Cento anni fa iniziava la Prima Guerra Mondiale

Vittorio_Emanuele_III

Il 24 maggio di cento anni fa i soldati italiani passavano il Piave e il nostro Paese entra ufficialmente in guerra contro gli ex alleati Germania e impero Austro-Ungarico. Mio nonno Ezio Fiori, che quel giorno compiva 20 anni, era fra quei ragazzi mandati a morire. Lui è stato fortunato, è tornato e ci ha raccontato qualcosa di quella terrificante esperienza nelle trincee, ma in realtà non ci ha detto molto, forse perché sperava di dimenticare.

Un pensiero ai nostri nonni e bisnonni che hanno combattuto in quel macello che oggi si chiama Prima Guerra Mondiale.

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53 Commenti

  1. luka ha detto:

    Un’immane tragedia dove gli uomini sono stati letteralmente USATI a piacimento dei potenti!
    Il mio bisnonno, partito nemmeno trentenne lasciando due bimbi piccoli a casa (uno era mio nonno) ma tornato: si godette la medaglia di Vittorio Veneto e morì più che novantenne ed io riuscii a conoscerlo!
    A figli e nipoti parlando della guerra diceva solamente: figli miei la guerra è brutta!…nient’altro…

  2. Ale ha detto:

    difficile fare un commento su tutti questi giovani che hanno affrontato questa terribile carneficina. una cosa sola mi viene da dire …. un grande grazie a tutti coloro che si sono sacrificati per il buon esito di questo terribile conflitto. ogni famiglia credo abbia tra i propri antenati combattenti o persone coinvolte, è una cosa che ci unisce tutti.
    io qualche anno fa sono stato a redipublia e devo dire che è un luogo molto toccante, un posto dove dovrebbe essere portato ogni ragazzo per fargli capire. la stessa impressione ed emozione dei cimiteri con le migliaia di croci che ci sono in normandia, luoghi di memoria.
    sarebbe bello poi approfondire il grande contributo, che raramente oggi viene ricordato, che diede tutta casa savoia al buon esito del conflitto, in primis re vittorio emanuele III. ora purtroppo non ho tempo.

  3. Ale ha detto:

    non so se verrà già postato da altri prima di me ma @alex mi ha mandato il link di un video di oggi del principe ereditario aimone all’umi.

    https://www.youtube.com/watch?v=lxG71-e1mn8

    il principe a parere mio più invecchia più assomiglia al papà, sia nella voce che nel volto. il breve il messaggio ci mostra per la prima volta un timidissimo principe di piemonte Umberto che dice w l’italia 😀
    piccolo Umberto che invece assomiglia tanto alla mamma olga di grecia.

  4. Ale ha detto:

    qui il bolletino della vittoria:

    https://www.youtube.com/watch?v=WNALt6__Oe4

    visto che @dora ha sdoganato don camillo e peppone 😀 io che vedevo questi film già da bambino associo il la canzone del piave a questo discorso di peppone 😉

    https://www.youtube.com/watch?v=2i8c-JMqsT4

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      @Ale meraviglioso, certo che l’ho visto questo pezzo, non me lo ricordavo più. grandi Cervi e Fernandel, grandi attori, come ora non ce ne sono più.
      il Piave ai miei tempi si imparava a memoria alle elementari, ma quando ho fatto le elementari i ragazzi del ’99 erano quasi tutti lì belli vispi.

      avevo visto il video che gira su Facebook di Aimone e l’ho trovato un po’ così così, lui si impapera nella seconda parte, però anche io ho notato quanto assomiglia al padre nel viso e nella voce.

      • Ale ha detto:

        Grandissimi!!!! 😀 quei film sono meravigliosi, non sono come mai già da piccolo mi prendevano un sacco, ero già molto singolare 😀
        Per quanto riguarda il video di Aimone, si non è certo un video perfetto, deve migliorare. Però apprezzo il gesto e soprattutto meglio di niente, poi sono contento che si vede il piccolo Umberto 😉

      • Dora ha detto:

        @ale io me la sono risentita oggi prima di andare al flash mob!
        cmq aimone somiglia tantissimo a re giorgio V e al cugino nicola II, altrochè!!!

  5. elettra/cristina palliola ha detto:

    Io, ogni mattina, carico un vecchio orologio d’argento, da panciotto, ancora perfettamente funzionante, che mio nonno, ebbe il 15 maggio 1915 (il fatto è testimoniato da una foto) da suo padre, mentre era sul punto di partire per la guerra e che mio nonno consegnò a mio padre, il giorno che anche lui, partì per la seconda guerra…ogni giorno, per quei pochi secondi, in cui dura la carica, io non solo penso a loro, ma penso quante cose avrebbe da dire quel piccolo oggetto, se potesse parlare!
    Mio nonno ci venne a trovare a Trieste, quando abitavamo lì,e con lui, feci un lungo giro sul Carso, dove visitammo tutti i luoghi, in cui aveva combattuto e sofferto, fame, freddo, pidocchi, topi e non ultima anche paura…fu ferito da una scheggia di granata alla testa e che lì rimase per tutta la sua lunga vita…era infatti invalido di guerra….Durante quella “gita”ho visto per la prima volta, mio nonno, in una veste diversa, che mi parlava come a una adulta, benchè avessi appena 13 anni e mi descriveva come erano difficili gli assalti che, per le posizioni svantaggiate rispetto a quelle austriache, erano vere e proprie carneficine…percorremmo tutti i paesi sulla parte italiana dell’Isonzo ed entrammo all’interno del San Michele,dove tutti i camminamenti erano stati scavati a colpi di piccone, salimmo tutte le scale di Redipuglia…come tutti sapete, mio nonno, in seguito sposò una donna austriaca, per cui, potevo conoscere la Storia, anche vista e vissuta dall’altra parte….bè, direi, che al di là di ogni retorica, con tutto il rispetto a tutti quei poveri ragazzi sacrificati, non fu una bella pagina….che poi si è fatta passare per l’ultima riscossa risorgimentale…
    Dopo la fine della guerra, mio nonno, tornò a Nola, e mentre aspettava a Roma, il treno che lo doveva portare a Napoli, mentre scendeva le scale posteriori di Santa Maria Maggiore, dove era andato in visita, ancora ovviamente in divisa, fu affrontato da un tizio che lo ingiuriò, e gli sputò in faccia…ovviamente non ce l’aveva con lui che neppure conosceva, ma per quello che in quel momento rappresentava: uno che aveva fatto la guerra e aveva vuotato le casse dello stato, facendo iniziare così, al nostro Paese, un periodo di confusione e disordini che avrebbero aperto le porte a tutto quello che è venuto dopo
    Da più adulta, il 24 maggio era l’occasione di una commovente cerimonia militare, con banda, fanfara, discorsi e posa di corone, bandiere sventolanti, ma anche possibilità di sfoggiare toillettes eleganti, rigorosamente con cappello e guanti per le signore sposate e abiti lunghi per il ballo della sera con divisa di gala per gli ufficiali
    oggi un po’ mi sono commossa per tutti questi ricordi e mi sarebbe piaciuto molto essere sulla terra aspra e rossa del Carso, dove ancora camminando sui campi di battaglia si possono trovare alcuni cimeli: gavette, elmetti che molti collezionano

  6. Dora ha detto:

    oggi, in centro a prato, c’ero anch’io a cantare Monte canino per commemorare i 100 anni dall’inizio della grande guerra (non mi si vede bene, sono quasi di spalle)
    https://www.facebook.com/WW100Prato/posts/457473464422228

  7. laura ha detto:

    I miei nonni hanno fatto la prima guerra mondiale e mio padre la seconda. Noi siamo nati e cresciuti in periodi di pace ma non riusciamo ad apprezzare questa nostra fortuna. Mio padre , nato nel 1911, era un bambino durante la prima guerra mondiale ma ricordava sempre i treni che trasportavano i prigionieri di guerra austriaci e la canzoncina con la quale lamentavano le scarse razioni date loro dal generale Cadorna.

  8. Nicoletta ha detto:

    Anche io vorrei dedicare un pensiero ed un ringraziamento ai nostri cari che hanno combattuto in guerra. La prima i miei nonni, la seconda mio padre (classe 1910) prigioniero in Albania. @Laura io invece ricordo che da bambina canticchiavo inconsapevole “Il general Cadorna ha scritto alla Regina, se vuol veder Trieste la guardi in cartolina…”. Chissà chi me l’aveva insegnata.

  9. Antonella.A ha detto:

    Anche mio nonno fu uno dei tanti soldati mandati in trincea e un libro,che conservo come una reliquia e scritto da un reduce,me lo riporta giovane e scanzonato e con quella parlata dialettale che metteva buonumore.Non ho più riletto quel libro,l’emozione è troppo forte,è come se si vivesse la guerra in prima persona.Trovo triste che ancora oggi non si faccia veramente nulla per preservare la pace.

  10. nicole ha detto:

    I 4 fratelli di mia nonna erano sottufficiali dell’imperial regio esercito , mandati in Galizia , credo. Solo uno poi su fronte italiano .Mia nonna, di nazionalità ungherese/ croata , nel 20 sposó un nemico, un italiano . Un incubo le elementari fra guerre di indipendenza e prima guerra mondiale spiegate da una fanatica guerrafondaia.. Per lei eravamo ancora il nemico. Una demente pericolosa. Non parliamo poi cosa non diceva su seconda guerra, ma li fu bloccata di brutto dai miei e dal suo direttore .
    Io speravo di stare male x non andare a scuola. Ma a 18 anni la incontrai e mi sono vendicata per quello che mi disse un giorno : lo ho fatto davanti a persone che da allora la esclusero dalla loro cerchia . Ma episodio era stato di una certa gravità a suo tempo e nel giro dei miei genitori si era saputo . Così i presenti ricordarono .. Come disse uno ” era meglio che tu l’avessi uccisa, in pratica lo hai fatto” ma non per la cosa in se, sapevo che era una snob che teneva a certe frequentazioni ( insegnato una vita i scuola pubblica molto molto ben frequentata) e io con mossa da fiorettista quale ero ho fatto il miglior a fondo di sempre. Fulmineo , molto doloroso per lei e ne vado orgogliosa . Mai umiliare un bambino ! Mai!

  11. Dora ha detto:

    eccoci qua, col Coro euphonios (coro adulti e coro ggggiovani)a cantare monte Canino, con due ragazzi dell’associazione altroteatro che leggevano testi e resoconti

    https://youtu.be/lbB-TJzINTA

    osservazioni:
    – mi è sembrato un pò politicizzato, socialisti bravi & belli che hanno denunciato subito e borghesi cattivona che pensa solo a sè stessa. come se le cose fossero state così semplici!
    – mi ha fatto impressione cantare ne luogo quasi esatto (vicino, appunto, al monumento ai caduti della grande guerra) in cui negli anni ’30 il monumento venne inaugurato proprio da VEIII e di cui ho beccato una foto che non so come proporvi.
    – tutti questo intrecciato alla vicenda del regicidio di monza, visto che gaetano bresci era di prato (motivo per cui VEIII si rifiutò di firmare il registro delle presenze notabili)

  12. annarita ha detto:

    Io, sulla prima guerra mondiale, posso dire molto poco perchè il mio nonno paterno venne riformato e il mio nonno materno non andò in guerra perchè troppo giovane. Purtroppo sono morti che ero piccolissima e quindi non ho alcun ricordo di loro. Invece, il nonno di mio marito era un fante che combattè sull’Adamello e venne insignito del titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. Lui a quella onorificenza ci tenne tanto che volle che gli venisse appuntata sulla giacca quando fu nella bara.Se l’è voluta portare con sè nella sepoltura.

  13. Dinora ha detto:

    @Ale tutti gli episodi di Don Camillo e Peppone fanno parte della nostra cineteca!! Sono uno più bello dell’altro e sarebbe bello che nelle scuole li facessero vedere perché sono dei veri capolavori!! Il film da cui è tratto il bellissimo brano messo su YouTube è “Don Camillo r l’onorevole Peppone”. Uno dei miei preferiti, quando poi vanno a riscoprire il carro armato….!
    Dalle parole di Peppone si capisce quale poteva essere lo spirito di molti ragazzi all’epoca della Grande Guerra. Le guerre sono una calamità per tutte le nazioni e tutti i popoli ma a volte “necessarie” per difendere i “sacri confini” o per riammettere i territori che erano stato conquistati in precedenza.
    Noi della nostra generazione abbiamo avuto nonni che hanno combattuto volenti o nolenti nella Prima Guerra Mondiale.
    Suddividerò in due parti il mio intervento. Capirete il perché.
    In questa guerra, purtroppo, si aveva ancora la concezione della guerra del tipo napoleonica dove si mandavano avanti, contro il nemico, centinaia e centinaia di uomini in un solo assalto porgendoli di conseguenza nella maggioranza dei casi ad un massacro.
    Fu un inferno per tutte le parti in causa!! Io sono grata a tutti quei ragazzi e uomini che combatterono sui nostri confini perché non rendere loro onore e omaggio è come se si fossero immolati invano! Ho un grande rispetto per tutti loro e quando si va al sacrario di Re di Puglia si capisce che bisogna averne!!
    Mio nonno materno era in fanteria ebbe la croce di ferro che purtroppo si perse durante la seconda guerra mondiale, destino!! Mia madre mi raccontò alcuni ricordi della guerra che suo padre le descriveva. Mio nonno morì quando lei aveva appena sette anni ma alcuni suoi racconti le rimasero impressi per sempre.Il passaggio di un grande fiume ( non so se il Piave o l’Isonzo)sotto il fuoco nemico, la fame che era comune per tutti, come pure il fango nella trincea d’inverno, i gas! Quando era in mezzo a tutto ciò pensava al suo campo dove ogni giorno lavorava prima di partire!!
    Uno dei suoi fratelli morì a casa per le loro conseguenze.
    Una sera, mentre erano tutti seduti a tavola mio nonno sgridò i suoi figli perché lasciavano le briciole di pane in tavola, apostrofandoli “voi non sapete cosa è realmente la fame se no no lascereste queste qui!! Un giorno capirete il suo significato”. Fu premonitore perché mia madre e i suoi fratelli passarono attraverso la seconda guerra mondiale!

  14. https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

    ma vi rendete conto che tutti noi abbiamo ricordi della I guerra mondiale?!?! nonni, bisnonni, parenti vari, è stata proprio una tragedia universale.

    • laura ha detto:

      Fu la prima guerra appunto mondiale … tutti furono coinvolti in un modo o nell’altro. Un altro ricordo di famiglia riguarda la mia bisnonna che, vedova e con tre figli al fronte, fu costretta a vendere a poco a poco le sue proprietà per fare curare uno dei figli che era tornato ferito essendo caduto da cavallo. Insomma c’era ancora la cavalleria ma anche i primi aerei : un misto di tempi antichi e moderni.

  15. Donna Bianca ha detto:

    Come forse Marina ricorderà, ho anch’io la mia piccola storia di guerra. Le avevo anche dedicato un post sul mio blog, in occasione del 4 novembre. Spero non le dispiaccia se la ripropongo quasi integralmente qui:

    “Il papavero è il fiore simbolo dei caduti nella Grande Guerra, grazie alla poesia scritta da un militare canadese, John McCrae: la sua ‘In Flanders Fields’ canta infatti proprio i papaveri, che con le loro corolle rosso sangue ricordano i soldati caduti.

    La stessa poesia ha ispirato anche Fabrizio De André nel comporre quello che per me è il suo capolavoro, ‘La guerra di Piero’. E’ una canzone che mi tocca profondamente, sia perché la trovo un esempio altissimo di poesia, sia perché mi riporta alla memoria una di quelle storie di famiglia sentite da bambina che ti rimangono scolpite nella pelle.

    Lui non si chiamava Piero ma Nino, ed era uno dei fratelli della nonna. Nato verso la fine dell’Ottocento, si era trovato a combattere poco più che ventenne, e nonostante la giovane età aveva un grado da ufficiale (tenente, credo, ma non sono sicura). Bene, gli capitò proprio quanto descritto nella canzone, con una sostanziale differenza: il lieto fine.

    Durante un giro di perlustrazione, Nino incappò infatti in un coetaneo che, come canta De André, aveva “il suo identico umore, ma la divisa di un altro colore”. I due ragazzi si guardarono, mettendo contemporaneamente mano al fucile che portavano in spalla: ma appunto, se nessuno dei due aveva voglia di morire, non ne aveva nemmeno – potendo evitarlo – di “vedere gli occhi di un uomo che muore”. Istintivamente, capirono che potevano fidarsi l’uno dell’altro: così, senza dirsi una parola, levarono la mano dal fucile, si tolsero il guanto, si strinsero la mano e proseguirono incolumi ognuno per la sua strada.

    Contrariamente a tanti altri ragazzi, Nino tornò sano e salvo dalla guerra, anche se di lì pochi anni ci pensò un brutto male a portarselo via. Non l’ho mai conosciuto, nemmeno in fotografia, eppure questo episodio l’ha consegnato alla mia memoria come un vero eroe, capace di rischiare la propria vita per un gesto di pace, nato da una nobiltà d’animo e da un altruismo che potevano costargli davvero cari.

    Vi regalo la sua storia in memoria dei nove milioni di uomini e ragazzi (più di seicento mila solo nelle fila dell’esercito italiano) che non furono così fortunati da riabbracciare le loro famiglie. Per ricordare, ancora una volta, che la vita è bellissima e fragile, come la corolla di un papavero”.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      grazie per avere ricordato anche qui la storia del tuo prozio Nino. mi sono venute le lacrime agli occhi e quando è la stagione dei papaveri e del grano ogni volta che passo vicino a un campo (a volte spesso perché nei dintorni di Falconara e Ancona ci sono ancora zone rurali) non posso fare a meno dio canticchiare la canzone di De’ Andrè. I poppies sono quelli che vedete indossati per tutto il mese di novembre dagli inglesi.

  16. Lavinia ha detto:

    Uno zio di mia nonna fece parte dei ragazzi del ’99 ma purtroppo non tornò mai a casa perché morí in guerra a pochi mesi dalla fine del conflitto. Io da piccina cantavo sempre la canzoncina il piave mormorava e mi piaceva tanto solo dopo ho capito il significato.

    Sul settimanale Oggi (che ho trovato da mia nonna) ci sono una serie di servizi dedicati alla Grande Guerra, tra cui uno dove viene presentata dal punto di vista dell’Austria e in particolar modo degli Asburgo. Inoltre c’é un excursus sulla vita degli Asburgo-Lorena dalla caduta dell’Impero ad oggi (ma non essendo molto ferrata sulla loro storia famigliare soprattutto da dopo la morte di Franz Joseph, non so se hanno scritto una marea di cavolate o meno)

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      be’ spero che abbiano reso omaggio alla figura dell’imperatore Carlo, alla moglie Zita e al loro figlio Otto.

      • Lavinia ha detto:

        Si li cita ma piú che altro si sofferma sui figli di Otto, Karl e Georg e sulle loro vite private.

        Mi ha molto incuriosita invece la figura di Zita che avevo già sentito nominare in quanto appartenente alle casa reale di Borbone-Parma ma che non avevo mai approfondito, qualcuno sa se sono state scritte su di lei biografie importanti? Leggo sia italiano che inglese senza problemi, col francese me la cavo mentre il tedesco lo capisco poco
        Grazie in anticipo 🙂

  17. LadyJane ha detto:

    Condividere queste storie di famiglia sulla Grande Guerra é un modo per riportare idealmente in vita chi ha assistito a questo terribile dramma dunque mi unisco anche io..
    Un mio bisnonno materno, nonostante fosse piuttosto in là con gli anni e fosse un italiano solo di seconda generazione, parti’ volontario per il fronte perché aveva perso moglie e figlia e per lui la vita ormai contava poco.
    Combatté sul Monte Grappa ed incredibilmente torno’ in Piemonte sano e salvo (poi si risposo’ e nacquero mio nonno e i suoi fratelli).
    Un altro mio bisnonno, invece, di andare in guerra non aveva proprio voglia: era giovane, sposato, aveva due bambine ma non poteva di certo sottrarsi alla chiamata. Le cose per lui andarono piuttosto male perché si ammalo’ e nel 1917 mori’. Anche lui combatte’ sul Grappa… mi piace pensare (anche se probabilmente cosi’ non é stato) che si siano incontrati…

  18. elettra/cristina palliola ha detto:

    Wow…@Dora!!!!!! bè io ti conoscevo già ,per frequentarti su FB, ma la tua voce, non l’avevo sentita! Devo dire che queste canzoni alpine fatte per essere cantate senza musica, sono molto toccanti e non c’è volta e, così anche stavolta, mi fanno venire le lacrime agli occhi! A noi le insegnavano alle elementari,: il Piave, Il testamento del capitano, l’Ortigara, la difficilissima Stelutis Alpinis, il ponte di Bassano che poi è la storia di un amore, perchè alla fine, questi giovani lontani da casa e dalle famiglie, quando non erano in prima linea e stanziavano nei paesi vicini al confine, riuscivano anche a intrecciare dei brevi flirts! Esorcizzavano la paura della morte che poteva essere imminente, cercando un po’ d’affetto, ma senza volere e potere impegnarsi molto, visto che il futuro era tanto incerto!
    Anche il racconto di Donna Bianca è stato bellissimo e davvero tutti possiamo raccontare tante cose che chissà, però se riusciremo a tramandare

  19. Marilena Lelli ha detto:

    Quanti commenti interessanti , quante storie personali e collettive !
    Possiedo anch’io una foto di mio nonno in divisa : era nato nel 1895 ed ha partecipato alla guerra. E’ stato fortunato perchè tornato a casa ed è vissuto fino a quasi 80 anni,
    Mio marito possiede una notevole raccolta di giornali sulla prima guerra mondiale ed è interessante vedere come era raccontata l’entrata in guerra dell’Italia : sulla stampa le voci contrarie erano davvero poche.
    Infine due curiosità: a marzo sono andata a Vienna ed ho visitato il musei della guerra dove è conservata l’auto dell’attentato di Serajevo.Nel corso del mio breve soggiorno a Vienna ho scoperto che è in corso un processo di beatificazione dell’ultimo imperatore : Carlo .
    Complimenti , Marina , per il tuo blog . Riesci ad unire la leggerezza di alcune notizie al rigore della ricerca storiche di altre .
    Marilena Lelli
    P.S come mai non vieni a presentare i tuoi libri a Bologna ?

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      cara Marilena grazie per i complimenti e complimenti a tuo marito per la raccolta. In realtà l’imperatore Carlo è stato beatificato già da qualche anno e alla cerimonia prese parte anche l’ormai anzianissimo Otto.
      come mai non vengo a Bologna? be’ è semplice perché nessuno mi ha mai invitata 🙁 avevo provato a contattare la libreria Coop Accademia – che mi piace tanto – ma non sono mai riuscita a parlare con la responsabile degli eventi che non ha mai risposto alle mail e alle telefonate, ma se tu conosci qualcuno che mi può invitare – anche un circolo o una associazione – vengo molto volentieri, figurati Bologna è la città dei miei studi e l’ho molto amata.

      • Marilena Lelli ha detto:

        Scusa il ritardo con cui rispondi ma la fine dell’anno scolastico e i lavori di ristrutturazione in casa mi hanno tenuta molto occupata.
        Non ti prometto nulla ma proverò a contattare qualche libreria o a
        invitarti ad un qualche evento storico letterario .
        P.S io, bolognese doc, ho frequentato l’università ( corso di laurea in storia ) a Bologna ma ho conseguito la laurea di perfezionamento ad Urbino , nelle tue Marche: una regione che mi piace tanto
        Marilena Lelli

  20. Dinora ha detto:

    @ Marina, noi apparteniamo, almeno io, alla generazione del “dopo guerra” riguardo la Seconda ovviamente!!! Siamo molto vicini all’Ottocento e quindi per noi è normale avere questi ricordi perché i nostri nonni e loro amici erano tutti di quel secolo.
    Avverto che questo mio intervento sarà un pò lungo, quindi se lo vuoi dividere in due!
    La seconda parte dei miei racconti la dedico allo “zio” Sirto! Capirete tra poco del perché ho virgolettato zio.
    Quando mio marito e suo fratello erano piccoli, la loro nonna materna Sara dei conti Bellini di Comacchio, ogni sera li faceva inginocchiare di fronte ad un piccolo altarino domestico e chiedeva loro di dire alcune preghiere per lo zio Sirto morto nella Prima Guerra Momdiale.
    Quando mi sposai per diversi anni sentivo sempre ricordare sia da mio marito che da mia suocera questo “zio Sirto”antenato eroe, morto durante la Prima Guerra Mondiale! Fintanto che un giorno, mettendo in ordine con mia suocera il contenuto di un secretaire, mi fece vedere una scatola con sopra scritto “….quando sarò morta da mettere nella cassa”. Rivelazione, era la scrittura della nonna Sara! Dentro alla scatola c’erano tutte le lettere che lo “zio” Sirto le aveva scritto dal giorno della sua partenza da Bologna verso il fronte, da Talmassons e da Cormons . In quel momento mi fu spiegato che lui fu il primo fidanzato della nonna Sara. Oltre alla scatola c’era un album fotografico di stile Liberty contenete le fotografie del Capitano Sirto Sacchetti. Aprendo l’album fotografico, un gesto che rifaccio spesso ogni anno, si scoprono le fotografie dello zio Sirto (come ormai tutti lo chiamiamo con affetto) nei diversi momenti della sua vita adulta. Con i suoi compagni all’Accademia di Modena, da Sottotenente in Eritrea nel 1912, sulla nave Dandolo il 5 marzo del 1912, come Tenente, sul Marabutto con gli ufficiali del 6° indigeni,nell’accampamento in una oasi con altri ufficiali, in sella al suo cavallo. Durante la campagna di Eritrea e di Libia fu insignito di tre medaglie al valor militare e la promozione a Capitano. Girando una pagina, vi sono due fotografie un pò sbiadite, finalmente lui con la giovane nonna Sara! Sicuramente scattate nel giorno del loro fidanzamento nel febbraio del 1915. Prima in posa da soli poi con il papà e le due sorelle della nonna. Nella pagina accanto altre foto del Capitano con due amici ufficiali ed unica fotografia che lo ritrae durante il conflitto mondiale. E’ insieme ad altri ufficiali mentre ne osserva uno davanti a se, molto alto, impossibile capire chi sia questa persona. Forse il suo Generale del Corpo di Armata.
    Lui era nella Terza Armata, il cui Generale comandante di armata era il Duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, VI corpo di armata Bologna, XI Divisione, 3° battaglione ai comandi del Generale Ruelle.
    Il Capitano Sirto Sacchetti di Orte era un ufficiale di carriera era il suo lavoro , ma non era un esaltato fanatico,lo si capisce molto bene nelle righe che scrive alla sua fidanzata.
    Ho letto tutte le lettere che scrisse alla sua… Sara Carissima,….. Alcuni passi di alcune lettere.
    Talmassons, 19-4-1915 …..le vaccinazioni antitifica è incominciata ma prima che arrivi alla mia compagnia ci vorrà ancora tempo, non capisco perché tu ti debba preoccupare per questa vaccinazione che non presenta nessun pericolo, il Colonnello ha incominciato lui per primo per dare il buon esempio…… Divertiti, mia bella bambina e non pensare a queste malinconie, mandami presto il ritratto che hai fatto fare a Bologna ma procura di essere sorridente dinnanzi all’obiettivo perché a me piace vederti cosi. Se ti vedrò sorridente nel ritratto mi parrà di averti più vicina e saprò vincere i momenti di malinconia…….. Cormons,27 maggio……noi ignoriamo completamente quanto avviene fuori dalla portata della vista delle nostre posizioni; finora non abbiamo mai visto il nemico altro che col binocolo e lo vediamo occupato a scavare trincee sulle colline dietro Gorizia e Gradisca; gli aeroplani italiani passano continuamente sopra di noi ma di austriaci non sene è mai visti ….tutti i giorno però possiamo assistere da lontano al duello fra l’ artiglieria austriaca e quella della nostra armata da montagna ma lontanissimo sulla nostra sinistra; si sentono benissimo i colpi e si vedono il fumo e la polvere prodotti dall’esplosione dei proiettili ma neanche col binocolo si riesce a distinguere gli uomini…..Io sto benissimo e non ho neanche il tempo di annoiarmi c’è sempre da fare qualcosa; L’occupazione che ci ruba veramente poco tempo è il pranzo perchè abbiamo imparato a farne a meno….
    Cormons, 4 giugno Sara Carissima ……Sto benissimo nonostante il tempo pessimo di questi ultimi giorni, pare che il Padre eterno abbia concentrato nella Valle dell’Isonzo, tutta la pioggia di cui poteva disporre perché abbiamo il campo allagato ….devo smettere di scrivere perché il direttore di mensa ha bisogno del tavolo su cui scrivo…
    Il Capitano Sirto Sacchetti all’età di 28 anni, il grande amore di nonna Sara, morì esattamente il 10 giugno 1915 sul Monte Podgora all’assalto delle postazioni nemiche alla testa dei suoi uomini. Come riportano i giornali dell’epoca, il nutrito fuoco di fucileria e dell’artiglieria nemica fermò l’assalto del 35à fanteria infliggendo perdite molto gravi, 26 ufficiali e 600 uomini!
    Da un articolo del “Giornale d’Italia” Orte 15 Luglio … il 10 giugno cadeva gloriosamente il Capitano Sirto Sacchetti appena ventottenne uno degli ufficiali più valorosi del nostro esercito…… Un Capitano austriaco parlando qualche giorno dopo con un nostro ufficiale medico incaricato nel pietoso compito di seppellirei nostri cari morti, diceva che il Sacchetti era stato bello nel suo portamento, sprezzante del pericolo, nella calma e nell’ardire, tanto che se avesse potuto,lo avrebbe fatto risparmiare….
    Dedicato al nostro Zio Sirto che ogni giorno saluto quando passo davanti al suo ritratto con accanto quello della nonna.

    Una battuta che dice mio marito ma con grande rispetto:
    ” benedetta quella pallottola autriaca se no noi non saremo qui” Il noi è per lui e suo fratello.
    La nonna Sara si sposò diversi anni dopo con il nonno Giovanni e dall’unione nacque il padre di mio marito.

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