Signore e signori, il Risorgimento è servito

risorgimentoHo capito molto presto che io e la scuola non eravamo fatte l’una per l’altra. Per la precisione quando un ragazzino delle medie, posto di fronte alla necessità di definire due periodi storici assai lontani mi ha detto serafico: “scusi prof, ma che differenza c’è fra Rinascimento e Risorgimento? Rinascere, risorgere, ma non è uguale, non vogliono dire la stessa cosa?”. Di fronte ad una tale affermazione e visto che mi sono trattenuta a stento dal frullare il fanciullo fuori dalla finestra, ho deciso di seppellire la mia carriera di insegnante e ho fatto altro. D’altronde ero appena laureata ed ancora piena di illusioni. Questo per significare a tutti voi che, già da tempo, il patrio Risorgimento, uno dei momenti più esaltanti ed eroici della nostra storia nazionale (almeno secondo me), in effetti tocca poco, per non dire pochissimo la sensibilità comune e l’immaginario collettivo. Oggi poi fra revisioni e voglia di federalismo è ancora peggio e le celebrazioni per il 150mo anniversario dell’Unità, programmate nel corso di tutto il prossimo anno, sanno tanto di “lo devo fare, ma non ne ho nessuna voglia”.

Ad ogni modo io nel Risorgimento ci credo, sarà anche solo perché mio nonno, repubblicano storico, aveva in soggiorno i ritratti di Mazzini e Garibaldi e ci ha cresciuto nel culto dell’unità d’Italia, dell’impresa dei Mille, del sacrificio di tanti giovani andati a morire per un ideale che era quello della nascita di una nazione e della cacciata dello straniero invasore ed oppressore. Qua nelle Marche la situazione era poi se possibile anche più difficile causa presenza di uno Stato della Chiesa, abbastanza deciso a non mollare, e di un Papa-re – marchigiano, anzi per la precisione nato a Senigallia dalla famiglia comitale dei Mastai-Ferretti – che più reazionario di così non si poteva.

Qua nelle Marche, inoltre, di garibaldini non se ne è visto neanche uno (avete presente “obbedisco”?), però il nostro momento di orgoglio patrio ce l’abbiamo avuto anche noi con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), la liberazione di Ancona e l’ingresso, pochi giorni dopo, di re Vittorio Emanuele II con annessa sfilata dal porto verso il centro della città.  

Ma che c’entra il Risorgimento con Altezza Reale? C’entra, c’entra poiché a parte i garibaldini e l’Eroe dei due mondi, Cavour, Mazzini e qualche decina di migliaia di giovani mandati allegramente al massacro (leggi battaglia di Solferino), attori e registi delle vicende che portarono alla creazione della nazione italiana furono tutti i sovrani del momento. Tutti, anche quelli più lontani e apparentemente disinteressati che però giocarono sullo scacchiere europeo la loro partita fatta di “io ti do un pezzo qua, tu mi dai un pezzo là, io taccio e faccio finta di non vedere, tu anche e se fai sposare tua figlia a mio cugino io ti mando anche un battaglione di soldati…”.   

Lunga premessa per dire che in questo periodo mi sto dedicando moltissimo al Risorgimento e pochissimo al sito che però è anche un blog personale, quindi ho deciso di raccontarvi cosa sta succedendo.

Parlare di Risorgimento ed annoiare a morte è facilissimo. La storia seria e compunta ha pochissimi estimatori, anzi ormai quasi nessuno, se vogliamo escludere qualche vecchio erudito mummificato in una delle istituzioni create appunto in epoca post unitaria. Ricordare fatti lontani, decisivi per il nostro presente è difficile e il rischio di cadere nella retorica sempre pericolosamente in agguato. Noi dell’associazione “Società di Danza” abbiamo deciso di ricordare i 150 anni dell’unità italiana in un modo diverso. Domenica 30 maggio la corte del Castello di Falconara Alta (gentilmente messa a disposizione dal Comune di Falconara e nella fattispece dall’assessore alla Cultura Stefania Signorini che fin da subito ha creduto nel nostro progetto) accoglierà un Gran Ballo Risorgimentale a cui prenderanno parte oltre 70 danzatori in abiti d’epoca. Elegantissime dame in crinolina e distinti cavalieri in frack saranno i protagonisti di un immaginario ballo organizzato nelle Marche pochi mesi prima della battaglia di Castelfidardo, del Plebiscito e dell’unione con il nuovo regno d’Italia. Una vera grande festa sociale, così com’era in uso nell’Ottocento, che però nasconde un aspetto segreto. Il ballo infatti è l’occasione che i patrioti (costretti al silenzio ed alla segretezza dal sempre più duro regime pontificio) creano appositamente per incontrarsi e diffondere le ultime attesissime informazioni, sulle battaglie, sull’impresa epica e recentissima del generale Garibaldi e sulle annessioni in corso nel nord e centro Italia. Fra valzer, quadriglie, marce, contraddanze e mazurke, dame e cavalieri si passeranno notizie e si racconteranno i fatti più salienti di quei mesi convulsi. La finzione che andrà in scena al Castello, però è molto vicina alla realtà, perché i gran balli sono, per tutto il XIX secolo, un momento di incontro e di relazione e negli anni della lotta risorgimentale diventano anche un luogo privilegiato, alla pari dei teatri, per la diffusione delle idee federali, unitarie e democratico-liberali. Le danze tradizionali di quel periodo, guidate dal maestro di cerimonie Roberto Lodi, saranno precedute da una breve lettura teatrale con le voci di Francesco Alpini e Stefano Ranucci. Della Società di Danza e dei balli ottocenteschi vi ho già parlato qua. Per il promo dell’evento e per ascoltare un piccolo brano della lettura teatrale andate qui. L’iniziativa è stata voluta, pensata e coordinata in tutti i suoi dettagli da Paola Pennacchietti, presidente del circolo anconetano della “Società di Danza”.  

Poi a seguire sempre qui foto e immagini del Gran Ballo e adesso scusate, ma vi devo lasciare, ho ancora da cucire alcune decine di coccarde tricolori.

Le prime foto sono qui, poi ne arriveranno altre. Qui sotto il favoloso gruppo del circolo di Ancona.

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75 Commenti

  1. marina ha detto:

    sapete cos’è la cosa che mi dispiace di più? è la constatazione che l’Italia unita è sempre più solo una espressione geografica. e mi dispiace per mio nonno, persona meravigliosa e uomo serio e severo, che ci credeva nel Risorgimento e nell’Italia unita. sempre più penso che una federazione sul modello tedesco avrebbe fatto maggiormente al caso nostro.
    @ Biagio mi fa molto molto piacere quello che scrivi.

  2. lukas ha detto:

    hai ragione Marina, è molto triste…mentre si festeggiano i 150 anni dell’unità (con una buona dose di vuota retorica e mitizzazione) ci accorgiamo che il desiderio di D’Azeglio ancora s’ha da realizzare. Garibaldi venne ingannato, è vero, e sognava un’Italia federale (come lo stessi d’Azeglio) in cui le differenze territoriali venivano valorizzate, e non annientate e livellate per la brama di potere e la vanità di una dinastia incompetente e di una classe politica e industriale avara e senza scrupoli. Io al pantheon sono entrato per visitare la tomba dell’unico Grande lì sepolto, tale Raffaello Sanzio 😉

  3. Dora ha detto:

    @ Biagio
    sono sempre dubbiosa sul rovinare un libro, anche uno pessimo come Cuore…
    vivrà la mitizzazione di Cavour a scuola, non serve strappare una pagina di un libro…
    ma apprezzo che tu voglia fare una doverosa chiarezza storica su una persona che era tutto tranne un italiano…

  4. Biagio ha detto:

    @Dora
    Sono infinitamente d’accordo con te ma purtroppo non ho saputo resistere alla rabbia. Per quanto riguarda la scuola l’anno scorso ho potuto constatare con piacere sul libro di storia di terza media di mio nipote, che qualcosa sta cambiando. Ad esempio un personaggio del calibro di Carmine Donatelli Crocco, l’ho conosciuto l’anno scorso alla tenera età di 45 anni (dopo essere stato fulminato sulla via di Damasco dal libro di Pino Aprile). Quindi mio nipote a tredici anni ha avuto l’opportunità di sentire anche un’altra campana. A me invece è toccato introiettare il sud arretrato analfabeta povero e tutte le fesserie che sappiamo. Ma la cosa che più mi ha spaventato è stato quando ho chiesto a mio padre se aveva ricordi su storie di briganti magari raccontati da parenti. Mi ha raccontato un episodio ovviamente di sangue di un brigante, ma quando gli ho chiesto del perchè il soggetto in questione fosse diventato un fuorilegge non mi ha saputo rispondere. puoi intuire quale messaggio è passato attraverso le generazioni. Ciò per rinforzare il concetto che i libri sono un bene preziosissimo. C’è sempre qualcuno che scrive la verità vera nonostante tutto. Per quanto riguarda i titoli di libri postali pure. Io sono affamato di testi sull’argomento.

  5. jacopoamedeo moretti ha detto:

    biagio perdonami cosa intendi con: Ferdinando II s’inventò s.leucio??

    kiss
    j

  6. Ale ha detto:

    è bello confrontarsi con persone che la pensano diversamente da te, è un motivo di particolare crescita, vi ringrazio tutti per aver contribuito in modo pacato e pacifico, sono abituato ai leghisti coi quali si arriva sempre agli insulti. in fondo siamo una nazione molto giovane e molto campanilistica, speriamo che nel 2061 l’italia sia migliore e più unita. mi diaspiace solo che considerate cavour un bandito e non un innovatore e un gran politico, ma non è il caso di dibattere su questo. vorrei solo dire che si aveva la mamma di ginevra ma era sicuramente più italiano di tutte le case reali presenti in italia.

  7. elettra ha detto:

    Lukas, a dirla tutta non solo Garibaldi fu ingannato, ma sembra che ci fu anche qualche traditore da parte borbonica, e FrancescoII, che non sarà stato un macho sciupafemmine, ma scemo non era, capì anche qualcosa…il suo prefetto di polizia, Liborio Romano, strinse patti segreti con lo stesso Garibaldi e Cavour…fu lui a consigliare il re a lasciare Napoli per Gaeta, per evitare il cannoneggiamento della città e un inutile spargimento di sangue nella capitale, tanto che Garibaldi arrivò a Napoli in treno…e lui poi ne divenne collaboratore e luogotenente fino al marzo 1861…nel nuovo regno divenne deputato
    Francesco II nel lasciare la città, per Gaeta lo guardò negli occhi salutandolo e non sapendo se fosse tornato o meno, gli disse …..don Libò, ,guardat’u cuollo!! guardati il collo…..e don Libò, non fu il solo, ma certamente il più informato!

  8. elettra ha detto:

    Ale , devo dirti la verità che anch’io stamattina pensavo la stessa cosa…è bello potersi confrontare ed imparare senza offendersi…il bene e il male come è risaputo stanno da tutte le parti e devo dirti che la possibilità di incontrarsi e di “entrare” e “respirare” anche le culture diverse da quella dove siamo nati è un modo di crescere
    Il nostro paese è bello tutto…pensa che io a volte riesco ad avere nostalgia della nebbia e del suo odore, della sua poesia, di quelle campagne padane, con le rogge e i pioppeti…certo un discorso del genere a uno che non la conosce, può sembrare strano, però è così Però ho anche nostalgia di certi panorami mediterranei della Campania, o Calabria o ancora Sicilia e di certi amici che mi hanno fatto conoscere la loro, ma anche della mia terra, la loro cultura, la loro cucina, la loro ospitalità… e alla fine devo concludere che ,sì, sono una persona divisa in due, per la mia doppia provenienza, e forse senza radici, ma ho radici in tutta la nostra penisola, e di questo sono contenta

  9. elettra ha detto:

    Ale …guarda io ero proprio a Torino quando fu il centenario , Italia’61….. mi ricordo ancora il cinerama e la monorotaia…tu non c’eri, ma forse tuo padre e tua madre sì e certamente i tuoi nonni…ebbene sono passati altri 50 anni …nel 2061 sicuro non ci sarò più…speriamo che fra 50 anni non ci siano più certe posizioni e magari ti ricorderai dei discorsi fatti su questo blog con un sorriso

  10. nicole ha detto:

    Jam, mi permetto di risponderti.Già anni fa si accennò alla manifattura si san Leucio e sotto la reggia di caserta postaiquanto segue.

    nicole

    sabato, novembre 28, 2009 alle 15:22

    Si dice, ma credo non ci sia univocità fra storici, che sia Maria Carolina la effettiva mente dietro una raccolta di leggi detta di San Leucio( o Lucio, scusatemi se non ricordo al momento).
    Le leggi regolamentavano il lavoro femminile in una manifattura
    reale.In pratica pare sia , secondo alcuni, la prima raccolta di leggi pensata da una donna con riguardo alle donne. Forse non è giusto dire emanata perchè fu il marito a firmare, essendo re, ma era poco interessato alle faccende per le quali era stato concepito.
    Marina, tu che sei storica di formazione , magari hai più voce in capitolo.Lessi questo in qualche biografia, anni fa.
    Certo che dopo la decapitazione della sorella madame cambiò registro!
    ( Marina, era la sorella, vero? ogni tanto mi perdo in questa selva genealogica!

  11. Dora ha detto:

    @ biagio
    allora ti consiglio
    Christopher Duggan, La forza del destino, storia d’Italia dal 1796 ad oggi, laterza
    non ti fare spaventare dal peso del tomo perchè scorre velocissimo…

    un piccolo aneddoto “reale” tratto dal libro sopra citato:

    “In un diverso, più realistico, tentativo di innalzare il prestigio del Piemonte presso gli alleati, in autunno [Vittorio Emanuele] si recò in visita a Parigi e a Londra in compagnia di Cavour. faceva parte del gruppo anche d’Azeglio, in parte perchè si riteneva che le sue raffinate maniere patrizie sarebbero state bene accette negli ambienti di corte, ma in parte anche perchè sapeva scrivere e parlare un buon italiano, ed era quindi in grado di mitigare i possibili imbarazzi causati dal fatto che gli uomini più in vista di una delegazione che pretendeva di rappresentare l’Italia avevano una padronanza della lingua nazionale inferiore a quella di Gladstone e o Lord Russel.
    La visita andò bene, malgrado le maniere rudi, le crude battute a sfondo sessuale e la mancanza di tatto politico del re facessero inarcare molti sopraccigli [dev’essere l’altezza che gioca brutti scherzi (o la bassezza, ad essere più precisi…) 😉 ] (“Il faut finir avec l’Autriche- il faut qu’elle soit exterminée” [Marina tri prego, potresti tradurre per bene?????? 🙂 ] diees durante un banchetto ad una scandalizzata regina Vittoria).
    La regina lo perdonò, trovando anzi tonificante la sua schiettezza, e attribuendo con una certa condiscendenza “i suoi difetti” alla “scarsa cultura”, al “pessimo ambiente che si è trovato a frequentare” e al “basso livello della moralità in Italia”.

    miiiiii, che lenzuolata!!!! 😉

  12. Dora ha detto:

    ps- nel post sopra è sottinteso ma per chi non lo sapesse sia Cavour che V.E. erano di madrelingua francese/dialetto piemontese

  13. elettra ha detto:

    Le seterie di S. Leucio nascono per volere di Carlo III di Borbone, poi andato a fare il re di Spagna e furono un esempio illuminato di quello che poteva essere un’industria per quei tempi…già in questo periodo ci furono leggi che regolamentavano il lavoro manifatturiero…ci fu un progetto urbanistico per il quale tutti gli operai, uomini e donne avevano diritto ad una casa all’interno della colonia, dotata di acqua corrente e servizi igienici, ogni donna aveva diritto ad una dote,se sposava un altro operaio della seteria, inoltre esisteva una cassa comune per gli indigenti, in cui tutti potevano tassarsi come preferivano…c’era il diritto all’assistenza se anziani o infermi…….
    Per quel tempo mi sembra una cosa molto, ma molto avanzata
    M. Carolina, in seguito, fece firmare al marito uno Stauto che prevedeva un’ istruzione per uomini e donne che vi lavoravano e regolamentava il lavoro in 11 ore giornaliere,una parità di trattamento economico tra uomo e donna, e particolare attenzione al lavoro femminile.
    Dopo l’annessione al regno italiano il progetto urbanisico non fu più attuato e ci fu un periodo di relativa recessione manifatturiera, poi l’industria ricominciò a lavorare
    Le sete di san Leucio sono in tutte i palazzi reali d’Europa,e sono ancora attive…..

  14. Biagio ha detto:

    Buon pomeriggio a tutti.
    @jacopoamedeo
    Sfortunatamente ho sbagliato Ferdinando. Molto sinteticamente volevo spezzare una lancia a favore di Ferdinando II, ma in effetti l’ho spezzata per suo nonno (Ferdinando I) il quale fondò la Colonia di San Leucio destinando il suo casino di caccia in un luogo di studio prima e di lavoro poi.(manifatture di sete grezze e lavorate). Beh per Ferdinando II, possiamo invece dire che perdonò il suo attentatore, il quale lo infilzò con una baionetta.
    @Ale
    Mi fa molto male quando giornalisti come Rizzo e Stella si divertono in tutte le occasioni a nominare la Calabria solo per i record negativi. Con umiltà e rispetto ti dico che probabilmente l’argomento invasione delle due sicilie lo hai affrontato secondo me non in modo completo. Perchè dico questo. Perchè a me risulta un Cavour non innovatore e gran politico, ma uno che per pagare i debiti contratti con i banchieri Rothschild (per le guerre sostenute contro gli austriaci) e per far fronte all’imminente default del regno sabaudo, invade le due sicilie. Ora tu mi puoi dire che ci vogliono gli attributi per organizzare una tale cosa. D’accordo ma per me Cavour conferma la sua vocazione, cioè quella del giocatore d’azzardo, massone e liberista con i soldi degli altri. Di tipica scuola anglosassone ancora attuale cioè: fai debiti, diventa ricco e fai pagare i tuoi debiti ad altri.
    In merito alla sua italianità. Oggi noi non riusciamo a pensare alla penisola con le frontiere. Bene una volta c’erano. Quindi nessuno era italiano. Cavour conosceva come le sue tasche Parigi e forse anche Londra, ma non è mai stato più a sud di Firenze e per una volta sola.
    La lingua: Tutti i dialetti delle due sicilie sono una storpiatura dell’italiano. Nelle due sicilie i documenti erano scritti in italiano. Tre dei quattro re Borbone che si sono susseguiti erano nati a Napoli e parlavano anche il napolitano, uno era nato a Palermo.
    @elettra
    Aggiungo un’altra frase di Francesco II che pronunciò in quei giorni verso chi l’aveva tradito e che si rivelò esatta: “I Piemontesi non vi lasceranno neanche gli occhi per piangere”. Evidentemente sapeva dove i padri della patria volevano andare a parare.

  15. Biagio ha detto:

    @ Dora
    Frazie per il suggerimento.

  16. Laura ha detto:

    @ Dora credo durante la stessa visita a Londra Vittorio Emanuele dovette aprire le danze con la regina Vittoria che fu costretta a tenere tutto il tempo il collo storto per la puzza di “mal lavato” che usciva dalla giacca del re. A quanto riporta Lorenzo del Boca in “Indietro Savoia” nei salotti internazionali il re del Piemonte era considerato un barbaro. Fra l’altro pare che abbia chiesto all’imperatrice Eugenia prima ancora delle presentazione e dei convenevoli se era vero che le francesi non usassero portare le mutande. Non so voi ma tutto cio’ mi ricorda molto il modo di fare di un recente presidente del consiglio italiano …

  17. Filippo ha detto:

    Buon pomeriggio,
    @Biagio, ti ringrazio, per quanto riguarda il mio nome non so se complimentarmi o meno, nel senso che io non lo amo molto, ma questo mi hanno imposto e questo mi devo tenere, anche perchè mi ci sono abituato :).
    @Ale, ma perchè mai avremmo dovuto urlare e inveire contro di te, tu non lo hai offeso nessuno hai solo esposto quello che conosci o che ti hanno fatto conoscere, guarda che saremo terroni ma non mangiamo nessuno i “nordici a colazione sono indigesti” (scherzo naturalmente), e poi per rispetto al sito di Marina penso che nessuno oserebbe inveire contro qualcun altro, qui siamo a casa sua, e quindi con educazione dobbiamo comportarci, possiamo avere idee diverse, anche con Marina, ma lei non ci ha mai censurato un commento.
    E poi questo è un sito dove tutti siamo accomunati dalla medesima passione per il sogno “Regale” e tutto ciò che ci gira intorno, perchè litigare, bastano e avanzano i litigi che quotidianamente ci dobbiamo sorbire per andare avanti nella vita reale (no Royal)
    Per quanto riguarda Cavour, io non penso sia stato un bandito, penso che sia stato un abile politico che ha portato benessere al suo amato Piemonte a discapito di un Regno meridionale che forse, dico forse, era arretrato, ma sicuramente molto, ma molto, più ricco di tutto i Regni del nord.
    @Nicole, ricordi bene Maria Carolina e Maria Antonietta erano sorelle.
    Salutyi
    Filippo

  18. Ale ha detto:

    caro biagio permettimi di dissentire, probabilmente io non conosco bene la storia della calabria ma posso dire che tu non conosci altrettanto bene quella piemontese. l’italiano era l’unica lingua ufficiale per i documenti e per gli atti dello stato dei savoia da quando emanuele filiberto nel 1559 spostò la capitale da chambery a torino, prima in savoia si usava anche il francese. fu lui ad imporre la vulgata fiorentina in tutti i suoi domini, anche in quelli di lingua francese. una cosa poi che mi sono dimenticato di sottolineare nei commenti precedenti è che carlo alberto non fu certo il primo in italia a concedere una costizione, se non erro fu proprio ferdinando II il primo, ma suo figlio fu l’unico sovrano della penisola a non abrogarla una volta finiti i moti del 1848. lo statuto albertino non era certo un gran che e aveva i suoi limiti, ma era pur sempre una costituzione che trasformava i sudditi della monarchia assoluta in cittadini sotto un re costituzionale. per dimostrare che cavour fu un grande riformatore basta vedere come trasormò il regno di sardegna negli anni del suo governo: fece prevalere sul re il volere del parlamento, tanto che vittorio emanuele II nonostante l’astio nei suoi confronti non riscì mai a sostituirlo, trasformando di fatto il piemonte in una monarchia parlamentare; annullò gran parte del potere e dei privilegi che aveva la chiesa; costruì le ferrovie, promosse la realizzazione del traforo del frejus; creò la banca nazionale, tramite la fusione della banca di torino con quella di genova; sviluppò l’economia promuovendo una politica liberista, ampliando il mercato interno fino a pareggiare il deficit della bilancia commerciale; abolì la politica protezionistica e abbassò i dazi sul grano fino a quasi eliminarli; sottoscrisse trattati commerciali con regno unito, francia, belgio, grecia, portogallo, spagna, prussia, hannover, russia, tunisia, impero ottomano, persia e con la repubblica del salvador; stabilizzò il bilancio statale, razionalizzando e a volte aumentando le tasse, favorendo la sottoscrizione pubblica del debito pubblico in modo da non dipendere dalle speculazioni dei grandi banchieri, che avevano in pugno la politica economica di molti stati europei; diede un sussidio agli emigrati politici a cui avevano sequestrato i beni e che vivevano in esilio in piemonte; sviluppò l’industria, anche se va detto che non ci fu un decollo industriale che in realtà iniziò negli anni ’70 dell’800, ma ne pose le basi; favorì la modernizzazione dell’agicoltura promuovendo, applicandole anche nel tenute del padre e del fratello di cui era amministratore, l’uso di tecniche innovative, delle prime macchine agricole e l’utilizzo dei fertilizzanti chimici e del guano importato dall’argentina; fu il fautore della costruzione del canale cavour che risolse i problemi idrici delle risaie piemontesi, introdusse nel regno di sardegna la coltivazione degli asparagi e fu uno dei padri del barolo, vino apprezzato in tutto il mondo; laicizzò la scuola e l’istruzione, riformandola con la legge casati, che la rendeva gratuita e ne creava l’obbligo per i primi due anni; favorì la fondazione della società ansaldo e la popolazione di torino nel decennio cavouriano aumentò il di quasi 100.000 unità, di questi solo il 40% era nato nel regno di sardegna; riuscì a far riconoscere come potenza parigrado dagli altri stati il piemonte durante il congresso di parigi e fece tante altre cose. biagio ti posso assicurare che il regno di sardegna non ha mai rischiato di fallire e lo dico non perchè mi hanno indottrinato ma perchè ho letto i rendiconti dello stato sabaudo. è vero era fortemente indebitato e dal 1857 il deficit aumentò ancora, ma per fare riforme struttarali, come quelle che furono fatte, e costruire infrastrutture servivano ingenti capitali e non si poteva fare altrimenti.

  19. Ale ha detto:

    ah mi scuso se ho scritto un pò tanto ma secondo me erano cose che andavano dette

  20. Ale ha detto:

    @ laura hai regione .. vittorio emanuele II aveva un comportamento particolare e oserei dire su alcuni aspetti plebeo, anche se per altri ci teneva molto a ricordare a tutti che lui era il re. la regina vittoria lo criticò molto per il suo gusto e per le sue abitudini, ma come scrisse nel suo diario apprezzava molto la sua schiettezza e scrisse anche che (mi sembra che sia già stato detto nei commenti di qualche post) se fosse entrato un drago nel salone durante la festa era sicura che sarebbe stato l’unico a cercare di salvarla. purtroppo per l’aspetto esteriore sembrava tutto tranne che un re, non so se lo sapete ma lui aveva i capelli biondi tendenti al rossiccio e per assomigliare di più al suo amato popolo se li tingeva di nero con il lucido da scarpe, con tutte le conseguenze che potevano esserci quando faceva caldo e sudava…

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