La regina Margherita torna a Monza nella sua reggia

reginaMargherita

Per i 150 dell’Unità d’Italia la regina Margherita, prima sovrana del regno, torna simbolicamente a Monza e apre gli appartamenti di Villa Reale. Fino al prossimo 8 gennaio il primo piano nobile della reggia è aperto per la prima volta al pubblico grazie agli allestimenti della mostra “Regina Margherita”, curata da Elena Fontanella, ideata e promossa da Fondazione DNArt.

“Il centro dell’esposizione è la villa le cui stanze sono le vere protagoniste del progetto – spiega Elena Fontanella, curatrice della mostra e Presidente della Fondazione DNArt – Una grande occasione di valorizzazione per la reggia che spalanca le sue porte al pubblico raccontando la storia di Margherita, prima regina d’Italia, che qui ha vissuto con Umberto I. Ogni stanza rivive grazie ad oggetti, arredi, abiti appartenuti alla regina”.

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Dipinti, sculture, arredi, oggetti, abiti, gioielli, documenti e fotografie accompagnano il visitatore tra le stanze di Villa Reale. Contenuto e contenitore si fondono in un unicum storico, dove l’uno rimanda all’altra e viceversa. Perché la storia di Margherita non può prescindere dal suo legame con Monza e con la Villa. Un luogo prestigioso e suggestivo che assume un ruolo di primaria importanza a cavallo tra il XIX e il XX secolo nelle vicende legate all’Unità d’Italia e ai sovrani della nuova Nazione.  La Reggia,  infatti, è il dono di nozze di Vittorio Emanuele II al principe Umberto, erede al trono del Regno d’Italia, e a Margherita di Savoia, figlia di Ferdinando duca di Genova (fratello di Vittorio Emanuele  II) e di Elisabetta di Sassonia che si sono uniti in matrimonio il 22 aprile 1868 a Torino. Margherita è entusiasta di questo dono e stabilisce sin da subito un legame profondo con la villa e la sente, come lei stessa scrive, “casa nostra veramente, perché il re ce l’ha assegnata in proprio”.

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Qui Margherita, che ama la cultura, si diletta nella musica e si circonda di poeti, intellettuali e artisti che trovano in lei una fonte di ispirazione e un modello di grazia ed eleganza. La maggior parte degli interventi, sia strutturali che decorativi, subiti dalla villa nel corso degli anni per adeguarsi alle nuove esigenze di comfort e funzionalità generate dai repentini mutamenti della società sono voluti da Margherita. La regina dà una forte impronta personale agli arredi e alle decorazioni, il suo gusto raffinato si coglie nelle scelte che compie nelle tappezzerie, negli arredi, nelle vaselle e nelle suppellettili in generale. A partire dalla tavola. In mostra, infatti, vi è anche la grande tradizione delle tavole della Casa Reale Savoia. In quegli anni, infatti, anche l’arte della cucina e della tavola è investita dallo spirito della modernità che soffia impetuoso in tutti gli ambiti della vita. Lo stile e l’impronta di Margherita incidono anche nell’organizzazione delle tavolate, sulla presentazione delle pietanze e sulla scelta del menù.

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Margherita costituisce un interessante soggetto storico e privato nell’ambito della lettura della storia unitaria italiana, non solo per essere stata la prima Regina dell’Italia unita, ma anche per quel particolare stile imposto con la propria forte personalità e il proprio ruolo sull’opinione pubblica italiana. Il fenomeno del “margheritismo”, fondato sul sottile potere di attrazione che la regina esercita non solo su artisti e intellettuali, ma anche sulla gente comune, viene a costruire uno dei volti identitari del nostro paese sullo scenario d’Europa: è il trionfo della bellezza femminile, che lo stile della regina riesce ad incarnare in tutte le sue più svariate e articolate sfaccettature.

Margherita, inoltre, proprio come una sovrana moderna, vive gioie e dolori personali e della nazione. L’unione tra Margherita e Umberto ha per Vittorio Emanuele II un alto significato politico: deve rinnovare e rafforzare l’immagine della dinastia regnante, uscita indebolita dalla terza guerra d’Indipendenza contro l’Austria e avvicinare il popolo alla Corona. Ma il matrimonio è solo apparentemente felice. Umberto, infatti, ancor prima del fidanzamento ufficiale con Margherita frequenta altre donne. In particolare la duchessa Eugenia Litta Bolognini, che abita nell’omonima villa di Vedano, poco distante dalla reggia monzese. Il futuro re è solito percorrere il sentiero che univa le due dimore, dopo l’aperitivo con la regina, per andare a cenare con la sua favorita. Margherita una sera, entrando nella camera da letto del marito lo sorprese impegnato con la Litta e decide di andarsene e abbandonare il marito infedele. L’intervento del suocero, che le ricordò il suo ruolo, le fece cambiare idea. Negli anni a venire Margherita, non si sottrae mai al suo ruolo di regina stando sempre accanto al marito e sostenendolo in qualsiasi scelta politica. Fino al 29 luglio del 1900 quando Umberto viene ucciso per mano dell’anarchico Bresci, lasciando così Margherita in uno stato di costernazione e di malinconia che la accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.

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La mostra è l’occasione per restituire alla fruizione pubblica ed agli studi molti arredi della Villa Reale di Monza e di residenze milanesi di Margherita di Savoia (Palazzo Reale, Villa Reale già Belgiojoso Bonaparte) che il Ministero per i Beni e le Attività culturali sta progressivamente affidando al Consorzio per la valorizzazione culturale.

La mostra si realizza grazie alla collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con il Comune di Monza Assessorato alla Cultura e alla Villa Reale; in collaborazione con Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza ed il sostegno di Intesa Sanpaolo.

“Regina Margherita”

29 luglio – 8 gennaio 2012

Lunedì chiuso

Martedì – Domenica 9.00 – 19.30

Info e prenotazioni:

Fondazione DNArt
Tel. 039 2308970

Tel 02 29010404
info@fondazionednart.it
prenotazioni@fondazionednart.it

www.fondazionednart.it

Piccolo aggiornamento dedicato al diadema indossato dalla regina Margherita. Il gioiello in questione non è nel caveau perché, come potete vedere, è stato indossato anche successivamente al 1946. Se non erro oggi dovrebbe essere in possesso di Vittorio Emanuele di Savoia e mi pare che la moglie Marina lo abbia anche portato. Viene dall’atelier del gioielliere parigino Mellerio.  

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La regina Maria Josè insieme alla figlia Maria Pia e al di lei marito il principe Alessandro di Jugoslavia.

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94 Commenti

  1. Ale ha detto:

    @elettra… il ramo Savoia-Genova si è estinto di recente (nel 1996) con la morte del duca Eugenio (1906-1996), ultimo figlio del fratello di Margherita Tommaso (1854-1931). Eugenio, ultimo maschio del suo ramo, infatti ha avuto solo una figlia, Maria Isabella (1943) che però non può, in quanto donna, ereditare il titolo. Duca delle Puglie è invece il titolo tradizionalmente attribuito al primo maschio del duca d’Aosta (quello destinato a diventare duca d’Aosta), duca degli Abruzzi invece non è stato trasmesso solo perchè Luigi Amedeo non si è sposato e di conseguenza non ha avuto figli. Il 24 maggio 2011 è nato Amedeo, secondo genito di Aimone e Olga, e il nonno Amedeo di Savoia gli ha conferito il titolo di duca degli Abruzzi. Per quanto riguarda Emanuele Filiberto Umberto II non ha mai approvato il matrimnio dei suoi genitori, con conseguente eliminazione dalla linea di successione (ci sono lettere indirizzate al figlio in cui Umberto è molto chiaro su questo punto). Secondo alcuni il re non gli avrebbe conferito neanche il titolo di principe di Venezia (perchè non avrebbe mai offeso la tradizione repubblicana della città del doge e perchè non esiste un documento a provarlo)………spero di aver chiarito i tuoi dubbi altrimenti chiedi pure, se so la risposta sono felice di aiutarti

  2. nicole ha detto:

    Ripeto la domanda, scusate: io riesco a sentire la voce o la musica di qualsiasi filmato, ma non Marina.Voi ci siete riusciti?Grazie.Son qui che scalpito…nemmeno dicendo abbracadabra son riuscita

  3. elettra ha detto:

    http://ladyreading.forumfree.it/?t=36320666

    Non so se è venuta… eccola qui la bella Eugenia Litta Bolognini Arese…sembra in età matura e forse già “vedova ” di Umberto…… con lui aveva anche avuto un figlio Alfonso che pre-morì ai genitori ed era bello alto, aitante…..Umberto soffrì molto per la morte di quel figlio e Vittorio Emanuele, basso, rachitico, gracile, non glielo perdonò mai!

  4. elettra ha detto:

    Nicole…sì io almeno ho sentito tutto!

    Ale grazie per i chiarimenti!

  5. elettra ha detto:

    Sono sempre io ,scusate,ma ho provato a visitare l’indirizzo postato….bisogna cercarla …è l’ultima!
    Però in questo modo si può vedere una
    bella carrellata di guastafamiglie o di grandi amori impossibili !!!!!
    Tra loro anche la bella Rosina , che invece non fu amante,ma legittima moglie, seppur morganatica, del ormai vedovo Vittorio Emanuele II……

  6. marina ha detto:

    un saluto a tutti al volo e a tarda notte.
    @ nicole non so perché tu non senta la voce, mi dispiace;
    @ Jam di nuovo romano, evviva, evviva, sii felice, goditi la città eterna e facci sapere come procede la sistemazione e anche quando debutterai che facciamo tutti i tifo per te 😀
    @ elettra grazie per il link, molto interessante.

  7. nicole ha detto:

    Guastafamiglie….erano tutti ( il 90%)sposati con chi non volevano solo per dovere!Mica erano famiglie, era associazioni,alleanze,clan di mutuo soccorso in caso di guerre.Bisognava persino riprodursi per dovere con chi era un estraneo/a.Bella la contessa Eugenia Litta,aria da dama raffinata bello anche il nome, un nome che mi piace.La regina non mi pare fosse una bellezza, un pochino grossolana di lineamenti, anche se molto elegante e ricercata nel vestire e nella scelta di arredi vari.
    Bello il link!Sapevo della mamma di Winston Churchill, era molto, ma molto chiacchierata: doveva avere una personalità notevole, come il figlio.

  8. Livio Orlandini ha detto:

    Bravo Ale, hai scritto cose esatte, lasciatelo dire da un genealogista pignolo, complimenti davvero! Livio

  9. Laura ha detto:

    Magari non c’entra nulla con l’argomento ma per un futuro post sulla “famiglia di Francia” questo articolo e’ molto istruttivo

    http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/8753224/Prince-Henri-of-Orleanss-children-close-in-on-reclaiming-family-fortune.html

  10. Dinora ha detto:

    Buon giorno Marina, innanzi tuto complimenti per l’intervista e per le due ragazze!! Ho qui accanto a me una patita di computer una signora di 14 anni, tigrata con occhi color smeraldo, Filippa, che ha seguito con me la tua intervista. Nelle altre stanze si aggirano altri felini: uno bianco e rosso Minù, il gatto personale di mio marito soprannominato Luis xv per i suoi vizi raffinati, Mary Poppins bianche e nera, trovata piccolissima, ormai cresciuta anche troppo ma che non ha mai perso l’abitudine di sparire e riapparire all’improvviso ( da qui il nome!)nelle diverse stanze di casa e poi c’è Mustafà ultimo arrivato già grande ma che si è riuscito ad “integrarsi”perfettamente.
    Bando ai felini!
    Cara Marina hai un viso ed un sorriso solare con bellissimi occi cerulei, ispiri dolcezza. Solo una persona così poteva creare questo sito, come ho sempre detto, molto variato fra storia e attualità entrado con molta discrezione nelle famiglie reali. Assomigli in modo straordinario ad una nostra cara amica, Anna!
    Tornando alla storia, la Regina Margherita è sempre stata una Signora della storia di Italia fra le mie preferite. Per il suo temperamento, se piacque a Carducci vuol dire che aveva una bella mente (si dice anche che il poeta ne fosse innamorato!) , per la sua cultura ed inteligenza. In Valle d’Aosta non c’è guida alpina,anche giovane, che quando ti porta in giro per le montagne non parli di lei.
    Non era molto bella, ma aveva un gran portamento che faceva distogliere l’attenzione dalle sue proporzioni non ottime dal punto di vista fisico.
    Il suo naso? Quante donne,già citate, avevano un naso impegnativo ma con la loro personalità non si notava. Pensate anche alla Callas!!
    Posso fare un appunto a Paola?
    Io sono ROMAGNOLA nata in una terra di condottieri .
    MAI SENTITO PARLARE DI UNA FAMIFLIA DI NOME SFORZA?
    Fra poco vi racconterò chi era questa famiglia ma principalmente da dove NASCE questo nome……e di altri condottieri romagnoli.
    Scusate ma ora ho una colazione con amici da preparare e una Moto GP da vedere da brava ROMAGNOLA DOC.
    A dopo!!!

  11. Ale ha detto:

    grazie Livio anche io sono pignolo … soprattutto sugli alberi genealogici delle famiglie reali che sono piuttosto complicati!

  12. elettra ha detto:

    Mi sembra che quanto a perle anche la Litta non scherzava….Umberto le regalava anche a lei? Chissà!
    Comunque sono un gioiello bellissimo che sta bene a tutte e che dà molta luce al volto, anche un solo filo, figurarsi delle cascate del genere!!!!

    Paola ….SPQR, vuol dire anche solo preti qui regnano…che per moltissimo tempo è stato vero!

  13. Dora ha detto:

    @ maria alberico saracino
    ma un fedigrafo è uno che scrive di fedi religiose???? 😉
    fedifrago

  14. Dinora ha detto:

    Prima di riprendere il discorso sui condottieri romagnoli,
    apro una piccola parentesi sulla collezione di monete di Vittorio Emanuele III. Una parte di questa era stata già donata al popolo italiano dallo stesso Re d’Italia ed era nota come ” Collezione Reale”. L’altra parte della collezione se la tenne con se e fu ereditata dall’ultimo Re d’Italia, Umberto II che per sua volontà, alla sua morte venne donata alla Repubblica Italiana in modo che l’intera ” Collezione Reale” fosse ricongiunta. Ora è esposta al Museo Nazionale di Roma di Palazzo Massimo. La vidi alcuni anni fà e posso assicurare che è una cllezione incredibile. Non credo sia tutta esposta, almeno all’ora non lo era, perchè, ci dissero, che l’intera collezione fosse più di 300/ 400 mila monete!!
    Se vi capita andate a vederla, è interessantissima ed anche come è stata esposta. In alcuni punti delle bacheche vi sono delle lenti di ingrandimento per permettere di vedere i minimi particolari.
    Ora ritorno ai condottieri romagnoli!!!
    A pochi chiliometri da dove abito vi sono due cittadine: Cotignola e una più piccola Barbiano.
    Iniziamo da Cotignola.
    Nel 1369 vi nacque un certo Muzio Attendolo o meglio Giacomo Attendolo soprannominato Giacomuzzo e poi Muzio, come spesso succedeva in Romagna, spesso alle persone veniva dato un soprannome che rimaneva spesso per sempre, anche al posto del vero nome. La leggenda che si narra è che un giorno il giovane Muzio, Mentre zappava la terra ( la sua era una famiglia di nobiltà rurale) vide passare dei soldati che stavano reclutando dei nuovi adepti per rinforzare le truppe del loro capitano di ventura. All’epoca ve ne erano diversi visto la complessità delle divisioni delle diverse Signorie che erano sempre in lottafra loro. Comunque il giovane Muzio sembra che scagliò via la zappa e prese uno sei cavalli del padre e si unì a loro. La sua carriera militare iniziò nella compagnia di Alberico da Barbiano che praticamente fu il responsabile del nome Sforza. E quì ritorniamo di nuovo ai soprannomi che divengono nomi propri. Il suo nuovo signore vedendolo come un giovane molto impetuoso e con grande vigore fisico lo soprannominasse SFORZA.
    Fu condottiero sotto i Visconti di Milano, degli Este e diversi altri Signori distinguendosi sempre per il suo coraggio. La sua vita si interruppe mentre cercava di salvare dalle acque di un fiume un paggio ma a causa, si dice, della pesante armatura egli non riuscì a riemergere e il suo corpo non fu mai trovato. Ebbe numerosa prole ed il suo figlio maggiore un bel dì ( per farla brave!! La storia è molto più complessa) entrò nelle grazie dell’ultimo Duca Visconti di Milano che gli diede in moglie la sua figlia adorata Bianca Maria Visconti. con il matrimonio gli fu “donato” il titolo di Duca. Da quì inizia la storia degli SFORZA SIGNORI DI MILANO e non solo……Per non parlare poi di Caterina Sforza sposata con un Riario divenne Signora delle terre di Romagna e poi madre di Giovanni dalle Bande Nere, e poi sempre per non parlare di Ludovico il Moro ecc… Il tutto partito da un allora piccolo paese della Romagna.
    Barbiano. Avete già visto l’intreccio fra Muzio Attendolo “Sorza” con Alberico da Barbiano praticamente colui che diede il nome ad una delle famiglie più importanti del nostro Paese. Il caro Alberico ( nato a Barbiano nel 1385)fu un grande condottiero e capitano di ventura e sopratutto un rinnovatore dell’arte medioevale militare. Non mi dilungo sulla sua vita fra battaglie varie se no si fa notte fonda!!!
    Comunque penso che aver spiegato con solo due esempi come la terra di Romagna ha dato origine a dei grandi condottieri della storia d’ Italia anche se era ancora un pò “suddivisa”!!!!!
    Buona notte. E scusate la lunghezza del mio intervento.

  15. paola ha detto:

    @Dinora, sei romagnola? io adoro i romagnoli, mi piace un casino anche solo sentirli parlare! infatti è il lato di mio marito che mi piace di più 😀 Non volevo essere denigratoria, solo mi chiedevo quali altri condottieri avesse avuto la Romagna e ti ringrazio di avermi ricordato gli Sforza. Comunque Margherita ebbe una vera e propria cotta per Mussolini, l’avrebbe incensato anche fosse nato in qualsiasi altra parte del mondo! (p.s. anch’io guardo il MotoGP, è una mia grande passione)

    M. Paola

  16. Filippo ha detto:

    Buon giorno
    Parlare di gioielli della corona d’Italia è molto azzardato, infatti non c’è ne sono.
    L’unica corona “La corona ferrea” che si trova nel Duomo di Monza è quella che in teoria Vittorio Emanuele II primo re d’Italia ha assunto come simbolo del nuovo Regno d’Italia, ma in pratica non l’ha indossò mai.

    Non esistono scettri, globi e quant’altro.
    I Savoia, soprattutto per ragioni economiche, modificavano continuamente i gioielli in loro possesso facendone creare dei nuovi dai vari gioielleri (Musy, Mellerio etc..) utilizzando le stesse pietre preziose.

    I gioielli custoditi nel caveau della Banca d’Italia non sono per nulla gioielli della corona ma appartengono alla Casa Reale di Savoia, re Umberto II li affidò al ministro della Casa reale perchè li depositasse alla Banca d’Italia, con la convinzione che presto li avrebbe ritirati lui stesso, così non è stato, da qui il biglietto che li accompagnava “da riconsegnare a chi di diritto”.
    I pezzi più pregiati consistono in un diadema di perle e brillanti (indossato dalle regine Margherita ed Elena), un davant de coursage, alcuni fili di perle e poi una serie di pietre preziose sfuse.
    Nessuno, a quanto dice la Banca d’Italia, ha mai cercato di ritirare ufficialmente questi gioielli da loro custoditi, perchè non è chiaro chi ne abbia diritto.
    Di sicuro non lo Stato Italiano perchè in caso contrario ci avrebbe già messo le mani.
    Marina, il diadema indossato (Mellerio), come argomento è stato trattato in un altro post di qualche tempo fa, a suo tempo le inviai la foto dello scheletro del diadema senza il rosone centrale, che Marina di Savoia ha utilizzato spessimo in passato in un giro collo di fili di perle, se non ricordo male il resto del diadema fu ereditato da Maria Beatrice che successivamente vendette assieme ad altri gioielli da lei ereditati.
    Saluti
    Filippo

  17. paola ha detto:

    @Dinora, che ardimentoso questo Muzio Attendolo poi Sforza! come tutti i romagnoli, sangue caldo, Sorbole!!! 😀 (quest’ultima è una frase che pronuncia spesso mio marito, ma non ho mai capito se sorbole è un’espressione emiliana o romagnola, va beh non è poi così importante)

    … Ma, tornando al post, Attendolo era allora un avo anche della Eugenia Litta che da ragazza si chiamava Attendolo Bolognini???

    M. Paola

  18. paola ha detto:

    @Filippo, grazie dei chiarimenti sui gioielli dei Savoia, ora ho capito perchè non sono stati venduti! perchè non appartengono nè ai Savoia nè allo stato italiano, altrimenti chissa che fine avrebbero fatto!!! 😀 però anche chiusi in cantina e non vederli mai più non è che vada bene

    M. Paola

  19. Ale ha detto:

    ciao a tutti
    mi permetto di dissentire su quello che hai detto Filippo. i gioielli della coroa esistono e hanno avuto una storia travagliata… vennero creati tra il Seicento e il Settecento, la corona per esempio venne realizzata per l’incoronazione a Palermo di Vittorio Amedeo II di Savoia come re di Sicilia e la ritroviamo in tutti i ritratti dei successivi re di Sardegna fino alla rivoluzione francese. quando nel 1798 Carlo Emanuele IV lasciò Torino per andare in esilio in Sardegna lasciò per correttezza le gioie della corona agli invasori francesi insieme a tutta l’argenteria, a 700.000 lire dell’erario e alle opere d’arte contenute nei castelli reali. naturalmente i gioielli furono smontati e rivenduti pezzo per pezzo. Quando nel 1814 Vittorio Emanuele I rientrò a Torino decise di ricreare dei gioielli ufficiali, vennero però realizzati solo quelli per le regine senza ripristinare la corona perduta. nel 1848 Carlo Alberto concedendo lo statuto dovette dividere il suo patrimonio, la parte dello stato in dotazione comunque alla corona e la parte privata. i diamanti della corona andarono allo stato e vennero divisi dai gioielli privati, tanto che il loro nome ufficiale divenne “gioie in dotazione alla corona”. questo è il motivo per cui vennero consegnati alla banca d’Italia dal ministro della real casa e non portati in esilio come il resto dei gioielli privati della famiglia. se non fosse stato così ma come dici tu , Filippo, nel caveau oggi ci sarebbero anche i gioielli che poi sono stati ereditati dai figli di Umberto II come per esempio il diadema con le foglie di lauro. la proprietà di questi gioielli quindi è dello stato italiano e in questo momento hanno la stessa funzione delle migliaia di lingotti d’oro conservati nel caveau della banca d’Italia. tra un po’ Marina dovrebbe pubblicare un post la descrizione dei gioielli della corona con tanto di foto (non ci sono fili di perle, queste facevano parte dei gioielli privati).

  20. elettra ha detto:

    Quel sibillino biglietto di Umberto II, quindi non darà mai una risposta al quesito…
    Per fare un esempio analogo e abbastanza recente , la famiglia reale greca usa i gioielli della corona…visto che il loro esilio iniziò con una fuga, come funziona la cosa?quando tira un’ariaccia, per prima cosa si impacchettano le gioie e se le portano con loro, o trovano persone compiacenti che le spediscono in seguito ?
    Allora come mai Umberto II non ha portato via tutto, se era tutto patrimonio famigliare? non penso che non abbia trovato posto nel bagagliaio….
    Ma in seguito nessuno le ha reclamate?

    Avete visto su N&R della terza moglie del sultano del Brunei? non sembra una delle tiare Savoia, una di quelle vendute mi sembra ,ma non sono sicura da M.Gabriella, riveduta e corretta?

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