A Firenze con il Duca: una giornata insieme ad Amedeo di Savoia Aosta

A Firenze con il Duca: una giornata insieme ad Amedeo di Savoia Aosta

Nonostante congiunzioni astrali totalmente avverse (che hanno dato il meglio di loro nel ritorno funestato da uno sciopero dei treni, con cancellazione di tutti, dico TUTTI i regionali) nel week end sono stata a Firenze dove, insieme ad Alex e Ale, al secolo Alessando Calabresi e Alessandro Sala, ho incontrato un personaggio di cui parliamo da tempo: il principe Amedeo di Savoia-Aosta.
Si proprio lui in persona. E ve lo dico subito senza tanti giri di parole: sa benissimo chi sono e legge il blog. Perché, nonostante ancora sia poco social (inutile cercarlo su Twitter perché non c’è e lo stesso dicasi per Facebook), lui la rete la esplora spesso e volentieri. Anzi diciamo pure che è sempre connesso.
Quindi tutto il discorso che avevo in programma sul valore dei blog come new media, su Obama che ha accreditato i blogger fin dalla sua prima campagna elettorale, sulle migliaia di visualizzazioni di pagina, sul fatto altezzareale.com è l’unico blog italiano sul tema royal, è rimasto lì. Nel senso non ce n’è stato bisogno: “Mi devo scusare con lei, non siamo mai riusciti a incontrarci, mettiamoci d’accordo e mi venga a trovare …”. Sinceramente mi ha fatto assai piacere perché a me lui di fondo è sempre stato molto simpatico e l’ho anche scritto nel primo post del blog e questa inarrivabilità mi aveva un po’ demoralizzata.

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Naturalmente eravamo tutti a Firenze per la presentazione di “Cifra Reale”, il libro scritto da Danila Satta insieme al duca, e la scelta del capoluogo toscano per l’anteprima nazionale non è stata affatto casuale. “Questa città è centrale nella mia vita – ha spiegato Amedeo di Savoia – i miei genitori si sono sposati in Duomo il 1° luglio 1939, io sono nato qui, sotto un bombardamento il 27 settembre 1943”. “Cifra Reale” non è solo un volume di ricordi visto che Danila Satta ha avuto accesso all’archivio personale dei Savoia-Aosta e ha potuto scorrere documenti, lettere e diari fra cui quello della contessa di Bellegarde, devotissima dama d’onore della principessa Irene, madre di Amedeo. I ricordi e le annotazioni della contessa, titolare appunto di una “cifra reale”, l’emblema delle dame di corte, sono stati fondamentali per ricostruire nel dettaglio i primi difficilissimi anni di vita del piccolo principe, nato in piena guerra e molto presto ostaggio dei tedeschi insieme alla madre, alla zia e alle cugine. Nella seconda parte del libro invece è lo stesso principe Amedeo a raccontare a Danila Satta particolari spesso inediti di una vita spesso fuori dell’ordinario e qualche volta anche particolarmente avventurosa.

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Ma a questo punto lascio la parola ad Alex e ad Ale che vi racconteranno la giornata fiorentina dal loro punto di vista. Ma ci tengo a dire una cosa i due sono giovinotti di altri tempi nel senso di compiti, educati, gentili, cortesi, impeccabili e soprattutto COLTISSIMI.
Senza tema di essere smentita posso dire che il duca è rimasto basito per le conoscenze dell’uno in materia sabauda e dell’altro in tema di gioielli. Insomma due perle rare e la giornata è stata davvero piacevolissima.

Avete presente quelle situazioni che a volte viviamo e che sappiamo essere uniche e difficilmente ripetibili? Quei momenti che sappiamo ricorderemo con piacere negli anni futuri?
Ecco, questa è l’emozione che ho potuto vivere sabato scorso e condividere con due persone fuori dal comune. Una è la nostra Marina Minelli, espertissima in storia reale, come sapete, e in molti altri argomenti, sempre indaffarata e mai soddisfatta della propria resa fotografica. L’altra è Alessandro Sala, ultra conoscitore di storia sabauda, juventino sfegatato e appassionatamente legato alla sua Torino.
Già la presenza di questi due alti rappresentanti amanti del mondo royal potrebbe essere sufficiente a rendere la giornata unica, ma se a questo aggiungete la presenza, con relativo scambio di battute, di due Altezze Reali, allora l’esperienza diventa davvero irripetibile.

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L’Altezza Reale di cui parliamo è, come immaginate, il Principe Amedeo di Savoia-Aosta, Duca di Savoia, insieme a Sua Altezza Reale la Duchessa Silvia. Di fronte a delle Altezze Reali credo sia inevitabile sentirsi, se non intimoriti, almeno poco naturali; ma questa sensazione è svanita immediatamente di fronte ai duchi di Savoia, fin da subito estremamente cortesi e spontanei sia con gli addetti presenti alla conferenza stampa, che durante gli scambi di domande rivolte personalmente, alle quali hanno risposto in maniera diretta e famigliare, arricchendo la conversazione di aneddoti e ricordi passati. Quando si pensa ad un principe ci si aspetta che questi incarni la signorilità del suo rango, la disponibilità all’ascolto per la quale è stato educato ed emani uno stile comportamentale basato su un profondo rispetto dell’altro e su una piena consapevolezza del proprio ruolo e della propria storia famigliare; ebbene sono contento di poter dire che ho avuto il piacere di poter riscontrare queste caratteristiche nel duca Amedeo, il quale ha, in questo breve e naturalmente superficiale incontro, lasciato in me un’impressione profonda, che mi permette di guardare al più importante rappresentante attuale di Casa Savoia con speranza e fiducia. Sebbene non ci sia stato modo di poter rivolgere domande alla duchessa Silvia perché gli incontri erano giustamente incentrati sul libro e sugli autori, ho potuto scorgere in lei gli stessi atteggiamenti appena descritti, uniti ad uno stile di estrema sobrietà e riservatezza.

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Particolarmente interessante, oltre alla conferenza stampa della mattina, è stato l’incontro con il pubblico del pomeriggio, dove il duca ed alcuni dei suoi amici di giovinezza presenti hanno ricordato alcuni momenti scanzonati vissuti insieme e dove sono stati sottolineati aspetti importanti relativi al ruolo della dinastia dall’Unità d’Italia al referendum e alcune problematiche non ancora oggi risolte, come la sepoltura degli ultimi sovrani in terra straniera.
Ho avuto non solo il privilegio di poter conoscere delle Altezze Reali, ma anche la scrittrice Danila Satta, molto cordiale e disponibile, con il marito Roberto Olla, giornalista Rai conosciuto per i suoi approfondimenti storici sempre accurati e puntuali. Ma ho anche potuto incontrare una spettatrice non ignota: la nostra cara Dora, sempre presente ed attiva sul blog, solare e simpatica dal vivo allo stesso modo di come lo è virtualmente.
Poteva andare meglio di così? Il mio è un no secco e ringrazio Marina per avermi dato la possibilità di condividere con lei questa magnifica giornata ed Ale per la compagnia e la condivisione.
Se a Firenze dovesse girare voce di tre fanatici che sono stati visti pranzare insieme e parlare ininterrottamente per due/tre ore di argomenti reali passando da una dinastia all’altra e da un personaggio all’altro e prospettando ipotesi su possibili futuri scenari politici, potete capire al volo chi siano quei tre maniaci.

Alessandro (Alex)

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Quando Marina mi ha scritto dicendomi che il 13 dicembre ci sarebbe stata a Firenze la presentazione di un libro di cui uno dei due autori era il duca Amedeo di Savoia non ero così sicuro di potere andare. Oltre a fattori di studio, per la mia facoltà la sessione invernale inizia a metà dicembre, l’ostacolo principale era la distanza, Torino e Firenze non sono proprio vicine. Però più ci pensavo e più mi veniva voglia di esserci, ormai la mia passione per Casa Savoia la conoscete tutti e in genere faccio chilometri solo per vedere un castello o una reggia legata alla dinastia. Potevo quindi rinunciare a incontrare il duca? Partito la mattina presto, proprio mentre il treno usciva dalla città e tra uno sbadiglio e l’altro mi domandavo come sarebbe andata la giornata ho assistito a uno spettacolo stupendo che ho preso come un segno premonitore, ho visto il sole sorgere da dietro la collina sulla quale sorge la Basilica di Superga. L’ansia è sparita di colpo e le aspettative non sono state deluse.
Alla stazione di Santa Maria Novella mentre aspettavo Marina ho conosciuto di persona Alex e poi insieme ci siamo avviati verso quello che è stato l’appuntamento più rilevante della giornata, la conferenza stampa per la presentazione del volume alla presenza dei due autori. Entrati nel salottino ci siamo presentati a Danila Satta che molto gentilmente ci ha accolto, ha ammesso di leggerci e mi ha fatto i complimenti per il mio commento sulle cifre reali e sul loro funzionamento, cosa che devo ammetterlo mi ha fatto molto piacere. Arrivato il duca si sono aperte le danze e si è cominciato a parlare del libro. Finito il tutto ci siamo fermati un attimo per fare due chiacchiere e ovviamente per le dediche degli autori. È stato direi molto interessante ma anche emozionante, Amedeo di Savoia si è dimostrato cordiale, di spirito, disponibile e interessato ai nostri quesiti e anche alle nostre critiche su come è gestito il suo sito. Direi così a pelle una vera Altezza Reale. Mi ha molto colpito quando ho visto l’entusiasmo nei suoi occhi mentre rivelava a Danila e a suo marito il frutto di una sua ricerca in rete, definendola lavoro da poliziotto-investigatore, sull’operato di suo padre in Marina.

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Dopo un pranzo a base di pizza Margherita e argomenti royal siamo corsi all’incontro in libreria dove a mo’ di stalker abbiamo nuovamente monopolizzato il duca per diversi minuti, in quanto Alex ed io ci siamo decisi a chiedergli la storia del diadema Aosta. Infine abbiamo partecipato alla presentazione pubblica del libro, nella quale però hanno ripetuto cose che noi sapevamo già ma dove abbiamo potuto incontrare la lettrice del blog Dora e anche vedere la figlia di Amedeo Mafalda coi suoi tre figli.
Naturalmente ho già iniziato a leggere il libro. È scritto in modo avvincente e le pagine scorrono con molto piacere piene di racconti di piccoli aneddoti e intimità che rendono benissimo il mondo e la vita di questo principe italiano. Col senno di poi sono felice di aver fatto questa bella esperienza, di aver conosciuto queste persone e mi chiedo come ho fatto anche solo a mettere in dubbio di andare. Quindi non mi resta che ringraziare Marina per la giornata speciale e indimenticabile!

Ale (Alessandro Sala)

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ps  il Duca legge accuratamente questo blog, tanto da avere trovato la mia foto in abiti ottocenteschi che mi ha detto di avere molto apprezzato. Pensare che non sapevo cosa mettere, la prossima volta vado in crinolina che con quella faccio sempre la mia (porca) figura.

ps2 si dovremo migliorare le foto, in realtà ce ne sono altre ma in quelle io sembro la fattucchiera della Spada nella Roccia, nonostante fossi andata dalla parrucchiera, quindi non le vedrete. Alex non sono iper preoccupata per la mia immagine, è che che proprio vengo male. 🙁


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232 Commenti

  1. Ale ha detto:

    @tody ricordo questa tua posizione, ne avevamo già parlato qui:
    http://www.altezzareale.com/2013/09/27/news/i-70-anni-del-duca-di-aosta-e-la-questione-dinastica/
    quando abbiamo discusso della questione dinastica. non voglio riavviare in questo post la discussione perché non è il post giusto e poi tanto sarebbe un muro contro muro. però ci tengo a precisare dei dettagli su ciò che hai scritto.

    prima cosa il matrimonio di v.e. non è morganatico perché altrimenti sarebbe stato reso noto. se un matrimonio è morganatico lo si decide prima delle nozze, non dopo e il matrimonio civile a las vegas dell’allora principe di napoli è avvenuto all’insaputa del re, quindi questa eventualità è da scartare. le leggi e le tradizioni ricordate da Umberto al figlio nelle lettere stabiliscono che:
    art. I: “Non sarà lecito a Principi contrarre matrimonio, senza prima ottenere il permesso Nostro o dei reali nostri successori, e mancando alcuni di essi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che da Noi o da reali successori si stimeranno adatti al caso”.
    art. II: “Se nell’inadempimento di questa obbligazione si aggiungesse la qualità di matrimonio contratto con persona di condizione e stato inferiore, tanto i contraenti, che i discendenti da tale matrimonio, si intenderanno senz’altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi, come pure da ogni onorificenza e prerogativa della Famiglia”.
    art. III: “Quanto però il riflesso di qualche singolare circostanza determinasse Noi, od i reali nostri successori a lasciare che si contragga matrimonio disuguale, riserviamo in tale caso alla sovrana autorità di prescrivere per gli effetti di esso le condizioni, e cautele, che dovranno osservarsi”.
    la decadenza di v.e. è automatica, non serve alcun atto, nessuna registrazione di un eventuale documento.
    detto questo ogni monarchia in passato come oggi aveva le sue regole, quindi non si può fare il paragone con l’olanda. il regno unito per esempio ha bisogno del regio assenso ma il parlamento non si intromette. ogni caso è differente.

    punto successivo. capitolo conti. è vero che il fatto di concedere un titolo al decaduto è un segno dell’affetto del sovrano, e infatti io credo che Umberto II volesse bene a figlio e nipote nonostante le tante delusioni. ma non è vero che veniva dato il titolo di conte. ogni situazione va guardata singolarmente. i Mirafiori hanno avuto un titolo inventato ad hoc, ed erano frutto di un adulterio e di un successivo matrimonio morganatico. non si chiamavano neanche savoia ma per loro il re scelse il cognome guerrieri. non hanno mai fatto parte della dinastia, erano solo dei figli illegittimi. v.e. II voleva dargli il titolo di conte di Pollenzo, ma proprio il principe eugenio di savoia Carignano che citi tu glielo ha sconsigliato in quanto era un titolo dinastico (lo prese poi v.e. III al tempo dell’esilio).
    la situazione del principe eugenio di savoia Carignano è molto complessa. io ho letto la sua biografia e le prime decine di pagine trattano la questione. il titolo di conte di Villafranca veniva dato ai cadetti del ramo Carignano. per questioni legate a compensazioni e eredità mai regolate l’esclusione del nonno e del padre di questo principe è sempre stata un problema che i re di sardegna hanno tardato a risolvere, in pratica il matrimonio era morganatico ma sarebbe dovuta arrivare una quota di denaro che non arrivò mai. carlo alberto ha sempre caldeggiato il ripristino della posizione del principe da parte di re carlo felice ma questi si è sempre rifiutato. divenuto re nel 1834 carlo alberto ha restituito al cugino il suo rango. intanto va sottolineato che all’epoca era un sovrano assoluto, quindi al di sopra della legge. e poi c’era una questione molto urgente, bisognava garantire la dinastia. quando carlo alberto è salito al trono c’era solo più lui di maschio savoia, aveva due figli piccoli che sarebbero potuti morire prima di accedere al trono, quindi andava evitata la possibile estinzione del casato. questo è stato il motivo principale del reintegro nella linea di successione del principe eugenio. tra l’altro oltre a essere il terzo conte di Villafranca divenne anche principe di Carignano, titolo che poi non trasmise alla prole illegittima, poi grazie a Umberto I trattata come frutto di un matrimonio morganatico. per quanto riguarda la questione soissons era un titolo comitale ereditato dai Carignano e dato ai cadetti. quindi alla prole morganatica del principe eugenio furono dati due titoli comitali che spettavano per eredità al padre ma non fu concesso di mantenere quello di principe di Carignano, molto più dinastico come titolo.
    poi ci sono matrimoni che vennero accettati dai sovrani (che potevano farlo secondo le regie patenti di v.a. III) anche se diseguali. l’ultimo è stato quello di autorizzato da v.e. III del terzo duca di genova con maria luisa alliaga gandolfi di Ricaldone.
    tornando al titolo di conte ci sono molti principi reali o del sangue che hanno portato il titolo di conte ed erano nel pieno dei loro diritti dinastici. mi vengono in mente i più recenti v.e. di savoia aosta conte di torino (1870-1946), il figlio morto bambino di v.e. I carlo emanuele conte di vercelli (1796-1799), Umberto di savoia aosta conte di salemi (1889-1918), e l’ultimo figlio di v.a. III Giuseppe conte di moriana, questo solo andando indietro negli ultimi 250 anni.

    la camera dei conti, nata nel 1351, corte dei conti poi dal 1859 si occupava esclusivamente di controllare la contabilità dello stato nulla di più, non poteva bloccare nessun atto del sovrano ma solo esprimere pareri relativi alla contabilità.
    per il senato il discorso è più complesso perché va diviso in due fasi. prima dello statuto esisteva un equivalente dei parlamenti francesi e veniva chiamato senato. la sua sede era nel palazzo omonimo a torino:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_del_Senato_Sabaudo
    la sua funzione non era legislativa ma era il più altro grado di giudizio della magistratura. con l’emanazione dello statuto albertino nel 1848 nacque la camera alta del parlamento nominata dal re che prese il nome di senato del regno e la sua sede era palazzo madama. il senato non era il notaio della corona, ruolo ricoperto più volte dai vari ministri, ma come recita l’art. 38 dello statuto “Gli atti, coi quali si accertano legalmente le nascite, i matrimoni e le morti dei Membri della Famiglia Reale, sono presentati al Senato, che ne ordina il deposito ne’ suoi archivi”.

    capitolo aosta re di spagna. non ho letto il libro di speroni, quindi non so cosa riporti esattamente, ma non è andata proprio come hai detto tu. al momento dell’accettazione della corona di spagna venne siglato un patto di famiglia datato firenze 24 dic. 1870. io ho due pdf che riportano il testo di tale patto e un commento della rivista araldica del 1962. il documento è redatto da emilio visconti venosta ministro degli esteri in qualità di notaio della corona (è specificato nel testo del patto) e dice che il duca d’aosta alla presenza del re, dei principi Umberto, eugenio e di altri testimoni dichiara:
    “Dichiara cioè Sua Altezza Reale il Principe Amedeo
    Duca d’Aosta per sè e per i suoi discendenti, che nel caso,
    che Dio non voglia, dell’estinzione della linea maschile di
    Sua Altezza Reale il Principe Umberto, pospone la sua
    linea alle collaterali maschili di qualunque ordine che, in
    difetto della propria, per ordine di successione in linea
    magnatizia sono e possono e sere chiamate alla Corona
    del Regno d’Italia.
    Dichiara inoltre Sua Altezza Reale il Principe Amedeo
    che anche in caso di estinzione di tutte le linee sovramentovate,
    e da Lui preposte alla propria, non potranno mai
    occupare il trono d’Italia nè il Re di Spagna nè il suo successore
    immediato al trono, e che la successione alla Corona
    d’Italia passerà allora al secondo figlio del Re di
    Spagna regnante, e che in difetto di un secondogenito, a
    quello fra i Principi della Famiglia Reale di Spagna che,
    secondo le regole di successione della Reale Famiglia di
    Savoja, si troverà ad essere il più vicino al trono, dopo la
    linea diretta dell’erede della Corona di Spagna.”
    poi c’è una clausola segreta:
    “Le rinuncie e dichiarazioni contenute nel Patto di famiglia
    firmato oggi 24 dicembre 1870, siccome fatte in occasione
    e contemplazione dell’accettazione della Corona
    di Spagna si intendono nulle e di nessun effetto, nel caso
    in cui Sua Altezza Reale il Principe Amedeo Duca d’Aosta,
    ed i suoi figliuoli, cessassero di regnare in Ispagna, ed in tal caso Sua Altezza Reale il Principe Amedeo ed i suoi
    discendenti ritorneranno nel godimento dei loro attuali
    diritti.
    Qualora però all’epoca in cui il Principe Amedeo ed i
    suoi figliuoli ritornassero in Italia, fosse già riconosciuto
    come erede presuntivo del trono un Principe appartenente
    a linea diversa da quella attualmente regnante, Sua Altezza
    Reale il Principe Amedeo ed i suoi discendenti non ripiglieranno
    i loro diritti di successione se non dopo le linee
    del Principe dichiarato erede presuntivo.”

    da ultimo il senato della repubblica non centra proprio niente. Umberto II non ha escluso il figlio, è stata una conseguenza automatica. in più come riporta la sentenza del 1948 della repubblica italiana Umberto II dal 1946 si poteva ancora chiamare re d’italia e avere il trattamento di maestà (addirittura questa prerogativa è riconosciuta anche per i successori), conservava intatte le sue prerogative di sovrano regnante e capo della casa e a tutti gli effetti poteva compiere atti inerenti il suo titolo. in particolare sono stati riconosciuti a lui e ai suoi successori la continuazione delle leggi dinastiche, la possibilità di concedere titoli nobiliari e le onorificenze degli ordini prettamente dinastici. dopo questa sentenza infatti Umberto II abbandonò il titolo di cortesia di conte di sarre che aveva scelto (lo stesso di carlo alberto) per il suo esilio e riprese quello di re d’italia.

    ho voluto fare queste precisazioni, riportando anche parti di vari testi, perché come si dice il diavolo sta nei dettagli. chiedo scusa in anticipo per la lunghezza e per i noiosi tecnicismi.

  2. tody ha detto:

    Il visto della Corte dei Conti serviva ad autorizzare le spese per i principi che venivano prese dalle casse dello stato, ho citato il senato della repubblica in quanto erede di quello del regno che effettuava delle mansioni verso la casa reale, queste mansioni sono venute meno per ovvie ragioni con l’instaurazione del regime repubblicano, le regie patenti o i decreti di vittorio emanuele hanno valore in regime di monarchia in ambito repubblicano nessuno. Non esistono monarchie davvero assolute pure nell’ancien regime l’ambito operativo del Re era circoscritto dalle leggi fondamentali del regno, ve ne sono numerosi esempi nella storia, vedi il tentativo non riuscito di Luigi XIV di legittimare i propri discendenti morganatici respinto dal parlamento di Parigi competente in materia. Io esprimo un punto di vista suffragato dal comportamento storico della dinastia in tre casi accertati di matrimoni diseguali non accettati dal sovrano regnante nessuno è stato privato del proprio rango Eugenio di Savoia Carignano ne è un esempio.
    Dico solo che quel regime, monarchico è morto, la costituzione bandiva gli eredi maschi i quandi eredi presuntivi della Corona, presumere in base allo statuto albertino che pone la legge salica come strumento per individuare il successore non si significa riconoscere diritti ma estromettere per ragioni politiche. La definizione matrimonio morganatico era data in italia dai giuristi non dal sovrano per inquadrare gli effetti di quel matrimonio.

  3. tody ha detto:

    p.s non voglio fare muro contro nessuno ho solo un’opinione diversa sull’inquadramento degli stessi fatti. Per il Senato forse mi sono confusosul ruolo notarile ma so che fungeva sicuramente da registro di stato civile ho letto la pagina del senato della repubblica che riportava gli atti tra l’altro su un sito favorevole al duca d’aosta.

  4. Ale ha detto:

    @tody rispetto molto la tua opinione pur non condividendola, ma il fatto è che la reputo molto improbabile. il senato come riporta lo statuto e come sicuramente avrai letto aveva per dirla come la diremmo oggi il ruolo di anagrafe della famiglia reale.

    sulla questione Villafranca mi hai messo la pulce nell’orecchio e ieri sera mi sono riletto le prime pagine del libro su eugenio di savoia-carignano. riassumere la questione è complicatissimo, ma ci provo.
    praticamente tutto ha origine da luigi eugenio Ilarione di savoia-carignano conte di Villafranca, cadetto del ramo cadetto della dinastia. nel 1778 muoiono i genitori principi di Carignano. nel 1779 i due figli maschi firmano un contratto, il primogenito nuovo principe di Carignano vittorio carlo amedeo prende tutte le proprietà di famiglia, il fratello conte di Villafranca in cambio della rinuncia ottiene una rendita annua di 40.000 franchi. e decide di partire per la francia. a parigi incontra e si innamora di una nobile francese, Elisabetta anna de boisgarin. la vuole sposare ma re v.a. III nega il consenso. ma questo secondogenito molto burrascoso va avanti per la sua strada e fa credere a tutti in francia di essere stato autorizzato e segretamente in fretta sposa la giovane Elisabetta. la sorella del conte di Villafranca è la famosa principessa di lamballe, questa avverte l’altro fratello il principe di Carignano che a sua volta ne dà notizia al re di sardegna. vittorio amedeo III si arrabbia tantissimo perché si sente preso in giro da quel cugino cadetto. così gli giura vendetta. da buon cattolico però il re non vuole far invalidare le nozze davanti a dio ma solo non riconoscerle civilmente. il diritto francese però non prevede il matrimonio religioso senza diritti civili e quindi si fanno molte pressioni a luigi XVI per risolvere la questione. in breve il parlamento (essendo un tribunale) di parigi invalida le nozze e consegna il conte di Villafranca al re di sardegna che lo confina proprio a Villafranca. nel frattempo per giocare un tiro mancino al conte disubbidiente v.a. III nel 1780 emana le famose regie patenti sui matrimoni della famiglia reale. in questo modo il cadetto Carignano sembra fregato. tuttavia al re fanno notare che se il principe si risposasse con una principessa il sovrano difficilmente potrebbe negargli il consenso, in più i Carignano rischiano l’estinzione e quindi il loro immenso patrimonio finirebbe nelle mani di un savoia escluso dalla dinastia naturalizzato francese, il tutto a vantaggio della francia. per risolvere l’impasse e invogliare il conte di Villafranca a risposare la sua bella viene emesso un reale biglietto ad personam in cui il re riconosce come valido per il conte anche un matrimonio diseguale, mantenendogli la sua posizione dinastica. in più per invogliare la cosa la principessa di Carignano si fa carico del dovario della sposa. tutto va come deve andare. nel 1785 alla morte del primo conte di Villafranca però il figlio non viene riconosciuto da torino come un membro della famiglia reale e la rendita dei Carignano per la rinuncia viene interrotta. succede di tutto e di più, cause su cause, vengono tirati in ballo ministri e sovrani e nel 1788 si giunge a un punto di partenza patrimoniale: o viene continuata la rendita da parte dei Carignano o salta la rinuncia del 1779. i Carignano aiutati da luigi XVI decidono di continuare a pagare ma solo in parte. a causa dello scoppio della rivoluzione salta tutto, come per tutte le famiglie nobili inizia un periodo difficilissimo e Giuseppe secondo conte di Villafranca finisce a fare prima il soldato per napoleone e poi giura fedeltà a luigi XVIII. nel 1810 giuseppe sposa la figlia di un pari di francia e hanno tre figli: Maria Gabriella (1811-1837), sposa Camillo Massimo principe di Arsoli; Maria Vittoria Filiberta (1814-1874), sposa Leopoldo di Borbone-Due Sicilie conte di Siracusa; Eugenio Emanuele terzo conte di Villafranca (1816-1888). con la restaurazione e dopo il congresso di vienna la vecchia Elisabetta anna riprende le varie cause prerivoluzionarie e tenta in tutti i modi di far riconoscere al figlio e ai nipotini il rango di principi del sangue di casa savoia. con vittorio emanuele I le cose si mettono abbastanza bene, vengono risolti i problemi economici coi Carignano e nel 1819 il re riconosce a Giuseppe e ai suoi discendenti, ma non alla madre alla moglie, gli onori spettanti a un membro di casa savoia. nel 1821 il nuovo re carlo felice annuncia che si farà carico della dote delle figlie di Giuseppe e assegna ai Villafranca come residenza il castello di Chambery. nel 1824 a dieci anni il piccolo eugenio emanuele giunge a torino per essere educato e viene affidato alla custodia di carlo alberto all’epoca ancora principe di Carignano. il piccolo prima frequenta il collegio dei nobili e poi l’accademia navale a genova. nel 1825 muore intanto Giuseppe di Villafranca. divenuto re carlo alberto, appena eugenio emanuele terzo conte di Villafranca finisce la propria istruzione, nel 1834 nomina il cugino principe del sangue col rango S.A.S. riconoscendo anche la posizione delle sorelle. tutto questo basandosi sul regio biglietto di v.a. III del 1780 per il primo conte di Villafranca. la nonna Elisabetta anna vinta la battaglia di una vita si spegne subito dopo aver raggiunto l’obiettivo. il principe eugenio viene poi nominato anche principe di Carignano, sarà l’ultimo a portare questo titolo, e dopo aver fatto da reggente diventerà anche altezza reale, come prevede la prassi. a questo principe, fidato consigliere e amico di carlo alberto v.e. II e Umberto I si deve nascita della moderna flotta sarda e della marina militare italiana e diede un importante contributo al risorgimento. rifiutò più volte di sposare le principesse che gli venivano proposte, per un pelo per matrimonio non divenne imperatore del brasile (poi per un cavillo saltò tutto). decise di sposare in segreto una borghese piemontese e poco prima di morire nel 1888 Umberto I riconobbe il suo matrimonio come morganatico e ai suoi figli concesse di portare il titolo di conte di Villafranca-soissons. il titolo di principe di Carignano invece tornò alla corona. questo ramo morganatico esiste ancora oggi e credo viva dagli anni ’30 in trentino.
    quella dei Villafranca è un’epopea molto lunga e complessa, piena di cavilli e di cause, spero di averla riassunta bene 😉

    • Ale ha detto:

      mi sono dimenticato di aggiungere che come fonte la biografia di eugenio di savoia-carignano essendo un libro molto tecnico e anche di non semplice lettura usa carteggi, lettere e documenti d’archivio. per la ricostruzione (che ho riassunto sopra) delle vicende legate ai primi tre conti di Villafranca le note a piè di pagina (utilissime) indicano sempre che la fonte è l’archivio di stato di torino, miscellanea quirinale, sezione famiglia reale e a seconda della citazione riporta anche il numero della busta o del faldone da cui proviene il documento.

      • tody ha detto:

        Dovrebbero vivere a Bolzano, ma alcuni vivono a La Spezia, Sarzana o quanto meno li sino nati o si sono sposati da sito Libro d’oro nobiltà mediterranea dove la loro geneaogia è aggiornata fino ai primi anni duemila.

        • elena poli ha detto:

          Che emozione vedere il nome della mia città -Sarzana-comparire nel blog!
          Sarzana è deliziosa,una piccola città nobiliare,io però vivo a Roma,ciao !

  5. tody ha detto:

    Assolutamente no, se devo essere oltranzista lo sono per i Lorena gia granduchi della mia Toscana (sono di Pisa) no io tifo per il ramo Aosta nel caso sabaudo ma avendo studiato legge mi vedo più vicino ad una soluzione intermedia che ad una dove una delle due parti è totalmente vincente, vista anche la casistica che ho citato precedentemente. Chateubriand sosteneva alla restaurazione che fosse la figlia di Maria Antonietta, Madame Royale a cingere la corona per motivi squisitamente politici, e perchè a corte ritenuta superiore agli zii e parenti maschi invisi oltretutto alla popolazione. Gli risposero che l’erede doveva per legge essere maschio, contrappose che Enrico IV era ugonotto e le leggi del regno prevedevano che il principe successibile fosse cattolico alla nascita, quindi non successibile, ma vinse la guerra giunse ad un compromesso e fu RE. Molti non lo accettarono e anni dopo finì vittima di una congiura. Come vedi la storia è piena di questi casi, la monarchia è un’istituzione che appartiene a chi la crea, il popolo italiano, non a chi la incarna, famiglia reale designata, altrimenti gli strumenti che ho citato nei post precedenti non avrebbero necessità di sussistere.

  6. tody ha detto:

    P.s. sarei curioso di sapere se anche tu Dora sei toscana, credo d’aver capito che sei fiorentina ma non vorrei sbagliarmi vado ad istinto!:);

  7. annarita ha detto:

    Amici, finalmente mi è arrivato il libro di Amedeo d’Aosta, non vedo l’ora di leggerlo.@Tody, tu sei di Pisa ed io di Lucca,siamo vicini di città.

  8. Dora ha detto:

    cmq io mi soffermerei anche sul fatto che umberto conferì il collare dell’aordine dell’annunziata ad aimone (ancora minorenne) e non a emanuele filiberto…

  9. laura ha detto:

    Gia’ il collare della SS Annunziata e’ un bel segno : Umberto II mori nel 1983 e EF nato nel 1971 era ancora un ragazzino mentre Aimone nato nel 1967 era gia’ piu’ grandicello. Io non so quando a che eta’ vengono tradizionalmente assegnati gli ordini : in Svezia , come abbiamo visto, sono stati assegnati alle nipotine del re al battesimo ma non conosco altri casi di tale precocita’. in questo campo naturalmente ci vuole il nostro @Ale super esperto di Savoia per iluminarci sulla tempistica e farci capire se la mancata assegnazione a EF fu dovuta ad un fatto solo cronologico (cioo’ il re mori’ prima che EF potesse raggiungere l’eta’ adatta) o se fu proprio una voluta esclusione. Potrebbe essere una indicazione vedere come Umberto si comporto’ con gli altri nipoti. Hanno ricevuto il collare ? e a che eta’ ?
    MI pare che i paesi nordici siano piuttosto generosi in quanto ad ordini : infatti la regina Margrethe ha conferito il collare dell’ordine dell’elefante alle due (anzi 3 nuore) e anche sorelle e cognati sono insigniti ma lo furono forse gia’ dal padre di Margrethe. La regine Elisabetta e’ invece notoriamente di braccino corto per queste cose : si ricorda sempre che non assegno’ alcun ordine a Diana e nemmeno a Sarah e solo dopo 10 anni di “servizio” ha dato un ordine minore alla contessa di Wessex.

  10. laura ha detto:

    Ho trovato questo elenco e non c’e’ nessun nipote di Umberto II sempre che i dati siano attendibili ma questo lo puo’ sapere solo Umberto (e @Ale)
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_supremo_della_Santissima_Annunziata

  11. Ale ha detto:

    la questione santissima annunziata è complessa, cercherò di spiegarmi senza essere prolisso 😉 (sono stato invocato e non mi tiro indietro 😀 )

    sottolineo (ma lo riporta anche wiki) che dai manuali di araldica l’ordine supremo della santissima annunziata fa parte di quelli che potremmo definire “i magnifici tre”, insieme alla giarrettiera e al toson d’oro.

    veniamo alla questione in particolare.
    l’annunziata prevedeva e continua a prevedere un massimo di 20 cavalieri (secoli fa erano 15), a cui vanno esclusi il sovrano, i principi della famiglia reale, i sacerdoti e gli stranieri. essendo l’ordine dinastico più importante da sempre comporta per statuto molti privilegi. un cavaliere viene considerato cugino del sovrano, è sempre presente nelle cerimonie avendo la precedenza su qualsiasi altra carica e ricevere questo alto onore voleva dire diventare un intimo del sovrano.
    per tradizione viene concesso ai soli cittadini italiani, agli stranieri solo se sono capi di stato o membri di case sovrane. quando era in vita Umberto II erano molti i principi che nelle occasioni ufficiali portavano quest’ordine, oggi sono in pochi ad indossarlo nonostante ci siano ancora nelle famiglie reali tanti cavalieri. questo credo per via della disputa dinastica, a conferma di come sia dannosa per la dianstia.
    per prassi tutti i principi della casa reale vengono insigniti di tale ordine, siccome è una cosa seria però non dalla nascita. al compimento del diciottesimo anno venivano insigniti dell’annunziata, della gran croce dell’odine mauriziano e di quella della corona d’italia. le altre onorificenze del regno anche i principi dovevano, non dico sudarsele ma guadagnarsele sul campo. in casi eccezionali quando il sovrano vedeva che un principe era molto precoce e degno veniva insignito a 15 anni. questo è quanto Umberto fece con il principe aimone, nato nel 1967 ricevette gli ordini nel 1982. caso molto raro ma non unico, di notevolissima importanza e molto simbolico.
    il sovrano invece lasciò nel testamento al nipotino il suo piccolo collare. il piccolo collare come sapete rimaneva agli eredi dei cavalieri (al contrario del grande che andava restituito) come ricordo. questo lascito non è certo una nomina ma un gesto di affetto.
    a parer mio Umberto II ha fatto un sacco di gesti che se capiti parlano molto forte e dicono molto del suo pensiero, ma questo è un’altra storia, se poi vi interessa si potrebbe anche approfondire. rimanendo ai fatti purtroppo Umberto morì prima che suo nipote e.f. avesse 18 anni, quindi nessuno può dire cosa sarebbe successo. di sicuro dal suo operato si sarebbe capito molto.
    questi quindi i fatti, ora quello che scrivo sono supposizioni mie personali.
    personalmente credo che il re non avrebbe insignito il nipotino dell’annunziata, per il semplice fatto che era fuori dalla dinastia. per lo stesso motivo per cui non gli ha dato alcun titolo di cortesia o al massimo, ma è da provare, gli avrebbe concesso il titolo di principe di venezia e non quello di principe di Piemonte che gli sarebbe spettato di diritto se il sovrano avesse riconosciuto come dinastico il matrimonio dei genitori. questo perché personalmente sono convinto che Umberto considerasse il figlio decaduto e amedeo come suo erede. l’investitura di aimone a 15 anni poi è un gesto fortissimo e indica una direzione precisa. in più io trovo che il lascito del piccolo collare a e.f. sia un chiaro segnale che non avrebbe ricevuto l’ordine, è un lascito in segno di ricordo quindi …

    @laura non c’è nessun nipote perché oltre a e.f. che era troppo piccolo, gli altri maschi non erano savoia quindi non spettava loro di diritto, e non essendo capi (o eredi) di case reali, come lo erano Simeone II o maurizio d’assia (nipoti di Umberto, ma come zio) non era facile che gli venisse concesso. essere insigniti di tale ordine era un onore ma andava guadagnato e quindi non veniva dato in automatico o a casaccio. sinceramente condivido questa decisione, io credo che una onorificenza vada guadagnata e non portata solo perché tuo nonno è il gran maestro. ne va anche della dignità dell’ordine cavalleresco. Elisabetta II in questo fa benissimo.

    • Ale ha detto:

      mi correggo, l’investitura a 18 anni è per le ultime generazioni, la regola è quando si diventa maggiorenni. per la generazione dell’ultimo sovrano l’età corrispondeva a 21 anni, tra i giovani principi di quegli anni solo Umberto ricevette gli ordini a 18 anni, gli aosta e i genova a 21.

      • elettra/cristina palliola ha detto:

        @Ale …il tuo ragionamento non fa una grinza! certamente se Umberto fosse vissuto una decina d’anni in più , tutto sarebbe stato più chiaro….ma per chi sa leggere tra le righe, lo è già abbastanza

  12. laura ha detto:

    @ Ale grazie mille per questa dotta illustrazione degli ordini Savoia. Quindi le circostanze inducono a credere che anche nell’assegnazione o nella non assegnazione dell’ordine della SS Annunziata Umberto abbia voluto indirizzare la Casa Savoia in una direzione ben precisa (cioe’ Aosta).
    A proposito di assegnazioni precoci di ordini ho iniziato a leggere Romanov Sisters e viene riportato che Nicola II assegna l’ordine di S.Caterina alla prima figlia , Olga, in occasione del battesimo proprio come e’ avvenuto in Svezia e, da quanto ho letto, era questa la prassi per le granduchesse (si tratta di un ordine assegnato alle donne) fin dalla istituzione dell’ordine agli inizi del Settecento.

  13. Chloe ha detto:

    Complice la febbre a 39 sto per finire la lettura di Cifra Reale, nel frattempo sul sito ufficiale di Amedeo è apparsa un’intervista che si lega alla presentazione del volume ad Arezzo di venerdì scorso:
    http://www.crocerealedisavoia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=454&Itemid=67

    @ale – Interessantissima la tua ricostruzione della storia dei Villafranca che non conoscevo affatto, molto complessa e articolata, complimenti per essere stato chiarissimo in tutti i passaggi.
    Quanto all’ordine della Ss. Annunziata, concordo con voi sul fatto che il precoce conferimento dell’onorificenza ad Aimone a 15 anni costituisca uno dei segnali indicativi da parte di re Umberto. Mi piacerebbe sapere se poi Vittorio Emanuele abbia aspettato i 18 anni del figlio e.f. per l’assegnazione.

  14. Ale ha detto:

    è esattamente come dice @elettra, se uno legge tra le righe ci sono un sacco di segnali lasciati da re Umberto. magari non si vedono o si scoprono per caso. l’ultimo che mi è capitato di scovare è la posizione della sua tomba dentro Altacomba, non ci avevo mai fatto caso. è stato il re in persona a indicare il punto esatto, in faccia alla tomba di carlo felice, l’ultimo savoia in linea diretta, dopo di lui si è passati al ramo cadetto. secondo voi è un caso che Umberto abbia scelto come sua tomba temporanea (in attesa del pantheon) l’antica abbazia di famiglia, e proprio davanti a carlo felice. io credo proprio di no. magari mi sbaglio ma a me sa molto di ultimo della sua linea. Umberto conosceva benissimo la storia della sua famiglia e sicuramente questa è stata una scelta ponderata, avrebbe potuto scegliere un altro punto della chiesa… perché proprio davanti a carlo felice????
    di gesti tipo questo ce ne sono molti, e più si approfondisce più diventano evidenti. basta solo saper guardare.

    @chloe mi dispiace per la tua febbre, spero che tu oggi stia meglio!
    mi ero perso questa intervista!! è un po’ che non passo dal sito del duca, interessante.
    per quanto riguarda la concessione (illegittima) dell’annunziata a e.f. da parte di suo padre non so quando sia avvenuta, probabilmente ai 18 anni.

    • Chloe ha detto:

      Se questa tua ipotesi corrispondesse al vero, la scelta di re Umberto coinciderebbe sì con una posizione simbolica. Mi ero posta la domanda su EF perché non mi pare di aver mai letto la data in cui è avvenuta la concessione da parte del padre, e mi chiedevo se fosse ai 18 anni o anticipata ai 15 anni equiparandola all’età in cui lo ricevette Aimone.
      Sì sì, per la febbre fortunatamente oggi va già meglio!

  15. Ale ha detto:

    tempo fa, quando abbiamo iniziato a parlare del libro, avevo cercato, purtroppo con scarso successo, sul web una foto di una cifra reale per dare un’idea di com’erano fatte. cinque minuti fa per caso ho trovato una foto della cifra di maria josè come principessa di Piemonte. c’è solo la m perché dopo le nozze mussolini le impose l’italianizzazione del nome e lei al posto di maria giuseppina scelse solo maria. ovviamente il gioiello è una creazione di Musy.

    http://it.pinterest.com/pin/403916660304938839/

    @chloe io non sono ancora andato a Altacomba, prima o poi riuscirò ad andarci, ma su più libri ho letto che la tomba di re Umberto è di fronte a quella di re carlo felice. ho fatto il collegamento solo leggendo la biografia di carlo felice che al momento del funerale viene descritto come l’ultimo savoia in linea diretta, di come lui si sentisse l’ultimo della sua stirpe, l’ultimo vero re assoluto. il libro per indicarne la posizione dice che è in faccia alla tomba di re Umberto. leggendo quelle righe si è accesa una lampadina nel mio cervello 😀 e alla domanda sul motivo per il quale Umberto II avesse scelto proprio quel punto per il suo sepolcro mi sono finalmente dato una risposta.

  16. Chloe ha detto:

    @ale – Esatto, con quella che ho chiamato “tua ipotesi” mi riferivo proprio all’illuminazione 😉 che ti è venuta per dare una spiegazione alla scelta di quella collocazione da parte di Umberto, le cui decisioni anch’io non credo proprio fossero dettate dal caso.
    Un’immagine di cifra reale grande e completa anche di nastro è proprio una rarità sul web, in rete ce n’è qualcun’altra ma solo della spilla con il monogramma reale in diamanti sormontato dalla corona, senza però il nastro di colore azzurro su cui era appuntata, come quella con il monogramma della regina Elena:

    https://www.pinterest.com/pin/177821885262788751

    e poi sempre su pinterest c’è un’immagine, un po’ più grande rispetto a quella presente nel pdf della mostra alla Venaria sui gioielli di casa Savoia, della cifra reale indossata dalle dame di corte (in alto) e dai gentiluomini di corte (in basso a sinistra) della duchessa di Pistoia:

    https://www.pinterest.com/pin/184295809721730892/

    E’ un peccato che altre immagini come quelle presenti sui libri di cui avevamo parlato con descrizioni e disegni delle diverse cifre reali non si trovino anche in rete.

    • Ale ha detto:

      brava @chloe che hai trovato altre immagini!!! queste cifre reali sono oggetti molto belli 🙂 quella della regina elena forse è quella, tra le cifre che per il momento ho visto, che mi piace di più. sarebbe bello trovare un’immagine di quella di elena d’aosta per confrontare le due “e” e vedere quali soluzioni sono state adottate. il secondo link è proprio preso dal libro di cui avevo parlato. si vede la cifra reale delle dame della duchessa lidia con il nastro blu savoia, subito sotto quella da gentiluomo di corte della duchessa da portare sul bavero destro della giacca o dell’uniforme. mentre nella custodia c’è la cifra da gentiluomo di corte della casa civile di re vittorio emanuele III, i membri della casa militare non mi sembra che portassero la cifra reale. da notare la differenza delle due corone, quella reale e qualla da principe\principessa reale. in più la notevole differenza di dimensioni, e in quelle da uomo il monogramma inserito in un ovale di smalto blu circondato di diamanti. oggetti molto belli e anche preziosi.

      questa è la corona del re d’Italia:
      http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:SVG_coats_of_arms_of_Italy#mediaviewer/File:Heraldic_Royal_Crown_of_Italy.svg

      quella di principe reale (cioè quelli col trattamento di altezza reale):
      http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:SVG_coats_of_arms_of_Italy#mediaviewer/File:Italian_Crown_of_Heir_apparent.svg

  17. Ale ha detto:

    @dora in effetti ho dimenticato di scrivere che le didascalie di Wikipedia sarebbero quasi tutte da correggere 🙂 è sorprendente quanto su certi argomenti sia approssimativa.
    le corone come gli stemmi, i trattamenti ecc. sono regolate dal regio decreto del 1 gennaio 1890. purtroppo non trovo più il testo in rete da linkare ma fortunatamente lo avevo salvato.
    copio e incollo gli articoli dal 43 al 51 che sono quelli riguardanti le corone da utilizzare negli stemmi e quindi anche nelle cifre reali.

    Art. 43
    Le Corone della Reale famiglia hanno tutte la stessa base d’un cerchio d’oro coi margini cordonati, fregiato con otto grossi zaffiri (cinque visibili) attorniati ciascuno da dodici gemme cioè: quattro diamanti alternati con altrettanti rubini ed altrettanti smeraldi: i zaffiri sono divisi da otto nodi di Savoia (quattro visibili) d ‘oro a sbalzo. Il cerchio è sormontato da quattro foglie d’acanto d’oro (tre visibili) caricate, in cuore, d’una perla; separate da quattro crocette di Savoia (due visibili) smaltate di rosa e ripiene di bianco, pomate con quattro perle ed accostate, ciascuna, da due perle collocate sopra una piccola punta; il tutto movente dal margine superiore del cerchio.

    Art. 44
    Il Re usa due corone; quella Reale di Savoia e quella Reale d’Italia

    Art. 45
    La Corona Reale di Savoia è chiusa da otto vette d’oro (cinque visibili) moventi dalle foglie e dalle crocette, riunite, con doppia curvatura, sulla sommità, fregiate all’esterno da grosse perle decrescenti dal centro, e sostenenti un globo d’oro cerchiato, cimato come Capo e Generale Gran Maestro dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, da una crocetta d’oro, trifogliata, movente dalla sommità del globo.

    Art. 46
    La corona della Regina è eguale a quella del Re colla sostituzione, alla crocetta trifogliata, di una crocetta piana d’oro, pomata alle tre estremità superiori con altrettante piccole perle e movente dalla sommità del globo.

    Art. 47
    La corona del Principe Reale ereditario è simile a quella della, Regina ma con sole quattro vette (3 visibili) moventi dalle foglie.

    Art. 48
    La corona dei Principi Reali è chiusa da un semicerchio d’oro, movente dalle foglie laterali, fregiato superiormente con una fila di piccole perle, tutte eguali; e cimata dal globo, cerchiato e crociato, eguale a quello della corona del Principe Reale ereditario.

    Art. 49
    La corona dei Principi del Sangue non è chiusa.

    Art. 50
    Le corone del Re, della Regina e del Principe Reale ereditario sono foderate di un tòcco di velluto chermisino.

    Art. 51
    La. Corona Reale d’Italia è quella detta Corona di ferro che si conserva nel Real tesoro della Cattedrale di Monza.

    quindi andando per immagini:
    -corona del re
    http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:SVG_coats_of_arms_of_Italy#mediaviewer/File:Heraldic_Royal_Crown_of_Italy.svg
    -corona della regina
    http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Coats_of_arms_of_the_House_of_Savoy?uselang=it#mediaviewer/File:CoA_Helena_of_Montenegro_queen_of_Italy.svg
    -corona del principe ereditario
    http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Coats_of_arms_of_the_House_of_Savoy?uselang=it#mediaviewer/File:CoA_of_the_prince_of_Piedmont.svg-c
    -corona di principe reale (in questo caso duca di genova)
    http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Coats_of_arms_of_the_House_of_Savoy?uselang=it#mediaviewer/File:Coat_of_arms_of_the_savoy-genova_line.svg
    -corona di principe del sangue (che quella linkata da te)
    http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Child%27s_crown_of_the_Italian%27s_King.svg

    non so perché Wikipedia fa i disegni giusti seguendo il regio decreto e poi sbaglia le didascalie che sono la cosa più semplice.
    in più va detto che oltre ai principi reali di nascita è stata prassi da Umberto I in poi elevare a principe reale a titolo personale praticamente tutti i principi del sangue. infatti i primogeniti dei rami cadetti (duca di genova e di aosta) e i loro eredi erano per prassi altezze reali e non serenissime, di conseguenza quando il sovrano concedeva il titolo concedeva anche il rango di principe reale. con vittorio emanuele III poi anche i cadetti vennero elevati ad altezze reali e questo spiega perché le cifre reali e gli stemmi personali portassero tale corona. se uno non ha il decreto a cui attingere rischia veramente di fare confusione perché è pieno di varianti e particolari che cambiano a seconda del trattamento.

  18. Chloe ha detto:

    Interessantissimo! 🙂 L’argomento stemmi, corone, simboli araldici suscita sempre la mia curiosità. @ale aspettavo il tuo commento chiarificatore sulla disciplina delle corone contenuta nel regio decreto del 1890 e le immagini corrette corrispondenti … Anch’io avevo salvato il testo, il decreto è molto chiaro sulle differenze fra le corone: la base rimane identica in tutte, mentre cambia la parte superiore, che si modifica (nel caso della Regina) o si priva di un elemento ad ogni passaggio. E nel nostro caso, anche nelle cifre reali si distinguono perfettamente le differenze che caratterizzano le corone. Come al solito purtroppo le imprecisioni su Wikipedia sono di casa.

    @ale – Sì, sarebbe stato interessante e curioso insieme poter vedere quale diversa soluzione grafica avrebbero adottato per la stessa iniziale … ma purtroppo il confronto tra le “E” delle due Elena coeve non può esistere, perché il monogramma della duchessa d’Aosta è la “H” di Hélène, di cui ho visto un’immagine della cifra reale nel volume di M. Gabriella e Papi “Vita di Corte in Casa Savoia”, ma che purtroppo sul web non si trova. In rete per ora non ne ho individuate altre.

    • Ale ha detto:

      giusto aveva l’h … me ne ero dimenticato!! brutto segno 😀
      il confronto stessa lettera però si può fare, due duchesse di genova però avevano la stessa iniziale (la L) e la stessa corona 😉 Lydia d’Arenberg (1905-1977) e Lucia di Borbone-Due Sicilie (1908-2001). prima di diventare duchesse di genova la prima fu duchessa di pistoia mentre la seconda era duchessa d’ancona.
      @chloe meno male che abbiamo salvato il testo 😉

  19. Dora ha detto:

    sono sicura che @ale ne era già a conoscenza
    http://www.vivailre.it/intervista-al-duca-amedeo-daosta/

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      molto interessante, @Ale @Alez se poi riusciremo ad andare da lui ad Arezzo ci dobbiamo preparare domande originalissime.

    • Chloe ha detto:

      @dora – Mi ricordo bene di quella lunga intervista ad Amedeo per Versilia news, l’aveva linkata proprio @ale e ne avevamo parlato a ottobre, mi pare sempre sotto il “post dei record” 😉 su Umberto. Tocca un po’ tutti gli argomenti più consueti e avevo trovato interessante soprattutto la parte in cui si parla di educazione, autorità e legittimità.
      @Marina – … speriamo che la chiamata possa arrivare presto! 😀

  20. Chloe ha detto:

    @ale – Esatto!! 🙂 Quello che non è avvenuto per le due Elena, è accaduto per Lydia e Lucia, e confronto sia nella grafica dei due monogrammi, anche perché nel volume che ho citato le immagini relative sono proprio una accanto all’altra, peccato in rete si trovi solo quella di Lydia. Sono piuttosto differenti, io preferisco di gran lunga il risultato della cifra reale relativa alla duchessa di Pistoia, sia per il disegno della L maiuscola corsiva, che per la cornice ovale formata da nodi savoia che lo circonda in quella delle dame di corte.
    Quanto alla dimenticanza … macché brutto segno, per me è il troppo studio in questo periodo! 😉

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