I Savoia e la Sindone, in mostra a Torino le stampe di Umberto II

I Savoia e la Sindone, in mostra a Torino le stampe di Umberto II

Domenica scorsa nel duomo di Torino è stata inaugurata la solenne ostensione della Sacra Sindone voluta dal Papa per celebrare i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco, fondatore dei salesiani. Il tutto si concluderà il 24 giugno, giorno dedicato al santo patrono del capoluogo piemontese. L’ostensione porterà più di un milione di pellegrini e turisti in città e ovviamente musei e istituzioni hanno affiancato a questo evento una serie approfondimenti culturali legati al sacro lino. Molto bella e interessante per esempio è la mostra al Polo Reale dedicata al Tesoro della reliquia ospitata nella galleria che collega gli appartamenti reali alla Cappella della Sindone, in fase di restauro e ricostruzione dopo l’incendio del 1997. Ma oggi (21 aprile) a Palazzo Reale è stata inaugurata anche una piccola ma significativa esposizione sui “Luoghi di ostensioni nei secoli” nella quale sono presentati documenti e materiali prestati dalla Fondazione Umberto II e Maria Josè di Savoia facenti parti delle collezioni che aveva raccolto l’ultimo re d’Italia durante l’esilio.

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Solo ieri sera ho saputo a cose fatte che la principessa Maria Gabriella con la figlia e i nipotini, accompagnata anche da Margherita di Savoia-Aosta, si era recata a visitare l’ostensione e che oggi avrebbe inaugurato la mostra. Secondo voi noi di Altezza Reale potevamo farci scappare un’occasione del genere?!?!?! Assolutamente no! Così ci siamo attivati subito e grazie anche al gentilissimo intervento di Vittorio Giovanni Cardinali, presidente dell’associazione “Immagine per il Piemonte” stamattina ho potuto recarmi all’inaugurazione a Palazzo Reale e incontrare la principessa.

Torino 17/04/ 2015 Foto Giorgio Nota: LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA PRESENTA LA MOSTRA SUI LUOGHI DELLE OSTENSIONI DELLA SINDONE A PALAZZO REALE

La principessa Maria Gabriella di Savoia mentre arriva a Palazzo Reale (copyright foto  Diocesi Torino )

La mostra è vista come un omaggio a Umberto II il quale, nel 1983, ha lasciato in eredità al Papa la Sindone dopo più di cinque secoli di possesso sabaudo. A ricordare l’evento oltre al passo del testamento del re c’è anche una bella foto che ritrae il suo ultimo incontro con Giovanni Paolo II, avvenuto a Fatima il 14 maggio del 1982. Grazie al fatto che ero in anticipo ho potuto vedere la mostra in tranquillità quando il salone era ancora vuoto. Vengono analizzati i luoghi e i metodi delle ostensioni del passato attraverso quattro stampe, di cui la più antica è dei primi del ‘600. Fa molto effetto vedere come un reliquia molto fragile e delicata, oggi sottoposta a modernissime tecniche di conservazione, per secoli sia stata esposta alla folla in piazza Castello sorretta solo dalle mani dei vescovi piemontesi. Soltanto nel 1931 in occasione dell’ostensione voluta per festeggiare le nozze del principe ereditario Umberto con Maria José del Belgio il sacro lino è stato esposto ai fedeli in duomo protetto da una teca, come è testimoniato da due grosse fotografie in bianco e nero.

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Dopo le varie autorità finalmente è stato il turno dell’intervento di Maria Gabriella, il più atteso. Nell’esatto momento in cui si è alzata per prendere il microfono uno dei pannelli, quello che riassume la storia e presenta anche una piccola foto dell’incontro di Fatima, dopo aver traballato un po’ è caduto a terra. Caso o fantasmi? Io ho subito pensato a come l’avevano attaccato bene, mentre la principessa guardando la foto del padre ha subito esclamato “si vede che è contento”. Superato il fuori programma ha iniziato il suo intervento ricordando la venerazione che il re provava per la reliquia, tanto da raccogliere più di 11.000 stampe antiche riguardanti la Sindone. La prima parte della collezione purtroppo è andata perduta nel bombardamento a Montecassino dove era stata messa in salvo spostandola dal castello di Racconigi; tenacemente però il sovrano ha ripreso a collezionare durante l’esilio. La principessa ha poi raccontato un aneddoto sull’incontro con Giovanni Paolo II nel 1982: alla sua richiesta su cosa avesse detto il Papa alla notizia del lascito, il padre le ha risposto che non gliene aveva parlato per non essere ringraziato. Questo dice molto sul carattere del nostro ultimo re.

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Come riportato da Maria Gabriella nel libretto che accompagna l’esposizione la Sindone è l’oggetto più studiato ed analizzato da decenni. La maggior parte delle analisi (pollini, trama del tessuto, finanche il segno di monete romane sugli occhi) concorda con una datazione dell’epoca del Cristo, ad eccezione della prova del carbonio 14 che l’ha “ringiovanita” di diversi secoli.
Autentica o no le prime notizie certe e documentate del sacro lino risalgono alla metà del XIV secolo, più precisamente nella Francia del 1356. Nel 1453 Margherita di Charny la dona al duca Ludovico di Savoia. Il Beato Amedeo IX, duca di Savoia, fa costruire la Sainte Chapelle di Chambery e il culto della reliquia viene ufficialmente riconosciuto da Papa Giulio II. Il 4 dicembre 1532 la Sindone esce indenne da un primo incendio, riportando dei danni a causa della fusione parziale della cassa d’argento che la custodiva. Scampando a guerre e invasioni nel 1578 il sudario per volere di Emanuele Filiberto giunge nella nuova capitale del ducato, Torino. Ufficialmente la Sindone lascia Chambery per permettere al malato cardinale San Carlo Borromeo di venerarla in ringraziamento per la fine della peste. Nel 1694 viene trasferita nella nuova cappella, capolavoro barocco, progettata da Guarino Guarini che la ospita fino al 1997. Nella notte tra l’11 e il 12 aprile infatti un incendio divampò nel cantiere dei restauri e dopo una notte di fiamme degli interni rimase ben poco. Fortunatamente proprio a causa dei lavori la Sindone era stata spostata nell’abside del duomo (che confina con la cappella) e i vigili del fuoco coraggiosamente riuscirono a portarla in salvo. L’altare che solitamente l’ospitava è andato completamente distrutto a causa dei 1000 gradi raggiunti durante l’incendio. Ricordo ancora con angoscia quelle ore, avevo sei anni, quando mio madre mi portò vicino al duomo e terrorizzati insieme a tanti torinesi vedevamo la cupola bruciare. Dopo 18 anni la cappella dovrebbe essere prossima alla riapertura, alla fine dei lavori tornerà bella come nuova. In questi anni la reliquia è stata conservata in duomo nell’altare sotto il palco reale e grazie a questo il legame con casa Savoia continua.

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La storia che documenta il legame tra la dinastia e questa reliquia è lunghissima e molto dettagliata, l’ho riassunta brevemente altrimenti avrei scritto un libro, approfondiremo nei commenti. La mostra a Palazzo Reale si conclude insieme all’ostensione il 24 giugno.
Al termine della cerimonia ho potuto parlare un paio di minuti con Maria Gabriella che molto gentilmente, circondata dai nipotini, mi ha autografato un suo libro e che accettando i saluti di AR ha anche visionato volentieri il post dedicato a suo padre sul blog. Inoltre la principessa ci ha tenuto orgogliosamente a sottolineare come per cinque secoli Casa Savoia abbia saputo custodire e proteggere la Sindone . Sono molto contento di questa nuova esperienza sabauda che ho potuto fare grazie a Marina e che dire … non vedo l’ora della prossima!

Alessandro Sala

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Concludo riportando una parte del testamento di Umberto II:

A Sua Maestà Simeone di Bulgaria
A Sua Altezza Reale Maurizio d’Assia

In considerazione della secolare venerazione che la Chiesa Cattolica dedica alla Santa Sindone, conservata nella Reale Cappella del Duomo di Torino. Essendo confermato che la Gerarchia Cattolica riconosce alla Casa di Savoia, nella persona del suo Capo, i secolari diritti di proprietà della Santa Sindone. Ritenendo doveroso per il futuro garantire definitivamente l’affidamento alla Chiesa di una delle Reliquie più insigni della Passione di Nostro Signore,

DISPONGO

che dopo la mia morte la piena proprietà della Santa Sindone venga trasferita in donazione alla Santa Sede. Unitamente alla Santa Sindone dovrà essere donato quanto pertinente al culto della Medesima, conservato nella Reale Cappella del Duomo di Torino ed, eventualmente, risultante di mia proprietà. Prego pertanto Voi, quali miei esecutori testamentari, di voler effettuare tutti i passi necessari perché questa mia volontà sia portata a conoscenza del Sommo Pontefice, affinché Egli disponga dell’affidamento della Santa Sindone. Desidero che per la cessione della proprietà venga redatto un documento ufficiale con la Santa Sede e, in virtù delle presenti disposizioni, Voi diete delegati a procederne alla definizione ad alla firma.

Fatto in Ginevra il 27 marzo 1981

Sindone: Maria Gabriella di Savoia a Palazzo Reale di Torino

La principessa Maria Gabriella di Savoia insieme alla figlia Elisabeth, ai nipoti e alla principessa Margherita di Savoia-Aosta dopo la visita all’ostensione della Sindone (foto Ansa)

Copyright foto Alessandro Sala

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113 Commenti

  1. laura ha detto:

    I libri di scuola nella loro ingenua e stupefacente ignoranza sono meravigliosi. Un esempio il sussidiario di mio figlio inizi 2000 : cartina dell’Italia preistorica con indicati i popoli preromani, etruschi, liguri, piceni e pochi altri : la Sicilia risultava disabitata !
    Lo stesso manuale in un anno successivo presentava la solita filastrocca sui regni preunitari con i soliti Borboni tiranni e regno delle due Sicilia senza industria e senza marina.
    Ma potrei indicare meravigliose perle anche nei manuali per liceo opera di illustri studiosi. Il tanto osannato manuale di Argan, star incontrastata qualche decennio fa nel campo storia dell’Arte, aveva pagine meravigliose su Michelangelo o per esempio sul barocco ma conteneva qualche clamoroso errore nel campo dell’arte greca ed era molto povero per l’arte medievale. Ovviamente nessuno è onnisciente quindi è un po’ ingenuo pensare di scrivere da soli un manuale che si chiama Storia dell’Arte Italiana.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      il fatto è che i cosiddetti manuali sono delle grosse fonti di reddito, mi ricordo docenti universitari che ne sfornavano a raffica e per dire quello che ho sfogliato a casa della mia amica è di un noto prof. di storia medievale dell’università di Bologna. appunto prof. di storia medievale che si è cimentato con la storia contemporanea ma ne è uscito malino.
      Argan lo conosco bene, testo di liceo poi usato anche all’università (ho fatto un paio di esami di storia dell’arte e sbatto ancora la testa nel muro per non avere seguito la vocina che mi diceva di chiedere una tesi sul ritratto reale) ma come dici tu carente per certi aspetti, così io ufficialmente mi portavo dietro quello e poi sottobanco integravo con il Longhi. idem per il famigerato Camera-Fabietti di storia.

  2. Massimiliano Aceti ha detto:

    Gentilissima signora Marina, le sarei grato qualora potesse inviarmi la mail della fondazione curata da S.A.R. Maria Gabriella,(o farmi da tramite), in quanto sono in possesso di un importante cimelio di casa Savoia,che avrei il piacere di sottoporre all’attenzione della sopracitata S.A.R. Maria Gabriella. Restando in attesa di una sua nuova la saluto cordialmente.

    Massimiliano Aceti

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