Umberto II a trent’anni dalla morte: i libri

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Il 18 marzo 1983 muore a Ginevra l’ultimo re d’Italia. A Umberto II, da mesi gravemente ammalato, non viene concesso di rientrare in Italia neanche per passarvi gli ultimi giorni di vita e anche i funerali di quello che è stato sovrano per un mese soltanto, vengono celebrati all’estero. Sono presenti tutti i rappresentanti delle case reali europee, ma dall’Italia non c’è nessun inviato ufficiale. L’unico omaggio in patria è quello della Juventus che la domenica successiva alla scomparsa gioca con il lutto al braccio. Trent’anni dopo la norma transitoria della Costituzione che vietava ai discendenti maschi dei re d’Italia (veramente sarebbe meglio dire “ai discendenti maschi di Vittorio Emanuele III”) di mettere piede sul suolo nazionale non esiste più, ma Umberto II, sepolto nell’abbazia savoiarda di Hautecombe, continua ad essere un esiliato.

Umberto II a trent’anni dalla morte

Il trentennale della scomparsa di quello che molti chiamano il “Re di Maggio” (in ossequio forse alla consuetudine di dare ai Savoia regnanti un soprannome più o meno azzeccato*) è l’occasione per riparlare di un personaggio che ha attraversato la nostra storia come una meteora, ma è rimasto nel cuore di molte persone. Un uomo che dopo il referendum se ne è andato in silenzio, da gran signore e ha mantenuto nei lunghi anni di esilio un riserbo e una discrezione esemplari, ma non per questo si è mai negato all’incontro con chi si presentava alla porta della sua “Villa Italia” a Cascais in Portogallo.

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E per ricominciare a parlare di Umberto II con cognizione di causa ho pensato di proporre prima di tutto una piccola bibliografia ragionata sul personaggio. Un elenco di opere più o meno recenti che potrà essere integrato strada facendo e ovviamente non possono prescindere anche da tutto quanto è stato scritto sulla moglie Maria Josè del Belgio.

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Iniziamo da un libricino minuscolo edito da Giunti nella serie Dossier in cui Aldo A. Mola analizza la vita di Umberto II senza indulgere negli aneddoti, ma cercando di esplorarne la personalità complessa e il suo “difficile dialogo con i tempi”.

Nel suo “L’ultimo re e l’ultima regina” di Silvio Bertoldi (Rizzoli 1992) ci racconta l’amara vicenda umana dei due sovrani, in cui la vita privata si è intrecciata  indissolubilmente con gli avvenimenti che hanno portato alla nascita della Repubblica italiana.

Luciano Regolo, è un grande esperto dei Savoia e la sua ponderosa biografia di Maria Josè (“La regina incompresa”, Simonelli 1997) è un grande classico nel quale, ovviamente, Umberto II ha il ruolo del co protagonista. Regolo ha consultato documenti mai pubblicati prima e ha avuto accesso ad archivi privati particolarmente importanti, ma soprattutto ha potuto dialogare a lungo con l’ultima regina d’Italia.

Così l’anno dopo, forte del successo e anche dell’esperienza e del materiale raccolto il giornalista ha dato alle stampe, sempre per i tipi della Simonelli, “Il re signore” che, come spiega lo stesso autore “è certamente la più completa biografia dell’ultimo sovrano d’Italia. Frutto di un’indagine al di là di ogni preconcetto”. Anche in questo caso il libro si avvale di un vasto apparato di documenti e testimonianze inedite: da scritti e memorie della moglie Maria José a pagine dello stesso Umberto e ad archivi finora mai aperti (Bonaldi, Clerici…).  Ci sono anche i ricordi dell’amica Sofia Jaccarino e della fedele Rosa Perona Gallotti e quelli di due dei figli del re, Maria Beatrice e Vittorio Emanuele. “Il racconto di una vita per scoprire il più vero Umberto di Savoia – spiega Regolo – Un uomo dalla personalità complessa, solcato da tante sofferenze e animato da una profonda religiosità, da sempre devoto della Sindone. Un uomo che, bersagliato dai ricattatori dossier del fascismo e a lungo escluso dalla scena politica, nei due anni in cui resse lo Stato dimostrò ottime qualità. Un sovrano giusto al momento sbagliato, leale e ‘signore’ anche da esule. Un uomo sorprendente: stilista raffinato, collezionista, attore per diletto, fine umorista, padre comprensivo. Sono soltanto alcuni dei suoi molti aspetti finora taciuti. Sono stati ricostruiti tutti e, sullo sfondo, oltre settanta anni di storia. Con molte rivelazioni”.

Nel 2000 esce “Umberto II – L’Ultimo Re” (edito da Mondadori) di Gianni Oliva, storico dei Savoia che riperorre la vita del futuro re “uomo dai contrasti interiori irrisolti, sospeso tra l’istinto irrequieto della modernità e il peso di un’educazione antica”.

 Su Maria Josè oltre alla corposa biografia di Regolo, sono interessanti il suo libro di ricordi “Giovinezza di una regina” (Oscar Mondadori, 1993), ma anche “Maria Josè e i Savoia” di Antonio Spinosa (Giunti-Dossier, 2001) e “Regina – La vita e i segreti di Maria Josè” di Arrigo Petacco (Mondadori, 1997).

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Lascio per ultimo un libro nuovo che in effetti è la riedizione con corpose ed importanti integrazioni di un lavoro che ha già qualche anno. L’autore, di “Umberto II, il Re di Maggio – Dalla Monarchia alla Repubblica” (edito da Mursia) non è solo uno studioso appassionato di storia del Novecento che ha più volte incontrato a Cascais l’ex re, Luciano Lami è un giornalista. L’ex inviato de Il Giornale di Montanelli ha analizzato le vicende con l’occhio curioso, disincantato, ma attento del cronista e ha scritto una biografia che molti considerano ormai fondamentale per conoscere davvero l’ultimo re d’Italia.

E a proposito di Lami e Umberto II ho chiesto a due lettori – che di libri e di personaggi reali se ne intendono davvero – di raccontarci le loro impressioni.

“Mi è piaciuto moltissimo, ma prima di parlare di Umberto, vorrei fare una riflessione su Vittorio Emanuele III che era un uomo scarno , rigido e poco incline alle tenerezze, ma sicuramente di una intelligenza, direi superiore alla media. Stranamente si è fatto mettere il cappio al collo dal regime, ma le riflessioni che fa sul futuro della monarchia [raccontate nelle pagine 141 e 142 n.d.r. ]  sono di una lucidità impressionante e così, come qui è descritta la sua fuga, non sembrerebbe tale, ma solo un allontanamento temporaneo, in attesa di vedere risalire lo stivale dalle colonne tedesche, continuando a mantenere un rapporto con il resto delle istituzioni, in attesa di tornare a Roma. Umberto di tutt’altra pasta, ma sicuramente anche lui, non ha nutrito grandi speranze sul futuro della monarchia, sembra incapace di prendere una qualsiasi decisione non approvata dal padre, con un certo fatalismo e con la sicurezza che qualunque sua idea non sia gradita e valutata positivamente dal re, evita qualunque posizione Il suo rapporto con Maria Josè è strano, e qui l’autore fa intuire che qualche difficoltà con l’altro sesso ci sia stato, sin dai giorni del fidanzamento (il principe è molto riluttante) e del viaggio di nozze in compagnia dei vecchi amici. E’ come se Umberto avesse paura della moglie, non credo si sia trattato di omosessualità vera e propria, come da più parti si è detto, ( molti principi dichiaratamente omosessuali si sono sposati e hanno anche avuto figli) ma forse di quella che oggi si chiama ansia da prestazione, anche perché avendo fama di tombeur de femmes, si deve essere sentito soverchiato da questa stessa fama e non all’altezza della situazione e delle aspettative.

L’unica volta in cui l’autore sembra volerci far intendere qualcosa di più è quando racconta delle passeggiate notturne di Umberto sulla spiaggia dell’Oceano e di quella volta che viene ritrovato sanguinante a molti km da casa e in ogni caso questo niente toglie o aggiunge alla figura di figlio, marito, padre e re. Dall’altra parte la povera Maria Josè era stata direi quasi plagiata , sin da piccola nel mito di questo bel principe e come tutte le fanciulle allevate per il matrimonio si deve essere fatta un’idea sulla sua vita da principessa di Piemonte e futura regina, molto romantica. Insomma una bella botta, quando capisce la realtà, infatti diventa alla fine della guerra e nei primi anni di esilio, una vera dea della vendetta. Forse se non ci fosse stata la guerra , se non ci fosse stato un regime a controllare e minacciare la monarchia, forse, dicevo, questa coppia avrebbe avuto qualche possibilità di riuscita
Il fatalismo di Umberto, torna prepotentemente fuori quando, la moglie, quasi con gli occhi iniettati di sangue – non per la malattia, ma per la rabbia – lo abbandona, strappandogli i figli ad uno ad uno. Figli che anche loro sono allo sbando, senza una patria, senza i privilegi, ai quali erano abituati, senza il rigido protocollo che potrebbe diventare una forza, una spina dorsale, vivono e patiscono la doppia esistenza nella casa paterna scandita da forma, rispetto ed orari, e l’allegro fate-un-po’-quel-che-vi-pare, della casa materna. Io credo che ognuno di loro, ma principalmente i due coniugi, leccate le ferite, e lasciato passare un considerevole periodo di tempo, si sia fatto un esame di coscienza, recitato un mea-culpa e abbia perdonato, rivalutando l’altro, che in fondo conosceva sin dall’infanzia e che quindi non poteva essere così lontano dalla e nella propria vita. Umberto II, come ho sempre pensato era una gran bella persona e credo che se avesse potuto regnare più a lungo, avrebbe anche saputo prendere delle decisioni importanti. Non ne ha avuto il tempo e prima non aveva potuto dimostrare le proprie capacità; certo il rapporto con il padre è stata una relazione mai risolta, un nodo mai sciolto, neanche dopo la morte di Vittorio Emanuele, grande rispetto, mai una parola di insofferenza, ma una grande buco nero e buco nel cuore, che lui stesso non è riuscito ad annullare e riempire, con i suoi quattro figli. Con la moglie, no, io penso che , dopo, calmati gli animi, a bocce ferme, i due si siano ritrovati e stimati proprio per quelle stesse cose per cui erano arrivati alla rottura. Mi ricordo molto bene come Maria Josè parlava del marito sia durante la malattia, sia dopo la sua dipartita e le parole affettuose con le quali lo elogiava per la capacità di non lamentarsi mai e non erano parole dette per diplomazia, la ex regina non è mai stata una donna diplomatica! Penso che questo sia un libro equidistante e senza partigianerie, in fondo cominciano ad essere molti gli anni passati dagli eventi qui riportati e dalla morte di Umberto, vale la pena di leggerlo, sperando sempre di poter arrivare a sapere qualcosa in più”.

 Elettra

“Il libro di lami è la prima biografia completa che ho letto su re Umberto, in quanto ho sempre avuto a che fare libri che raccontavano solo alcuni aspetti della sua vita e che non davano una visione d’insieme. l’ho trovato molto interessante. Mi è piaciuta molto la parte ante-guerra, in cui l’autore spiega bene il modo in cui il principe ereditario riceve la sua rigida educazione. Lami è riuscito anche a dare una descrizione, direi quasi perfetta, della doppia personalità di umberto, austero, formale e ligio al dovere nelle occasioni ufficiali e giocondo, spensierato e allegro quando è col suo gruppo di amici. anche se personalmente avrei accennato a molte più sue avventure o scherzi che comunque sono abbastanza conosciuti. Forse l’autore cade un po’ nei luoghi comuni quando parla del rapporto con Maria Josè considerandolo fallimentare già dall’inizio, quando probabilmente non fu così o lo fu solo in parte; ci sono in proposito molti episodi che non vengono citati e che, in buona parte, raccontò la stessa Regina di Maggio. Per esempio al castello di Agliè, di proprietà del duca di Genova, una sera Maria Josè andando a dormire trovò in un salone una fila di Carabinieri schierati sull’attenti, l’ultimo era Umberto che la sollevò e la portò ridendo fino in camera da letto. O ancora una sera, nel periodo in cui la coppia risiedeva a Torino, Umberto disse alla moglie che erano ospiti per una cena nel castello tal dei tali e Maria Josè si prepara a passare una serata in compagnia della nobiltà piemontese, che non era molto di suo gradimento (in quanto poco inclini alla cultura e molto indaffarati nella ricerca del lusso e del divertimento); quando giungono a destinazione trovano tutti i saloni bui tranne uno dove c’era un tavolo apparecchiato per due. Diciamo che non sono proprio gli atteggiamenti di un marito disinteressato, poi ovviamente come è noto col tempo ognuno andò per la sua strada. Molto istruttiva la parte sulla Seconda guerra mondiale, dove Lami cita documenti americani rimasti secreti fino al 2011. E’ stato molto triste vedere come gli Stati Uniti, che in genere vengono considerati i buoni, abbiano trattato l’Italia con lo stesso trattamento che hanno riservato recentemente all’Iraq, umiliando i nostri soldati e la popolazione delle zone liberate. Per non parlare della corruzione e dell’interesse particolare dei partiti appena rinati, che già pensavano a come mantenere il loro potere piuttosto che al bene della nazione. molto interessanti sono anche le pagine sul referendum del 1946, che probabilmente si avvicinano molto a ciò che è realmente accaduto. Forse io avrei dedicato più pagine all’esilio, dove in pratica è stato trattato solo lo sfascio della famiglia e i problemi dei figli. Una mancanza grave è che non viene neanche accennato il possibile matrimonio di Maria Gabriella con Juan Carlos e il rapporto che ebbe Umberto con Amedeo d’Aosta. Un’altra mancanza è, dal mio punto di vista, la totale assenza di anche solo poche righe sulla successione di Umberto, argomento molto importante. In generale comunque l’ho trovato un ottimo libro che rende giustizia a un grande personaggio della nostra storia che per tutta la vita ha amato profondamente il suo paese, tanto da sacrificare il suo interesse personale per il bene comune accettando un esilio ingiusto per non scatenare una guerra civile che avrebbe portato solo morte. Secondo me noi italiani abbiamo molto da imparare da Umberto II, che purtroppo è poco conosciuto e oggi nei libri di storia di scuola è a mala pena citato, mentre invece è stato forse il più grande re che l’Italia abbia mai avuto”.

Alessandro

* Vittorio Emanuale II è stato Il padre della Patria, Umberto I Il Re buono, Vittorio Emanuele III il Re Soldato

E anche questa volta già che ci siamo ecco un riassunto dei post sui Savoia

Le norme per la successione

I gioielli in mostra alla Venaria

Il diadema di Maria Josè

Gli abiti di corte della Regina di Maggio

La regina Elena

Intervista alla principessa Maria Gabriella di Savoia

Vittorio Emanuele II entra ad Ancona

Una bella marchigiana conquista Vittorio Emanuele II

Il ritorno delle spoglie degli ex re d’Italia

Quando il principe Umberto sciava a Roccaraso

Il sacrificio di Clotilde per l’Unità

La regina Margherita nella sua reggia

I gioielli delle regine d’Italia

I quadri del principe Eugenio

Mafalda di Savoia e il suo diadema di spighe

Le nozze di Giovanna di Savoia

Infine una notizia di “servizio”: in occasione del trentennale della morte di re Umberto II, un’associazione di Alessandria organizza un viaggio all’abbazia di Hautecombe. Partenza da Alessandria e rientro il giorno dopo in tarda serata, quindi con un solo pernottamento. Se sieti interessati lasciate un messaggio nei commenti e comunque a breve pubblicherò tutti i dettagli.

Il 16 marzo a Vicoforte (Cn) Aldo A. Mola coordinerà un convegno dedicato a Umberto II nel trentennale della morte. Qua tutte le informazioni

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92 Commenti

  1. Ale ha detto:

    @alex condivido tutte le tue parole! anch’io avevo notato alcuni di questi errori, mi ricordo soprattutto quello del matrimonio di mafalda.

  2. Alex ha detto:

    @Marina @Eletta @Ale grazie, è infatti sempre curioso vedere come ognuno noti diversi aspetti e confrontarsi. Il tema dell’educazione, della crescita dei bambini e dell’ascolto degli adolescenti mi sta particolarmente a cuore e anche da questo libro emerge quanto la storia di un intero paese possa essere influenzata dall’educazione ricevuta dagli uomini che gestiranno il potere, dai traumi vissuti e dalle restrizioni (o permissivismi) loro imposti. Quanta responsabilità abbia chi accompagna le persone nella loro crescita e quanto equilibrio, apertura mentale e consapevolezza si debba avere.

    Alessandro

  3. elettra ha detto:

    @Marina…..è da stamattina che mi sto facendo una cultura sull’8 settembre ..scrivo qui anche se tu ne hai scritto a conclusione sull’altro post…certo è che VE, non si era circondato di persone competenti, anzi direi che erano dei mediocri…probabilmente se le era andate a capare dal mazzo, come si dice a Roma,proprio per non sfigurare egli stesso….dobbiamo ricordarci tutti i limiti caratteriali e psicologici del re….la figura ambigua di Badoglio, non l’ha aiutato, e credo che non volesse neppure aiutarlo….Badoglio pensava solo a sè stesso e anche di sostituirsi al re, a un certo punto….non amava e stimava Umberto, dal quale non era riamato e stimato
    La fuga o allontanamento o il lasciare Roma, perchè non fosse distrutta….bah!…sarebbe ora, visto che ormai la maggior parte dei protagonisti di quel periodo non c’è più, che se ne parlasse con chiarezza e serenità e buona pace di tutti e sapere esattamente come andarono i fatti….durante quel viaggio non si avvertiva il senso della corsa alla salvezza…il corteo di automobili era robusto e facilmente individuabile, anzi, durante il tragitto, per un guasto a una delle auto, ci fu una fermata imprevista, poi la sosta al castello di Crecchio, con tanto di pernottamento e relative chiacchiere più o meno angosciate da parte della regina, e anche al porto di Pescara, prima e Ortona poi, da parte del re non traspariva la fretta e il dover far presto….chi era veramente agitato era Badoglio e tutto lo stato maggiore… i collaboratori credevano o volevano far credere al re che ci si potesse riorganizzare , in breve da Brindisi, ma o erano in malafede o, come spesso succede, ignoravano le reali condizioni del paese…. in quel momento gli alleati ci trattavano, anche giustamente, da conquistati , quindi con nessuna voce in capitolo, ecco anche perchè usarono i nostri soldati , quasi come prigionieri, del resto l’esercito era allo sbando , senza ordini e allo stremo.
    a questo proposito, se me lo consenti, solo per chiarire quelle che erano le condizioni nelle quali ci si muoveva, vorrei riportare quanto scrive mio padre, giovane sottotenente di fanteria, al comando di una compagnia, nel suo diario e, aggiungo io, era già questa una dimostrazione, di debolezza, perchè al comando di una compagnia, in zona di guerra, ci doveva essere un capitano e non un s.ten. di prima nomina, appena uscito dall’Accademia
    …..”la compagnia era robusta in effettivi e l’organico completo , ma la maggior parte dei soldati era scalza.Non arrivavano rifornimenti, avevamo solo delle gallette, poche scatolette di carne e delle olive che mi vidi costretto a razionare. Dei 72 soldati , solo 3 o 4 potevano avere le scarpe nuove e il materiale per le riparazioni era insufficiente, per cui il bagaglio del calzolaio e del sarto dovevo ostinatamente preservarlo per giorni peggiori, che sarebbero arrivati e si fiutavano nell’aria, anche se nessuno sapeva esattamente quale sarebbe stato il futuro. Le scarpe usabili ruotavano a turno, in base ai servizi e alle necessità…….”
    e ancora, dopo, quando furono assorbiti dagli alleati, a Palermo
    …”nel tratto di strada che facemmo a piedi, dal porto di Palermo a Partanna, dove erano di stanza gli accampamenti alleati, fummo oggetto di viva curiosità da parte degli americani, che non cessavano di fotografare questa colonna di individui sporchi, laceri e senza scarpe…”
    Scusate se mi sono permessa di inserire una testimonianza personale, ma questa era la realtà,…… cosa possono aver pensato i generali inglesi e americani alla vista dei nostri reparti e della nostra popolazione civile? che chi ci aveva ridotti così non erano individui meritevoli di stima , da spazzar via, in toto e in particolare nella figura del re( e della monarchia) che si era circondato di certi collaboratori, ecco perchè, secondo me, (parlo sempre per un’analisi personale)non ci fu l’appoggio neppure ad Umberto, che aveva la fama, supportata anche dall’atteggiamento del padre, di essere un debole
    c’è anche da dire che il re non era una persona comunicativa …..tranne uno, all’ inizio, da Brindisi, non fece proclami, non si fece sentire, rimase o lo fecero rimanere zitto, lasciando in pratica mezza Italia, e anche qualcosa di più, nelle mani dei tedeschi…molto lontano dalla figura di Guglielmina, tanto per citarne una che abbiamo analizzato da poco….qualche parola in più gli avrebbe giovato, avrebbe fatto sentire la sua vicinanza…eccomi, ci sono, sono il vostro re, mi sono solo allontanato un po’ più a sud, ma ci sono …e voi italiani, ci siete? allora ognuno faccia del suo..io riorganizzo il governo, l’esercito e insieme a loro , protetto da loro,risalgo lo stivale, torno a casa, anzi no a casa, a Roma, ma passo anche per Firenze , Milano Torino e Trieste, finchè non sarò sicuro che i tedeschi saranno al di là delle Alpi…..tutto questo non è stato fatto e detto e i vecchi fascisti, i nuovi comunisti, gli alleati e a chi altri la monarchia stava sullo stomaco, ha cominciato a dire che il re era scappato, aveva tradito e muoia Sansone e tutti i Filistei…..e tutti a dire…sì,sì è scappato,….. ma non è che una cosa solo perchè è detta da molti sia per forza vera…anche a M. Antonietta si attribusce la famosa frase del pane e delle brioches, che invece non ha mai detto!
    Comeal solito , l’ho fatta un po’ lunga , quando ci sono dubbi che mi fanno pesare……sorry!

  4. Ale ha detto:

    @elettra condivido molte delle cose che hai scritto. la mia speranza è che grazie ai documenti americani tolti dal segreto e magari da altri che presto potrebbero arrivare da parte inglese o russa, per non parlare dell’archivio privato di casa savoia (che come sai forse verrà reso pubblico nei prossimi vent’anni), si possa arrivare a stabilire come veramente andarono le cose. visto che è palese che non sono andate come le ha raccontate la storia ufficiale fino ad adesso, e che come giustamente hai detto è stata un utile mezzo di propaganda per nazisti e fascisti, e successivamente per i comunisti e i repubblicani. anche io mi sono chiesto come mai vittorio emanuele III non facesse mai discorsi alla radio, oltre a essere un uomo molto intelligente era anche grande amico (e ammiratore) degli inglesi, quindi perchè non seguì l’esempio di giorgio V e di giorgio VI? basta pensare all’effetto che ancora oggi provoca il discorso per l’entrata in guerra di giorgio VI, per non parlare del duce che la radio la sapeva usare benissimo. purtroppo non so darmi una risposta, se avesse parlato via radio alla nazione avrebbe anche potuto rincuorare molti italiani, soprattutto quelli del nord sotto occupazione. sicuramente ne avrebbe guadagnato anche in popolarità. ma certo non l’avrebbe usata per giustificarsi, sia lui che soprattutto umberto erano convinti che un re non debba mai giustificare le sue azioni, questo fu il motivo per cui ordinò alla sorella jolanda di distruggere il memoriale del padre. anche se anche qui forse una copia si salvò, messa al sicuro da calvi di bergolo e un’altra forse la tenne lo stesso umberto per l’archivio privato di casa savoia, ma questo è un altro mistero …

    • Rodolfo Jannetti ha detto:

      La storia dell’8 settembre 1943 dimentica che i nostri soldati hanno reagito senza reagire;”sig tenente cosa facciamo?andatevene a casa ha risposto il ten.Giovanni Blasi di stanza a Piombino;(le parole sono dette a me personalmente,suo cugino)”.A piazza Vittorio Bottego la mattina del 10 settembre sotto gli archi delle mura romane,accanto al cimitero “degli inglesi”erano quattro carri armati italiani(le scatole di sardine);facile capire che alle 10,00 della mattina i carri erano stati abbandonati.(Così presumo sia accaduto in ogni parte di Roma)Sette divisioni tre corazzate messe a difesa della città si sono disciolte;a Roma c’ erano il comandante della centauro,nonché comandante del distretto,gen.Calvi di Bergolo,genero del re,e fatto prigioniero dai tedeschi.Il mar.llo d’ Italia Ugo Cavallero;il gen Giacomo Carboni,il gen.Raffaele Cadorna.E’ mancato invece Luigi Cadorna il vincitore della grande guerra;purtroppo lui era gia morto.

      • elettra/cristina palliola ha detto:

        @Rodolfo Jannetti…io credo che sull’ 8 settembre del ’43 si possano scrivere tante storie, tante quante furono le persone che lo vissero e i ricordi che ognuna di loro riportò……non credo che tutti i nostri soldati reagirono senza reagire…molti rimasero per giorni senza ordini e senza informazioni, altri qualcosa seppero e agirono di conseguenza e secondo quello che il protocollo prevede in determinate situazioni, e che i comandanti di reparto devono sapere.
        Io posso solo raccontare quello che mio padre, come ho già detto sopra, sott. ten. di prima nomina e di 21 anni, e con la responsabilità di un’intera compagnia,in Sardegna,scrive nella sua autobiografia “….fummo trasferiti a difesa dell’aeroporto di Decimumannu (da Soleminis e sempre a piedi e affardellati, attraverso uliveti e campi) che potè così ospitare gli aerei che fuggivano dal continente, per non cadere in mano tedesca. L’ultimo compito, svolto , in Sardegna, fu quello di sospingere i reparti tedeschi, verso nord. Ci furono anche degli scontri a fuoco e una notte ,nel predisporre un posto munizioni avanzato, un’intera colonna tedesca,numericamente più nutrita ci passò a fianco, senza vederci anche se eravamo a pochi metri..l’oscurità ci aveva riparati, ma sarebbe bastato un colpo di tosse , uno scalpiccio, per cadere prigionieri. Il 15-11.’43 riuscii a imbarcare il reparto sull’ incrociatore Montecuccoli alla volta della Sicilia, dove era il nostro comando, o meglio, dove pensavo ancora fosse il nostro comando, fatto prigioniero qualche giorno dopo l’8 settembre e i generali, fucilati…a Palermo fummo accolti dagli americani.” ….e con gli americani, risalì la penisola!
        bisogna anche dire che molti soldati e militari di carriera, specialmente quelli dislocati al nord della penisola, si unirono ai gruppi partigiani, sempre affiancati dagli alleati, non trattati benissimo, anche giustamente, con molta diffidenza, in particolare dagli inglesi, dei quali eravamo stati nemici, fino a qualche tempo prima
        Calvi di Bergolo ebbe per sua fortuna, una sorte molto diversa, rispetto a quella toccata a sua cognata Mafalda, addirittura si potè riunire qualche tempo dopo alla famiglia
        Cadorna?…io conobbi il figlio Raffaele a Intra, e mi fu presentato come il figlio di un grande eroe, ma sul padre Luigi, molti pensano il contrario…forse ha pagato colpe non sue, forse si è fidato troppo dei suoi subalterni, fatto sta che dopo Caporetto, fu rimosso dall’incarico e il suo posto dato ad Armando Diaz

        • rodolfo jannetti ha detto:

          Elena/cristina,è vero che molte storie sono state divulgate;tutte vere,però la realtà è che i nostri soldati non hanno brillato.La storia racconterà i fatti con un interpretazione di parte ed i nostri figli e nipoti non avranno verità.Ciao,alla prossima.R:J:

          • elettra/cristina palliola ha detto:

            Io invece penso esattamente il contrario…penso che la Storia saprà dare delle risposte e dire la verità. Non so quanto tempo ci vorrà, decenni e anche secoli, ma giustizia sarà resa. Pensiamo a come stanno cambiando le opinioni e i giudizi, finora letti e studiati, su M.Antonietta, sui Borboni a Napoli, su Cavour e Garibaldi,e su molti altri personaggi o situazioni storiche…noi, probabilmente non lo sapremo, ma i nostri nipoti e bisnipoti, forse sì!

  5. Dora ha detto:

    wow elettra…

  6. elettra ha detto:

    @Ale…condivido….speriamo davvero che ci sia questo famoso memoriale!….è vero, o forse lo è stato, fino a poco fa, che un re non si debba giustificare, però non bisogna neanche aggirare la storia, falsificando o distruggendo documenti…..il giudizio storico travalica da certe miserie umane, e mi meraviglierei molto se Umberto, seppure con grande amore di figlio, avesse davvero distrutto tutte le copie!
    se VE avesse parlato alla radio o se almeno avesse fatto capire che appoggiava la resistenza, che era attivissima al nord, se non si fosse affidato, lui che era un diffidente per natura, alla persona meno affidabile, se alla fine avesse abdicato, ammettendo gli errori…..sono queste le ultime azioni del re che mi lasciano perplessa ed incerta….chissà se nella confusione ed agitazione generale, anche lui non abbia capito esattamente cosa stava succedendo e che conseguenze avevano i suoi atti…
    @Dora..grazie!

  7. paola (baldanzi) ha detto:

    chissà chi ha questo memoriale, speriamo non sia capitato nelle mani del sè dicente V. Emanuele IV altrimenti l’ha già distrutto (penso).

    Approfitto di quest’angolo in cui si parla (anche) di libri per segnalare un libro secondo me da NON leggere, della serie “c’è chi scrive sul nulla”. Ho preso in biblioteca “La principessa di Mantova” di Marie Ferranti, mini biografia romanzata di Barbara di Brandeburgo sposa di Ludovico Gonzaga. Va beh, la biografia romanzata ci può stare, ma qui l’autrice si è inventata tutto! soprattutto mi ha disgustato che si sia inventata i carteggi epistolari con tanto di riferimenti bibliografici, ad archivi e immaginari curatori. Poi svela l’inganno solo nella postfazione, ammettendo di aver letto solo la storia dei Gonzaga della Bellonci e di averci ricamato sopra… boh! il bello che questo libretto aleatorio ha vinto anche un premio,il Grand prix dell’academie francaise!!!

  8. Ale ha detto:

    @elettra condivido in pieno! anche se io personalmente interpreto l’abdicazione di v.e. III non solo come un atto per rilanciare la monarchia ma anche come un’ammissione implicita delle sue responsabilità.
    @paola non credo che l’ipotetica copia di umberto sia finita nelle mani dei figli, se esiste è sicuramente finita nell’archivio di casa savoia e adesso è al sicuro in mani sicure, almeno questo! mi piacerebbe molto un giorno poter leggere questo memoriale, un giornalista che ebbe l’onore di poterlo consultare nel ’47 lo definì rivelatore e chiarificatore. di sicuro ne furono bruciate molte copie, però la leggenda o le voci (come forse è più giusto chiamarle) dicono che calvi di bergolo, molto fedele a v.e. III, ne salvò una copia. una cosa certa però c’è, diverse persone affermano che nello studio del re a cascais c’è ne fosse una copia e questo mi fa ben sperare.
    un’altra cosa interessante da leggere, e che non capisco cosa aspettino a pubblicare, sono i diari di amedeo d’aosta, lo zio dell’attuale amedeo che adesso ne è il proprietario.

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