Elisabetta e Filippo sono veramente una coppia da record: il 20 novembre 2016 hanno festeggiato i 69 anni di vita insieme.

In oltre 60 anni di regno (quasi 65 a dire il vero e nel 2017 la coppia reale celebrerà i 70 anni di matrimonio, altro record reale) Elisabetta II ha affrontato senza battere ciglio avversità di ogni genere, crisi politiche, intemperanze di una parentela piuttosto vivace, persino i chiacchieratissimi divorzi dei figli e il difficile “caso” lady D. Ha superato il tutto facendo leva su un granitico senso del dovere, senza mutare il suo stile, che oggi è diventato un punto di riferimento nel genere “signora bene”, e senza scendere a compromessi. Unica debolezza di Sua Maestà Elisabetta II regina di Gran Bretagna, Scozia e Irlanda del nord, l’amore per l’uomo che le è accanto dal 1947. Gaffes, colpi di testa, avventure, intemperanze, insolenze, lei gli ha sempre perdonato tutto. La loro storia inizia il 2 luglio 1939 quando re Giorgio VI, la moglie e le due figlie visitano l’accademia navale di Dartmouth. Mentre i sovrani visitano il celebre collegio militare, per le due principesse è prevista una passeggiata nel parco, accompagnate da un giovane sott’ufficiale scelto appositamente per l’occasione grazie alle manovre di un personaggio ben noto a corte, lord Louis Mountbatten, cugino dei reali. La guida si chiama Filippo di Grecia e Danimarca, ha 18 anni per parte di padre è il nipote del re di Grecia, mentre sua madre è appunto la sorella di lord Mountbatten. Margaret, che è ancora una bambina, lo trova divertente. La tredicenne Elisabetta invece rimane estasiata dalla bellezza e della prorompente personalità di questo ragazzo alto e biondo. Quando Filippo salta con agilità la rete di un campo da tennis, la principessa ereditaria mormora alla sua governante “è straordinario vero? Come riesce a saltare in alto”. Nel suo libro di ricordi Marion Crawford racconta di non essere stata particolarmente impressionata dalla prova ginnica, ma di avere avuto la sensazione, invece, che il ragazzo stesse cercando di mettersi in mostra. Pare, su indicazione dello stesso zio Mountbatten il quale ha iniziato a tessere la sua trama. Elisabetta e Filippo si scrivono durante tutta la II Guerra Mondiale e si vedono anche quando lui è in licenza a Londra. Il giovane principe, nonostante i titoli e le ottime ascendenze (è più volte cugino di Elisabetta sia dal lato inglese che da quello greco-danese) è praticamente solo al mondo. Le sue sorelle sono tutte sposate, il padre Andrea di Grecia, sfuggito per un pelo ad un plotone di esecuzione quando la Grecia diventa una repubblica, fa il play boy sulla Costa Azzurra, mentre sua madre Alice, dopo dieci anni passati fra sanatori e cliniche psichiatriche, trova finalmente pace nella religione. La famiglia, senza un soldo dal momento in cui ha lasciato la Grecia, è sopravvissuta a Parigi grazie alla generosità dei cugini; gli studi di Filippo sono stati finanziati dalla nonna e dagli zii materni, ma il ragazzo, in effetti, non ha una casa. Ad ogni modo per lord Mountbatten, fratello minore di Alice, Filippo è il figlio maschio che non ha mai avuto e presto comincia a sognare per lui un matrimonio importante, magari con l’erede al trono inglese. Nel corso degli anni il futuro ultimo vicerè dell’India non lascerà nulla di intentato per far si che ciò accada. I brevi incontri durante gli anni della guerra confermano i sentimenti di Elisabetta anche se questo principe greco piace poco a re Giorgio VI, padre amorevole e molto protettivo, il quale teme sopra ogni altra cosa di veder soffrire la figlia. Alla fine del conflitto Elisabetta ha ormai 19 anni è diventata una ragazza molto carina e ha un unico grande desiderio, sposare Filippo, ma le ci vorranno due anni per convincere il re. Il bel principe, che nel frattempo ha abbandonato i suoi titoli greci e si è convertito alla chiesa anglicana, porta all’altare Elisabetta il 20 novembre 1947. Le nozze, a causa del razionamento ancora in corso, sono per forza austere, però rappresentano il primo evento felice dopo gli anni difficili della guerra e gli inglesi sono ben felici di festeggiare la figlia di un re che ha sostenuto con coraggio la nazione. Il menù del pranzo è modesto e per il suo abito la giovane Elisabetta deve chiedere una integrazione dei tagliandi della sua tessera annonaria. Il risultato comunque è degno di nota, Norman Hartnell si ispira alla Primavera del Botticelli e copre la sua creazione di delicati ramage floreali. Il velo è fermato da un diadema di brillanti che appartiene alla collezione privata dei sovrani. Unico neo della giornata, le sorelle di Filippo, tutte sposate con principi tedeschi, un paio dei quali seriamente implicati con il nazismo, vengono lasciate a casa. La coppia felice passa la sua prima notte di nozze a Broadlands, la splendida proprietà di lord Mountbatten inaugurando una tradizione che sarà ripresa 34 anni dopo da Carlo e Diana. Sempre tre passi dietro alla moglie, Filippo è per contro il capo incontestato, indiscusso ed anche temuto, della famiglia. Famoso per il suo franco parlare, il principe, poi creato duca di Edimburgo, non è stato un marito fedele, ma è rimasto solido ed incrollabile accanto ad Elisabetta che ha sostenuto nei momenti più bui della monarchia, dalle crisi politiche all’affaire Diana.

Elisabetta e Filippo, sposi da 69 anni

Per le nozze diamante la Royal Collection ha organizzato una mostra dedicata alle sul matrimonio  di Elisabetta e Filippo, con gioielli, le foto ufficiali, l’abito da sposa e gli accessori. Il vestito nuziale è tornato nelle sale di Buckingham Palace anche nel 2016 nell’ambito dell’esposizione annuale per i 90 anni della regina.

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Il giorno delle sue nozze Elisabetta indossa una “Fringe Tiara” (tiara a frange) e tutti gli esperti l’avevano sempre identificata come il diadema realizzato intorno al 1830 con diamanti taglio brillante appartenuti a re Giorgio III, ma il realtà si tratta di un altro diadema.

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Elisabetta è la prima della famiglia ad usare la “Frige Tiara” come diadema nuziale (anche perché in passato le spose, comprese quelle reali, fermavano i loro veli soprattutto con ghirlande di fiori), ma la mattina delle nozze il diadema cade e si spezza. Un gioielliere accorso a Buckingham Palace rimedia al danno e la principessa può indossare il gioiello.

Qui sotto l’abito, un dettaglio dei ricami e le scarpette della sposa la quale considerando che la cerimonia si è svolta nel mese di novembre a Londra, già dai sandaletti di raso possiamo capire il tipo, di ferro.

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The Royal Collection © 2008, Her Majesty Queen Elizabeth II

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The Royal Collection © 2008, Her Majesty Queen Elizabeth II

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The Royal Collection © 2008, Her Majesty Queen Elizabeth II

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L’abito nuziale di Elisabetta II, esposto a Buckingham Palace nel 2016

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La “Fringe Tiara” era apparsa per la prima volta sulla testa della regina Vittoria in un dipinto di Winterhalter che è una specie di allegoria del mese di maggio. La sovrana ha in braccio il suo terzo figlio maschio, il principe Arthur, mentre il consorte Alberto è un po’ in disparte e come distratto da altro. Protagonista quasi assoluto è il vecchio duca di Wellington, Arthur Wellesly il celebre vincitore di Napoleone a Waterloo, che offre in dono al suo figlioccio un cofanetto d’oro ricevendone in cambio un mazzolino di mughetti.

In effetti, secondo quando precisato dal sito ufficiale dedicato alla mostra per le nozze di diamante della Regina e del principe Filippo, la tiara indossata da Vittoria nel dipinto di Winterhalter non è la Fringe attuale che è stata realizzata nel 1919 dal gioielliere londinese Garrard il quale ha utilizzato dei diamanti provenienti da un collier/tiara offerto dalla regina Vittoria a Mary, moglie del futuro Giorgio V, per le sue nozze nel 1893. La “fringe” indossata da Vittoria nel dipinto probabilmente viene regalata proprio alla moglie del principe Arthur, duca di Connaught, il bambino che la regina tiene in braccio.

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Mary regala il diadema alla nuora Elisabetta che una volta diventata regina consorte di Giorgio VI indossa spesso la “Fringe Tiara” anche se il gioiello non riscuote consensi unanimi. Ad uno dei grandi balli che si svolgono in occasione dei festeggiamenti per l’incoronazione un aristocratico inglese annota nel suo diario “la regina aveva un abito bianco e una brutta tiara a punta” (cfr Field pag 42).  De gustibus…

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Elisabeth, ormai Queen Mother, con la tiara nel 1953

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Infine la principessa Anna il giorno del suo primo matrimonio con il capitano Mark Phillips nel novembre del 1973. Ecco di nuovo la “Frige Tiara” che però è solo un prestito. Non la indosserà mai più.

La “fringe tiara” è un modello che riscuote molto successo, tutte le famiglie reali, principesse, sovrane, regine di metà-fine ‘800 ne hanno una e tutte possono essere portate anche come collier. Secondo alcuni storici si tratterebbe di una rivisitazione “preziosa” del kokosnik, il copricapo indossato dalle contadine russe nei giorni di festa, e sarebbe stato introdotto dalle granduchesse Romanov che nel XIX secolo si sposano in giro per l’Europa.

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Elisabetta e Filippo insieme alla famiglia reale inglese e ai rappresentanti delle altre dinastie

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64 Commenti

  1. Angie ha detto:

    @ Paola, che peccato, non mi è mai capitato di vederla questa foto! Adesso sono molto curiosa.. forse mi prenderò il libro.

  2. paola ha detto:

    @Angie, l’ho cercata su internet ma senza risultato! 🙁

  3. paola ha detto:

    veramente bellissimo il vestito di Elisabetta! che poi secondo me le stava anche molto bene, perchè, pur essendo piccola, la regina aveva una bella silhouette.

    Invece secondo me orrendo il vestito della figlia Anna, con quel colletto alto mi ricorda la tonaca di un prete! 😀

    M. Paola

  4. Laura ha detto:

    Interessante questa svendita di gioielli Romanov a vantaggio dei cugini Windsor perche’ mi ha fatto venire in mente quanto ho letto nel volume di Greg King “L’ultima zarina” (che presenta oltretutto in copertina la zarina con una tiara kokosnik). I cugini inglesi fecero molto peggio : Giorgio V rifiuto’ in modo categorico di dare asilo ai Romanov andando addirittura contro il parere del suo stesso governo, quando persino il Kaiser Guglielmo (come e’ noto un altro cugino) aveva cercato di salvarli nonostante la Germania e la Russia fossero in guerra.

  5. davide giulio contri di frassineti ha detto:

    eheheh, Paola…secondo me l’intenzione era storicistica: anche se il taglio era “squadrato”, cioè svasato e geometrico, anni ’70, insomma “moderno”….doveva ricordare un rigido abito di corte di prima epoca Tudor (colletto alto e monacale, maniche amplissime e cadenti, il velo che esce verticalmente dall’interno della fringe-tiara e ricade tutt’intorno, come un’alta acconciatura …), fine ‘400, primi ‘500…

  6. marina ha detto:

    anche qui mi scuso, sono di corsa, ci si risente domattina e rispondo a tutti. giurò e se riesco trovo il modo di pubblicare le foto tanto desiderata 🙂

  7. paola ha detto:

    @Davide Giulio, hai ragione sul vestito di Anna, è vero richiama i costumi Tudor! ma forse non donava troppo alla sposa! 🙂
    p.s. sei molto bravo nel valutare gli abiti, lo stile ecc: ti intendi di moda o hai fatto uno studio sui costumi d’epoca?

  8. Antonio ha detto:

    L’ispirazione per l’abito di Anna era decisamente Tudor.

    Guardate le maniche:

    http://www.daylife.com/photo/08AQ2Jf8RI2B7?q=Mark+Phillips

  9. Angie ha detto:

    @ Paola, grazie lo stesso!! Ciao

  10. Angie ha detto:

    @ Davide Giulio, accidenti! te ne intendi proprio di moda! quindi ti chiedo: perché l’abito di Anna “doveva” ricordare un abito di corte di prima epoca Tudor?
    Il velo che esce in quel modo dalla tiara a me piace molto. Il vestito…così così.

  11. marina ha detto:

    arieccomi. dunque leggo che l’abito di Anna vi interessa molto e si ha ragione @ davide giulio è in “stile” Tudor rivisitato dalla moda anni ’70. Ora non vi posso dire quanti anni avevo all’epoca, ma era già appassionatissima di royal e ho conservato foto e ritagli di giornali e anche una specie di schizzo dell’abito. purtroppo non posseggo uno scanner, ma vedo di organizzarmi attraverso un amico.
    @ Paola e Angie così nell’occasione faccio anche scannerizzare la famosa foto 🙂
    @ Laura eh si, Giorgio V fece finta di nulla, cioè non si prese la briga di insistere presso il suo governo, trovo la cosa agghiacciante, non so come abbia potuto dormire negli anni seguenti, il resto della famiglia imperatrice madre compresa fu salvata “al volo” da una nave inglese che era al largo della Crimea dopo che il granduca Alessandro (Sandro) marito di Xenia sorella di Nicola II aveva fatto il giro d’Europa per convincere tutti che stava per esserci una carneficina di Romanov. Poi Mary acquistò dalle figlie della zarina madre una quantità di gioielli meravigliosi e pare che non li abbia mai pagati, almeno secondo quanto ho letto in un libro di Vincent Meylan. Vero anche che il Kaiser aveva cercato di salvarli, specie Ella di cui era stato innamorato.

  12. davide giulio contri di frassineti ha detto:

    eheheh…Paola, si tratta solo del “sacro amore” per l’arte, la storia, il costume, il passato da conoscere per non dimenticare e per saper leggere il presente…ma quest’amore, credo, ci unisce tutti, qui dentro 🙂
    Angi…perchè l’abito doveva ricordare l’epoca tudor…non capisco: le intenzioni? forse un’idea di Anna, o dello stilista, cihssà…intendevi invece gli elementi formali? li ho detti: le ampie e lunghe doppie maniche (finta camicia all’interno e guarnacca esterna) cadenti quasi fino a terra e notate anche da Antonio…il busto impettito e rigido e molto sagomato…il colletto rigido e alto (anche se senza gorgiera o ampio risvolto)…la gonna cadente a campana ma rigida e svasata, non morbida (questo lo ricordo fin dalla tele, allora, io avevo 9 anni, esattamente come Edward, il più giovane dei fratelli di anna che seguiva, in kilt, la sposa assieme alla coetanea (credo) cugina Sarah, la figlia piu piccola di Margareth Rose: Edward s’intravede anche nella foto postata da Antonio…)

    (Si…per precisione Giorgio V non si oppose al Parlamento che ritenne politicamente non opportuno ospitare i Romanov…non è che non li volle ospitare nonostante il parere positivo del parlamento…)

  13. marina ha detto:

    @ davide giulio dopo vado a scartabellare fra i vecchi articoli e cerco di capire perché la scelta di questo abito stile Tudor. si la ragazzina è Sarah la figlia di Margaret.
    scusami però dissento dalla tua ultima considerazione. Giorgio V non mosse veramente un dito per salvare il cugino. certo il Parlamento non riteneva fosse il caso di ospitare in blocco i Romanov (e infatti se ne andarono quasi tutti i Francia), ma lui non si attivò in nessun modo per aiutarlo se non altro a lasciare la Russia. si uniformò per comodità alle decisioni del suo governo e scusa ma non è che ci ha fatto una gran bella figura. sapendo la successiva storia dei gioielli poi anche meno. anche un’altra cugina, Victoria Melita, la sorella della regina di Romania, era in fuga dalla Russia, rifugiata in Finlandia con un bimbo appena nato e il cugino anche per lei fece finta di nulla.

  14. davide giulio contri di frassineti ha detto:

    chiedo venia, eheheh…ho semplificato moltissimo nel senso che ho solo sottolineato la discrepanza che avevo notato tra le tue correttissime analisi e quanto detto da Laura : “…Giorgio V rifiuto’ in modo categorico di dare asilo ai Romanov andando addirittura “contro” il parere del suo stesso governo…” (come se il governo inglese volesse i romanov e Lui si sia rifutato ): era questa affermazione che non tornava con le mie letture… tutto qui…
    Sappiamo benissimo che sia il parlamento che il re valutarono l’impopolarità verso le masse dello zar e, quindi, il rischio di un’esportazione in inghilterra del bolscevismo radicale, e pertanto non solo non si adoprò per salvarlo ma neppure mostrò particolare interesse per la sorte dei parenti…Ma era una personalità ambigua, fredda e sfuggente, senza particolari emozioni e sentimenti…(anche i figli ne subirono, nella loro educazione)…vittoria melita…la sorella di Maria, moglie del re Ferdinando di Romania, vero? bellissima donna…

  15. marina ha detto:

    @ davide giulio si proprio lei, la sorella di Maria. donne bellissime tutte e due, forse Maria di più, ho un sacco di materiale su entrambe scriverò presto su di loro. peccato che Maria sia così poco nota almeno qua in Italia, è stata davvero una donna fuori dal comune. ma non voglio anticipare nulla… 😀

  16. marina ha detto:

    @ Antonio ossignùr che cose orrende. ma gli anni ’70 sono stati un po’ difficili e gli ’80 anche a dire il vero…
    ho trovato i miei ritagli delle nozze di Anna, ho anche il disegno dell’abito, se riesco a trasformare il tutto in formato digitale ci faccio un post.

  17. Antonio ha detto:

    @carissima Marina,

    mi scusi se ogni tanto non riesco a trattenermi da appiccicarle qualche riferimento a questa o quella immagine… questa volta, poi, c’è quella strisciata di parole che le attraversa e le deturpa tutta la pagina…

    Però il ricordo dei tempi dei primi ritagli mi ha trascinato!
    Anch’io ho conservato qualcosa ritagliato dai giornali sulle nozze di Anna. Anche se ero così piccolo…

  18. marina ha detto:

    Antonio ma no, va benissimo, dicevo solo orrende le immagini della povera Anna. grazie per la ricerca. nel frattempo mi sono attivata anche io e ho contattato un amico che domani mi scannerizza tutto. e ho anche trovato una cosa molto carina. restate connessi per sapere tutto sulle nozze di Anna.

  19. paola ha detto:

    @Marina, un post su Maria di Romania! che bello!! tu sì che sai come farci felici 🙂
    si parlava delle Wittelsbach, ma come irrequietezza anche Maria e le altre sorelle Edinburgo non erano da meno… forse direi un po’ + goderecce e meno molto meno auto-distruttive delle bavaresi!!

    M. Paola

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