Lussemburgo chi?!?! Purtroppo in Italia la curiosità sui “royals” si limita a Inghilterra, Monaco e qualche volta Spagna, “tutto il resto è noia” come dice Califano. Un vero peccato perché stante che The Queen è sempre la regina più regina di tutte, che su Grace io non so più cosa dire e soprattutto senza nulla togliere alla la nostra Leti, la quale ci dà sempre molte soddisfazioni, ci si potrebbe anche guardare intorno. Per scoprire storie molto interessanti e assolutamente non banali. Così in attesa del matrimonio del granduca ereditario Guillaume con la contessa Stéphanie de Lannoy, ecco un po’ di notizie su quello che è “il più grande dei piccoli paesi” e della sua sovrana più celebre, la granduchessa Charlotte (foto qui sopra e qui sotto, con uno dei diademi della collezione granducale).

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Il Lussemburgo ha una dinastia recente, ma una lunga e gloriosa storia iniziata prima dell’anno Mille. Esattamente nel 963 quando il conte delle Ardenne Sigefroi I, un uomo dell’entourage dei carolingi, acquisisce il territorio e fa costruire un castello e una città. I suoi successori ampliano i possedimenti e il loro potere, tanto che nel 1309 il conte di Lussemburgo viene eletto imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Enrico VII; la dignità resta in famiglia per cinque generazioni, ma non solo: nel 1354 la contea diventa ducato e i sovrani ottengono anche la corona di Boemia. Quando, nel 1443, la prima dinastia lussemburghese si estingue i duchi di Borgogna si impadroniscono dello stato che per 372 anni resta in mani straniere, passando all’uno o all’altro secondo i trattati e le guerre, subendo la triste sorte delle terre interessanti politicamente ed economicamente, ma di confine e quindi contese da tutti. Nel 1506 passa alla Francia, ma per poco, quindi diventa spagnolo per oltre un secolo e mezzo, ma torna alla Francia dal 1684 al 1697, la Spagna lo recupera dal 1698 al 1714, quindi passa all’Austria dal 1714 al 1795 e infine ritorna alla Francia dal 1795 al 1814. Finalmente nel 1815 il congresso di Vienna riconosce l’autonomia e la personalità politica del Lussemburgo che oltre ad essere trasformato in granducato, viene assegnato a titolo personale a Guglielmo I d’Orange-Nassau re dei Paesi Bassi. Gli succedono Guglielmo II e Guglielmo III ma tutti i loro regni sono piuttosto impopolari in Lussemburgo. Quando il 23 novembre 1890 Guglielmo III muore senza figli maschi, i Paesi Bassi toccano alla figlia Guglielmina, mentre il Lussemburgo, dove vige la legge salica, si stacca e viene assegnato ad un altro ramo della famiglia i Nassau-Weibourg e ciò in virtù di un patto di famiglia sottoscritto nel 1783 che praticamente assicura ai diversi rami il subentro nei possedimenti in caso di estinzione della linea maschile.

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La granduchessa Maria Adelaide

Adolfo I di Nassau-Weibourg (1890-1905) e Guglielmo IV (1905-1912) sono tedeschi di nascita ma diventano fedeli servitori della causa lussemburghese. Guglielmo IV sposa Maria Anna di Braganza (una delle famose sorelle Braganza) che gli dà sei figlie: Maria Adelaide, Charlotte, Hilda, Antonia, Elisabeth e Sofia. La mancanza di maschi rende necessaria una modifica urgente dello statuto familiare per consentire alla maggiore delle ragazze di salire al trono senza contestazioni. Il che avviene fra la gioia popolare perché Maria Adelaide è bellissima, intelligente, amabile e viene subito molto amata. Ai suoi sovrani il Lussemburgo chiede soprattutto il rispetto della Costituzione, l’assunzione del ruolo di arbitri super partes e naturalmente patriottismo. Purtroppo la giovane granduchessa viene travolta dalla guerra e accusata dagli Alleati di pesanti compromissioni con gli occupanti tedeschi abdica nel 1919 e amareggiata si ritira in convento dove muore a neanche trent’anni.

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La granduchessa Charlotte con i suoi due figli maggiori

Il trono del granducato passa a Charlotte che sempre nel 1919 sposa il cugino Felix di Borbone-Parma, una scelta coraggiosa perché è il fratello della ex imperatrice Zita e il momento non è di quelli favorevoli agli Asburgo. Ma Charlotte è una gran donna e lo dimostrerà ampiamente quando, venti anni dopo, i tedeschi si affacceranno di nuovo ai confini del Lussemburgo. Nella notte fra il 9 ed il 10 maggio 1940 i carri armati della Wehrmacht entrano nel Granducato violandone la neutralità. All’alba Charlotte, suo marito, i loro sei figli e tutto il governo lasciano il paese per mettersi sotto la protezione della Francia. I tedeschi però avanzano inesorabili e il 14 giugno l’armata di Hitler sfila sugli Champs-Élysées in una Parigi ammutolita dallo sgomento. Quattro giorni dopo le autorità francesi informano la granduchessa di non poterle più garantire l’incolumità e famiglia si sposta in Spagna che le consente il transito, ma non la sosta. Dal Portogallo dove Charlotte e i suoi si sono rifugiati arriva una insperata offerta di aiuto da parte del presidente americano Roosevelt il quale, l’anno prima, aveva conosciuto sia il principe Felix che l’erede al trono Jean. Franklin Delano adora le famiglie reali, ma è anche molto cosciente della situazione che si sta delineando oltreoceano e si offre di accogliere e mettere al sicuro i ragazzi. Felix e i figli si imbarcano su una nave statunitense, mentre la granduchessa resta in Europa incerta sul da farsi. La partenza dal Lussemburgo è stata dolorosa e difficile, ma necessaria per marcare la distanza dall’invasore e protestare contro la violazione della neutralità. Charlotte, si rende perfettamente conto che il suo gesto ha provocato una forte sensazione di smarrimento nella popolazione, ma è cosciente del fatto che tornando indietro diventerebbe un semplice ostaggio nelle mani dei tedeschi. In patria sarebbe vicina alla sua gente, ma potrebbe essere usata e manovrata e lei con i nazisti non vuole avere nulla a che fare. La scelta è resa ancora più difficile dal ricordo di quanto accaduto a Maria Adelaide. Charlotte al contrario opta per la resistenza ad oltranza e diventa il simbolo di una indipendenza nazionale libera da qualsiasi compromesso. “Il mio cuore dice si, ma la ragione dice no” fa sapere la Granduchessa che, il 29 agosto 1940, arriva a Londra ben decisa a far sentire la voce del suo minuscolo stato. La sovrana vuole qualcosa a tutti i costi mantenere un contatto con il Lussemburgo occupato dai nazisti e ottiene di poter trasmettere dalla Bbc dei messaggi settimanali al suo popolo. Per Charlotte, che non ha mai parlato alla radio, non è facile utilizzare questo mezzo, ma i suoi discorsi diventano man mano più intensi, pieni di emozione e di pathos e i lussemburghesi accolgono la voce della loro Granduchessa come una speranza alla quale aggrapparsi nelle ore più dure e difficili dell’occupazione.

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Charlotte a Londra negli anni della guerra

Negli anni dell’esilio Charlotte intesse con il suo popolo un profondo e commovente legame fatto di solidarietà e comprensione, ma il suo impegno non si limita ai messaggi da Londra. Roosevelt, impressionato dalla forza e dal coraggio di questa bella signora poco più che quarantenne, la invita a tenere negli Usa una serie di conferenze il cui obiettivo è quello di attirare l’attenzione sulla drammatica situazione europea e sostenere la sua politica interventista. Il feeling fra l’anziano presidente democratico e la Granduchessa è immediato e presto il rapporto di stima reciproca si trasforma in una amicizia profonda ed intensa. “Non temere, bambina mia, ti riporterò a casa” scrive Franklin Delano alla sua “dear Lottie”. Il tour statunitense è un grande successo, Charlotte è semplice, immediata, usa le parole giuste per commuovere e coinvolgere e per convincere l’opinione pubblica americana ancora recalcitrante, della necessità di entrare in guerra a fianco degli Alleati. Per la granduchessa ne va della salvezza del suo piccolo stato. Il 30 agosto 1942 Hitler annette il Lussemburgo con la scusa di far rientrare il territorio “in seno alla patria tedesca”, peccato che i suoi abitanti non si sentano affatto tedeschi e continuino a considerare Charlotte come l’unico vero capo della nazione. Nel novembre del 1942 l’erede al trono Jean torna in Inghilterra, si arruola nelle Irish Guards e nel giugno del 1944 sbarca in Normandia con le truppe del generale Eisenhower. Il 10 settembre 1944 Jean e suo padre Felix sono i primi ad entrare nella città di Lussemburgo e nella loro capitale vengono accolti come eroi da una folla in delirio e sono portati in trionfo fino al palazzo granducale. La violenta contro-offensiva tedesca nelle Ardenne ritarda di qualche mese la liberazione di tutto il territorio lussemburghese, ma finalmente il 14 aprile 1945 Charlotte può tornare a casa. L’amicizia con gli americani contribuisce ad assicurare al Lussemburgo, che siede al tavolo delle trattative insieme alle altre potenze alleate, le frontiere dell’anteguerra. La granduchessa salva la sua patria, ma ai nazisti paga comunque un tributo di sangue: una delle sue sorelle minori, Antonia, moglie di Rupprecht di Baviera, acerrimo oppositore di Hitler, viene deportata a Dachau, ma morirà poco dopo la liberazione a causa delle atroci torture subite.

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La Bbc ha prodotto un bellissimo docu-film sulla storia della granduchessa Charlotte (lo trovate su Amazon è in inglese e francese)

La Granduchessa Charlotte abdica nel 1964 e si ritira a vita privatissima fino alla morte avvenuta nel 1985. Jean, il nuovo Granduca, è sposato da quasi dieci anni con una cugina di secondo grado Joséphine-Charlotte del Belgio, la figlia della mitica regina Astrid e del controverso Leopoldo III, insieme avranno cinque figli (Marie Astride, Henri, i gemelli Jean e Margaretha e Guillaume), ha studiato in Inghilterra ed è stato allievo dell’accademia militare di Sandhurst che frequenteranno in seguito anche i suoi figli e nipoti. La sua appartenenza all’esercito inglese e i legami con i Windsor hanno fatto si che per molti anni fosse presente al Trooping the Colour, la sfilata per il compleanno della regina.

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Jean del Lussemburgo e Joséphine-Charlotte il giorno del loro matrimonio

Jean, quinto sovrano della dinastia, è nato nel 1921, è dottore honoris causa delle università di Strasburgo e Miami e nel 1986, ha ricevuto il premio Charlemagne per il suo fondamentale contributo alla creazione dell’Europa. Il 7 marzo 2000 Jean in favore del figlio Henri e da allora vive ritirato nel suo castello di Fiscbach. Henri, sesto sovrano della dinastia ha studiato scienze politiche a Ginevra e poi negli Stati Uniti e anche lui è stato allievo di Sandhurst. Da Maria Teresa Mestre, conosciuta all’università  e sposata nonostante il parere contrario dei suoi, ha avuto cinque figli, Guillaume, Felix, Louis, Alexandra e Sébastien.

Abdicazione

L’abdicazione di Jean nel 2000

Jean

Tre generazioni di Nassau e dietro a loro il ritratto della granduchessa Charlotte, madre, nonna e bisnonna.

(copyright foto Zimbio)

Gli altri post sul matrimonio lussemburghese sono qua e qua, per seguire la diretta in streaming dalla tv lussemburghese ecco il link http://tele.rtl.lu/waatleeft/livestream/

ps come già detto nel post precedente, il 19 ottobre sarò a Udine per un evento organizzato dalla mia amica di blog Maria Cristina Novello, per forza di cose (e perché grazie agli stupendi colleganti ferroviaria fra le varie zone d’Italia mi ci vogliono sei ore per fare Ancona-Udine) il 20 in mattinata sarò davanti al pc, poi dalle 15 in treno. Cercherò comunque di approvare i commenti e inserire i link dalla connessione mobile. Spero che mi capirete, ad un’amica non si può dire di no. Ovviamente se passate da quelle parti mi farà molto piacere conoscervi.

LocandinaUdine

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42 Commenti

  1. Alex ha detto:

    @Elettra sì, io sono di parte, ma Spoleto è bellissima. Capisco che il rapporto con Roma non sia facile, è una città complessa, bellissima certo ma con alcuni deficit importanti, poi ha un’amministrazione pessima da troppo tempo; troppo abbandonata a se stessa. Tanto diversa dai paesi nordici che piacciono anche a me, anche per il clima, visto che sono amante del freddo 🙂

    Alessandro

  2. cellphones ha detto:

    It’s great that you are getting ideas from this paragraph as well as from our dialogue made here.

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