Umberto II, la giovinezza di un futuro re

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Con grande piacere pubblico il contributo di Alessandro Sala – lettore, amico, appassionato commentatore del blog e grande esperto di Casa Savoia- sulla giovinezza del principe di Piemonte, il futuro Umberto II. Trent’anni fa moriva dell’ultimo re d’Italia che ricorderemo con una serie di post.

Di Umberto II si sa tutto e niente. Tutto del principe e del re, ma poco o niente dell’uomo nel privato, delle sue abitudini, dei vizi o delle manie. Piano piano negli anni tra libri, interviste e visite guidate a castelli ho messo insieme vari particolari della sua vita (per il momento soprattutto del periodo della sua giovinezza) che permettono di raccontarne degli aspetti poco conosciuti e che nelle biografie non vengono presi in considerazione, in quanto di poco conto o perché si preferisce parlare solo del suo rapporto con la moglie.  Umberto nacque a Racconigi, in provincia di Cuneo, non si sa se per tradizione (il principe di Napoli nasceva a Napoli mentre quello di Piemonte in Piemonte) oppure se per il semplice fatto che Vittorio Emanuele III e la regina Elena erano soliti passare il mese di settembre e una parte di quello di ottobre in villeggiatura nel castello dei Savoia-Carignano, tanto caro a Carlo Alberto che lo trasformò in una dimora reale. Erano le undici di sera del 15 settembre 1904, il nuovo principe ereditario venne alla luce durante un violento temporale che fece saltare la corrente elettrica in tutto il castello. Il parto fu piuttosto tranquillo e fu una fortuna visto che l’ostetrico della regina partì direttamente da Napoli, il dottore salutando la moglie disse profeticamente “vado a far nascere un principe di Casa Savoia” e così fu! La stanza dove nacque esiste ancora oggi, tale e quale a quella notte. Era la camera da letto della regina Elena, costruita ad imitazione della cabina del panfilo reale su cui fece il viaggio di nozze (particolarità: il letto è molto basso per la comodità di Vittorio Emanuele III), e che Umberto destinò a Maria José dopo aver ricevuto il castello come dono di nozze da parte del “padre re”.

2 camera da letto della regina Elena

Una delle prime persone ad essere avvisata in fretta e furia del parto fu la regina madre Margherita, che in quei giorni si trovava alla Palazzina di caccia di Stupinigi, alle porte di Torino. Diede subito l’ordine di preparare la carrozza e partire, arrivò a notte inoltrata. Quando il figlio le disse che il nuovo principino si sarebbe chiamato Umberto ebbe un sussulto e si commosse al ricordo del marito, morto solo quattro anni prima. A causa di uno sciopero generale l’unico quotidiano a pubblicare quella che era una notizia importantissima fu il Corriere della Sera. Sentito il parere del Vaticano, Umberto ebbe il singolare privilegio di essere battezzato due volte,  il 16 settembre a Racconigi e il 4 dicembre a Roma in pompa magna, i padrini furono Guglielmo II ed Edoardo VII, ovviamente rappresentati per procura da dei parenti. Vittorio Emanuele III avrebbe voluto rompere la tradizione e dare al figlio il titolo di principe di Roma, ma la nonna Margherita (donna che, come diremmo oggi, portava i pantaloni) convinse il re ad evitare un gesto che avrebbe irritato il Vaticano e a Umberto, come prescrive la regola, venne assegnato il titolo di principe di Piemonte. La sua istruzione fu severissima, soprattutto a cura di militari, in particolare all’ammiraglio Bonaldi (i suoi metodi duri sono raccontati spesso dalle biografie), tanto da renderlo invidioso della libertà di cui godevano le sorelle. Un episodio raccontato dal suo professore di economia ci conferma quanto fosse tenuto lontano non solo dalla vita politica ma anche dalla semplice vita quotidiana: “ durante una lezione mi chiese se, per cortesia, potevo mostrargli un biglietto di carta moneta. Stupito gliene feci vedere uno da cinque lire e il principe di Piemonte lo esaminò con intensa curiosità perché né quella né altra moneta di carta era mai passata dalle sue mani”.

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Il rapporto col padre invece lo descrisse benissimo Maria José: “ lui, davanti al re, pareva paralizzato. Chinava sempre il capo. Mia madre se ne meravigliava: sembrava di essere in Cina con tutti quegli inchini”. Una volta cresciuto diventò il prince charmant, sempre sorridente e gentile con tutti. Nel privato gravitava attorno a lui una compagnia di amici e di gente raffinata, di nobili (soprattutto piemontesi e romani), di ufficiali e di sportivi accomunati dal gusto per il fasto e la signorilità. Le sorelle lo circondavano di un affetto che sconfinava nell’idolatria ed erano le sue confidenti preferite insieme alla mamma Elena. La più orgogliosa di tutte però era la nonna, la regina Margherita che disse “è un birichìn, un vero Savoia” e che gli lascerà in eredità molti dei suoi gioielli. Amava molto la storia e gli studi giuridici, era un intenditore d’arte, appassionato collezionista di ritratti, dipinti, libri e incisioni su Casa Savoia. In più conosceva cinque lingue: francese, inglese, spagnolo, tedesco e un po’ di russo, appreso dalla madre e dalle zie; inoltre si vantava anche di parlare due dialetti: il piemontese ( fino a lui quasi lingua di famiglia per i Savoia) e, con qualche incertezza, il napoletano. Amava lo sport, giocava molto a tennis (fece fare un campo da tennis nei giardini del Quirinale, mentre da bambino ci giocava nell’odierno salone dei Corazzieri, dove era anche solito pattinare) ed era un tifoso appassionato, come il padre, della Juventus, mentre non era un grande amante della caccia, che comunque all’occasione praticava.

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Umberto con il padre e le sorelle Jolanda, Mafalda e Giovanna

Nel ’25 andò a vivere a Torino; decise di abitare a Palazzo Reale nell’appartamento tradizionalmente destinato ai principi ereditari, occupando in totale trenta sale, che per l’occasione vennero restaurate e modernizzate, dotate di termosifoni (inseriti nei camini) e bagni moderni. Se ogni sovrano sabaudo prima di lui aveva saputo trovare in un architetto l’interprete della propria immagine dinastica in chiave artistica, Umberto fu il primo e unico principe che dispose personalmente della propria residenza, arredandola con gusto sicuro, scegliendo i pezzi migliori degli altri appartamenti del palazzo e facendo acquisti personali per completarne la sistemazione. Altri mobili vennero trasferiti dal Quirinale in una sorta di viaggio di ritorno, in quanto la regina Margherita per arredare il palazzo romano lasciato vuoto dai papi, oltre a usare la mobilia delle regge di Parma, fece giungere da Torino tappeti, arazzi, porcellane, argenti, capolavori del Piffetti, carrozze e chi ne ha più ne metta.  Dopo il matrimonio destinò alla moglie le stanze che furono della regina Maria Adelaide, moglie di Vittorio Emanuele II, alle quali però fece poche modifiche (oltre ai termosifoni e ai bagni), le regalò un pianoforte a coda e le fece portare in camera da letto un bellissimo inginocchiatoio del Piffetti, intarsiato con legni pregiati avorio tartaruga e madreperla. Era spensierato, allegro e burlone ma non tollerava la volgarità. Quando una persona gli era simpatica la chiamava sempre con un diminutivo, con molto orgoglio posso dirvi che nella dedica che fece alla mia bisnonna (Caterina detta Rina), che era dello stesso anno di Maria José, scrisse: “alla cara Rinuccia per essere sempre ricordato”.

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I cinque figli dei re d’Italia, Jolanda, Mafalda, Umberto, Giovanna e Maria

Gli piaceva la musica, suonava il piano e amava ballare il tango; mentre Maria José amava la musica da camera, lui preferiva frequentare i teatri dialettali o andare a vedere il cabaret. Con il suo gruppo di amici ne combinava di tutti i colori, si beffava di signore e, soprattutto, di gerarchi a cui faceva scherzi, anche pesanti, pare che uno finì  a bagno in una fontana ghiacciata. Una sera al circolo del Whist (fondato da Cavour mi sembra nel 1840, ancora oggi è il più esclusivo di Torino, basta dire che è in un bellissimo palazzo nobiliare in piazza San Carlo) entrò travestito da Pierrot, si lanciò nelle danze sussurrando frasi galanti all’orecchio delle signore. Poi, dopo alcune piroette, andò verso l’uscita, salì a cavalcioni sulla balaustra e scivolò via con una lunga risata. Per la sposa Maria José disegnò personalmente l’abito nuziale, quelli del corredo e buona parte dei gioielli che le regalò. A Napoli, per il battesimo di Maria Pia, la sua primogenita, si occupò personalmente della decorazione della cappella, lavorando fino a tarda notte con falegnami e artigiani. Lo stesso accadde con l’ostensione della Sacra Sindone (che lui lasciò in eredità al Papa) nel 1931 che lui, religiosissimo, curò personalmente. Amava i dettagli e i piccoli particolari. Tutto il resto è storia o quasi, spero di avervi raccontato cose poco note, interessanti e di essere riuscito a fare un ritratto fedele dell’Umberto nel privato prima della guerra, sicuramente il periodo più felice della sua vita.

Alessandro Sala

copyright foto:

sito castello di Racconigi www.castellodiracconigi.it, sito www.reumberto.it

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929 Commenti

  1. Ale ha detto:

    nuova foto del principe di Piemonte Umberto col fratellino Amedeo. da come sono rapiti dalla spiegazione del tecnico pirelli direi che sembrano piuttosto attratti dal mondo dei motori 😀

    http://www.monarchia.it/news.html#gara

    continuo a chiedermi come mai queste foto dei figli di aimone compaiano sempre prima sul sito dell’umi e non sul sito ufficiale della casa reale … boh!

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      lo spiegano nella didascalia, le foto sono una gentile concessione del padre che così tiene vivi contatti e rapporti. noi si vede che non gli stiamo simpatici 😀

      • Dora ha detto:

        in teoria dovrebbe pubblicarle sul sito di amedeo e silvia, non capisco perchè non lo faccia. se poi volessero mandare qualche fotina anche a noi, mica si butta via!!! XD
        cmq amedeo è tutto suo nonno…

      • Ale ha detto:

        si si ho letto, forse lo fa perché il sito dell’umi ha più visite di quello del padre e quindi le foto hanno più diffusione. aimone ha rapporti molto stretti con l’associazione, è andato anche a roma per i funerali di boschiero un mese fa mentre amedeo ha mandato solo un cuscino di fiori.
        io non credo che gli stiamo antipatici, forse non ci conosce. a firenze amedeo e silvia ci hanno trattato molto bene. la cosa che ci manca è il rapporto\contatto con il principe ereditario. magari in futuro riusciremo a incontrare anche lui 😉

  2. mau ha detto:

    buongiorno a tutti……
    oggi 18 agosto è il 119 anniversario del fidanzamento ufficiale a Cettigne della Regina Elena…
    ad oggi 19 nipoti,
    40 pronipoti,
    57 trisnipoti ( forse scaglio di 1 o 2)
    e 1 quattrisnipote ( sicuro)

  3. EmanuelaCarolina ha detto:

    Ed e’ anche il suo onomastico! dunque a tutte le ELENA auguro un Buon Onomastico e pure Compleanno! E complimenti a Mau per il calcolo della discendenza! buone vacanze di nuovo a tutti!

    • michelle ha detto:

      Ieri ho accompagnato dei parenti marchigiani di mio marito in visita alla casa natale di Don Bosco. Una guida raccontava delle profezie del Santo sui Savoia e ne sono rimasta agghiacciata! La profezia delle 4 generazioni mi ha colpito molto e mi sono chiesta che effetto avesse fatto all ‘ epoca a V E ll !!

  4. Ale ha detto:

    A quanto pare è comparso il fantasma di Umberto II ad Asti…

    http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/11/25/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti_544d5a3e-31ae-4a18-9b70-c3695b1d21de.html

    C’è anche un articolo più dettagliato sulla stampa di stamattina, ma purtroppo online è solo per gli abbonati.
    Sinceramente non credo ai fantasmi e sono sempre molto scettico su queste cose ma sette persone dicono di averlo visto…

  5. Dora ha detto:

    c’è intervista col vampiro e poi Intervista col fantasma (regale) XD

  6. tody ha detto:

    Magari comparisse di notte a suo nipote……………………………………….

  7. michelle ha detto:

    @Tody, ho pensato la stessa cosa..

  8. Ale ha detto:

    tempo fa girovagando sul web in cerca di informazioni ne ho scoperta una molto interessante che racconta un pochino un aspetto ai più poco conosciuto, il rapporto tra casa savoia e l’alto adige. non mi sembra di aver ancora toccato questo tema nei vari commenti, se l’ho fatto mi scuso per la ripetizione.
    come sappiamo bolzano ha fatto parte dell’impero austroungarico fino alla fine della prima guerra italiana ed è una zona a maggioranza di lingua tedesca. diventata italiana vittorio emanuele III cercò di legare le popolazioni locali all’italia provando a creare un legame di affetto con la casa reale (e anche per mitigare l’effetto del fascismo sulla nuova provincia). qual era il metodo utilizzato dai savoia? semplice, far vivere sul territorio un principe col compito di rappresentare il sovrano nella nuova provincia, dando riceviventi o incontrando la popolazione nelle attività ufficiali. questo metodo era già stato attuato direi con successo a firenze, milano, napoli e a roma (con Umberto e Margherita ancora principi di Piemonte per legare la nobiltà romana alla monarchia sabauda, da cui nacque la divisione in bianca e nera) e in altre località minori. a bolzano vennero mandati i duchi di pistoia, ovvero Filiberto di savoia-genova e la moglie lydia d’aremberg. per i duchi quella che era stata acquistata come villa reale venne ristrutturata e ampliata diventando il palazzo ducale, che oggi ospita il commissariato del governo per la provincia autonoma.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Filiberto_di_Savoia-Genova

    http://www.bolzanoinfo.it/palazzo-ducale.htm

    http://www.carloromeo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=158:il-palazzo-ducale-di-bolzano&catid=35:storia&Itemid=54

    i duchi di pistoia si trasferiscono nella loro residenza nel 1932 rimanendoci, mi sembra, fino al 1943.

    ma una storia ancora più interessante e a me sconosciuta lega Umberto II (motivo per cui scrivo qui questo commento) a bolzano.
    nel 1949 il re infatti da una nobildonna riceve in eredità una bellissima dimora a bolzano, villa boscoverde. non potendo avere proprietà private in italia, pena la confisca, Umberto dona la villa alla figlia maria beatrice per trascorrervi le vacanze estive. essendo la dimora molto grande, prima viene creato un asilo infantile per famiglie bisognose e poi vi viene ospitato su iniziativa del re un circolo cittadino che aveva il compito di favorire l’unione (e la scoperta reciproca) delle due etnie linguistiche della città, quella italiana e quella tedesca. iniziativa culturale per la quale ho letto che Umberto non pretese mai neanche il pagamento di un canone di locazione. la villa venne poi venduta a privati da maria beatrice nel 1966.
    questa bella iniziativa di re Umberto testimonia come anche da cascais operando su piccole realtà cercasse sempre di arricchire e aiutare l’italia e gli italiani. non so quanto i cittadini di bolzano conoscano questa storia, per me è stata una bella scoperta.
    in questo link c’è la storia con molti più dettagli:

    https://centrostudiatesini.wordpress.com/2008/03/17/savoia/

    di sicuro a bolzano come nella resto della maggior parte d’italia sarebbe ora di riscoprire il periodo sabaudo della nostra storia, al quale dobbiamo in fondo l’unità del paese.

  9. elettra/cristina palliola ha detto:

    @Ale…….Davvero interessante questo tuo intervento di cui non sapevo nulla di nulla. A bolzano ci sono passata spesso, ma mai veramente fermata, per cui non conosco neanche una di queste due ville , che sono bellissime, all’esterno e immagino bellissime anche negli interni
    Mi rammarica un po’ leggere certi apprezzamenti sui due duchi Pistoia e in wiky,anche Bergamo, …è proprio vero che a volte chi è , per natura, riservato e schivo, e non sgomita o si impone con arroganza,viene preso per scemo…scusate la durezza della parola, ma sembra proprio che questo fosse il giudizio, dell’epoca!
    Invece, una volta di più viene a imporsi la grande generosità e grandezza d’ animo di Umberto…anche da lontano, il suo primo pensiero era l’ Italia…
    bella ricerca , Ale…sempre interessante!

    • Ale ha detto:

      @elettra io non ci sono mai stato purtroppo e ora un motivo in più per andarci 😉

      sui giudizi sui due principi hai in effetti ragione. sia prima che dopo la prima guerra mondiale il loro modo di vivere fu piuttosto riservato e sempre esemplare. in parte erano offuscati anche dal ramo aosta e da quello principale, dove Umberto e le sorelle attiravano tutta l’attenzione. può darsi però che non fossero proprio delle cime, dopotutto il parere su di loro non è stato espresso da una sola persona. lo sa solo chi li ha conosciuti bene. quello che è sicuro è che il ramo genova meriterebbe di essere ricordato, mentre i più a malapena sanno che sono esistiti.
      su Umberto ho pensato la stessa cosa! chissà quanti piccoli atti tipo questo altoatesino ha compiuto e non si conoscono o li ricordano in pochi. giusto qualche tempo fa avevo scoperto visitando palazzo madama sede del museo civico di arte antica di torino che alcuni bellissimi oggetti settecenteschi legati a casa savoia erano stati donati al museo proprio da Umberto tra il 1967 e il 1968. pensava sempre all’italia, e sempre l’aiutava come poteva. era anche sempre uno dei primi a mandare aiuti per le calamità che colpivano il paese. questi gesti sono un po’ come piccoli pezzettini di un puzzle, unendoli si ha una bella visione d’insieme su questo personaggio.

      • tody ha detto:

        Le frasi sui savoia genova che furono pronunciate da Vittorio Emanuele III e riportate sul diario di galeazzo Ciano, vanno prese per quello che sono chiacchiere riportate da un gerarca noto per cambiare idea più velocemente del vento e messo agli esteri al posto di terzi solo per la sua affidabilità politica, non per il suo acume. Dino Grandi ministro guardasigilli che curò i lavori per il codice civile attualmente vigente, stimato da churchill ed altri colleghi europei, lasciò memorie mai pubblicate. Alla fine si pubblica quello che favorisce la propaganda. Nessuno sa in che contesto Vittorio Emanuele III espresse quelle frasi, di sicuro era frustrato per l’evidente ostracismo mostrato da Mussolini nei confronti del figlio Umberto. Poteva fare molte cose come Re non le fece.

  10. luka ha detto:

    Forse VE sperava che Filiberto, figlio di una bavarese, potesse amicarsi i bolzanini poco pratici (ieri come oggi) con l’italiano….

    Chissà se Lydia ha sfoggiato in Alto Adige la sua Ancona Tiara, già nominata e apprezata in chissà quale post!

    https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/76/27/76/762776c798d6ce01122f88f8f53c0ebb.jpg

    • Ale ha detto:

      sicuramente la principessa sfoggiò la sua tiara in qualche ricevimento a bolzano, purtroppo per ora non ho trovato nessuna foto.
      il re scelse Filiberto probabilmente anche per la sua metà di sangue tedesco ma secondo anche perché era più o meno diciamo libero al momento. infatti all’inizio degli anni ’30 il duca di pistoia era il principe del sangue più importante da dislocare sul territorio. infatti andando in ordine conla linea di successione: Umberto era a torino e nel ’32 si è spostato a napoli, il duca d’aosta amedeo era a trieste, il duca di spoleto aimone era a firenze e il duca di genova ferdinado era a torino. dunque rimaneva Filiberto da piazzare in giro da qualche parte. tra l’altro ho letto che i duchi a bolzano si erano fatti benvolere e il loro lavoro stava dando buoni frutti, ma tutto venne interrotto dallo scoppio della guerra. non va dimenticato inoltre che proprio il duca di pistoia col suo reggimento fu uno dei primi italiani a entrare nella città di trento durante la prima guerra mondiale. altro fatto che sicuramente influenzò la decisione del re di mandarlo a bolzano.

  11. Ale ha detto:

    tempo fa, forse anche due anni fa, avevamo ragionato con @elettra e altri sul trasferimento del governo dopo l’8 settembre del 1943, per quanto mi riguarda il termine fuga è sbagliato, sul fatto di guardare in modo oggettivo o comunque senza l’influsso della propaganda del tempo (e anche attuale) i fatti accaduti in quei giorni drammatici, confrontandoli anche con quanto accaduto in altri paesi europei in cui poi le cose andarono diversamente.
    a mio parere la storia italiana dagli anni venti alla nascita della repubblica andrebbe riesaminata e riconsiderata cercando di capire come effettivamente andarono le cose e quanto fu fatto di positivo e di negativo. non voglio santificare nessuno, dico solo che andrebbero riconsiderate alcune cose, pur sapendo che la storia la fanno i vincitori.
    tutto questo perché su fb ho trovato questo link, abbastanza di parte monarchica (va detto) ma che riporta anche pareri terzi di attuali storici, e fa riflettere su aspetti che avevamo considerato anche noi qui sul blog.

    http://www.agoravox.it/8-settembre-1943-l-armistizio-e-la.html

    dal 2011 sono stati tolti dal segreto di stato molti documenti militari americani riguardanti la situazione italiana tra il ’43 e il ’46. altri stati a breve probabilmente faranno lo stesso e mi auguro che un giorno si possano leggere anche le carte dell’archivio privato del re. una volta ottenuti i documenti anche russi e inglesi forse si riuscirà ad avere il ero quadro completo, speriamo presto. comunque fa piacere che se ne parli sempre di più e con spunti di riflessione. qui sul blog abbiamo approfondito molti aspetti simili a questo 🙂

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      in effetti ci penso spesso quando torna la questione, anche di recente scrivendo il libro sui castelli – si fermarono in un castello abruzzese proprietà non mi ricordo più di quale duca – la vicenda mi è tornata sotto alle mani.
      la regina Guglielmina, il re di Norvegia, la granduchessa Charlotte se ne sono andati in fretta e furia dal loro paese per formare un governo in esilio, mai sono stati tacciati di codardia e la loro non è stata considerata una fuga. in Belgio Leopoldo è stato criticatissimo perché appunto è finito prigioniero dei nazisti. in Italia la lettura è stata diversa, certo c’era anche il discorso della compromissione precedente con il regime, però se non se ne fossero andati da Roma credo che sarebbero finiti tutti come Mafalda. temo che all’epoca l’unica scelta giusta sarebbe stata quella di una abdicazione e passaggio a Umberto II che poteva davvero creare un governo in esilio. ma la storia non si fa con i se.

      • fiordistella ha detto:

        Io credo che Umberto fosse ormai compromesso anche a livello personale. Vere o presunte le voci, numerose, sulla sua condotta privata, ritengo che, a quel punto, una sua ascesa al trono fosse considerata, a livello politico, quantomeno inopportuna. Tra l’altro, non avrebbe neppure potuto contare sulla solidale collaborazione di una moglie regina, dal momento che Maria Josè, non appena potè, mollò consorte e figli e se ne andò per sempre in Svizzera. Una dinastia non all’altezza del destino assegnatole, diciamolo. Forse i Savoia Aosta sarebbero stati un’altra cosa, ma la Storia non si fa con i se e neppure con i ma.

        • michelle ha detto:

          @fiordistella, Maria José uno dei figli lo tenne con sé e lo allevò ..i risultati possiamo “ammirarli” a tutt’oggi!! Re Umberto ebbe forse la sola colpa di seguire alla lettera la regola di Casa Savoia dell’uno alla volta e non tentò di imporsi al padre prima che tutto andasse perduto.

          • fiordistella ha detto:

            Certo. E non mai capito come mai M.J. si sia concentrata sul figlio maschio e abbia lasciato le tre femmine a Cascais. Forse perchè riteneva il marito inadatto ad educare un figlio maschio? Comunque, per fortuna la dinastia si è fermata a Umberto II, perchè un eventuale Vittorio Emanuele IV…lasciamo perdere! Rimane il fatto che quando si vive e si opera nella Storia, si ha il dovere di esserne intellettivamente, moralmente ed eticamente all’altezza. Altrimenti, com’è giusto che sia, si toglie il disturbo. Chiedo scusa per la brutalità del giudizio, ma penso che coraggio, intelligenza e senso del dovere, a certi livelli, debbano essere dimostrati e praticati in misura quantomeno accettabile.

          • elettra/cristina palliola ha detto:

            Umberto aveva molti nemici,sia all’interno del partito fascista, prima, sia dopo con gli alleati . Mussolini era determinato a non far salire al trono il principe, tanto che era quasi proibito chiamare la coppia, coppia ereditaria, preferendo la definizione di principi di piemonte. Dopo anche gli alleati vedevano male la monarchia, in generale, e su di lui venne fuori di tutto e di più, dossier, , illazioni, malignità. Se a Umberto si possono imputare delle colpe, sono quelle di essere stato sempre molto ubbidiente verso il padre e rispettosissimo delle regole di casa Savoia, regole che ha continuato a seguire anche nell’esilio.Durante lo spostamento a Brindisi, in auto e in nave, Umberto fu l’unico a chiedere più volte di essere lasciato libero di tornare a Roma, ma fu fermato non solo da suo padre e sua madre, ma anche dal generale Badoglio che gli ricordò di essere un suo superiore e che gli doveva ubbidieza Però una cosa va detta: è vero che il matrimonio con M.Josè fu un disastro, ma lei non lo avrebbe mai abbandonato, se , al referendum, avesse vinto la monarchia…bisogna ricordare che anche lei era stata allevata per diventare regina e regina d’ Italia…sin da piccola le avevano instillato l’idea di sposare Umberto…lei avrebbe voluto un marito più decisionista e più indipendente dal padre, ma aveva la volontà di dimostrare che sapeva fare la regina..il matrimonio sarebbe continuato, come poi abbiamo visto recentemente in Spagna con JC e Sofia…un matrimonio di facciata, ma sarebbero rimasti insieme….certo dopo, in esilio, questa necessità è venuta meno e ognuno è andato per la sua strada
            @Marina il castello in cui fecero sosta era i castello di Crecchio dei duchi di Bovino

            • fiordistella ha detto:

              Tutto vero, Elettra :-)..purtroppo. Ecco perchè è bene che la dinastia sia finita. Un aspirante re , a 40 anni, e in una situazione tragica come quella di allora, avrebbe dovuto avere coraggio e forza morali sufficienti per seguire il suo personale sentire, ammesso che ne avesse uno e, mandati al diavolo, con tutto il rispetto, un padre sconclusionato e un generale scombinato, si sarebbe dovuto far carico, in prima persona, delle vicende del suo Paese. E’ mai possibile che un uomo di 40 anni, nella sua posizione, abbia sopportato di ricevere ordini balordi da gente incapace di vedere al di là del proprio naso, senza un fremito di ribelle dignità umana e regale? Eh santo cielo! Siamo uomini o caporali? Ri-chiedo scusa per l’enfasi, ma mi dà un fastidio sentire accampare scuse da scolaretto obbediente alla mamma e al papà, mentre il mondo ti crolla intorno e tu molli il tuo popolo allo sbando!

              • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

                non sono una grande esperta dei Savoia e di Umberto II e quindi per il lato strettamente inerente ai rapporti filiali, lascio la parola a chi ne sa più di me, però se non altro ti ricordo che Umberto era prima di tutto un ufficiale dell’esercito italiano e suo padre oltre che sovrano – e genitore – era anche il suo superiore. non ho mai visto un soldato contravvenire agli ordini di un superiore.

      • Ale ha detto:

        @fiordistella mi spiace ma non sono per niente d’accordo con te, su quello che dici su Umberto e sulla dinastia.
        tra l’altro la dinastia è casa savoia, gli aosta erano un ramo cadetto, non una dinastia a parte, ora secondo le leggi divenuto principale. la dinastia non è finita, prosegue secondo le leggi di casa savoia, in amedeo e i suoi successori, semplicemente non è più sul trono.
        per quanto riguarda la figura di Umberto non so quali siano le tue conoscenze su questo nostro sovrano, ma so quali sono le mie. a mio giudizio non solo sarebbe stato un grandissimo re se avesse potuto restare di più sul trono ma anche dall’esilio ha dimostrato di essere uno dei migliori rappresentanti che casa savoia abbia messo al mondo. perfino in portogallo tra i tanti re in esilio lui era l’unico chiamato dal popolo el rey (o qualcosa di simile). era la dignità regale fatta a persona, conscio dei suoi doveri e delle sue responsabilità. il coraggio ha dimostrato di averlo anche in battaglia quando ha combattuto in prima linea nella liberazione della penisola, rischiando la morte più volte, come accadde a montecassino.
        ha regnato un mese ma da luogotenente due anni. in quel periodo ha fatto tutto quello che poteva per l’italia. ha posto le basi per il futuro democratico, ha iniziato a istituire le regioni a statuto speciale, ha voluto dare il voto alle donne (i comunisti erano contrari). lui e il padre hanno impedito che l’italia venisse smembrata dagli alleati e le hanno fornito continuità di governo, evitandole la fine della germania. bravissima e onesta persona era stimato perfino dai suoi avversari politici. Umberto poi ha lottato anche dall’esilio contro le mutilazioni inflitte all’italia, unica voce a levarsi in difesa degli italiani dell’istria venduti dalla repubblica a tito. il suo aiuto economico arrivava sempre per primo dopo i cataclismi che avvenivano in italia, tramite amedeo d’aosta e falcone lucifero era sempre presente. tutte cose oggi dimenticate dai più. non va inoltre dimenticato che per evitare una seconda guerra civile sacrificò se stesso e le sue aspirazioni invece di rigettare i risultati molto dubbi del referendum.
        quello che dici poi sulla sua necessaria ribellione sinceramente credo sia impossibile anche solo da ipotizzare. a parte il fatto che è facile giudicare dopo, ma è impensabile che un militare anche se generale si rifiuti di obbedire agli ordini di un maresciallo d’italia e capo del governo (Badoglio) e del re nonché capo supremo delle forze armate. se poi aggiungiamo che non era solo un generale ma anche un principe ereditario ho detto tutto. a parte nel medioevo dove si sgozzavano tra fratelli per il trono non si è mai visto un principe ereditario disobbedire a un ordine del sovrano, nessuno dei principi odierni lo farebbe.

        • fiordistella ha detto:

          Io credo che in condizioni eccezionali come quelle di cui stiamo parlando, comportamenti certo non consueti, e dunque “straordinari”, da parte di Umberto sarebbero dovuti essere prefigurati e realizzati. L’errore politico-storico e il dramma, come si disse, e si dice, non fu tanto quello di essere fuggiti, ma di avere lasciato il proprio Paese in balìa di eventi che sarebbero divenuti sempre più tragici. Umberto stesso, del resto, al momento della fuga, comprendendo quali ricadute irreversibili questa scelta avrebbe avuto, si dice che, affranto, abbia mormorato fra sè ” che vergogna!” E aveva drammaticamente ragione…

      • Ale ha detto:

        maria josè è un capitolo a parte. ancora poco studiato come personaggio, è stata descritta nei libri solo l’immagine che lei stessa ha voluto dare di lei. era molto bella ed elegante ma anche molto stravagante. la mia impressione è che vivesse in un mondo tutto suo. faceva tanto la socialista ma guai se ti dimenticavi che era una regina. l’unica cosa su cui i figli si sono trovati tutti d’accordo è nel dire che non fu una madre, al massimo poteva essere un’amica. Umberto diceva di lei che non aveva senso dinastico, non capiva perché era belga, visto il fratello Leopoldo III forse non aveva tutti i torti.
        chi dice che già nel ’45-6 vivevano da separati si sbaglia. il grave problema di salute che l’allontanò dal portogallo fu un aborto, dovuto forse al viaggio in mare e all’amarezza di aver perso il trono. è vero dopo ognuno fece la sua vita, passavano insieme solo poche settimane l’anno quando il re andava a Ginevra (dove non poteva stare più di due settimane di fila a causa degli accordi con l’italia). nelle occasioni ufficiali erano sempre presenti uniti e credo che alla fine si rincontrassero come vecchi amici.

        • michimao ha detto:

          grazia Ale, x tutto quello che scrivi su Casa Savoia e re Umberto! x fortuna hai una grande conoscenza in materia. io sto cercando di documentarmi, ma faccio un po’ fatica a trovare il materiale… comunque è proprio vero che sui Savoia è stato buttato addosso tanto fango: d’altronde, il fascismo prima e la repubblica poi, avevano interesse a che non si conoscesse la verità…
          interessante l’articolo che spiega cosa sarebbe successo se il governo italiano non si fosse TRASFERITO a Brindisi (Germania e Giappone).
          riguardo a M.Josè, anch’io credo che nel caso di continuazione della monarchia non avrebbe lasciato il Re. una cosa che mi fa pensare è: decise lei di farsi tumulare a Hautecombe, xké mai avrebbe dovuto farlo se ci fosse stato tutto qst odio con Umberto? anzi, tutti potevano aspettarsi che lei prendesse una decisione diversa: poteva farsi seppellire in una cripta privata oppure in Belgio con la famiglia d’origine, ecc. invece scelse Hautecombe, dove già da quasi vent’anni riposava Umberto… probabilmente il loro non fu un grande matrimonio d’amore (un matrimonio dinastico che sia anche d’amore è una vera rarità), ma neanche lo scempio che ne hanno poi descritto

    • Michele ha detto:

      Sono pienamente d’accordo con te @ale..anche secondo me bisognerebbe riesaminare e fare chiarezza su certe questione a mio parere non c’è mai stata grande limpidezza su certi fatti..

      • Ale ha detto:

        direi che ci sono stati veri e propri insabbiamenti e scarica barile. ma ho fiducia nel tempo, piano piano emergono sempre più particolari. capita sempre così

    • michimao ha detto:

      grazie x il link! interessante e veritiero!

  12. elettra/cristina palliola ha detto:

    Hai fatto bene Ale a riportare l’articolo che ci strapperà ancora fiumi di inchiostro e sono contenta che la Storia venga fuori…come si dice il tempo è galantuomo e rimette le cose a posto…come ho già scritto, tempo fa, l’unico errore che imputo al re, è quello di non aver fatto capire che era al fianco del suo popolo e che ne capiva le sofferenze, ma purtroppo il carattere di VE, era quello che era e non ammetteva neppure critiche…infatti , come dice anche Marina, ci sarebbe voluta anche una abdicazione più veloce, ma pure per quella, fu piuttosto recalcitrante…è andata così e pazienza, ma almeno speriamo in una futura riabilitazione!

    • Ale ha detto:

      dopo l’8 settembre ci fu un proclama e anche credo un messaggio radio, che però se non ricordo male si sentì solo al sud nelle zone non occupate dai tedeschi.

  13. Michele ha detto:

    Comunque questo articolo sarà forse un po di parte monarchica ma io sono convinto della credibilità della cosa..come sono convinto che ci siano stati veramente dei brogli al referendum monarchia/repubblica..e che lo stato ancora oggi ometta tante cose al riguardo..come se volesse nascondere la verità dando agli italini attraverso una propaganda cominciata all’epoca informazioni distorte..

    • Ale ha detto:

      concordo al 100%
      il comportamento americano fu vergognoso e è venuto fuori dai documenti. e ancora più grave è una voce che mi è arrivata. il governo statunitense non appoggiò Umberto come richiesto dai generali alleati sul campo perché a Washington la lobby ebraica era ostile, per via delle leggi raziali. ne abbiamo parlato tante volte furono una vera schifezza, e il re fu obbligato a firmarle dopo che per due volte si rifiutò. tra l’altro pochi lo sanno ma durante la guerra aiutò in segreto diverse famiglie ebree insieme alla regina elena. se si osservano le cose nel quadro più ampio il governo americano appoggiò le monarchie europee durante e dopo la guerra, tutte tranne i savoia, nonostante gli attestati di stima e fiducia dei generali usa sul campo.
      va sottolineato che una delle prime cose che ha fatto amedeo da capo di casa savoia è stato di riammettere i nomi delle famiglie nobili ebraiche nell’elenco della nobiltà italiana, cognomi che erano stati cancellati nel 1938.

  14. elettra/cristina palliola ha detto:

    Per evitare di uscire dalla pagina, metto qui la risposta al commento N° 891 e di rinforzo al 892 della nostra @Marina.
    Come figlia di ufficiale so benissimo che agli ordini impartiti non si può in alcun modo contravvenire o ignorarli, sia in tempo di pace a a maggior ragione in tempo di guerra. Nelle caserme di qualche anno fa ( non frequento più e non conosco più l’ambiente di oggi, molto cambiato) girava un modo di dire, una frase auto- ironica che diceva che ” la logica e il buonsenso restavano fuori dalle caserme” Capisco che per chi è lontano da certe situazioni la cosa può essere ridicola e paradossale e in alcuni casi, c’è anche stato poco da ridere, specialmente durate le guerre, quando alcuni ordini sono stati devastanti e hanno fatto morire centinaia di persone, però così ,è Durante la prima guerra mondiale, molti subalterni si accorgevano e capivano l’assurdità di certe scelte che si trasformavano in ordini e molti erano più preparati e responsabili dei generali che li comandavano e che arrivavano sulla postazione all’ultimo minuto e decidevano senza neppure consultare chi sul posto ci stava da mesi e poteva chiarire la situazione. Ci sono stati molti casi di eroismo anche per questo e infatti si dice che furono molti i leoni comandati da somari…e voglio anche ricordare l’assurdità tragica dell’ordine da eseguire, delle terribili decimazioni che hanno fatto morire veramente inutilmente chi magari poteva farcela….insomma non voglio ora andare fuori tema, ma è proprio così: gli ordini non si discutono, si eseguono…e basta!…Umberto era stato allevato come un soldato sin da piccolo e oltre ad avere assunto una forma mentis che un po’ tutti i militari hanno, non avrebbe mai potuto disobbedire ai suoi superiori che dopo Badoglio era il suo stesso padre
    Ora tutti i principi frequentano almeno le tre accademie, esercito marina e aviazione, ed è per questo che quasi sempre nelle occasioni ufficiali portano la divisa, ma non certo per futuri combattimenti, solo per conoscenza , ma per capire invece il caso di cui stiamo parlando, bisogna calarsi in quegli anni, quando l’Europa viveva in uno stato perenne di allarme
    Oggi gli allarmi vegono da altre parti e in modo molto più subdolo e non riconoscibile al primo sguardo, ma questo è un altro discorso

  15. laura ha detto:

    Non si può che ricordare ancora una volta che Umberto è stato nei diversi ruoli in cui si è trovato di volta in volta : principe, erede, soldato, luogotenente, re, e infine ex re, impeccabile e direi perfetto sotto ogni punto di vista pur trovandosi sempre in situazioni estremamente difficili e spesso anche estremamente sgradevoli. Forse un po’ meno bravo è stato come marito (ma questo sarà anche dipeso dalla moglie). L’unica cosa dove a mio avviso Umberto ha mancato è stata la mancanza di chiarezza nella quale ha lasciato la dinastia. Ne abbiamo discusso tante volte : è anche vero che Umberto ha effettuato dei gesti molto significativi come volere che il sigillo reale fosse sepolto con lui ed è anche vero, come spesso ricorda @Ale, che molte delle sue carte sono state sottratte, ma io non riesco proprio digerire certe cose come l’ambiguità nei confronti delle nozze di VE, il titolo di Principe di Venezia al nipote non dato ufficialmente né ufficialmente mai smentito, la situazione di Amedeo mai chiaramente investito come erede. Mi rendo conto che erano decisioni molto tristi e che Umberto ad un certo punto doveva essere davvero amareggiato da tutta questa vicenda. Consideriamo invece come è stata netta la presa di posizione di Michele nei confronti del nipote Nicola. Ma in questo caso per il vecchio re di Romania è stato più facile : si trattava di un nipote con cui probabilmente non aveva mai avuto quel legame affettivo che Umberto aveva, nonostante tutto, con il proprio figlio.

  16. mau ha detto:

    Scusatemi se lo dico, la mia opinione su Casa Savoia è scissa in 2 parti… personalmente penso che se Umberto avesse dichiarato il suo antifascismo, fosse andato con i Partigiani e non ci fosse stata la fuga da Roma, forse le cose sarebbero andate diversamente…….
    dall’altra rabbrividisco all’idea di poter avere Vittorio Emanuele e Marina Doria sovrani.

    • Michele ha detto:

      Ma anche li secondo me non bisogna fare tutto di erba un fascio ..andrebbe contestualizzato il tutto..chiaro vedendo le persone che sono oggi magari non sono proprio i “sovrani “che tutti vorrebbero avere..a me personalmente non piacciono particolarmente a prescindere dalle vicende incresciose nei quali sono stati coinvolti..ma magari chissà nel contentesto di una monarchia mai caduta sarebbe stato tutto diverso..chissà chi può dirlo..quel che è certo è che V.E il carisma di suo padre non lo vede neanche col binocolo..

    • nicole ha detto:

      Sottoscrivo da prima a ultima riga !! Da repubblicana , come ben sapete , che ha sempre avuto comunque parole di rispetto nei confronti di Umberto. Di suo padre non dico nulla, è meglio .

    • Dora ha detto:

      @mau
      Umberto non poteva.
      dopo l’8 settembre 43 l’italia era ufficialmente dalla parte alleata ma tutta l’italia da napoli in su era diventata territorio nemico (quindi anche roma, dove risideva la famiglia reale).
      Il Re, il capo di stato (è bene ricordarlo) era riuscito ad andare a brindisi, in una parte d’italia non occupata dai tedeschi, dando così continuità e legittimità alle azioni del governo. il problema fu che commise l’errore di fidarsi di badoglio (un personaggino) e questi, non solo fuggì a brindisi col re (mentre, come comandante in seconda di tutto l’esercito, sarebbe dovuto rimanere a dare ordini) ma usò il nuovo potere per far eliminare tutti i nemici che si era fatto.
      umberto provò più volte a chiedere il permesso al padre di poter combattere ma questi glielo negò sempre.
      quasi tutti i membri di casa savoia che vennero sorpresi in territorio nazista furono catturati e internati: tutte le aosta vennero fatte prigioniere (le due nuore di elena d’orleans) coi figli, due ragazzine di 13 e 10 anni (mi pare) e un bambino di 1 mese (amedeo). mafalda morì in lager e anche maria francesca venne internata coi due figli già nati all’epoca. maria josè venne spedita in svizzera.
      e, no, VE e la biscottara non sarebbero re perchè dal momento in cui lui l’ha sposata ha perso ogni diritto di pretesa al trono italiano. ficoberto è principe solo perchè il titolo gliel’ha dato umberto II, visto che VE non poteva più trasmetterglielo

    • Dora ha detto:

      mi ero dimenticata: poteva succedere come in belgio, col re prigioniero (e in fregola, secondo alcuni) che ordina la resa totale oppure come in francia che una parte (quella con parigi) era sotto il diretto dominio nazista e l’altra, quella ufficialmente “libera” collaborava con loro

  17. lutien ha detto:

    Sulla ” fuga”del re da Roma , gli storici sono abbastanza concordi che non di vera fuga si sia trattato, ma poco passa nella vulgata comune. Quando ieri, venerdì22, l’orecchio è caduto su quanto diceva uno storico nel programma di rai tre sui 70 anni della Repubblica, ho pensato subito all’articolo postato da Alessandro.
    Anche secondo lo storico, il re non fuggì da Roma, ma si allontanò in quanto capo dello stato,per salvaguardarne la continuità.
    Ciò che veramente danneggiò la monarchia – e personalmente concordo- fu l’aver lasciato la città , capitale d’Italia, senza ordini chiari e precisi ( difendere Rom o arrendersi), il successivo sfaldamento dell’esercito, il suo collasso e quello delle strutture statali. Qualcuno ha, addirittura, parlato di morte della patria
    Secondo me, la monarchia pagò, prima ancora che il legame con il fascismo, la sconfitta militare ed il modo in cui questa avvenne, la guerra civile il fatto che sul suolo italiano combatterono cinque eserciti
    A mio modestissimo parere, occorrerebbe concentrarsi sulla figura di Pietro Badoglio e sono anche convinta che la storia di quegli anni non si possa scrivere senza i documenti contenuti negli archivi inglesi , sopratutto in quello di Winston Churchilli ( credo non accessibile prima di 70 anno dalla sua scomparsa)

    • Ale ha detto:

      mi fa molto piacere che tu abbia pensato subito al mio post 🙂
      solo negli ultimi anni stanno venendo fuori nuovi dettagli rispetto a quella che potremmo definire versione ufficiale, ma questo sta accadendo non solo in italia anche negli altri stati. molto è venuto fuori dagli archivi desecretati degli usa nel 2011. molto altro deve ancora venire alla luce, da uk e russia, ma anche dalla stessa italia.
      ricordi il nome dello storico della trasmissione?

  18. Luthien ha detto:

    Era doveroso! Sei un esperto di casa Savoia!
    Lo storico dovrebbe essere Angelo Ventrone.
    La trasmissione era l’alba della Repubblica, il primo di una serie di 20 documentari. dedicati all’Italia della Repubblica, introdotti da Paolo Mieli, con la consulenza dello storico Sabbatucci. trasmessi ogni venerdì’ sera alle 21.30 su rai storia
    E stata trasmessa anche una piccola parte di un’intervista a re Umberto II.
    Umberto II ha detto che non era neppure pensabile difendere militarmente Roma perché questo avrebbe provocato, oltre a vittime civili, la distruzione della città.

  19. annarita ha detto:

    Mio padre, ufficiale di artiglieria durante la guerra,mi raccontava che l’unico guaio era stato l’annuncio di Badoglio. Il re aveva sbagliato a non dare ordini ai comandanti delle caserme e quindi vi era stato lo sbandamento dei soldati ma, il gesto del sovrano di andare a mettersi sotto il comando degli alleati, aveva salvato Roma. Negli anni ’60 per lavoro papà andò a Cascais a trovare Umberto. Rimase colpito dalla semplicità della casa e dalla gentilezza del re che fu molto commosso quando seppe che mio padre era di Lucca, città che Umberto conosceva bene.

    • Ale ha detto:

      il re però non andò dagli alleati ma in una zona libera dai tedeschi non ancora occupata dagli alleati. un gesto politico importantissimo.

  20. Ale ha detto:

    @luthien non collego la faccia al nome. fa piacere però che gli storici stanno iniziando a dire le cose. tempo fa su rai tre avevo sentito lucio villari dire la stessa cosa sul trasferimento del governo a brindisi. per quanto riguarda l’intervista del re la ricordo molto bene, ce ne sono diversi spezzoni in molti documentari.
    @annarita la penso come tuo padre. il fatto da quello che ho letto, non mi ricordo in quale libro, è che il re chiese a Badoglio di dare gli ordini all’esercito ma non arrivarono a tutti i comandi. l’errore fu forse dare tanta fiducia a Badoglio, che fece molti pasticci.

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