La Madonna Darmstadt, il gioiello più prezioso dei granduchi d’Assia

La Madonna Darmstadt, il gioiello più prezioso dei granduchi d’Assia

La Madonna Darmstadt, capolavoro di Hans Holbein il Giovane che oggi appartiene a un industriale tedesco, in passato ha molto viaggiato fra le corti tedesche passando di mano in mano a seguito di eredità e successioni complicate. Con questo post di Laura Maniscalco, archeologa appassionata di famiglie reali e dei segreti delle opere d’arte, vi auguro Buon Natale e un felicissimo Anno Nuovo.

Questa è la storia di un dipinto famosissimo in Germania un po’ meno in Italia. E’ un racconto che coinvolge un borgomastro svizzero, alcuni principi tedeschi, una guerra, una storia d’amore e infine una vendita colossale. E’ la storia della Madonna Darmstadt di Hans Holbein il Giovane.
La vicenda inizia a Basilea, in quegli anni retta da un vescovo e da appena venti anni non più parte dell’Impero, quando il Borgomastro Jakob Meyer zum Hasen commissiona al pittore Hans Holbein il Giovane una pala che probabilmente doveva essere collocata presso la tomba di famiglia da realizzare dentro alla chiesa di San Martino. Il dipinto ad olio su tavola di cipresso raffigura la Madonna e il bambino e in veste di offerente il committente insieme alla defunta moglie Maddalena, alla attuale moglie Dorotea e alla figlia Anna. Accanto a Jacob sono un giovane in vesti sontuose identificato come un angelo di derivazione leonardesca e un bambino interpretato come il piccolo S. Giovanni Battista. L’opera, uno dei massimi capolavori del rinascimento nordico, viene completata nel 1526 ed è considerata e una esplicita affermazione della fede cattolica del borgomastro in reazione al sopravvento nella sua città proprio in quegli anni della Riforma.

Alcuni attributi di Maria come la corona, che si ispira a quella imperiale, e l’appariscente cintura sono riferimenti diretti alla assunzione in cielo come raccontata nella medievale Legenda Aurea. Il manto della Madonna copre e protegge Jacob e la sua famiglia e sottolinea la funzione di Maria di intermediaria tra i fedeli e Cristo un ruolo che la Riforma non le attribuiva. In realtà però le cose non vanno secondo le previsioni perché pare che il dipinto non sia mai stato effettivamente collocato dentro alla chiesa di S. Martino. Questa circostanza permette in realtà la sopravvivenza dell’opera in quanto tra il 1528 e il 1529 le sculture e i dipinti presenti dentro la chiesa di S. Martino vengono distrutti perché non conformi alla dottrina appena affermatasi a Basilea.
Alla morte di Jakob il quadro passa in eredità alla figlia Anna e i suoi discendenti, nel 1606, lo vendono per 100 corone al diplomatico di Basilea Johann Lukas Iselin. Alla morte di costui nel 1626 la pala viene acquistata per 1000 imperiali dal mercante d’arte di Amsterdam Michel Le Blon che a sua volta lo vende per 3.000 fiorini al banchiere Johannes Lössert ad Amsterdam.


La tavola continua per diversi anni a passare di mano in mano diventando proprietà, fra gli altri, dei duchi di Lorena finché, nel 1822, arriva nelle mani del principe Guglielmo di Prussia, fratello del re Federico Guglielmo III. Il principe, che come governatore generale della provincia del Reno e della Westfalia aprirà nel 1831 la prima ferrovia in Germania, acquista il dipinto come regalo di compleanno per la moglie, la principessa Marianna di Assia-Homburg, donna energica e promotrice di attività “patriottiche” in funzione antinapoleonica e, dalla morte della regina Luisa, first lady della corte prussiana. La tavola prende la direzione di Berlino e viene esposta nella Sala Verde della residenza reale.

 Guglielmo e Marianna di Prussia

Alla morte del principe Guglielmo sua figlia Elisabetta, moglie del principe Carlo Assia-Darmstadt eredita il dipinto. La tavola quindi arriva a Darmstadt nel 1852 e assum da allora il nome della città. Elisabetta è la madre di Ludwig futuro granduca e marito della principessa Alice di Gran Bretagna, una delle figlie della regina Vittoria.
A Darmstadt l’opera, che era già rinomata ma che non era stata ancora esposta al pubblico, diventa famosissima e viene confrontata con un’altra tavola identica conservata a Dresda. Sorgono le discussione e nasce una vera e propria controversia storico-artistica finché nel 1871 uno studio accurato delle due opere determina che la pala autentica è quella di Darmstadt mentre quella di Dresda è una copia fatta realizzare dal mercante Le Blon nel periodo in cui era in possesso del quadro di Holbein.

Da sinistra: William di Hesse, Alice, Ludwig  (in piedi), Anna, Enrico che tiene la piccola Victoria, Carlo ed Elisabetta (1863)

La pala rimane quindi per molti anni in relativa tranquillità nella Residenz di Darmstadt; è la perla della collezione di famiglia ed è certamente molto apprezzata dal granduca, Ernest, figlio di Ludwing e Alice, grande conoscitore e collezionista d’arte.
Nel 1943 il granduca Ludwig, nel frattempo succeduto al padre Ernest e al fratello Donato, per proteggere l’opera dai bombardamenti che si intensificavano sulla città, la fa trasportare nel castello di Fischbach in Slesia. Per una strana coincidenza si tratta della residenza del principe Guglielmo di Prussia anche questa, come il dipinto stesso, arrivata agli Hesse attraverso la figlia Elisabetta. All’inizio del 1945 il fronte della guerra però si sposta proprio verso la Slesia che sta per essere raggiunta dalle truppe sovietiche. Ludwig si rivolge quindi al responsabile per i musei della regione Günther Grundmann, che aveva l’incarico coordinare il trasporto delle opere d’arte nei rifugi antiaerei. A seguito di questo intervento la Madonna Darmstadt viene messa su un mezzo che parte in direzione della rocca di Coburgo, il Veste Coburg.


Il lungo viaggio dura ben diciotto giorni a causa dei bombardamenti e delle condizioni della strada, il 13 febbraio giunti presso Dresda i trasportatori pensano passare lì la notte. Non riescono però a trovare un posto in città e quindi decidono di sostare in aperta campagna. La notte tra il 13 e il 14 febbraio uno spaventoso bombardamento distrugge quasi del tutto la città di Dresda. Scampata incredibilmente al pericolo, la pala riprende il viaggio per Coburgo ma lungo il tragitto il mezzo viene colpito da raffiche provenienti da un caccia degli Alleati che mancano però di poco la mira. Infine il quadro arriva in Turingia ed è collocato al sicuro, almeno così sembra, nei sotterranei della fortezza di Coburgo che ospitava già numerose altre opere d’arte. Dopo la prima guerra mondiale la rocca era passata al land della Baviera ma ci risiede ancora Carlo Edoardo di Sassonia-Coburgo-Gotha che a fine guerra verrà messo agli arresti domiciliari proprio nella fortezza.
La sicurezza della rocca è solo apparente, il 10 e il 14 aprile del 1945 gli aerei americani bombardano la Veste Coburg e quando la notizia delle devastazioni e del successivo saccheggio arriva a Darmstadt e Ludwig teme di non riuscire a recuperare la tavola, ma si concretizza una soluzione.
Nel dicembre del 1945 a Wolfsgarten, la residenza degli Hesse, che in quel periodo accoglieva numerosi sfollati compresi alcuni cugini Assia-Kassel e Hohenzollern, arriva Clyde Harris un militare americano che lavora nel Monuments, Fine Arts, and Archives (MFAA) il dipartimento incaricato di individuare, mettere in salvo e restituire ai proprietari le opere d’arte delocalizzate a causa del conflitto, attività diventata famosa con il film, per la verità non sempre attendibile, “The Monuments Men”.


Ludwig e la moglie Margaret Geddes chiedono ad Harris di andare a Coburgo, che già da aprile era passata sotto amministrazione americana, per cercare di recuperare la tavola. Harris parte insieme al giovane Maurizio, il figlio maggiore di Mafalda di Savoia e del langravio Filippo di Assia-Kassel. Maurizio era allora arruolato nella Guardia Civile con il compito appunto di sorvegliare i beni privati da tentativi di saccheggio.
Arrivati a Coburgo i due trovano il deposito vuoto ma la cassa contenente la tavola di Holbein è incredibilmente ancora li, appoggiata a un muro in un punto tanto poco visibile da essere sfuggita al saccheggio. Il dipinto viene quindi caricato su un furgone che parte verso Wolfsgarten. Durante la corsa il camion prende fuoco, una jeep di passaggio dà loro un estintore ma questo non funziona; inoltre la cassa contenente il dipinto per maggiore sicurezza durante il trasporto era stata inchiodata al fondo del veicolo. Maurizio e Clyde riescono ugualmente a spegnere le fiamme buttandovi sopra sabbia e terra. Non si sa come alla fine la tavola riesca a giungere a Wolfsgarden dove, in attesa di tempi migliori, viene nascosta sotto il letto matrimoniale di Ludwig e Margaret. E’ li che finalmente la vede Enrico d’Assia, fratello minore di Maurizio, che ricorda questa disavventura nel suo volume “Il lampadario di cristallo”.


Ma la storia ha anche un lato rosa. Quando Clyde Harris arriva a Wolfsgarten viene accolto da una giovane donna e fra i due scocca una scintilla. Lei è Cecilia di Prussia, figlia del principe ereditario Wilhelm e di Cecilia di Mecklenburg- Schwerin, e prima della guerra era stata considerata, per la verità insieme a molte altre principesse, come una possibile moglie per il principe di Galles il futuro Edoardo VIII. La principessa è ospite degli Hesse in quanto all’arrivo dei Sovietici è fuggita con tutta la famiglia da Berlino. Clayde continua il suo compito all’interno del MFAA e fa parte del gruppo di investigatori assegnati al furto dei gioielli Hesse-Kassel scoperto agli inizi del 1946 a Kronberg. Dal momento che Clyde torna spesso a Wolfsgarten i due giovani si frequentano e lui vorrebbe persino proporsi ma è convinto che, essendo un semplice militare, non potrebbe mai ambire alla mano della nipote del kaiser quindi riparte per gli USA. Tra i due comincia un lungo scambio epistolare che dura tre anni fino a quando infine Clyde per motivi di lavoro decide di tornare in Europa e combina un incontro con Cecilia in Svizzera. A questo punto i due innamorati non hanno dubbi e il matrimonio viene celebrato dopo appena dieci giorni presso la rocca di Hohenzollern, l’unica sede storica della famiglia rimasta nella Germania Federale. Vediamo qui Cecilia con il diadema in diamanti realizzato da Fabergè per la madre. Le lettere tra i due sono state riscoperte dopo molti anni dalla loro unica figlia, Kira, che vive in Texas e che così ricostruito la storia dei suoi genitori.

Kira Johnson Harris, speaks to women at the Autumn Brunch of the Redbud Women’s Club in Edmond about her late father, Clyde Harris, a Maud native who graduated from OU, was a Monuments Man in Germany after World War II and later married a princess in Germany. Event is on Thursday, Oct. 13, 2016. Photo by Jim Beckel, The Oklahoman.

Ma torniamo alla Madonna Darmstadt. Dopo la fine della guerra Ludwig e Margaret hanno l’idea di utilizzare la pala per un’attività benefica. L’opera viene data in prestito a pagamento e con il ricavato ogni estate venti bambini della città possono andare in vacanza sui monti della Svizzera. Ogni bambino riceve una riproduzione dell’opera e, prima di raggiungere il luogo di villeggiatura, il gruppetto dei villeggianti effettua una visita a Basilea, sede originaria del dipinto, per vedere altre opere di Holbein avendo in mano come confronto la Madonna della loro città. Questa attività continua per tutti gli Anni Cinquanta e infine nel 1967 l’opera trova posto, si spera definitivamente, nel museo del castello di Darmstadt.


Ma la storia della Madonna Darmstadt non finisce qui.

La pala di Holbein è l’unica opera del rinascimentale presente sul territorio tedesco ancora in mani private, quindi suscita gli appetiti di numerosi musei. Nel 2002 Il Paul Getty Museum di Malibu avanza un’offerta miliardaria ma il land del Baden-Wuttemberg pone immediatamente il vincolo: il bene non potrà mai essere portato al di fuori della Germania se non per mostre temporanee. La tavola insieme agli altri beni degli Assia-Darmstadt era nel frattempo passata a Maurizio (colui che insieme a Clyde l’aveva salvata dall’incendio), erede testamentario di Ludwig che non aveva avuto figli. Le due grandi collezioni d’arte degli Assia-Darmstadt e degli Assia-Kassel vengono quindi unificate andando a costituitre una delle maggiori collezioni d’arte storiche d’Europa. Una significativa selezione della collezione, incluso il “gioiello” di Holbein, parte nel 2005 per una grande mostra a Portland in Oregon e l’iniziativa ha un enorme successo. Al suo rientro la Madonna Darmstadt viene esposta allo Stedel Museum di Francoforte. Nel 2011 però gli Assia-Kassel decidono di vendere e lo Stedel riesce a raccogliere quaranta milioni di euro per acquisire l’opera, però il miliardario tedesco Reinhold Wurth acquista inaspettatamente la Madonna Darmstardt con una trattativa privata offrendo, pare, una cifra fra i cinquanta e i settanta milioni.
La Madonna quindi lascia per sempre Darmstadt e oggi è esposta nel museo privato di Wurth nella sezione Antichi Maestri presso la Johanniterkirche in Schwäbisch Hall una cittadina del Baden Wuttenberg poco a nord di Stoccarda. La Madonna di Holbein comunque continua a viaggiare è stata a Berlino e molte altre mostre sono in programma.

Laura Maniscalco

Bibliografia:

Enrico d’Assia, Il lampadario di cristallo, Milano 1992
Marlene A. Eilers, Queen Victoria’s Descendants, New York 1987
Penelope Hunter-Stiebel, Hesse. A Princely German Collection. Portland Art Museum 2005
Jonathan Petropoulos, Royals and the Reich, Oxdford Un. Press 2008
Tim Willwer, Clyde Harris: Oklahoma Monuments Man, NewsOk 24 ottobre 2016

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8 Commenti

  1. Angela Vitanza ha detto:

    Un vero e proprio capolavoro questo quadro.
    Auguri Marina, buon natale a te e famiglia

  2. annarita ha detto:

    @Laura bellissima storia e sapientemente raccontata. A tutti voi i miei più cari auguri per delle serene festività.

  3. Ale ha detto:

    Interessantissimo il percorso fatto da questo quadro. Non lo conoscevo, si impara sempre.
    Complimenti @laura!!! 😉
    E colgo l’occasione per fare gli auguri a @marina, a @laura e a tutti i lettori del blog!!!

  4. laura ha detto:

    Grazie a tutti e a Marina per avere accolto di nuovo un mio piccolo lavoro. Nemmeno io conoscevo questo quadro che non è molto famoso in Italia e il breve racconto che ne fa Enrico d’Assia mi ha spinto a cercare qualcosa di più. La cosa particolare , a parte ovviamente il grande valore artistico e storico della tavola, è il fatto che sia riuscito attraverso una serie di circostanze incredibili a scampare alla distruzione fin dall’inizio in quanto le opere che erano nella chiesa nella quale doveva andare sono state distrutte appena un paio di anni dopo la sua realizzazione dalla furia iconoclasta. E’ un peccato secondo me che alla fine il quadro sia stato venduto anche se per un buon fine. Il presidente della fondazione, Donatus, ha dichiarato infatti che una buona parte della somma verrà utilizzata per il restauro del castello di Fasanarie dove si trova il museo della collezione Hesse. Il museo è stato realizzato nell’immediato dopoguerra da Filippo che era da poco uscito dal campo di internamento. Io penso che anche quella sarebbe una bella meta per un viaggio e spero che Marina ne organizzi un altro questa volta in Germania che lei conosce bene e che apprezza tantissimo. Tanti auguri di Buon Natale e Sereno 2018 a tutti i lettori.

  5. nicole ha detto:

    Bellissima questa storia, molto interessante veramente, Complimenti a @Laura per minuziosa ricerca e per averla compartita con noi.
    Colgo occasione per augurare Buone Feste a tutti voi, a @marina in primis, padrona di casa sempre splendida.

  6. Luka ha detto:

    Finalmente dopo giorni di solo smatphone sono riuscito ma gustarmi in santa pace questo post da un pad, dallo schermo di un cellulare ti perdi tutto il gusto di un certo tipo di lettura.
    Gioielli ed opere d’arte seguono costantemente le vicende di un paese e della famiglie di quel posto, non sempre royal ( come il caso della commissione dell opera di Holbein) .

    Grazie a @Laura per aver raccontato la vita di questa Madonna, perche l’arte esposta, l’arte che viene ereditata o venduta, l’arte che viene salvata e’ una arte viva (poi se nella storia vi entra anche una persona come Maurizio d’Assia allora ne cale la pena).

    In ritardo auguro a tutte e tutti un buon rientro dalle feste natalizie in attesa delle feste di inizio anno…..fortunatamente gli auguri di buone feste alla nostra @Marina sono riuscito a fargliele di persona in un piacevole pomeriggio in compagnia del suo simpaticissimo Stefano in terra anconetana! 🙂

  7. Arrivo in ritardo ma colgo l’occasione per fare a Tutti gli Auguri per un Sereno 2018: all’ideatrice del blog, a chi scrive e a chi come me, legge sempre volentieri gli articoli che sono sempre molto approfonditi e interessanti. Grazie per la compagnia che fate e per la divulgazione che proponete, a presto!

  8. luthien ha detto:

    Che bello il quadro e quanto avvincente la sua storia che coinvolge anche i figli della sfortunata principessa Mafalda!
    Avendo più tempo a disposizione (mica tanto, solo un pochino), mi sono proprio goduta questo imprevisto dono di Natale.
    Per questo, Grazie @Laura e Marina
    Felice anno a @Marina , a @ Laura e a tutti i lettori del blog.
    Luthien

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