Masako, la principessa triste che diventerà imperatrice del Giappone

Masako, la principessa triste che diventerà imperatrice del Giappone

Masako, la moglie del futuro imperatore del Giappone, è una principessssa poco conosciuta però affascinante per questo velo di tristezza che la circonda. Spesso mi è stato chiesto di parlare di lei e delle monarchie del Medio e lontano Oriente, una materia per me abbastanza sconosciuta, quindi sono felice di dare il benvenuto a Francesca Rossi che ci racconterà qualcosa di questi personaggi iniziando proprio da Masako.

Masako la principessa triste, l’ombra della donna volitiva che era un tempo, imprigionata in un protocollo soffocante, rigido, che le ha tarpato le ali, negandole la libertà e le prospettive di una brillante carriera diplomatica.
Questo è ciò che ci viene in mente quando pensiamo alla Crown Princess del Giappone, la principessa ereditaria destinata a diventare imperatrice non appena l’abdicazione del suocero, l’attuale sovrano Akihito, diverrà ufficiale alla fine del 2018.
Eppure queste parole non riescono a penetrare il mistero che circonda Masako e la corte imperiale giapponese. Ci danno una visione parziale della realtà, soprattutto a causa della segretezza che circonda i “discendenti” della dea Amaterasu.
Una riservatezza scalfita solo negli ultimi anni e che ci consentirà di comprendere meglio questo mondo che non è più tanto lontano.

Il giorno delle nozze la nuova principessa ereditaria indossa il suo primo diadema

Masako, una borghese a corte

La chiave che ci consentirà di aprire lo scrigno in cui sono contenuti i segreti della dinastia imperiale giapponese è proprio la principessa Masako.
Non è la prima borghese arrivata a corte. Sua suocera, l’imperatrice Michiko, (il titolo ufficiale è “imperatrice Kojun”), è figlia di un imprenditore, Hidesaburo Shoda, presidente della Nisshin Flour Milling, azienda alimentare fondata proprio dalla famiglia della Maestà Imperiale.
Questo, come vedremo, non è l’unico punto in comune tra le due donne.
Masako, tuttavia, ha subìto e ancora subisce maggiormente la pressione dei media orientali e occidentali, circostanza dovuta, in parte, al nuovo ruolo dell’informazione nel nostro tempo e collegata all’influenza della tecnologia.
Di certo la principessa sognava una vita diversa; nata a Tokyo il 9 dicembre del 1963, si trasferisce a Mosca, dove trascorre la prima infanzia e poi nel Massachussets quando suo padre, Hisashi Owada, diviene professore all’Università di Harvard.
Masako, ragazza molto intelligente e portata per lo studio, frequenta la Balmont High School (Massachussets) e si laurea in Economia proprio ad Harvard. Per un periodo studia anche all’Università di Tokyo, prima di iniziare a lavorare insieme a suo padre al Ministero degli Affari Esteri giapponese. Un incarico prestigioso per la giovane: le porte della carriera diplomatica, finalmente, si spalancano e tutta la famiglia già immagina i suoi futuri successi.


Purtroppo o per fortuna il destino non si lascia quasi mai influenzare dai desideri degli uomini. In questo caso mette sulla strada apparentemente già tracciata di Masako il principe ereditario Naruhito, che è un ragazzo colto (è laureato in Storia all’Università Gakushuin di Kyoto e ha studiato al Merton College di Oxford) e anche uno sportivo (adora l’alpinismo e il trekking). Ufficialmente i due si conoscono all’Università di Tokyo nel 1986, benché corra voce che il primo incontro sia avvenuto in precedenza, forse in un’occasione formale.
Naruhito si innamora a tal punto di Masako da farle una corte serrata, chiedendole per tre volte di sposarlo. La ragazza, però, non è affatto convinta di voler rinunciare a tutto ciò che ha conquistato per capovolgere completamente la sua vita. Alla fine però cede per amore e il fidanzamento con il principe viene annunciato il 19 gennaio 1993. Il matrimonio avviene il 9 giugno dello stesso anno nel Tempio Imperiale di Tokyo.
Molti ricorderanno i nove preziosi e pesantissimi kimono (più di tredici chili) indossati da Masako nel giorno delle nozze e che sembrano volerne soffocare l’esile figura mentre entra nel Tempio a passo lento.
In quel momento nessuno ne è consapevole, forse neppure la stessa principessa, ma quell’immagine sarebbe diventata il simbolo del peso dei doveri che avrebbe dovuto sopportare negli anni successivi, all’ombra del Trono del Crisantemo.

Tre passi indietro

Con il matrimonio la brillante ragazza borghese diventa Sua Altezza Imperiale la principessa ereditaria. I problemi, però, non tardano ad arrivare. Nonostante il sostegno del marito, la giovane principessa non riesce ad adattarsi al clima gelido ed eccessivamente formale della corte giapponese. Da donna libera e indipendente Masako diventa una sorta di prigioniera costretta a rimanere tre passi dietro al consorte durante le cerimonie pubbliche.
Forse spera, col tempo, di poter cambiare le cose insieme a Naruhito, o magari, grazie alla forza dell’amore, crede di riuscire a sopportare un’esistenza dorata ma circondata dalle invisibili sbarre del dovere. Purtroppo siamo nel campo delle supposizioni; tanto Masako, quanto la famiglia di nascita e quella imperiale sono sempre state molto riservate per quel che concerne la loro quotidianità.
Il popolo e la dinastia, inoltre, attendono l’arrivo di un erede, il sospirato maschio che, secondo la legge salica vigente in Giappone, un giorno, occuperà il Trono del Crisantemo.
Il bambino, però, non arriva, frustrando i desideri dei giovani sposi, soprattutto quelli di Masako, la quale viene sottoposta a pesanti pressioni dalla corte e dall’opinione pubblica, sprofondando, pian piano, nella spirale della depressione.
Non solo: i giornali di tutto il mondo iniziano a riportare notizie inquietanti sul peso che avrebbe avuto l’Agenzia della Casa Imperiale (Kunaicho) sulle condizioni psicologiche della moglie dell’erede al trono.
I divieti, le imposizioni, il rigidissimo protocollo che ogni membro della dinastia è tenuto a rispettare deriva proprio da quello che, fino al 3 maggio 1947, è conosciuto con il nome di Ministero della Casa Imperiale.

Oggi è ridotto a un organo sottoposto all’autorità del Primo Ministro giapponese, ma il suo prestigio e il controllo che esercita sull’imperatore e i suoi discendenti è intatto. Custode del Sigillo Imperiale e di quello dello Stato, le origini del Kunaicho affondano le radici nel Codice Taiho (701-702 d.C.) redatto sotto l’imperatore Monmu (683-707).
Sotto il governo dell’imperatore Mutsuhito (1852-1912 conosciuto con il nome postumo di Meiji) il Ministero della Casa Imperiale viene fondato ufficialmente, assumendo il ruolo e le funzioni che possiede ancora ai nostri giorni.
Il Kunaicho si trova all’interno del Palazzo Imperiale e il suo compito è quello di organizzare e regolare ogni minimo aspetto della quotidianità dell’imperatore Akihito e dei suoi congiunti, dagli abiti che devono indossare nelle occasioni pubbliche ai discorsi, dai pasti ai viaggi fino alla sicurezza.
Se l’imperatrice volesse uscire per una visita privata, per esempio, dovrebbe chiedere il permesso all’Agenzia, la quale potrebbe negarglielo.
A tal proposito i media sostengono che a Masako sia stato impedito molte volte di parlare al telefono con i genitori, di uscire e perfino di avere opinioni personali. Secondo il protocollo è meglio che tali idee rimangano confinate nel silenzio del cuore, senza mai essere concretizzate in parole o scritti.
L’Agenzia della Casa Imperiale, inoltre, avrebbe soffocato le aspirazioni della principessa, focalizzandone l’attenzione sulla maternità come unico obiettivo da raggiungere a qualunque costo.
Il tempo che passa inesorabile, senza risultati, finisce per esaurire le energie di Masako.
Quando nessuno, forse neppure la diretta interessata, crede più di poter avere un figlio, il sogno si realizza.
Nel 1999 Masako rimane incinta, ma la sua gioia dura pochissimo, a causa di un aborto spontaneo che la getta nella disperazione.
La storia si ripete. Non è la prima volta, infatti, che le continue tensioni provenienti dall’ambiente circostante mettono così a dura prova la mente e il corpo di un membro della dinastia imperiale.
Nel 1963, infatti, anche l’imperatrice Michiko ha abortito e la conseguenza è stata la stessa: depressione.

La principessa Toshi

Il primo dicembre del 2001 Masako, dopo aver atteso per otto lunghi anni, dà alla luce il primo figlio, la principessa Aiko. Il nome, che significa “figlia dell’amore”, è una scelta dei genitori e non dell’imperatore, come vuole la tradizione.
Alla piccola viene imposto il titolo di “principessa Toshi”, ovvero “che rispetta gli altri”.
Una figlia amata e desiderata dai genitori, il simbolo del fallimento di Masako per quanti sperano in un erede maschio.
Nessuna donna, in base alla Costituzione del 1947 (la cui base rimane, comunque, la Costituzione di Meiji del 1889), può aspirare a sedersi sul trono del Crisantemo, nonostante i giapponesi, nella loro lunga storia, possano annoverare ben sei imperatrici.
Purtroppo la fazione più conservatrice del Paese, di cui fa parte lo stesso Primo Ministro Shinzo Abe, non riconosce la legittima sovranità di queste donne e non ha alcuna intenzione di cambiare la legge per consentire ad Aiko di regnare.
A dire il vero dobbiamo ricordare un timido tentativo di riformare le regole che risale al 2005; in quell’occasione la maggioranza del popolo si dichiara favorevole alla presenza femminile sul trono.
Le discussioni sulla modifica, però, vengono interrotte, nel 2006, dalla nascita del principe Hisahito, figlio della principessa Kiko e di Akishino, il fratello dell’erede al trono.
A questo punto non vi è più bisogno di cambiamenti; il sospirato futuro imperatore dopo Naruhito è arrivato, benché non lo abbia partorito Masako.
La dinastia del Crisantemo, però, non può certo sperare di risolvere così le cose; attualmente conta diciotto membri di cui tredici donne. Se escludiamo la nascita di Hisahito, l’ultimo maschio, ovvero Akishino, vede la luce nel 1965.
Per evitare che il Crisantemo appassisca c’è bisogno di nuova linfa, di riforme, di un’apertura nei confronti delle donne.
Ad Aiko, almeno, è concesso di frequentare la scuola in ambienti esterni alla corte, per favorire il contatto con persone diverse e, quindi, la conoscenza del mondo fuori dalle mura del palazzo.
La principessa è persino vittima, nel 2010, di episodi di bullismo su cui, come al solito, viene steso uno spesso velo di riservatezza e reticenza. Si sa che, per un certo periodo, la bambina non frequenta le lezioni, lamentando affaticamento e sintomi da stress.
Oggi, però, appare serena nelle foto ufficiali, al contrario della madre, piuttosto stanca e invecchiata.
Masako, infatti, inizia a diradare le visite ufficiali poco dopo la nascita della figlia, per ritirarsi a vita privata nel 2009. Il suo ultimo viaggio di Stato, in Australia, risale al 2002.
Quando viene ricoverata per la prima volta, nel 2003, i giornali parlano di esaurimento nervoso. Soltanto nel 2012 il principe Naruhito ammette che la salute della moglie è compromessa da una forte depressione.
L’erede al trono ha sempre difeso pubblicamente Masako, dimostrandole tutto il suo amore, il suo affetto e il suo sostegno.
Di sicuro la vicinanza del consorte deve essere un aiuto prezioso per la principessa, in grado di spronarla ad andare avanti, a vivere a dispetto delle pesanti limitazioni imposte dalla tradizione e dal Kunaicho e a interrompere quella sorta di clausura dorata nel 2013, in occasione della cerimonia d’incoronazione di Willem-Alexander e Maxima d’Olanda.
Il 30 ottobre dell’anno successivo i reali olandesi sono ospiti della corte imperiale giapponese. In quell’occasione Masako appare radiosa, sebbene i segni della malattia siano evidenti sul suo volto.
Forse il peggio è passato e la principessa sta, lentamente, uscendo dal vortice della depressione che l’ha annichilita per anni, minacciando di divorarla dall’interno.

La monarchia giapponese oggi

Il Novecento ha mutato la fisionomia dell’impero del Crisantemo, costringendolo a cambiamenti inimmaginabili fino a un secolo fa.
Nel 1946, dopo la resa giapponese agli americani, l’imperatore Hiroihito (1901-1989) è costretto ad accettare di divenire un simbolo svuotato di ogni prerogativa governativa, una specie di simulacro del passato a cui è proibito intervenire nella vita del Giappone appena uscito dalla guerra. Neppure la sua natura semidivina viene risparmiata; l’arahitogami, ovvero il principio secondo il quale i membri della dinastia del Crisantemo discendono dalla dea Amaterasu, è abolito e, con esso, l’aura di sacralità che avvolge il trono.
Gli imperatori e i principi giapponesi sono dei semplici uomini, dunque e, come tutti, destinati a subire l’inclemenza del tempo.
Ne sa qualcosa l’attuale imperatore Akihito il quale, nell’agosto del 2016, ormai stanco e malato, parla della sua possibile abdicazione durante un intenso discorso trasmesso in televisione.
Il Parlamento, che non si è mai trovato di fronte a un caso simile, approva la scelta del sovrano. Così, alla fine del 2018, sarà il principe Naruhito a salire al trono insieme a Masako.
Non sappiamo quanto quest’ultima sia felice di ciò che l’attende, ma una cosa è certa: nulla cambierà, almeno per il momento, per quel che concerne i diritti delle principesse.
La questione dell’ascesa al trono delle donne è stata definitivamente accantonata e anche la legge che impone alle “figlie del Crisantemo” di abbandonare titoli e privilegi nel caso decidano di sposare un borghese.
L’ultima in ordine di tempo a compiere una scelta tanto audace è stata la nipote dell’imperatore Akihito, la venticinquenne principessa Mako (il primato spetta, invece, alla ex principessa Nori, ora Sayako Kuroda, figlia dell’imperatore Akihito).
L’anno prossimo la figlia del principe Akishino sposerà un suo ex compagno di studi, l’avvocato Kei Komuro e lascerà per sempre il palazzo reale.
Le scelte di vita di Masako e di Mako sono diametralmente opposte e, per dirla tutta, la seconda non ha molto da perdere.
I membri della dinastia Yamato non hanno diritto a possedere documenti, stato di famiglia, telefonini, soldi, proprietà, opinioni personali. Non hanno neppure un cognome, né il diritto di voto.
La loro vita, come abbiamo avuto modo di vedere narrando la storia di Masako, è blindata, sigillata all’interno della corte e del protocollo.
Questo è il Giappone che Naruhito e Masako erediteranno, un Paese in bilico fra tradizione e futuro. Questa è la monarchia che dovranno preservare e, nello stesso tempo, modernizzare. Entrambi possiedono brillanti doti intellettuali e umane per farlo ma, soprattutto Masako, dovrà dimostrare di possedere anche la forza di scardinare un sistema che mostra già diverse crepe.
Solo allora, forse, la giovane Aiko potrà governare.
Sembra un’illusione, eppure l’impresa non è impossibile. Lasciamo che siano i prossimi anni a parlare e, chissà, una futura imperatrice Masako combattiva e diplomatica al tempo stesso, che ha ritrovato la voglia di lottare grazie al suo talento e a sua figlia.

Francesca Rossi

 

Francesca Rossi è nata a Roma e da sempre coltiva una grande passione per la lettura, la scrittura, il mondo arabo, le dinastie reali d’Oriente e i viaggi. Dopo la laurea triennale in Lingue e Civiltà Orientali a La Sapienza (curriculum di Lingua e Letteratura Araba), si trasferisce per un periodo ad Alessandria d’Egitto, per approfondire lo studio della lingua araba e della cultura arabo-islamica. Si è da poco specializzata nel corso di Lingue e Civiltà Orientali a La Sapienza (Laurea Magistrale). I suoi miti sono le grandi viaggiatrici come Alexandra David Néel e Gertrude Bell, o gli scrittori come Nagib Mahfouz ed Emilio Salgari. Gestisce i blog “La Mano di Fatima”,  dedicato al mondo arabo-islamico; “Divine Ribelli”, dedicato alle donne che hanno fatto la storia e il recentissimo “Corone d’Oriente” dedicato alle famiglie reali al di là del Mediterraneo. Ha scritto “Livia e Laura”, un romance noir sulla vicenda della Baronessa di Carini e “Toussaint. Inganno a Mosca”, il primo libro della principessa araba “detective delle donne”.

 

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21 Commenti

  1. Ale ha detto:

    Davvero interessante. Tanti complimenti @Francesca Rossi. Delle monarchie extra europee conosco poco e del Giappone solo qualche dettaglio e i nomi dei componenti della famiglia imperiale. Leggendo e discutendo online mi ero fatto l’idea che la corte e il protocollo fossero soffocanti ma non immaginavo che negassero a membri della casa Imperiale perfino il diritto della proprietà. Per noi occidentali tutto questo risulta incomprensibile, ma non conosco abbastanza la mentalità giapponese se non il loro altissimo senso del dovere. Speriamo che con la nuova coppia imperiale le cose cambino, anche se non sono molto ottimista in tal senso. L’imperatore ha un effettivo potere di riforma sulla sua corte?

  2. Michele ha detto:

    Molto interessante questo post! grazie @FrancescaRossi. Assurdo come nonostante il Giappone sia per certi versi un paese all’avanguardia, la famiglia reale sia cosi chiusa e rigida.
    Speriamo Che masako e marito una volta saliti sul trono riescano in futuro a cambiare qualcosina in meglio e a svecchiare certe regole.
    Mi auguro con tutto il cuore di vedere un giorno la principessa Aiko imperatrice anche se sicuramente non sarà cosa facile,e spero che da imperatrice masako ritorni ad essere come quella ragazza intraprendente che fu, prima di esssere schiacciata dalle rigide imposizioni di corte.

  3. Francesca Rossi ha detto:

    Ciao Ale, grazie per i complimenti.
    In effetti l’imperatore non ha più un peso politico, ormai è un simbolo, ma spero che venga ascoltato per quel che riguarda le riforme della casa imperiale, quindi la sua stessa esistenza (e quella della sua famiglia).
    Il potere politico e il simbolo imperiale dovrebbero trovare un compromesso fra tradizione e modernità.

  4. Angela ha detto:

    Grazie Francesca Rossi e anche a te Marina. Molto interessante questo articolo. Buona notte

  5. elettra cristina palliola ha detto:

    Bellissimo e interessante questo post. Un grazie a Marina e a Francesca Rossi che lo ha scritto, e ci ha aperto una finestra su questo mondo misterioso giapponese e in particolare sulla vita della Corte Imperiale di questo Paese. Per me un mondo tutto da scoprire, che mi ha incuriosito con la lettura di qualche libro sulla vita, gli usi e i costumi di questo popolo, che a volte ho persino difficoltà a considerarlo fatto da umani. Per le loro stranezze e contraddizioni, tra me e me, spesso ho concluso che i giapponesi devono essere stati degli alieni che capitati sulla Terra non sono stati più in grado di lasciarla 😉 . Ma tornando alla nostra Masako devo dire che mi ha sempre fatto molta pena e non riesco neppure a immaginare quando debba aver sofferto in tutti questi anni. Entrare in quella famiglia vuol dire spogliarsi di tutto e dipendere dagli altri in tutti i sensi, essere una marionetta nelle mani di questo terribile “Ministero”. Vedremo se con l’ascesa al trono di Naruhito le cose cambieranno almeno un po’, diventando un po’ più rispettose delle libertà personali. A volte questi “mostri” sono più fragili di quello che si pensa anche se sono vecchi di millenni. a volte basta una spallata e il mostro dimostra di essere sempre stato d’argilla

    • Francesca Rossi ha detto:

      Vero Elettra. Chissà che anche stavolta il colosso non abbia i piedi di argilla. Vedremo con il tempo. Del resto il Giappone ha dato prova di grandi capacità innovative e tecnologiche. Perché non provare anche in ambito “regale”?

  6. michimao ha detto:

    Complimenti x l’articolo @francesca rossi! ben scritto e molto interessante, quanti dettagli conosci sulla Corte giapponese! 😀 il significato del nome Aiko ad es. o il fatto che la definiscano principessa Toshi, che ha un altro preciso significato…
    Volevo chiederti se anche gli altri membri della casa reale hanno un titolo e cosa significa… e se conosci il significato degli altri nomi, Hirohito, Akihito, Naruhito, Masako, Akishino, Kiko, Hisahito, Mako, Kako…

  7. annarita ha detto:

    Grazie Francesca, è stato molto interessante leggere il tuo articolo. Masako mi ha fatto sempre pena, non poter esternare la sua sofferenza, speriamo che ora stia meglio. Mi ricordo che, due giorni prima del matrimonio, Masako fu salutata dalla sua famiglia sulla porta di casa e diede addio al suo cagnolino perchè a corte non era permesso tenere animali. Oggi mi pare che sua figlia abbia un cane, forse qualche cosa sta cambiando nell’enturage imperiale.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      è vero la principessa Aiko ha un cane – credo simile ad un husky – e anche un gattino con il quale è stata spesso fotografata.

      • Luka ha detto:

        Il cagnone dovrebbe essere un Akita giapponese (rossiccio a differenza di quello americano che è marrone/nero e più massiccio).

        • Dinora ha detto:

          Il vero Akita é quello giapponese. l’americano è stato “costruito” e stravolto come spesso accade per molte altre razze che prendono in mano loro. Ti posso assicurare per esempio, che il loro San Bernardo é totalmente diverso dal vero San Bernardo

  8. Luka ha detto:

    Solo a leggere l’articolo di @Francesca sulla corte giapponese mi è venuta l’ansia e la claustrofobia, figuriamoci a viverci!

    A parte la battuta io trovo proprio difficile concepire tutto ciò che viene dal Giappone, sia come cultura che come società : anche il vedere dei film giapponesi (vecchi e nuovi) mi viene in mente sempre e solo una parola che è IPOCRISIA.
    Non è una critica al mondo nipponico, che ripeto conosco poco, ma una sensazione.

    Relativamente alla corte Giapponese spero proprio che l’abdicazione dell imperatore e l’ascesa di Naruhito sia l’inizio del rinnovamento : insieme a Masala potrebbe farcela, lei ultimamente sembra meno passivamente calata nel ruolo…..Kiko permettendo! 🙂

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      sono d’accordo con te, non mi appassiona il Giappone anche se vedo che ultimamente è parecchio gettonato come meta turistica ma io non riuscirei a trovarci nulla di interessante e coinvolgente.

  9. Francesca Rossi ha detto:

    Grazie a tutti!
    Diciamo che il modo di vivere giapponese è molto diverso dal nostro, la tradizione ha un altro peso sia per la gente comune che per l’imperatore e la sua famiglia.
    Adattarsi non è facile. Il Giappone raccontato da Banana Yoshimoto, per esempio, non è quello vissuto dalle geisha ed entrambi sono lontani anni luce tra loro e da quello in cui vive Masako (cioè la corte). Non si tratta solo di un semplice divario tra popolo e sovrano, ma di distanze che sembrano incolmabili eppure complementari; formano una nazione non “monolitica”, ma piuttosto contraddittoria.
    Questo solo per rimanere nel presente. Poi dovremmo tenere conto dell’evoluzione storica.

  10. Luka ha detto:

    Forse quello che non riuscivo ad esprimere è proprio la mancanza di “monoliticita’”….la mia visione del Giappone è data sopratutto dai film (come i registi Ozu, Kitano e Kurisawa) e nonostante il diverso genere e stile nell’aria trovo spesso un retrogusto amaro di “qualcosa di perduto”.

    Ma se poi osserviamo la corte imperiale in due secoli gli imperatori Mejii e il nipote Hiroito hanno dato una svolta radicale all’impero del sol levante: apparentemente anche la scelta della borghese Michiko è stata indolore e facile (forse più facile di Sonia in Norvegia).

    Per notizia nel 1892 per la prima volta una giapponese è entrata per matrimonio nell’aristocrazia austriaca : la borghese Mitsuko Ayoama ha sposato il colto diplomatico Enrico conte di Coudenhove Kalergi.
    Il loro figlio Richard ha fondato l’associazione Paneuropea, molto cara all’arciduca Otto d’Asburgo.
    Un loro pronipote, il conte Dominic nel 2009 ha sposato Adelaide del Liechtenstein (figlia del principe Vincent a sua volta figlio dell’archiduchessa Elisabetta, ultimogenita di Carlo e Zita).

    Gli sposi Enrico e Mitsuko.

    http://i51.tinypic.com/2db3zpf.jpg

  11. lutien ha detto:

    Grazie @Francesca. Articolo molto interessante su un mondo, una corte e una cultura che non conosco e va tanto di moda,
    Anche se a me , come a Marina, non appassiona il Giappone, salvo forse i manga, personalmente,,
    Forse sono troppo europea_1
    Luthien

    • luka ha detto:

      Wow, i manga giapponesi che praticamente e’ l’origine dei cartoni animati che hanno allietato l’infanzia dei bambini degli anni settanta e ottanta: un grogiulo di personaggi amati e amabili! Ecco qualcosa per amare il Giappone! 🙂

      In tema manga ne esiste un tipo, pubblicato anche in Italia, che si chiama “Hetalia Axis Powers” dove ogni personaggi rappresenta uno Stato con le sue caratteristiche e i suoi stereotipi. I personaggi – che hanno un nome una propria storia – vivono ed interagiscono nel periodo delle guerre mondiali e tra loro esistono dei legami con un fondamento storico me sociale : ci sono i fratelli (una femmina e due maschi) Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo; la piccola Liechtenstein che viene adottata dalla Svizzera; oppure i due fratelli Italia del Sud e Italia del Nord, nipoti dell’impero Romano ma mentre quello del Sud e’ mormosamente legato alla Spagna che lo ha allevato da piccolo quello del Nord da piccolo prestava servizio per il Sacro Romano Impero. I due italiani sono rappresentati come due fratelli poco fidabili, sempre pronti a mangiare e divertirsi e poco inclini alla guerra.

      http://www.google.it/search?client=safari&hl=it&tbm=isch&q=hetalia+axis+powers+italy+japan+germany&spell=1&sa=X&ved=0ahUKEwifhs6zm5PXAhXiIMAKHbD9A5UQvwUIGygA&biw=1024&bih=672&dpr=1#imgrc=t7zlE1IJQFpB_M:&spf=1509190154954

      Ovviamente quello con la bandiera bianca di arresa e’ l’Italia del Nord (Feliciano Vargas)

  12. Dinora ha detto:

    La rigidità della corte giapponese va oltre il soffocante! Per me lede il diritto umano di vivevate, anche se é una tradizione secolare!
    Basti vedere la difficoltà che ha l’attuale Imperatore per abdicare causa la sua salute. É sicuramente difficile per noi occidentali capire queste regole. Che vanno al di la di qualsiasi logica umana. Spero che il futuro Impetatore riesca a cambiare tutto ciò.
    Mi ha sempre rattristata nel sentire che se una principessa sposa un borghese non fa più parte della sua famiglia. Atroce

  13. Antonella.A ha detto:

    A me il Giappone affascina molto ma solo sul piano turistico.Invece non mi piace per nulla il modo di vivere,troppo spersonalizzato,una certa cultura che fatico a capire e a cui aggiungo la corte imperiale che,secondo me,vive in maniera anacronistica e del tutto fuori luogo.Nemmeno chi è in prigione arriva a tanto,possono vedere le loro famiglie,a certi è concesso perfino di allevare qualche cucciolo. Ai sovrani giapponesi e congiunti praticamente niente di tutto questo se non a fatica.Mi scuso per la domanda un pò stupida,ma è così difficile abolire un sistema inutile che non è altro che ergastolo a vita e che impedisce di vivere ?In ogni caso spero che qualcosa si possa fare.Lo dico per l’istintiva simpatia che provo per Masako.

  14. tody ha detto:

    La corte giapponese non cambierà a medio termine perchè il fine governativo ultimo è trasformare il Giappone in una repubblica, per questo non cambiano ne vogliono cambiare la legge di successione. I Giapponesi estremamente conservatori non accetterano mai di privarsi di una monarchia carica di gloria per una repubblica che potrebbe essere stante l’attuale costituzione solo parlamentare ( senza presidente eletto dal popolo e con poteri effettivi). Gli imperatori non governano e nemmeno regnano sono solo rappresentati simbolici della Nazione giapponese, probabilmente i monarchi con meno potere del globo. Ho paura siano più preoccupati della Corea del Nord che non della linea di successione imperiale.

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