Il principe esploratore: la vita straordinaria del duca degli Abruzzi

ducaAbruzziPrincipe per nascita, esploratore per passione e per vocazione. Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, è il figlio di quell’Amedeo duca d’Aosta che la politica mette per un brevissimo periodo sul trono spagnolo, ma al giovanotto i panni eleganti e disimpegnati del rampollo reale nulla facente o al più destinato a qualche vago incarico onorifico o ad un comando militare del tutto simbolico, stanno stretti, anzi strettissimi. Così Luigi (cadetto del ramo cadetto) parte per destinazioni ancora ignote e la sua vita si trasforma quasi in un romanzo che il giornalista Pablo Dell’Osa racconta con prosa brillante e dovizia di particolari in una interessante biografia appena uscita per i tipi della casa editrice Mursia.

 Un giornalista abruzzese che scrive un libro sul duca degli Abruzzi. Un caso o una scelta precisa?

Nulla accade per caso. E poi bisognava anche sfatare una certa leggenda che voleva che il principe non avesse mai messo piede nella terra di cui portava il nome. Cui invece era legato. Comunque nella scelta ha influito anche il mio aver vissuto a Torino.

Nel tuo sito racconti che accantonato il sogno da bambino di diventare `tuttologo´ hai deciso di occuparti, una volta diventato grande, di personaggi scivolati nell´oblio. E hai cominciato con il duca degli Abruzzi. Per quanto tempo hai lavorato su questo personaggio?

Tra ricerche, peregrinazioni in giro per l’Italia (e non solo), scrittura e revisione del libro ho impiegato quattro anni. Anche perché mi sono dovuto dividere con il lavoro quotidiano da cronista.

Esistono documenti, tracce scritte, ricordi sulla vita dell’uomo e sulle  imprese dell’esploratore? La famiglia, cioè l’attuale duca d’Aosta, conserva  del materiale? All’epoca i grandi viaggiatori erano soliti tenere  dei diari.

Trattandosi di un personaggio che ha girovagato per mare e monti il materiale non è raccolto. Non esiste un vero archivio duca degli Abruzzi: le carte di famiglia sono andate distrutte nell’incendio di Palazzo della Cisterna [la madre di Luigi era una principessa dal Pozzo della Cisterna n.d.r.] a Torino. Anche il principe Amedeo duca d’Aosta non conserva documenti, ma durante gli incontri nella sua residenza di Castiglion Fibocchi mi ha riferito preziosi aneddoti sullo “zio Luigino” come lo chiamavano in famiglia. Secondo il Duca vista la mole e la difficoltà nelle ricerche effettuate per scrivere questo libro, sono diventato una via di mezzo tra il detective ed il topo di biblioteca, il tutto mascherato dall’alibi del giornalista.

Le note biografiche su Luigi Amedeo di Savoia sono scarne, nato il 29 gennaio  del 1873, quando il padre era ancora sul traballante trono di Spagna, morto il 18 marzo 1933. E in mezzo?

Tutto e il suo contrario. E’ stato un personaggio pirotecnico. Ha circumnavigato il globo per due volte, ha scalato il Cervino con Mummery, ha conquistato l’inviolata vetta del Sant’Elia in Alaska, cercato di raggiungere il Polo Nord, è salito per primo in cima al Ruwenzori in Uganda, ha tentato l’ascesa del K2, ha comandato la flotta navale alleata nella Grande guerra, fondato la Società agricola italo Somala e risalito il corso dell’Uebi Scebeli. E potremmo continuare.

Fu solo un turista di grande valore, come dicevano i suoi detrattori o è stato davvero un grande esploratore, un pioniere dell´età eroica delle grandi scoperte geografiche?

Vedere le foto dell’epoca, molte delle quali scattate dal suo sodale Vittorio Sella e custodite alla Fondazione Sella a Biella e al Museo nazionale della montagna di Torino fa impressione. Il duca e i suoi compagni di cordata hanno compiuto imprese che oggi non sarebbe esagerato definire “da pazzi”con l’attrezzatura di allora.

Il “principe delle solitudini”, nipote di Umberto I, cugino di Vittorio Emanuele III, diventa un esploratore per sfuggire a che cosa? Alla vita di corte, al suo essere cadetto senza futuro, all´Italia?

Il velo di tristezza che lo accompagnò per tutta la vita sembra essere calato presto sul suo viso. Alla morte della madre, prima ancora che il duca entrasse in Marina. Il non avere responsabilità di regno indubbiamente ha rappresentato un valido movente per non rimanere con le mani in mano. Ma Luigi di Savoia aveva una marcia in più.

Perché lo definisci una `mosca bianca della famiglia reale´, eternamente sperso tra mari e monti? E anche un Aosta `atipico´ che rifuggì le corsie preferenziali verso il successo imboccando una via tutta sua, scomodissima, per farsi apprezzare?

Al suo posto in molti, soprattutto nella paludata nobiltà d’inizio Novecento sarebbero rimasti a gozzovigliare a corte. Il duca era uno che si sporcava le mani in prima persona, che rischiava di suo. E non solo la faccia. Buona parte dei finanziamenti per le imprese li tirava fuori di tasca propria.

Coraggioso, audace, le sue imprese sono quelle di un eroe, di un personaggio da leggenda. Secondo te come mai una figura del genere, che avrebbe potuto dare grande lustro a casa Savoia, finisce nell´oblio?

Emilio Salgari, che non ha certo bisogno di presentazioni, ha affrontato persino una causa legale per poter scrivere delle imprese del duca di ritorno dal Polo Nord. Poi le cose sono un po’ cambiate, oggi a Luigi di Savoia dedicano al massimo una tavoletta di cioccolato. Ma non vorrei dire che è sempre la solita storia che in Italia si dimentica la Storia. Apparirebbe noiosamente banale.

Un eroe ed anche un signore, visto che della sua storia d´amore impossibile si sa poco o nulla. Ma è vero che fu il cugino Vittorio Emanuele III a vietargli di sposare la donna amata?

Che il “no” al matrimonio con Kate Elkins sia venuto dal re è la versione ufficiale. In realtà dalle ricerche ne viene fuori che Vittorio Emanuele III sia stato influenzato notevolmente dal diniego della regina madre Margherita, che pure stravedeva per il duca degli Abruzzi. Il principe giunse persino a spostarsi con lo pseudonimo di Luigi Sarto pur di depistare la stampa.

pdo - Deidda - libro in testaPablo Dell’Osa ha 34 anni e vive a Pescara. Ha una laurea in legge ed un master in Comunicazione istituzionale, ma, come dice lui stesso, scrive “di beghe politiche per il dorso abruzzese del Messaggero e di varia umanità per la rivista D’Abruzzo”. Il prossimo libro, per il quale ha già iniziato le ricerche, sarà sulla vita di un gerarca fascista legato al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Se volete saperne di più il suo sito è qui

la foto di Pablo Dell’Osa è di Federico Deidda

Ringrazio Pablo (nell’intervista contrariamente a quanto è costume anche fra colleghi ho lasciato il tu, perdonate ma è così giovane…) per avere risposto a qualche domanda ed averci presentato questa interessante biografia storica, ricca non solo di dettagli, ma anche e soprattutto documentatissima e frutto di un lavoro di ricerca, come egli stesso spiega, molto lungo ed intenso.

Concludo con un piccolo dettaglio di storia locale: il primo liceo scientifico di Ancona è intitolato a Luigi di Savoia. Nel sito dell’istituto (che adesso nella foga degli accorpamenti è stata assemblata al tecnico Benincasa e si chiama appunto “Savoia-Benincasa”) viene spiegato che il liceo è stato intitolato “al noto esploratore Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi, a sottolineare l’impegno di ricerca e di sperimentazione nel campo della cultura e della scienza cui la nuova scuola era chiamata  a rispondere”.

Infine vi ricordo che l’esploratore era il cognato della altrettanto avventurosa Hélène d’Orléans, la  “Duchessa crocerossina”  e il prozio dell’attuale duca d’Aosta.

Fra tutti i lettori del sito che, ENTRO DOMENICA 28 NOVEMBRE, lasceranno un commento (anche sotto pseudonimo o nick, ma completo di indirizzo mail che ovviamente resterà privato e non sarà pubblicato nel rispetto della privacy) verrà estratta a sorte una copia del libro “Il principe esploratore” di Pablo Dell’Osa.

Aggiornamento con l’elenco delle presentazioni del libro “Il principe esploratore” di Pablo Dell’Osa

MILANO mercoledì 1 dicembre  (ore 18) libreria Mursia via Galvani 24, partecipa il principe Amedeo di Savoia duca d’Aosta

PESCARA martedì 7 dicembre (ore 18) libreria La Feltrinelli corso Umberto I, 5/7, partecipa il principe Amedeo di Savoia duca d’Aosta, modera il giornalista de Il Messaggero Paolo Mastri, interviene Luciano D’Alfonso.

Ecco le foto delle presentazione di Pescara presso la libreria Feltrinelli. Con l’occasione ringrazio Pablo per l’invito e la gentilezza. Il lavoro del giornalista-ricercatore è davvero interessante e ho colto nelle parole del duca d’Aosta (Amedeo di Savoia è il pronipote del duca degli Abruzzi) nipote l’apprezzamento enorme e la stima per questo giovane studioso che ha saputo raccontare i tanti aspetti della vita di un personaggio così particolare.

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Copyright foto: Marina Minelli sito www.altezzareale.com 

 

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121 Commenti

  1. paola (baldanzi) ha detto:

    @Ale, grazie di avermi corretto sulla legge salica e semi-salica 🙂 non sapevo poi che il capo famiglia di una casa regnante in esilio non potesse cambiare una legge a suo piacimento. Anche per me sei un ragazzo molto in gamba, anzi parlavo di te proprio l’altro giorno a mio marito, di tutte le cose che sai e che stai studiando (naturalmente, dato che non ci conosciamo di persona, limitatamente agli interessi di cui parliamo qui).

    Ma poi il parlamento rumeno ha approvato l’atto per il cambiamento di successione richiesto da Michele I?

  2. paola (baldanzi) ha detto:

    sto leggendo una biografia del re Francesco II Borbone due Sicilie, che tra l’altro discendeva in linea diretta dal ramo principale dei Savoia (figlio di Maria Cristina che era figlia di Vittorio Emanuele I). Poi il trono passò a Carlo Alberto di Savoia Carignano che apparteneva a una linea collaterale della famiglia. Riflettevo che Francesco II Borbone era in realtà come grado di parentela molto più prossimo al trono savoiardo di quanto lo fosse Carlo Alberto.

  3. nicole ha detto:

    @Ale, nonno e papà hanno comunque seminato su terreno molto fertile 🙂 , non sempre si semina con così brillanti risultati.

  4. lukas ha detto:

    @Simonetta una precisazione: l’esilio non poteva riguardare Amedeo di Savoia-Aosta, poiché la disposizione XIII (ora modificata) della Costituzione stabiliva che “agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale”. La norma riguardava quindi solo Umberto II discendenti e consorti.

  5. Ale ha detto:

    @paola @nicole grazie dei complimenti 🙂 certamente è bello sapere (o credere di sapere) tante cose, ma ci vogliono anche persone che ti ascoltino, con cui confrontarsi e che ti permettono dai ampliare i tuoi orizzonti culturali … quindi grazie a voi e a marina di aver creato altezza reale!
    @paola sulla questione rumena ho sbagliato, non sono stato preciso. premetto che l’unica mia fonte sulla questione è wikipedia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Linea_di_successione_al_trono_di_Romania

    preaticamente michele I che non ha eredi maschi (ma solo figlie femmine) e che sa che seguendo la legge salica il trono di romania rimarebbe vacante (questo perchè il principe leopoldo di hohenzollern-sigmaringen e i suoi figli hanno rinunciato al trono di romania in favore del fratello, che poi diventò ferdinando I), nel 2007 emette uno statuto di famiglia, col quale cambia le regole del gioco. sa però anche che essendo stato lui un monarca costituzionale, perchè l’atto sia valido deve essere riconusciuto con una votazione parlamentare. quindi ha formalmente chiesto allo stato che prima di un eventuale ritorno della monarchia, lo statuto di famiglia venga formalmente approvato dal parlamento. di fatto non si è ancora votato, ma da quello che ho letto e visto tramite foto, sia il popolo rumeno che le altre case reali riconoscono alla principessa margherita i suoi diritti come erede del padre.
    @lukas è vero quello che dici. la repubblica fece l’errore di scrivere nella costituzione la parola discententi invece di eredi o successori. però secondo me se umberto II nel ’70 o nell’83 avesse detto a tutto il mondo in modo chiaro che il suo erede era amedeo, il parlamento avrebbe votato la modifica della disposizione XIII, i modo da estendere l’esilio anche a lui.

  6. Laura ha detto:

    @ Ale ho letto tutto di un fiato i dati che ci hai presentato e …..complimenti ! Tutta la questione e’ incredibilmente interessante.
    Quindi Amedeo se volesse potrebbe avere un funzione rappresentativa, almeno per certi eventi culturali, di un grande spessore. Spesso vedo su N&R i reali serbi e montenegrini mentre inaugurano mostre, ricevono delegazioni etc, etc. Non vedo mai nessuna attivita’ del genere relativa ai Savoia-Aosta o Savoia e basta come dovrebbero chiamarsi. Magari queste cose avvengono ma non se ne parla mai.
    Per quanto riguarda le lettere di Umberto ricordo che ne abbiamo discusso a lungo ma non so piu’ in quale post. Scrissi allora che mi rendeva perplessa la circostanza che Umberto nelle lettera afferma che avrebbe pubblicamente dichiarato il figlio decaduto e lo avrebbe comunicato a tutte le case regnanti. Ma non mi pare che questo atto conclusivo sia mai avvenuto. Anche se alla morte di Umberto certe carte fossero state distrutte lo stesso doveva rimanere traccia di una dichiarazione pubblica e soprattutto delle lettere che Umberto avrebbe inviato alle altre case regnanti. Ma abbiamo visto che nei vari matrimoni reali che ci sono stati come rappresentante dei Savoia e’ stato sempre invitato Vittorio Emanuele e non Amedeo. Entrambi furono presenti alle nozze di Felipe e Letizia ma perche’ Amedeo e’ cugino, se ricordo bene, della regina Sofia.
    Io ritengo piu’ probabile che questi due atti conclusivi e a mio avviso determinanti sulla esclusione di V E Umberto in realta’ non abbia mai avuto il cuore di farli.

  7. Dora ha detto:

    @ laura
    se consideri che i savoia carignano hanno dovuto aspettare il 2006 per rientrare in Italia, è facile capire come l’argomento monarchia in Italia sia ancora visto come roba che scotta (anche grazie al comportamento non proprio regale dei suoi membri)…
    però alle cerimonie dei 150 anni di unità c’era amedeo…

  8. Ale ha detto:

    @paola è verissimo francesco II era un parente più prossimo a carlo felice e vittorio emanuele I di carlo alberto, ma lo era per via femminile e i savoia seguono la legge salica. pochi lo ricordano, ma vittorio emanuele I ebbe anche un figlio maschio (carlo emanuele) che morì intorno all’età di tre anni. e così carlo alberto si ritrovò principe ereditario, ben voluto dalla regina maria teresa d’asburgo-este che voleva sposasse una delle sue figlie, forse anche per congiungere i due rami della famiglia. se non mi sbaglio fu il cognato carlo felice ad opporsi al matrimonio (anche se al momento non era ancora re).

  9. Ale ha detto:

    @laura alle due case reali che hai citato aggiungerei anche quelle di romania e di albania. va ricordato però che in albania, serbia, romania e montenegro la repubblica ha riconosciuto quasi un ruolo istituzionale alla famiglia reale, li usano particolarmente come rappresentanti e per la promozione del paese. tutto questo in italia non avviene perchè i savoia non sono coinvolti in niente da parte dello stato, anzi si cerca di far credere all’opinione pubblica che i veri principi italiani siano il ballerino e il suo papà (di cui abbiamo visto i video nei commenti sopra), il tutto per ovvi motivi. so per certo che quando si inaugura una mostra sulla storia della patria o qualcosa sui savoia, c’è sempre un membro della dinastia in rappresentanza. amedeo ha appena compiuto una visita ufficiale a ravenna, a presenziato a molti eventi di italia 150, come anche alle commemorazioni per il 70esimo anniversario della morte dell’eroe dell’amba alagi o le visite ai terremotati dell’acquila. insieme a maria garbriella si è visto spesso a venaria per le inaugurazioni delle mostre che riguardano la dinastia, mentre maria pia sta compiendo un tour di promozione del suo libro di ricordi per tutta la penisola. certo le loro attività non sono molto pubblicizzate dalla stampa, ma va anche detto che secondo me potrebbero fare di più.
    mi ricordo di quando avevamo parlato delle lettere, però ribadisco la mia opinione: umberto II aveva un senso del dovere altissimo, quindi anche se con dispiacere avrebbe sicuramente fatto quello che aveva scritto al figlio e che andava fatto per salvaguardare la dinastia. amedeo in una intervista ha detto che l’ultima volta che ha visto il re vivo, quando era in ospedale, questo gli ha dato dei consigli su come mandare avanti la dinastia. testimonianze di persone che vivevano con lui a cascais (e che non vedevano di buon occhio v.e., quindi di parte) hanno detto che umberto aveva preparato una serie di documenti sulla sua successione, comprese le famose lettere per le altre case reali, e che tutto questo materiale sembra sia sparito mentre il re era in clinica nei suoi ultimi giorni di vita. ovviamente accusano del fatto v.e.. non considero attendibili al 100% queste voci, però è certo che sparirono dei documenti dallo studio di umberto mentre lui era in fin di vita e, fatto molto rilevante, la sua eredità fu divisa in quattro parti uguali senza alcuna preferenza per il figlio. secondo me centra anche lo zampino di maria josè, visto che era lei che teneva nascoste le famose lettere e che sicuramente cercava di avvantaggiare il figlio, senza comprendere la severità del marito. però queste sono tutto supposizioni, chissà se un giorno si saprà la verità?

  10. Laura ha detto:

    @ale,
    Grazie per le precisazioni sulle attivita’ che coinvolgono i Savoia e che, come giustamente tu fai notare, non vengono per nulla pubblicizzate. Sui vari blog che consultiamo invece le case reali non regnanti come hai ben detto sono ampiamente presenti : anche gli Orleans (che pure hanno perso il trono nel lontano 1848 !) sono spesso protagonisti non solo su N&R, e poi i Braganza di Portogallo, i vari tedeschi etc etc.
    Io non posso fare a meno di pensare, comunque, che Umberto abbia sbagliato a non esplicitare meglio le sue idee sulla successione soprattutto alla luce di quanto stabilito dalla sentenza del 1948 che poteva dare un ruolo di un certo spessore, almeno rappresentativo, ai reali quando rientrati dall’esilio.
    Magari le cose sarebbero andate diversamente se l’esilio fosse stato cancellato prima della morte di Umberto anche se le famose disposizioni transitorie erano intese per i discendenti maschi e non per la linea di successione in se’ e quindi una sua eventuale esplicita designazione di Amedeo non avrebbe comportato in automatica l’esilio per il designato.
    In quanto alle carte scomparse e’ mai possibile che Umberto non avesse a Cascais un avvocato o un fedele consigliere cui affidare i plichi ?
    Se ricordo bene Umberto aveva disposto che il sigillo reale fosse sepolto con lui (cosa poi non avvenuta). Perche’ invece non lasciare il sigillo ad Amedeo ?
    Temo che proprio il carattere estremamente schivo di Umberto che era alieno da qualunque tipo di dichiarazione clamorosa o polemica lo abbia alla fine portato a non decidere nulla di definitivo.

  11. elettra ha detto:

    Vi sto seguendo con interesse, anche se intervengo poco…@Laura…credo anch’io che Umberto fosse un uomo che non urlava le sue dichiarazioni e, secondo me, non era neanche un gran decisionista….forse l’educazione repressiva ricevuta e il carattere mite, hanno sempre influito negativamente sul suo agire
    @Ale …penso anch’io che M.Josè abbia cercato di aiutare il figlio e nella questione della successione ci abbia messo lo zampino….però mi sembra strano che un sovrano non abbia affidato ad un notaio con una minimo di cassaforte i documenti di una questione tanto delicata…forse la morte lo ha sorpreso prima che potesse farlo, benchè la sua malattia si fosse manifestata da un pezzo…ci sono dei tasselli che non tornano….davvero chissà se si saprà mai la verità!

  12. paola (baldanzi) ha detto:

    @Laura, anch’io penso che il temperamento cauto e fatalista di Umberto (temperamento tanto criticato dalla regina M. Josè) abbia fatto sì che lui non prendesse decisioni drastiche e pubbliche rispetto alla sua successione.

    @Ale, ora mi hai messo un po’ di curiosità… sai per quale motivo Carlo Felice si oppose al matrimonio di una sua nipote con Carlo Alberto?

  13. marina ha detto:

    come elettra leggo, approvo e non intervengo perché ammetto di non essere ferrata come @ ale nella materia specifica che è delicata ed intricata. di certo so che Maria José stravedeva per il figlio, l’unico figlio maschio, e anzi si dice che lei sia stata anche troppo tollerante e gliele abbia, in gioventù, fatte passare proprio tutte.

  14. Ale ha detto:

    @laura belle le tue domande. purtroppo non conosco le risposte. me le pongo spesso anch’io, chi lo sa forse tra qualche anno si capirà qualcosa di più o emergeranno nuovi particolari.
    @elettra se non ricordo male furono proprio gli esecutori testamentari ad accorgersi che qualcuno era arrivato prima di loro, e fu il fedele felcone lucifero a puntare il dito e ad accusare pubblicamente vittorio emanuele, infatti fu subito allontanato.
    @marina forse se maria josè l’avesse educato meglio, suo figlio sarebbe una persona diversa, forse migliore. e non ci sarebbero tutti i pasticci che ci sono oggi attorno a casa savoia per colpa sua.
    @paola da quello che ho letto carlo felice era molto molto reazionario e non si fidava di carlo alberto. non certo perchè era il principe di carignano e principe ereditario, ma perchè carlo alberto era cresciuto nella francia napoleonica, sotto la benevolenza dello stesso imperatore, che gli aveva concesso anche un titolo e una rendita. appena tornato a torino nel 1815 l’educazione del futuro re venne scelta direttamente da vittorio emanuele I, naturalmente il più reazionaria possibile, quasi tutta in mano a preti e militari. con i moti del 1821 e la reggenza carlo alberto si giocò quel poco di fiducia che si era guadagnato negli anni, carlo felice salì al trono e come primo atto mandò il giovane principe in esilio a firenze dal suocero. carlo alberto ci mise molto tempo prima di ottenere il permesso di tornare a torino col perdono reale, dovette anche combattere i liberali spagnoli. altra prova della sfiducia di carlo felice fu che nel 1831 in punto di morte il re gli chiese di giurare che non avrebbe mai concesso una costituzione e che avrebbe mantenuto la monarchia assoluta a tutti icosti. questo giuramento torturò carlo alberto per tutto il suo regno e fu probabilmente il vero motivo per cui fu restio a concedere lo statuto e per cui lo statuto venne chiamato così, cioè senza usare il termine costituzione.

  15. Ale ha detto:

    @paola ieri sera ero di fretta e me ne sono dimenticato, ma carlo alberto era fortemente anti austriaco. il fatto di obbligarlo a sposare un’asburgo-lorena, anche se di toscana, fu certamente un’umiliazione per lui. e probabilmente fu voluta proprio da carlo felice, molto amico invece della politica austriaca. il matrimonio fu un vero fiasco, c.a. proprio non poteva sopportare la moglie. uno dei motivi era che essendo lei un’altezza imperiale le era permesso di precederlo nelle cerimonie di corte. l’antipatia era talmente tanta che dopo la disfatta di novara, il re andò in esilio in portogallo senza passare da torino e le scrisse di rimanere tranquilla a palazzo reale, che tanto lui in portogallo non aveva certo bisogno di lei. lasciando il figlio in imbarazzo, visto che non voleva chiederle di andarsene dagli appartamenti reali. vittorio emanuele abitò infatti fino alla morte della madre negli appartamenti ad uso del principe ereditario, sia nel palazzo reale di torino che nel castello di racconigi.
    l’astio di carlo felice nei suoi confronti direi che si può riassumere in una frase che gli scrisse durante i moti del ’21 (c.a. era reggente perchè c.f. era a modena al momento dell’abdicazione di v.e. I): “se avete ancora una goccia di sangue reale sabaudo dovete partire per novara e attendere ordini”. arrivato a novara il principe di carignano venne messo agli arresti per 8 giorni, poi fu spedito in esilio a firenze e potè rientrare a torino solo dopo aver dimostrato nella battaglia del trocadero la sua fedeltà alla causa della monarchia assoluta. addirittura nel periodo dell’esilio fiorentino carlo felice pensò di saltare una generazione e lasciare direttamente il trono a vittorio emanuele II.

  16. paola (baldanzi) ha detto:

    @Ale, ho letto con molto interesse tutto quello che racconti di Carlo Alberto e che non sapevo assolutamente. Certo che questi matrimoni reali dovevano essere davvero un supplizio per entrambi i coniugi!

  17. Lady Vivian ha detto:

    @ Si’ Ale lo penso anch’io,
    Maria Jose’, sapeva molte piu’ cose di quante rilevate, ha tenuto nascoste le famose lettere proprio per avvantaggiare il figlio.
    La verita’?
    Difficile saperla.

  18. Ale ha detto:

    @paola hai proprio ragione, forse l’unico vantaggio dei principi, almeno dove c’era la legge salica, è che loro “giocavano in casa”. le principesse il più delle volte si ritrovavano in un paese straniero e spesso anche sole.
    @lady vivian chi lo sa? magari nei prossimi anni si verranno a sapere nuovi particolari.

  19. Enrico Franzil ha detto:

    Gentile signor dell’Osa,
    Acquisterò tre poco il suo libro “Il principe esploratore” Sono nato nel 1944, vado quindi verso la settantina. Mia madre, classe 1903, raccontava di uno zio di nome Emilio Dal Seno, classe 1874 o 75, che avrebbe partecipato a una spedizione in Africa con il duca d’Aosta, proprio quello oggetto delle sue ricerche e del suo libro. Recentemente ho navigato su Internet, trovando che il mio prozio (mai conosciuto, naturalmente) aveva effettivamente partecipato a una spedizione del principe Ruspoli nel 1892, si era ammalato ed era stato ritrovato da Bottego l’anno successivo (per avere qualche notizia in più dovrei recarmi a Parma, dove esistono documenti e diari non pubblicati, dello stesso Bottego e di Matteo Grixoni, un altro esploratore). In seguito Emilio dal Seno emigrò forse in America e in famiglia se ne persero le tracce. Persino mia madre (nata come accennato nel 1903) non l’aveva mai visto di persona.

    Forse lei ha trovato i nomi dei partecipanti alla spedizione del Ruwenzori Se tra costoro c’è il nome di Emilio Dal Seno mia madre avrebbe avuto ragione, ma in questo caso il prozio avrebbe partecipato a due spedizioni!. Mi potrebbe dare gentilmente una risposta (anche negativa qui oppure al mio e-mail enricofranzil@yahoo.it
    I Dal Seno erano “regnicoli” cioè italiani che che, in base adi accordi del 1867 vivevano a Trieste austriaca ma facevano il servizio di leva in Italia, infatti Emilio Dal Seno compare due volte nei registri di leva di Venezia con due date di nascita diverse, forse per confusione del registrante con il fratello Enrico, precisamente mio nonno, che non ho mai conosciuto (in quanto era stato vittima delle conseguenze dell’influenza spagnola nel 1923).

    Cordialmente

    Enrico Franzil

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      signor Franzil credo che Pablo difficilmente leggerà questo suo commento, gli scriva direttamente, nel suo sito c’è una casella di posta e se non sbaglio c’è anche il suo numero di telefono

  20. luka ha detto:

    AltezzaReale onte inesauribile di sorprese: essendo un iscritto al CAI di Milano mi e’ arrivata a accasa la consueta rivista di montagna e in questo mese tre pagine sono dedicate ad una mostra al museomontagna di Torino

    https://www.inpiemonteintorino.it/web/it/eventi/dettaglio/un-principe-copertina-luigi-amedeo-di-savoia-duca-degli-abruzzi

    una collezione di copertine di giornali dedicate al duca e alle sue imprese!
    Una gloria all’epoca per i Savoia e per i “neo italiani”….e per gli odierni italiani che non dimenticano la loro Storia e i loro protagonisti.

    PS: inesauribile sorpresa perché non avevo mai letto questo “antico” post! 🙂

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