bianchi, che combattano contro i rivoluzionari, si avvicinano alla città; i quei giorni i bolscevichi locali decidono di eliminare l’intera famiglia, per evitare che venisse liberata.

Tra le undici e mezzanotte il commissario Jurovskij ordina sveglia l’ex-zar e la sua famiglia e ordina loro di vestirsi perché saranno nuovamente trasferiti in un luogo più sicuro. E’ solo un pretesto per farli scendere nel seminterrato, nella stanza dove, al riparo da occhi indiscreti, saranno trucidati. Lo squadrone messo insieme per l’occasione comprende quattro bolscevichi russi e sette soldati ungheresi prigionieri di guerra che non parlano russo e non faranno storie quando verrà loro ordinato di sparare allo zar e alle ragazze.
Jurovskij fa sistemare la famiglia imperiale nella stanza: seduti in prima fila ci sono Aleksandra Fëdorovna e Aleksej, accanto a loro Nicola e alle loro spalle le figlie; sui lati, invece, i membri del seguito: il medico dottor Botkin, la dama di compagnia Anna Demidova, il cameriere Trupp e il cuoco Kharitonov. Nessuno immagina che  niente nella camera accanto, il plotone era in attesa dell’ordine di Jurovskij.

Quando entra la squadra, il commissario dice ai Romanov che i loro parenti stanno continuando ad attaccare la Russia sovietica, quindi il Comitato esecutivo degli Urali aveva deciso di giustiziarli. Nicola volta le spalle alla squadra, volgendosi verso la famiglia, poi, come tornato in sé, si gira in direzione del commissario., chiedendo: «Come? Come?».  Jurovskij ripeté in fretta le stesse cose e poi ordina alla squadra di puntare.

Nicola è il primo a cadere poi tocca alla moglie, ai membri del seguito e ai figli. Le urla e i pianti disperati confondono gli uomini, che non riescono a prendere bene la mira e poi stranamente in quell’inferno di fumo, grida e sangue, i proiettili rimbalzano sui corpi delle donne. I soldati capiranno il motivo solo qualche ora dopo. Tre granduchesse non muoiono all’istante, rannicchiate in un angolo, terrorizzate e agonizzanti per le ferite, vengono finite a colpi di baionetta e col calcio dei fucili. L’esecuzione termina dopo venti, lunghissimi minuti.

 

La strage di Ekaterimbug: la sparizione dei corpi

Le salme vengono trasportate nel vicino bosco di Koptiakij e lì occultate. I corpi dei Romanov vengono denudati, fatti a pezzi e gettati nel pozzo di una vecchia miniera, sciolti con acido solforico e infine date alle fiamme. In quel momento i soldati si rendono conto che la zarina e le sue figlie indossavano una vera e propria corazza di diamanti perché nei mesi le donne precedenti avevano pazientemente cucito nei corsetti quello che restava loro dei gioielli e quella notte in vista del trasferimento portavano con sé tutti i loro averi. Jurovskij e i suoi uomini recupereranno nove chili di gioielli.

Il 20 luglio viene pubblicato a Ekaterinburg il decreto dell’eseguita esecuzione: “Decreto del Comitato esecutivo del Soviet degli Urali dei deputati operai, contadini e dell’Armata rossa. Avendo notizia che bande cecoslovacche minacciano Ekaterinburg, capitale rossa degli Urali, e considerando che il boia coronato, qualora si desse alla latitanza, potrebbe sottrarsi al giudizio del popolo, il Comitato esecutivo, dando corso alla volontà del popolo, ha decretato di procedere all’esecuzione dell’ex zar Nikolaj Romanov, colpevole di innumerevoli crimini sanguinosi”.
Il 30 luglio l’Armata Bianca arriva ad Ekaterinburg e arresta alcuni uomini dell’Armata Rossa che avevano partecipato indirettamente al crimine, dando inizio all’indagine. In seguito il Soviet centrale di Mosca negò il massacro dell’intera famiglia, comunicando la sola fucilazione dello zar in un tentativo di fuga. Jurovskij e i suoi uomini tenrarono in ogni modo di nascondere qualsiasi traccia dell’esecuzione di massa.

Negli anni Settanta del Novecento Boris Eltsin, futuro presidente della Russia post-sovietica, aveva fatto abbattere, in qualità di dirigente locale del Pcus, la casa della prigionia perché il partito non voleva che diventasse meta del pellegrinaggio di cittadini sovietici nostalgici dello zarismo. Dei corpi ovviamente nessuna traccia, ma la memoria dell’eccidio era rimasta ben viva nella popolazione e gli abitanti del posto parlavano spesso di quella foresta piena di acquitrini. Solo dopo il crollo dell’Urss, lo storico Aleksandr Avdonin riesce a recuperare i corpi che aveva già individuato nel 1979 e farà riesumare nel 1991.

Nel luglio del 1998 Boris Eltsin decide di dare finalmente una degna sepoltura ai resti della famiglia imperiale uccisa nella strage di Ekaterimburg. Dopo esami sul Dna, condotti anche grazie alla collaborazione decisiva del duca di Edimburgo la cui nonna Vittoria d’Assia era la sorella maggiore della zarina, vengono identificati con certezza tutti i resti anche se rimangono alcuni dubbi sugli ultimi due figli dello zar, Anastasia e Alessio. La famiglia dello zar oggi riposa nella cattedrale di Pietro e Paolo sull’isola Zayachij nell’antica capitale fondata da Pietro il Grande. Esattamente ottanta anni dopo la strage di Ekaterimburg.

I post dedicati ai Romanov

Emofilia —> http://bit.ly/2ma2QTb

Emofilia —> http://bit.ly/2nmrdNn

Elisabetta d’Assia, la granduchessa martire —> http://bit.ly/2nHxtyZ

Elisabetta d’Assia, la granduchessa martire —> http://bit.ly/2o6drBZ

Il mistero di Anastasia —> https://www.altezzareale.com/2014/11/10/tutti-gli-articoli/storie-reali/lincredibile-storia-donna-voleva-essere-figlia-zar/

Qualche consiglio di lettura per approfondire il tema.

 

Purtroppo il libro – fondamentale – di Robert K. Massie “Nicola e Alessandra” è disponibile solo in inglese su Amazon ma ho trovato qualcosa in italiano nella piattaforma Maremagnum —> https://www.maremagnum.com/ricerca/risultati?search%5Bkeyword%5D=Robert+K.+Massie

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25 Commenti

  1. annarita ha detto:

    Povre ragazze e tanta pietà per Alessio. Anni fa lessi in un libro che lord Luis, zio di Filippo, teneva sulla sua scrivania la foto di una delle granduchesse della quale era pazzamente innamorato. Oggi in Russia tutti i resti hanno avuto una degna sepoltura.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      impossibile non commuoversi davanti alle immagini di questi cinque ragazzi uccisi in modo barbaro e senza motivo.
      si è vero che lord Louis teneva una foto di Maria e l’ha ricordata spesso lui stesso dicendo che era bellissima e lui ne era innamorato.

    • Giulietta Dei Montefeltro ha detto:

      Ogni anno i russi fanno una messa a San Nicola Zar ( fatto Santo Martire dalla Chiesa Ortodossa ) e alle ragazze.

      Quando nel 2016 morì il Principe Dimitri Romanov, a San Pietroburgo ci furono funerali di Stato e l’ attual Zar Vladimir Putin si commosse. Conosceva e amava molto il Principe Vladimir.

      In Russia circola una biografia in cirillico ( io ce l’ ho perché spesso vado in Russia ) dove alcuni araldisti ricercatori hanno tracciato la genealogia di Putin fino ai conti Putin, figli cadetti dei Principi Putiatin o Putianin della zona di Tver vicino a San Pietroburgo, i quali erano anche luogotenenti e cugini dei Romanov.

      https://it.sputniknews.com/mondo/201701023879936-putin-condoglianze-morte-dimitry-romanov/

  2. Luka ha detto:

    La strage di Ekaterinburg rappresenta uno dei pochi fatti storici che hanno avuto un unica lettura, un massacro di cinque innocenti.
    Anche il delfino di Francia più di centro anni prima ha subito una sorte simile (certo, non è sopravvissuto e probabilmente è stato ucciso in maniera più subdola) ma questo accanimento non ha eguali.

    Si può disquisire sulle responsabilità, anche gravi e pesanti della zar e della zarina ma oltre non si sarebbe dovuto andare.

    Lessi per la prima volta di questa strage nel lontano 1988, per il settanteantesimo anniversario, e da lì ebbe inizio questa passione anche se con l assenza di internet ma solo di enciclopedie cartacee era complicato ricreare e capire le genealogie dei protagonisti.

    http://www.theromanovfamily.com/wp-content/uploads/2015/08/dicky-2.png

    Maria e Luis, per inciso erano cugini primi in quanto figli delle sorelle Vittoria e Alice.

  3. Ale ha detto:

    Una storia terribile, ma che è giusto ricordare! Per non parlare di diversi altri romanov buttati vivi a morire di fame nei pozzi o trucidati a San Pietroburgo.
    È giusto ricordare anche che parte della famiglia si salvò anche grazie a navi italiane mandate in Crimea dai Savoia e che attraccarono a Venezia. La granduchessa Vladimir fu una di loro

  4. cristina palliola ha detto:

    Ogni volta che vedo le foto o i filmati della famiglia imperiale russa, mi attanaglia un senso di profonda angoscia. Cerco di fissare gli occhi, in quelli delle ragazze, specialmente, e cercare di capire cosa mai pensavano in quel momento e quanto erano all’oscuro della sorte che le attendeva. Avranno sognato un matrimonio, le più grandi, una vita di fasti e di lussi, avranno pensato di avere dei figli e come ignoravano invece il degrado che il destino serbava loro. E vado ai giorni della prigionia. Ci sono foto che le ritraggono anche in armonia con la soldataglia che sorveglia tutti. Ma sarà stato vero? oppure, per il fotografo, mostravano, o erano costrette, vestite da contadine, a mostrare, solidarietà finalmente con quelli che in fondo facevano parte del popolo russo..e come si saranno comportati con loro questi giovani uomini che in fondo le disprezzavano? le avranno solo umiliate con parole e scherzi pesanti o ci sarà stato anche di più? non si potrà sapere mai! Cosa sarà passato nelle loro teste negli ultimi istanti di vita, davanti al plotone che all’improvviso tirò fuori le armi e mentre cadevano terrorizzate e ferite? Tante volte guardando anche le foto dello scantinato dove è avvenuta l’esecuzione ho cercato di immaginare quei lunghissimi 20 minuti di spari, il sangue scivoloso a terra, il fumo, i rantoli. e queste granduchesse che non muoiono e tocca sparare ancora e ancora..che scena terribile! Capisco che le rivoluzioni non si fanno distribuendo mazzi di fiori, ma questi 5 ragazzi cosa c’entravano? e il medico e l’inserviente, il cuoco, la dama di compagnia? e il cane di una delle granduchesse? Anche lui spappolato dal calcio dei fucili…mah…si resta davvero senza parole davanti a tanta barbarie. A volte penso persino al povero signor Ipatev, al quale fu ordinato di lasciare libera la casa con tutto quello che conteneva e che non solo non gli fu più restituita, ma neppure ai suoi eredi e nel 1977, quindi dopo moltissimo tempo dai fatti, fu distrutta. Ora cerchiamo di immaginare cosa sarebbe successo se lo zar e famiglia fosse stato esiliato come lui pensava, povero ottimista! Sarebbe forse riparato in Danimarca, il Paese di sua madre, almeno per i primi tempi o forse dal cugino re di Gran Bretagna. Poteva contare su molti parenti che invece fecero orecchie da mercante anche consigliati dai loro governi. Infatti chi si salvò non era ben visto all’interno delle famiglie reali europee, ognuno aveva le sue rogne a casa sua. Le figlie presto, come era nei loro sogni di ragazze, si sarebbero sposate e come sarebbero state? spocchiose perchè Altezze Imperiali oppure sarebbero state zitte e buone perchè esiliate? Maria forse avrebbe sposato il cugino Louis che non sarebbe così diventato il prestigioso e fascinoso Lord Mountbatten ma un povero parente-povero senza i soldi di Edwina. Tutte avrebbero sparso l’emofilia per l’Europa e l’unico in tutta questa terribile storia ad essere stato graziato fu lo zarevic Alessio che in fondo ha avuto una rapida e buona morte rispetto a quella che gli sarebbe toccata entro pochi anni , per via dell’emofilia.
    Sì credo anch’io che ci si debba vergognare di atti del genere e penso che solo un gran senso di colpa abbia potuto fare in modo che le salme fossero fatte cercare,trovare, e dare loro una degna sepoltura. Forse solo il trattamento riservato a Luigi XVI e Maria Antonietta è stato peggiore di questo… e amen, scusate ma veramente questo episodio mi sconvolge e provo tanti sentimenti mescolati insieme

  5. luca ha detto:

    Brava Marina, l’articolo è ben documentato e molto interessante ; sottolineo solo il fatto che la famiglia imperiale russa avrebbe avuto, purtroppo, poche possibilità di riparare all’estero, anche a causa del disinteresse delle teste coronate di tutta Europa, molte delle quali in rapporti di stretta parentela con i Romanov. Anche il sovrano britannico Giorgio V, cugino dello zar, non volle fare nulla per cercare di aiutare i parenti russi.

    • Giulietta Dei Montefeltro ha detto:

      Anche se poco conosciuta, in quanto figlia del Principe Pawel fratello dello Zar, la Principessa da cui sono sempre rimasta ‘hantée’, è SAIR Natalia Pavlovna Paley Romanova.

      La sua vita può essere letta qui, ed è una vita che non lascia indifferenti per la sofferenza e l’ intrinseca luminosità che quest’ anima pur conservò nonostante la ferita di veder uccisi il padre e il fratello Vladimir dai bolshevichi. Lei stessa fu violata dai bolshevichi in tenerissima età, quando vestita da ragazza comune portava in cella a suo padre qualche tozzo di pane in più.

      https://www.amazon.com/Natalie-Paley-princesse-déchirée-French/dp/2850182958

      L’ incredibile sofferenza fece di lei un cigno raro, e qui c’ è un video bellissimo che rende omaggio a quel cigno che era Natalie Paley, in seguito a Parigi working model per Lucien Lelong e Christian Dior, e musa ispiratrice di Man Ray. Morì sola e in povertà dopo aver sempre lavorato sia come Musa degli stilisti che in una breve carriera cinematografica che però non volle proseguire, rifiutandosi di vedere perfino i parenti più prossimi. Era diventata incapace di sorridere dopo la morte del padre e del fratello, e teneva sullo specchio del camerino la foto del fratello sempre.

      Una cosa che mi stupì, fu nelle memorie del Principe Obolensky, leggere che quando negli anni ’90 si voleva fare il test del DNA al ragazzo che aveva detto di essere Alessio- lo zarevic-, i Mountbatten che erano cugini per parte di Alexandra la zarina, non vollero. Il Principe Obolensky si chiese perché, e la risposta forse sta proprio nel fatto che la distruzione della Casa Romanov con i suoi parenti e collaterali, aveva fatto arrivare in molte collezioni monarchiche, specie quella inglese, gioielli e tesori che erano stati di Alexandra, della Granduchessa Marie, e di molti altri Romanov costretti a fuggire in Europa e a vendere i gioielli sotto costo pur di sopravvivere.

      Natalie quando riuscì a fuggire non aveva particolari tiare o gioielli, e mantenne sempre sé stessa e la madre, Principessa Olga, col suo lavoro.

      Oggigiorno di Romanov ne sopravvivono ancora, una è qui in Italia, la Principessa Sveva Romanova sposata col Conte Della Gherardesca, con cui ha avuto una figlia, Nicoletta.

      https://www.youtube.com/watch?v=hX7U5YxwVR8

  6. mau ha detto:

    buongiorno a tutti,
    oggi è il 14 luglio, e oggi 229 anni fa iniziava la fine del mondo aristocratico, che secondo me ha raggiunto la fine con la rivoluzione russa! Le povere OTMA sono state le vittime di tutto questo sconsiderato odio, 4 giovani ragazze: bellissime, per educazione ricevuta pure ed innocenti come bimbe, inarrivabili per nascita. Annientare le donne è tipico del regime conquistatore, Maria Antonietta e tutte le donne violentate e uccise nel corso della storia, per vilipendio.

  7. Dinora ha detto:

    Ho sempre avuto, fin da bambina, un’attrazione fatale verso la storia delle case regnanti e non. Sicuramente la prima curiosità era vedere le immagini di principi, principessa, re e regine nei loro meravigliosi abiti che ricordavano così tanto le favole che prima ti leggevano e poi, finalmente, leggevi tu. Con quel ….” e vissero felici e contenti!” sognavi la loro vita, e forse anche la tua, sempre felice e contenta!!
    Poi quando si lascia l’eta delle letture fiabesche e incominci a leggere le storie storiche(scusate il ripetere) delle famiglie reali ti accorgi che la fine della fiaba “ e vissero felici e contenti “ non c’è quasi mai.
    Ero una ragazzina quando presi un libro in biblioteca che parlava della famiglia I mperiale russa e di conseguenza anche della sua fine orrenda.
    Rimasi inorridita. Lo sono ancora, perché trucidare in quel modo delle persone è ignobile. Ho sempre pensato a quello che i ragazzi devono aver pensato, l’angoscia che è passata nei loro cuori, gli occhi sbarrati dal terrore,loro innocenti anime in un mondo di orchi!!! Pensiamo a cosa è avvenuto nella mente dei loro genitori vedendo la fine che era riservata ai loro figli, con un senso di colpa nei loro confronti. Una pagina nerissima della storia russa perché non si limitarono a trucidarli con altre persone innocenti, compreso un cane, ma la fine che fecero fare alle loro salme. E i gioielli trovati? Immagino che li buttarono con sdegno dentro al pozzo!!!
    Per fortuna ora hanno avuto con gli onori la loro degna sepoltura riposando finalmente in pace.
    In Romagna, appena finita la Seconda Guerra Mondiale, qualcuno pensò di imitare l’eccidio dei Romanov. Anche se dubito fortemente che questi personaggi avessero mai letto qualcosa!!!
    Un episodio che rispecchia appieno il clima “anti classista” che si respirava nella zona nel dopoguerra.
    La sera del 7 luglio 1945 un gruppo di “persone”(omette l’appartenenza) entrano nella villa Manzoni a Frascata pochi chilometri da Lugo sequestrando le persone che erano nella villa: la Contessa Manzoni, i suoi tre figli la cameriera e il cane,un Setter.
    Vengono portati fuori e caricati su un’auto appena giunta e portati a pochi chilometri di distanza, in un campo dove era già pronta una fossa anticarro. I tre figli furono uccisi con colpi di pistola mentre alla contessa e alla cameriera fu riservata una fine più cruenta e crudele. Il cane fu ucciso anche lui perché non rivelasse con il suo fiuto il luogo di sepoltura dei suoi padroni.
    Contemporaneamente alla partenza dei Conti Manzoni dalla villa, giunse un bel camion pronto per essere riempito. E così fu! Chi perpetrò l’assassino e la razzia nella villa, sparsero la voce che i Conti Manzoni si erano allontanati da casa volontariamente e che nessuno sapeva dove fossero andati.
    Solo nel 1948, grazie alla tenacia coraggiosa di una nipote della Contessa, che andando a casa dei parenti, trovandola aperta, completamente vuota e abbandonata denunciò la scomparsa dei familiari. La Contessina Valeria scampò ad un tentativo di omicidio perché aveva fatto riaprire il caso.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      cara Dinora che storia orribile ci racconti, ma purtroppo ti dirò che questo tipo di mentalità “anti classista” non è del tutto sparita, proprio oggi ho cancellato e bloccato i commenti di un tizio su Facebook che inneggiava all’uccisione dei Romanov come vendetta del popolo per tutti i sopprusi.

      • Dinora ha detto:

        Purtroppo da noi, da quello che mi raccontava mia madre, il dopo guerra fu un momento di paura perché circolavano personaggi come quelli.
        E purtroppo ancora oggi,come hai scritto ci sono persone che la pensano ancora così. Spesso anche l’invidia alimenta certe azioni e pensieri.
        Come si dice: la madre dei ……..è sempre incinta “!!!

  8. laura ha detto:

    Anche se conosco abbastanza bene la vicenda c’è sempre qualcosa da imparare : non sapevo che il plotone fosse formato anche da prigionieri di guerra ungheresi. Da anni la responsabilità per la fine dei Romanov viene anche attribuita, a seconda delle simpatie o antipatie, al kaiser Wilhelm o a Giorgio V entrambi, come è noto, cugini della coppia Nicola e Alessandra. A me pare che una qualche responsabilità, indiretta e tutto sommato lieve, si possa attribuire a Giorgio V che dopo un primo momento nel quale aveva dato, probabilmente a malincuore, l’assenso all’arrivo dei cugini, dopo poco cambia idea e fa cancellare dal primo ministro questa offerta. Che il re si vergognasse parecchio di questa decisione è dimostrato dal fatto che l’idea fu attribuita al primo ministro e che solo dopo molti anni e la scoperta di documenti inediti negli archivi si è ricostruita la vicende in modo corretto. Per quanto riguarda il kaiser , se è vero che Lenin fu fatto arrivare in Russia su un treno tedesco e foraggiato con fondi tedeschi, e che il kaiser era a conoscenza di questo, non si può dire che però fosse stata una sua decisione. Wilhelm era stato infatti fin dall’inizio del conflitto quasi del tutto esautorato dalle decisioni belliche che erano strettamente nelle mani del suo governo. Bisogna però ricordare che dove poté il kaiser cercò in tutti i modo di aiutare i Romanov. Nelle condizioni della pace di Brest-Livstok che mise fine alla guerra tra Germania e Russia insistette per inserire clausole che proteggessero la vita dei Romanov e fu l’arrivo di una squadra mandata proprio da lui che salvò la vita ai Romanov che erano in Crimea che stavano per essere raggiunti da un gruppo di bolscevichi che avevano ricevuto l’ordine di ucciderli. Fu questione di giorni o forse di ore e la squadra tedesca arrivò prima e li salvò con grande imbarazzo di tutti i Romanov a cominciare dalla zarina madre.

  9. Luka ha detto:

    Mi chiedevo se in questa tragica ricorrenza c’era spazio per una riappacificazione tra le varie frange pretedentisctiche nella famiglia Romanov, anche se ne dubito.
    Oramai , dopo la morte di Roman Romanov e di suo fratello Dimitri, gli unici due rami esistenti ed attivi sono quello della granduchessa Maria Kirilovna e quello Alexandrovic ( i nipoti di Alessandro e Xenia, sorella di Nicola II).

    Per smorzare la tragicità degli eventi una foto dello zarevic Alexei e sua cugina Ileana di Romania.

    http://www.theromanovfamily.com/wp-content/uploads/2015/12/7.jpg

  10. annarita ha detto:

    Perchè ci sono dei dubbi sui resti di Maria e di Alessio? E’ per questo motivo che i corpi non sono stati seppelliti con quelli dei genitori e delle sorelle?

  11. Sabrina-Anna ha detto:

    Buongiorno lo scrivo qui perché
    è una loro contemporanea . In vacanza ho riletto Anna dai Capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery seguendo un ‘ispirazione di Donna Bianca che aveva visto la serie. L’ultimo degli otto romanzi è ambientato durante la prima guerra mondiale e nel romanzo la domestica di casa attacca Sofia di Prussia moglie di Costantino accusandola di influenzare il marito e di tirarlo dalla parte dei tedeschi. Mi è venuta una gran voglia di saperne di più su questa regina e a chi chiedere se non alla regina delle storiche?

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      grazie per la fiducia ma diciamo che non è al momemento uno dei personaggio sui quali sto studiando e facendo ricerche. però ci sono diversi libri sulle nipoti della regina Vittoria, prova a dare un’occhiata su Amazon.

      • Luka ha detto:

        In effetti la figura di questa “regina con la valigia sempre pronta” è rimasta spesso nell’ombra, ricordata spesso come nonna (di Re Michele, di Aimone d’Aosta, di Sofia di Spagna …) o come proprietaria del famoso e imponente diadema

        https://goo.gl/images/hg3G2A

        Tra le figlie e i figli di Federico III e della principessa reale Vittoria è l’unica che si è sposata fuori da famiglie tedesche anche se l’influenza anglofona della madre ha inciso su tutti i figli.

        Anche la famiglia reale greca era più vicina agli inglesi che agli Hohenzollern quindi presumo, senza alcun fondamento ma solo per intuizione, che Sofia sia stata additata come “traditrice” in quanto tedesca di nascita (come successe a Maria Antonietta indicata come Austriaca o per la zarina Alessandra).
        Poi non metto in dubbio che potesse avere frequenti contatti con il fratello imperatore ma non è detto che questo influenzasse le decisioni del marito Costantino

  12. Luka ha detto:

    Ho appena terminato di leggere l’ultima fatica dello scrittore e storico Simon Sebag Montefiroe “I Romanov 1613-1918”, praticamente un migliaio di pagine per un ripasso di trecento anni di storia russa e degli zar russi che fino alla fine hanno creduto nella sacralità della loro sovranità.

    Si parte da un giovanissimo Michele I , eletto zar contro la sua volonta’ per raggiunge l’apogeo con la zarina Caterina la Grande che si mantiene fino al nipote Alessandro I per poi iniziare il declino della dinastia con lo zar Nicola I fino al tragico 1918.

    https://www.deviantart.com/livadialilacs/art/Royal-Meeting-1914-203060386

    Nell’estate del 1914 le famiglie reali di Romania e Russia in un piacevole e sereno incontro familiare, dove probabilmente si auspicava ad un futuro legame tra il principe ereditario Carol e la granduchessa Olga.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      avevo visto il tomo e mi stavo chiedendo se ne valeva la pena, che mi consigli?
      sull’incontro del 1914 ho un aneddoto personale, la post card di quella famosa riunione è la mia prima post card e mi è stata regalata da una anzianissima signora romena quando sono stata a Bucarest nel 1985, aveva una sua collezione personale ma ovviamente teneva tutto nascosto.

      • Luka ha detto:

        Ma anche la tua post card è “colorata”? ho provato a cercarla in bianco e nero senza riuscirci …
        Bellissima la l’evanescente regina Elisabetta di Romania e toccante veder la giovane Tatiana – la secondogenita che fungeva da vice mamma per i fratelli – con in braccio il cuginetto Mircea di Romania ( l’unico figlio di Ferdinando e Maria morirà ancora bambino).

        Per il tomo direi che è un bel ripasso di storia russa per chi la conosce mentre per chi ne è a digiuno, come me, è un ottimo inizio: unico neo sono i numerosissimi nomi perché oltre ai avariati Alessandro, Michele e Nicola ci sono un collorario di politici, amanti, ministri e personale di corte.
        Comunque ad ogni capitolo Montefiore fornisce un elenco completo dei protagonisti.

        Per tutte le Marie Olimpie di Grecia e le Marie Caroline di Borbone due Sicilie ( figlia di Carlo e Camilla)

        https://goo.gl/images/LgEhiN

        Anastasia, la prima adolescence della storia alle prese con un selfie….

  13. laura ha detto:

    Nella Storia della mia vita di Maria di Romania vengono raccontati i due incontri tra le due famiglie avvenuti nel 1914: quello a Tsarkoe Selo e quello a Costanza. La regina sottolinea il fatto che le ragazze non erano poi così belle come erano state descritte e durante la seconda visita sembravano addirittura delle noci messe al forno tanto la pelle era scura, erano davvero brutte: come delle contadine, precisa in una lettera alla madre. In realtà, come si legge nel volume Romanov Sisters di Rappaport, le quattro ragazze, non volendo fare un matrimonio che le portasse lontano dalla Russia, prima di arrivare a Costanza avevano appositamente passato dei giorni senza cappello e si erano stese al sole così da apparire meno attraenti a Carol. L’abbronzatura all’epoca non era ovviamente apprezzata come adesso ! Nonostante ciò nel gennaio del 1917 Carol , in visita a San Pietroburgo effettivamente chiese a Nicola II la mano di Maria. Nicola rispose ridendo che questo era impossibile per la giovane età della ragazza.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      si è noto che le quattro ragazze avevano chiesto al padre di non cercare mariti fuori dalla Russia. si sentivano profondamente lagate alla loro terra.
      be’ Maria non era poi così piccola, era in età da marito. paradossalmente si sarebbe salvata ma avrebbe avuto probabilmente una vita infelice come è stato per la povera Elana di Grecia.

      • laura ha detto:

        Maria aveva diciassette anni: lo stupore di Nicola era probabilmente dovuto al fatto che per quelle nozze si era pensato ad Olga o al massimo Tatiana, non credo che lo zar si aspettasse una richiesta del genere che saltava le due figlie maggiori per arrivare alla terza. In effetti in piena guerra nessuno di loro pensava più seriamente alle nozze e Nicola e Alessandra già da prima avevano detto che non volevano forzare in alcun modo nessuna delle figlie.

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