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Nella notte fra il 28 e il 29 agosto 1944 muore a Buchenwald la principessa Mafalda di Savoia, langravia di Hesse-Kassel. La sua baracca era stata colpita da un bombardamento e nell’incendio lei aveva riportato numerose gravi ustioni. Ricoverata nel postribolo del campo, dopo quattro giorni di sofferenza a causa delle piaghe non curate, Mafalda subisce l’amputazione di un braccio e dissanguata. La figlia di Vittorio Emanuele III viene sepolta in una fossa comune; la sua tomba è segnalata dalla scritta “262 eine unbekannte Frau”. La principessa Mafalda, che paga con la vita le scelte e le decisioni del marito, il langravio Philip von Hesse-Kassel e del padre, era stata arrestata a Roma con l’inganno e portata in Germania.

Il diadema della principessa Mafalda

Nel suo libro di memorie “Il lampadario di cristallo” Enrico d’Assia ricorda una mamma tenera e affettuosa e narra la storia del suo diadema nuziale fatto con spighe di grano in diamanti “l’unico rimasto in nostro possesso dopo le vicissitudini belliche. Altri tredici vennero trafugati da ufficiali americani delle truppe d’occupazione”.

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Nell’estate del 1943 (dunque poco prima del suo viaggio improvviso a Sofia dove si reca per assistere ai funerali del cognato re Boris e confortare la amatissima sorella Giovanna), la principessa Mafalda decide di ritirare i suoi gioielli dalla banca e di sotterrarli con l’aiuto dei figli Maurizio ed Enrico, nel giardino di villa Savoia. L’operazione di svolge di domenica per evitare gli sguardi indiscreti. La principessa sistema in una scatola di latta due diademi, quello con le spighe che appartiene alla casa d’Assia, ed un altro più moderno con le pietre intercambiabili, e poi braccialetti, spille, anelli. La giornata è caldissima, racconta Enrico, e i tre si mettono subito a cercare il luogo adatto che viene individuato nei pressi di un boschetto di lecci proprio accanto al muro di villa Polissena, residenza romana della famiglia d’Assia. Il terreno, asciutto a causa della siccità, è durissimo e mentre Maurizio scava, il secondogenito Enrico (che da grande farà il pittore e lo scenografo) fa un disegno del sito, prendendo gli alberi come punti di riferimento. “Una copia della mappa viene consegnata alla regina Elena, unica persona ad essere messa a conoscenza del segreto”, spiega il principe Enrico. L’anno dopo a Roma arrivano gli americani e proprio in quella valletta dove si trovava il bosco di lecci, i soldati stabiliscono un campo e per far posto a tende e baracche tagliano tutti gli alberi.

Il ricordo della principessa Mafalda

Appena tornata la pace la regina Elena manda il suo segretario privato, Dino Olivieri, a recuperare la scatola, ma il funzionario si ritrova di fronte ad un prato sporco senza più nessun punto di riferimento e quindi fa scavare tutta la collina. Il lavoro dura diversi giorni senza dare nessun risultato. Olivieri sta per lasciar perdere quando nota nella fossa delle latrine qualcosa che luccica, è un angolo della scatola. “La pala del soldato americano incaricato di scavare il buco – spiega Enrico d’Assia – l’aveva sfiorata senza notarla”. Il diadema torna nelle mani dei figli di Mafalda e le spose della famiglia lo indosseranno il giorno delle nozze come aveva fatto la sfortunata principessa italiana.

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Il diadema della principessa Mafalda per le spose Assia-Kassel

Nel 1964 il principe Maurizio d’Assia sposa Tatiana di Sayn-Wittgenstein-Berleburg (sorella di Richard, marito di Benedikte di Danimarca) ed ecco di nuovo il diadema con le spighe di grano. Nelle grandi famiglie dell’ex impero Germanico i tempi nuovi non hanno portato nessun cambiamento e i primogeniti continuano a scegliere le loro moglie nelle famiglie reali o principesche. Il che poi non vuol dire che sia sempre tutto rose e fiori, la coppia divorzia nel 1974 ma fa in tempo ad avere quattro figli Heinrich Donatus, Mafalda, Elena e Philipp.

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Heinrich Donatus, che all’epoca ha 36 anni, si sposa il 1 maggio 2003 a Kronberg con la ventottenne contessa Floria-Franziska von Faber-Castell, in Kronberg. Floria Franziska è la nipote dell’amministratore delegato della Faber Castell, la nota azienda tedesca di matite e colori. Un giornale tedesco racconta che la sposa indossa, oltre al tradizionale diadema di spighe, anche il bellissimo manto di corte della principessa Mafalda, ricamato con fili di bronzo, ma non ho trovato nessuna foto. Grazie ad una gentilissima lettrice del sito ecco a voi una foto del manto indossato da Floria-Franziska. Si tratta di uno dei celebri manti di corte indossati dalla regina, dalle principesse e dalle dame in occasione di eventi speciali. Quelli di appartenuti alla regina Maria Josè sono custoditi dalla figlia, la principessa Maria Gabriella di Savoia, nell’ambito della fondazione dedicata ai suoi genitori. I manti sono stati l’oggetto di un libro e di varie mostre, l’ultima a Parigi.

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Infine ecco il principe Philip von Hessen che il 10 giugno 2006 porta all’altare la bella Laetizia Bechtolf, lui è un fotograto, lei si occupa di import-export e vivono a New York. Fra i capelli della bionda Laetizia compare ancora una volta il diadema di famiglia.

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Il gioiello potrebbe essere stato indossato anche dalle sorelle dei due principi, Mafalda ed Elena, ma non ho trovato documentazione fotografica in merito. Sempre grazie ad una lettrice ecco qua la principessa Mafalda d’Assia il giorno delle nozze con il conte Enrico Marone Cinzano (il cui nonno omonimo ha sposato in seconde nozze la infanta Cristina, zia del re di Spagna) nel 1989. La coppia divorzia nel 1991, Mafalda si risposa nello stesso anno con Carlo Galdo ma il matrimonio finisce nel 1999. La principessa, che vive in Italia e, secondo la giornalista di moda Giusy Ferrè, è una delle donne più eleganti della penisola, si sposa una terza volta nel 2000 con l’industriale Ferdinando Brachetti Peretti.

Principessa Mafalda

Nella foto (tratta dal sito http://royalehuwelijken.web-log.nl) alla destra degli sposi c’è il principe Friso dei Paesi Bassi

Nell’antichità le spighe di grano incoronano la dea Cerere/Demetra e sono un augurio di fecondità; nel periodo napoleonico l’ornamento per i capelli di origine ellenica si fonde in questo caso con una simbologia molto chiara e il motivo a spighe di grano diventa un classico del XIX secolo. Molte grandi famiglie fanno realizzare diademi di questo tipo e il “champ de blé russe” viene indossato solitamente dalle spose dei Romanov il giorno delle loro nozze. Il diadema degli Assia viene proprio dalla Russia attraverso la granduchessa Alessandra Nicoleievna (figlia dello zar Nicola I) moglie nel 1844 di Federico Guglielmo di Assia-Cassel.  Un’altra celebre tiara con le spighe di grano è di proprietà degli Orange-Nassau.

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Ecco, in un dipinto di Watteau, la dea Cerere rappresentata, come vuole l’iconografia, con i capelli biondi, stretti da un nastro rosso e incoronati da spighe di grano

Questo diadema con le spighe di grano apparteneva ai Romanov

Qui sotto un altro diadema con le spighe, questa volta di proprietà dei Savoia (vedi commento di Filippo che ringrazio, come sempre, per la collaborazione) indossato dalla principessa Maria Beatrice al ballo che precede le nozze della sorella Maria Pia con Alessandro di Yugoslavia.

 

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I motivi sono simili, ma le spighe del diadema Savoia sono più piccole e montate in modo diverso. Al centro del gioiello può essere montata una spilla.

Qui sotto tre primi piani del diadema di spighe indossato da Laetitia.

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75 Commenti

  1. Laura ha detto:

    @ Marina, certamente Vicky voleva rifarsi a Balmoral e Osborne che furono descritte da qualcuno gia’ allora come fra le piu’ brutte residenze del tempo. Pero’ devo dire che io una notte al castello la passerei volentieri (se non fosse per i costi !!)

  2. Alex ha detto:

    Tredici diademi della Casa d’Assia rubati smontati e venduti, persi per sempre! 🙁 🙁

    Nel libro di Enrico d’Assia c’è una toccante immagine della langravina Margherita che in compagnia di una nuora cerca di riconoscere la poche gemme recuperate. Triste la sua vita, costellata da numerose tragedie familiari, dalla guerra, dalla cacciata dalla propria casa ad opera degli Alleati e dalla decisione di vivere gli ultimi anni in due modeste stanze senza far ritorno nella propria dimora. Sempre nel libro emerge un bellissimo ritratto della regina Elena, descritta come estremamente buona, dolce e premurosa nei confronti dei nipoti e dotata di inventiva nel preparare per loro giochi e sorprese; è proprio la regina d’Italia a scrivere al nipote Enrico durante la guerra raccomandandogli fra le varie cose di salutare la cara nonna Margherita, sua consuocera, colpita da tante dure prove prima e durante il conflitto.

  3. paola (baldanzi) ha detto:

    mia nonna ha conosciuto Mafalda di Savoia, mi raccontava che era una ragazza molto timida con problemi alimentari (parlo degli 20 e 30).

    a proposito di Savoia… scusate la nota di colore irriverente, ma… Clotilde Courau ha i baffi nel naso?? (seconda foto dall’alto)

    http://www.newmyroyals.com/2013/05/princess-clotilde-in-cannes.html

  4. Chloe ha detto:

    Mi unisco anch’io al vostro coro di voci per la scomparsa di Maurizio d’Assia. Mi piacerebbe molto leggere “Il lampadario di cristallo” e mi sa proprio che sarà una delle mie prossime letture.
    A proposito della famiglia d’Assia, mia mamma aveva tenuto da parte un articolo apparso su Gente nell’agosto del 1994 (immagino sia quello l’anno, visto che si tratta di un’intervista a Enrico d’Assia legata ai 50 anni dalla scomparsa di Mafalda), con foto di Villa Polissena e racconti di ricordi e oggi per l’occasione l’ho rispolverato dal cassetto per rileggerlo.
    Ricordo che a Villa Polissena ora abita la figlia di Maurizio, Mafalda…è ancora la sua residenza?

  5. Laura ha detto:

    Mi piacerebbe tanto leggere questo libro di Enrico d’Assia ma ho visto in giro sul web ed e’ introvabile.
    Comunque per tornare al diadema delle spighe quello della famiglia di Assia secondo me e’ il piu’ bello tra i diademi di questo tema, per esempio rispetto a quello olandese usato dalle nuore dii Margriet che al centro e’ piuttosto vuoto
    http://orderofsplendor.blogspot.it/2011/09/wedding-wednesday-bridal-tiara.html

  6. Matteo ha detto:

    Si Villa Polissena e’ ancora di loro proprietà

  7. Laura ha detto:

    Questo diadema di spighe mi ha tanto incuriosito che sono andata a cercare notizie sulla granduchessa Alessandra : la poverina non fece in tempo nemmeno ad arrivare nel langraviato perche’ si ammalo’ immediatamente dopo le nozze e non essendo in grado di partire mori qualche mese dopo. Le spighe di diamanti furono trovate applicate ad un suo vestito dentro il trousseau che era stato spedito nel langraviato e furono utilizzate intorno al 1900 dalla seconda moglie di Federico di Hesse, Anna di Prussia, per creare il diadema.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Grand_Duchess_Alexandra_Nikolaevna_of_Russia

    Una ulteriore curiosita’ relativa ad Anna di Prussia : Francesco Giuseppe ne era innamoratissimo e la voleva sposare ma il matrimonio fu impedito dal fatto che la giovane (che era sua cugina) si era appena fidanzata con Federico di Hesse. Qualche anno dopo FG si rivolse all’altra cugina : Sissi.

  8. marina ha detto:

    grazie @laura, pensa che avevo letto questa bio su wiki ma devono averla ampliata di recente, non c’era infatti il dettaglio delle spighe sull’abito.
    Anna di Prussia è stata dipinta da Winterhalter, uno dei suoi ritratti più belli, che ho secolo fa ho anche visto a Kassel.

  9. Laura ha detto:

    @ Marina, in bibliografia su Wili citano il catalogo di una mostra della collezione Hesse e magari la notizia verra’ da li, anche se non ce’ un riferimento diretto con una nota. Mi incuriosiscono molto le vicende collegate ai gioielli storici soprattutto quelli di origine russa, leggevo che l’arrivo delle granduchesse russe nelle varie famiglie europee (quasi sempre tedesche) era sempre accompagnato da favolosi gioielli che hanno impinguato per esempio il Wuttemberg ma anche la Danimarca.

  10. Alessandro Corsini ha detto:

    cara marina mio padre si e spento il 9agosto 2013e si chiamava corsini romano ,mio padre ha vissuto tanti momenti nella famiglia savoia sempre con la principessa mafalda c’è qualcuno che si ricorda di lui’?in fede la figlia tiziana corsini.

  11. sabrina ha detto:

    Ritornando al tema della porfiria anche un’altra delle nipoti di Vittoria Principessa della Corona di Prussia (figlia della Regina Vittoria ) ne soffriva Fedora di Sassonia Meiningen figlia di Carlotta di Prussia almeno secondo le fonti di Wikipedia.
    Il nome Fedora deriva forse dalla sorellastra della bisnonna, Feodora di Leingen, a sua volta antenata della moglie del Kaiser Guglielmo II figlio di Vittoria?
    Appello a Marina ci puoi parlare di questi fratellastri reali parenti per parte di madre dei reali del Belgio e che nel corso dei secoli si sono imparentati con i discendenti di Vittoria e anche tra loro?
    Sarebbe interessante anche per capire che madre è stata la Duchessa di Kent con loro dato che la Regina Vittoria pare non fosse entusiasta di lei.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      in effetti le biografie si concentrano sui rapporti della duchessa con Vittoria, ma fra le righe si capisce che anche con il altri figli non fu una madre particolarmente amorevole. Feodora ad esempio di sposa per sfuggire all’atmosfera lugubre di Kansington Palace.

  12. paola (baldanzi) ha detto:

    @Sabrina, a quanto ho letto la regina Vittoria era molto affezionata alla sorellastra Fedora e rimasero in contatto epistolare tutta la vita. La duchessa di Kent non fu una buona madre perchè sembra avesse una personalità frivola e debole e fece pesare ai figli (specialmente alle 2 femmine) la presenza del suo amante John Conroy, un uomo senza scrupoli che cercò di manipolare l’erede al trono Vittoria con zero risultati, dato il forte carattere della futura regina. Fedora si era innamorata del giovane duca di Sussex, ma la madre e Conroy ostacolarono questo amore (non ho mai capito il perchè di questa opposizione) e la fecero sposare a Ernesto di Hohenlohe Langeburg. La duchessa di Kent da anziana chiese perdono alla figlia Vittoria per i patimenti che le aveva causato quando era sotto la sua tutela (e questo va a onore della duchessa).

  13. Ale ha detto:

    non bisogna mai dimenticare questi orrori. pensiamo alle sofferenze patite dalla nostra mafalda, da tutti gli altri principi e principesse rinchiusi e sicuramente (forse anche peggio) anche tutti quei milioni di persone che sono state rinchiuse e massacrate. innocenti vittime della follia umana.

  14. fiordistella ha detto:

    Anche Maria di Savoia fu internata in qualche lager, ma non volle mai ricordare quei giorni

    • Ale ha detto:

      È vero! Seguirono la stessa sorte anche la duchessa Irene col figlio Amedeo e la duchessa Anna con le figlie. La differenza è che Mafalda è stata proprio trattata come gli altri prigionieri nei lager, mentre gli altri erano in campi di prigionia, terribili ma con trattamenti migliori rispetto ai lager

  15. Buon giorno,riconosco nel vostro sito l’importanza della storia su i REALI…..complimenti.

  16. Dinora ha detto:

    La Principessa Mafalda é un esempio delle atrocità che si sono perpetrate per anni e che non hanno risparmiato nessun ceto sociale.
    Grazie ad alcuni marinai di Gaeta, internati anche loro, sapendo la storia della loro principessa rinchiusa nel campo di Buchenwald, dopo la loro liberazione dal campo di Weimer si recarono a Buchenwald riuscirono a ritrovare la sepoltura anonima della principessa e , facendo una colletta, riuscirono a porvi sopra una lapide col suo nome.
    Non bisogna mai dimenticare !!!!
    Si deve sempre tenere vivo il fuoco della memoria di ciò che avvenne nel periodo nero del novecento,perché tutte le nuove generazioni sappiano! Di superstiti incominciano ad essercene pochi ma libri, documentari e film che rievocano ciò che successe, ve ne saranno sempre. Quando io andavo a scuola sia alle elementari che alle medie, ci facevano vedere dei documentari e ci facevano leggere in classe libri scritti da chi aveva vissuto quell’inferno.
    Settant’annifa il diavolo si era impadronito del mondo!
    Si era riusciti a scacciarlo per lungo tempo.
    Ho paura che oggi abbia di nuovo riaperto le sue orrende ali! E come allora chi dovrebbe aprire gli occhi li tiene socchiusi.
    Anche se appartiene ad un film Di Walt Disney che è Fantasia, c’è una immagine che fa vedere la potenza del male.
    La scena e la musica straordinaria di ” Una notte su Monte Calvo”!

  17. laura ha detto:

    Una curiosità : il langravio di Hesse era luterano e Mafalda cattolica ma non ricordo come il problema fu risolto, viste che ai tempi questo era un problema non da poco. Ricordo bene invece le circostanze delle nozze di Giovanna e le richieste del Vaticano relative ai figli che dovevano essere battezzati come cattolici ma che invece furono battezzati come ortodossi con pesante formale protesta da parte della Santa Sede.

    • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      credo di avere letto qualcosa a proposito nel libro di Enrico d’Assia ma non ricordo, fra l’altro lui figlio di Margaret di Prussia, sorella del Kaiser e nipote della regina Vittoria (attraverso Vicky) teoricamente era anche nella linea di successione al trono britannico e con queste nozze perde il suo posto.

    • laura ha detto:

      Quel libro introvabile ! E’ strano come certe cose vengono sempre ripetute e altre nemmeno accennate : oltretutto mi sono sempre chiesta come mai questa scelta piuttosto inusuale da parte di Mafalda : il langravio non era nemmeno il capo di uno dei tanti ex staterelli tedeschi perché Hesse-Kassel, a differenza di Hesse -Darmstad, era stata inglobata in tutto e per tutto nello stato Prussiano dopo la guerra. Anche se Hesse-Kassel era una famiglia che nel passato aveva avuto intrecci con le maggiori case regnanti e Ruppeneheim era stato un ben noto luogo di incontro di tanti personaggi a noi noti in un modo o nell’altro parte di questa casata : la regina Mary, Luisa regina di Danimarca (fra l’altro Federico Guglielmo il marito della povera Alessandra era il fratello della regina Luisa di Danimarca)

      • https://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

        anche questo è raccontato nel libro ma adesso ho un vuoto di memoria 🙁 comunque la madre di Philip era stata tenuta a battesimo dalla regina Margherita da cui prende il nome.

      • laura ha detto:

        Non ricordo se è stato scritto ma la villa Polissena prende il nome da Polissena di Hesse-Rotenburg (uno dei rami Hesse) divenuta regina consorte di Sardegna e madre di re Vittorio Amedeo III : quindi un remoto collegamento tra le due casate.

  18. elettra/cristina palliola ha detto:

    Ho cercato per tutto il pomeriggio di ieri il libro Il lampadario di cristallo…nulla eppure ce l’ho….non so da che parte cominciare a mettere ordine ,tra i libri ed è una cosa che devo fare assolutamente L’unica persona veramente d’aiuto, per un lavoro del genere, sarebbe stato mio padre

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