Signore e signori, il Risorgimento è servito

risorgimentoHo capito molto presto che io e la scuola non eravamo fatte l’una per l’altra. Per la precisione quando un ragazzino delle medie, posto di fronte alla necessità di definire due periodi storici assai lontani mi ha detto serafico: “scusi prof, ma che differenza c’è fra Rinascimento e Risorgimento? Rinascere, risorgere, ma non è uguale, non vogliono dire la stessa cosa?”. Di fronte ad una tale affermazione e visto che mi sono trattenuta a stento dal frullare il fanciullo fuori dalla finestra, ho deciso di seppellire la mia carriera di insegnante e ho fatto altro. D’altronde ero appena laureata ed ancora piena di illusioni. Questo per significare a tutti voi che, già da tempo, il patrio Risorgimento, uno dei momenti più esaltanti ed eroici della nostra storia nazionale (almeno secondo me), in effetti tocca poco, per non dire pochissimo la sensibilità comune e l’immaginario collettivo. Oggi poi fra revisioni e voglia di federalismo è ancora peggio e le celebrazioni per il 150mo anniversario dell’Unità, programmate nel corso di tutto il prossimo anno, sanno tanto di “lo devo fare, ma non ne ho nessuna voglia”.

Ad ogni modo io nel Risorgimento ci credo, sarà anche solo perché mio nonno, repubblicano storico, aveva in soggiorno i ritratti di Mazzini e Garibaldi e ci ha cresciuto nel culto dell’unità d’Italia, dell’impresa dei Mille, del sacrificio di tanti giovani andati a morire per un ideale che era quello della nascita di una nazione e della cacciata dello straniero invasore ed oppressore. Qua nelle Marche la situazione era poi se possibile anche più difficile causa presenza di uno Stato della Chiesa, abbastanza deciso a non mollare, e di un Papa-re – marchigiano, anzi per la precisione nato a Senigallia dalla famiglia comitale dei Mastai-Ferretti – che più reazionario di così non si poteva.

Qua nelle Marche, inoltre, di garibaldini non se ne è visto neanche uno (avete presente “obbedisco”?), però il nostro momento di orgoglio patrio ce l’abbiamo avuto anche noi con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), la liberazione di Ancona e l’ingresso, pochi giorni dopo, di re Vittorio Emanuele II con annessa sfilata dal porto verso il centro della città.  

Ma che c’entra il Risorgimento con Altezza Reale? C’entra, c’entra poiché a parte i garibaldini e l’Eroe dei due mondi, Cavour, Mazzini e qualche decina di migliaia di giovani mandati allegramente al massacro (leggi battaglia di Solferino), attori e registi delle vicende che portarono alla creazione della nazione italiana furono tutti i sovrani del momento. Tutti, anche quelli più lontani e apparentemente disinteressati che però giocarono sullo scacchiere europeo la loro partita fatta di “io ti do un pezzo qua, tu mi dai un pezzo là, io taccio e faccio finta di non vedere, tu anche e se fai sposare tua figlia a mio cugino io ti mando anche un battaglione di soldati…”.   

Lunga premessa per dire che in questo periodo mi sto dedicando moltissimo al Risorgimento e pochissimo al sito che però è anche un blog personale, quindi ho deciso di raccontarvi cosa sta succedendo.

Parlare di Risorgimento ed annoiare a morte è facilissimo. La storia seria e compunta ha pochissimi estimatori, anzi ormai quasi nessuno, se vogliamo escludere qualche vecchio erudito mummificato in una delle istituzioni create appunto in epoca post unitaria. Ricordare fatti lontani, decisivi per il nostro presente è difficile e il rischio di cadere nella retorica sempre pericolosamente in agguato. Noi dell’associazione “Società di Danza” abbiamo deciso di ricordare i 150 anni dell’unità italiana in un modo diverso. Domenica 30 maggio la corte del Castello di Falconara Alta (gentilmente messa a disposizione dal Comune di Falconara e nella fattispece dall’assessore alla Cultura Stefania Signorini che fin da subito ha creduto nel nostro progetto) accoglierà un Gran Ballo Risorgimentale a cui prenderanno parte oltre 70 danzatori in abiti d’epoca. Elegantissime dame in crinolina e distinti cavalieri in frack saranno i protagonisti di un immaginario ballo organizzato nelle Marche pochi mesi prima della battaglia di Castelfidardo, del Plebiscito e dell’unione con il nuovo regno d’Italia. Una vera grande festa sociale, così com’era in uso nell’Ottocento, che però nasconde un aspetto segreto. Il ballo infatti è l’occasione che i patrioti (costretti al silenzio ed alla segretezza dal sempre più duro regime pontificio) creano appositamente per incontrarsi e diffondere le ultime attesissime informazioni, sulle battaglie, sull’impresa epica e recentissima del generale Garibaldi e sulle annessioni in corso nel nord e centro Italia. Fra valzer, quadriglie, marce, contraddanze e mazurke, dame e cavalieri si passeranno notizie e si racconteranno i fatti più salienti di quei mesi convulsi. La finzione che andrà in scena al Castello, però è molto vicina alla realtà, perché i gran balli sono, per tutto il XIX secolo, un momento di incontro e di relazione e negli anni della lotta risorgimentale diventano anche un luogo privilegiato, alla pari dei teatri, per la diffusione delle idee federali, unitarie e democratico-liberali. Le danze tradizionali di quel periodo, guidate dal maestro di cerimonie Roberto Lodi, saranno precedute da una breve lettura teatrale con le voci di Francesco Alpini e Stefano Ranucci. Della Società di Danza e dei balli ottocenteschi vi ho già parlato qua. Per il promo dell’evento e per ascoltare un piccolo brano della lettura teatrale andate qui. L’iniziativa è stata voluta, pensata e coordinata in tutti i suoi dettagli da Paola Pennacchietti, presidente del circolo anconetano della “Società di Danza”.  

Poi a seguire sempre qui foto e immagini del Gran Ballo e adesso scusate, ma vi devo lasciare, ho ancora da cucire alcune decine di coccarde tricolori.

Le prime foto sono qui, poi ne arriveranno altre. Qui sotto il favoloso gruppo del circolo di Ancona.

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75 Commenti

  1. Dora ha detto:

    di fatto, il R. italiano è un momento storico particolarmente complesso.
    se qualcuno desidera approfondire posso postare qualche titolo interessante…

  2. elettra ha detto:

    Giusto per dare una risposta storica, sono andata a rivedere qualcosa che riguarda gli ultimi anni del Regno delle 2 Sicilie e l’inizio dell’unità per quel territorio…
    ….subito dopo la rivoluzione francese, il regno subì un periodo oscurantista, tutti i sovrani erano terrorizzati da quello che era successo in Francia, a maggior ragione a Napoli, dove sul trono sedeva la sorella di M. Antonietta…. in questo contesto si inserisce per qualche anno il periodo napoleonico…. con il congresso di Vienna e il ritorno del legittimo sovrano,Ferdinando II, questi si dimostra subito progressista, e inizia con riforme in campo economico ed amministrativo, diminuisce la fiscalità, con la diminuzione della spesa pubblica e le spese per la corte, diminuisce le pene per i politici che avevano avuto connivenze con Murat, e reinserisce gli ufficiali “ribelli”… dà impulso all’ ìndustria… il tessile di S. Leucio, il conserviero per le tonnare,il vinicolo, in particolar modo a Marsala l’industria marittima…….favorisce il commmercio e impone il monopolio sullo zolfo siciliano, che voleva dire avere il monopolio sull’industri bellica, diminuisce , con il progetto di abolire, la tassa sul macinato…….
    I moti in tutta Europa del 1848, trovano paradossalmente un terreno fertile, nella ricca aristocrazia siciliana e provocano un brutto colpo al Regno, che proprio in quel momento, nella persona del re sta per concedere la costituzione, obbligandolo ad una repressione e a una “sospensione” della costituzione…tutto questo non fa che aumentare l’ostilità verso il re, il quale viene dipinto, dalla stampa liberale europea, come un mostro repressivo….
    Ferdinando II muore quasi all’improvviso nel 1859 e lascia al figlio Francesco II un regno economicamente stabile
    Grazie al clima e alle opere di ingenieria idraulica,l’ agricoltura con le coltivazione del grano in Campania e sul Tavoliere delle Puglie, è fiorente e così quello della frutta e anche del tabacco senza parlare dell’ulivo e della vite anche la pesca è economicamente rilevante…..
    .Nel 1861, Garibaldi consegna a Vittorio Emanuele II un territorio ricchissimo..il regno delle 2 Sicilie aveva:

    -imposte inferiori a tutti gli altri stati pre-unità
    -beni demaniali ed ecclesiastici enormi
    -debito pubblico esiguo, 4 volte inferiore a quello del Piemonte e molto inferiore a quello del Granducato di Toscana
    -classe impiegatizia a meno della metà della Toscana e del regno di Sardegna
    -moneta circolante metallica 2 volte superiore a quella di tutti gli altri stati della penisola

    Direi che non era male….purtroppo chi è venuto dopo non ha capito e non ha saputo continuare in questo modo, o in quel momento non gliene importava, o invece trovò conveniente trovarsi tra le mani un simile patrimonio…. comunque, SCUSATE SE MI PERMETTO, sono passati 150 anni e bisognerebbe mettere da parte tanti inutili campanilismi, e vedere con più interesse il presente, dentro al quale dobbiamo spendere tutte le nostre energie sia del sud che del nord……

  3. elettra ha detto:

    Il carcere di Fenestrelle è situato in val Chisone…sorry

    se si legge qualcosa intorno a questo argomento, della prigionia e morte per stenti di molti duo-siciliani c’è da dire che non si scosta di molto dai lager nazisti…e i numeri dei deportati, anche per il periodo storico, sembra che non corrispondano alla verità…..

  4. elettra ha detto:

    Dora… personalmente mi interessa molto questo dualismo nell’analisi della nascita del regno d’Italia della retorica che se ne è fatta, e lo sfruttamento, l’abbandono, e di quella che si chiama piemontesizzazione del sud….ti sarei grata se potendo, potessi scrivere ancora….grazie!

  5. Ale ha detto:

    concordo su molte cose che sono state dette, va anche ricordata la totale inadeguatezza di molte politiche post unitarie per il sud e sono il primo a dire che lo sviluppo del paese deve passare non solo per il nord ma per tutta l’italia e in particolare per il sud che ne ha tanto bisogno. ma permettetemi di dire alcune cose. per esempio è vero che la napoli portici è stata la prima ferrovia italiana ma è anche vero che dopo quei 7 km non hanno più costruito molto. all’unità c’erano circa 2000 km di ferrovie di 900 solo in piemonte e nelle due sicilie 128, per di più gestite da società britanniche. elettra è vero le imposte erano inferiori ma perchè lo stato forniva pochi servizi, non c’erano infrastrutture, ospedali e scuole; il tasso di analfabetismo era se non sbaglio il più alto d’europa, l’economia era arretrata e il fatto che non ci fosse tana carta moneta in circolazione lo conferma. C’era il latifondo (praticamente non esisteva la piccola proprietà terriera) e una politica economica protezionistica che non favoriva certo la creazione di attività economiche moderne e in grado di reggere la concorrenza straniera e direi anche una buona dose di corruzione (anche se non era una prerogativa di napoli). in più buona parte delle banche erano straniere e quindi i loro guadagni non venivano reinvestiti sul territorio. negli ultimi anni di esistenza il regno delle due sicilie viveva praticamente in isolamento diplomatico, dovuto per lo più alle mancate riforme. è vero anche però che dal punto di vista culturale era ricchissimo. il gran tour finiva sempre con una tappa a napoli. purtroppo queste però non erano e non lo sono ancora molto valorizzate. comunque nessuno è perfetto e speriamo che col passare del tempo l’italia cammini verso il futuro sempre più unita, in fin dei conti siamo una nazione giovane …. tra l’altro non so se lo sapete ma in italia c’è il 57% dei beni culturali mondiali, potrebbero essere il nostro petrolio e invece purtroppo non sono molto valorizzati

  6. Ale ha detto:

    per le carceri sono cose avvengono a ogni passaggio di regime quando bisogna fare piazza pulita, non so se lo sapete ma nel 1869 il presidente del consiglio menabrea cercò di acquistare un isola nella terra del fuoco dove l’italia avrebbe è il caso di dire deportato tutti i briganti catturati nel mezzogiorno, persone che il più delle volte non erano malavitosi ma bande armate di sostenitori borbonici finanziati da francesco II e dal papa. secondo me è giunta l’ora di dire che al sud fu combattuta una vera e propria guerra civile.

  7. Laura ha detto:

    Elettra : da siciliana apprezzo moltissimo quello che hai scritto che condivido al 100%. Naturalmente sarebbe ingenuo pensare che il regno delle sue Sicilie fosse in paradiso in terra e certamente accanto a elementi di grande prosperita’ e progresso tecnologico c’erano anche sacche di arretratezza e di poverta’ ma era una nazione in fieri (tutto sommato abbastanza giovane) e che se non ci fosse stata la sciagurata invasione avrebbe avuto un suo sviluppo naturale e certamente migliore di quella catastrofe che e’ seguita all’annessione.
    L’unita’ d’Italia andava fatta ma non in quel modo : penso all’esempio della Germania dove lo stato che era il piu’ ricco (la Baviera) ha continuato ad esserlo e non e’ stato depredato di tutto …

  8. Filippo ha detto:

    Buon giorno,
    ho letto gli ultimi commenti e con il permesso di Marina devo dire:
    @Elettra, mi hai sollecitato ad argomentare, ma in pratica hai detto tutto e di più, complimenti di più non potrei dire, se non effettuare una ricerca di un elenco lunghissimo di cose fatte al tempo del Regno delle due Sicilie, che qualche tempo fa circolavo su internet e io stesso ne rimasi sbalordito.
    Elettra per quello che hai scritto, in quanto cittadino siciliano (e italiano), con i poteri che non mi ha conferito nessuno, e con il consenso di altri miei corregionali (che scopre essere anche in questo stupendo sito) ti faccio cittadina onoraria della Sicilia.
    E ti dico che la Sicilia, ma tutto il sud dell’Italia, ti aspetta a braccia aperte.

    @Ale, se non sbaglio hai detto di essere molto giovane, in genere apprezzo i tuoi commenti, ma in questo articolo denotano oltre una certa appartenenza geopolitica (nulla da eccepire), una scarsa conoscenza storica, economica e politica del sud dell’Italia e mi dispiace dirtelo ma le tue informazioni sembrano fermarsi ai testi scolastici.

    Il Sud dell’Italia in questi 150 anni è stato depredato, spogliato e gambizzato, dalle regioni nordiche per i propri interessi economici e industriali, e ti dirò che la cosa ci potrebbe pure stare (tutti cercano di portare acqua al proprio mulino) se non fosse che ad aiutare hanno concorso uomini politici corrotti e criminalità organizzata.

    Aggiungo caro Ale, e ne sono convinto, che quello che nel periodo Risorgimentale è stato fatto dal nord Italia ai danni del Sud dell’Italia, oggi si è cercato di farlo ai danni dell’intera Italia Unita da parte di Stati europei che stanno più a nord dell’Italia stessa, naturalmente con mezzi diversi ma il fine era lo stesso, rendere inoffensivo il sud dell’Europa (Grecia, Spagna, Italia e Portogallo).
    Ricordati che c’è sempre qualcuno che è posizionato (geograficamente parlando) più in alto di te che cerca di farti le scarpe.
    Poi non ho capito perchè c’è l’hai tanto con i Borboni delle due Sicilie e con gli altri Borboni no, non credo che il tuo giudizio si basi sul fatto che l’erede legittimo e riconosciuto da tutte le corti europee (tranne che dal re di Spagna per ovvi motivi familiari) abbia sposato Camilla Crociani, che sarà pure una “barbie” ma non mi pare che i Duchi di Castro abbiano dato motivo a scandali e pettegolezzi.

    In ultimo anche io amo la mia terra, ma tutta però, non a spizzichi e bocconi, e a quelli che dicono che tanti cittadini del nord dell’Italia vorrebbero separarsi dal resto dell’Italia dico che sono tutte “panzane”, in caso contrario avrebbero indetto un referendum popolare, ma siccome sono solo panzane………
    Saluti
    Filippo

  9. Dora ha detto:

    @ elettra
    è un argomento molto lungo e vasto per un blog… 😉
    se ritrovassi la mia tesina (poche pagine che trattano dell’argomento) la potrei spedire anche per mail, ma mi è morto l’hard disk esterno in cui l’avevo salvata e non riesco a recuperarla…
    (non ho il fegato per chiederla al prof… 🙁 )

  10. elettra ha detto:

    Ale, molte delle cose che dici le condivido…non sono sicura, ma non ho elementi , per suffragare quello che dico, per quanto riguarda l’analfabetismo, che era diffusissimo … anche il nord non brillava per servizi sociali…basta ricordarsi del sottosviluppo del Veneto,dove si moriva di pellagra , come mosche, per esempio…..sapevo delle intenzioni del Menabrea, di mandare tutti i duosiciliani in Argentina, ma con le politiche scriteriate, seguite all’annessione, gli italiani -tanti e non solo meridionali- in Argentina ci sono andati da soli…. è vero quello che successe dopo l’unità fu una guerra civile, che è tra le cose più abiette che possa succedere…..
    Penso anch’io che l’arte e la cultura sono il nostro petrolio e di questo, ne abbiamo giacimenti in tutta la penisola…..
    Sulle carceri, ti dirò, che anche se politicamente il tuo pensiero può essere corretto, io personalmente, rifiuto categoricamente l’arrogarsi il potere di imprigionare ed uccidere, anche se non materialmente, ma di stenti, il prossimo….è vero, è sempre successo, dalla notte dei tempi, si sta facendo ancora oggi, in molti paesi,anche civilissimi e occidentalissimi….. non molti anni fa succedeva in paesi a noi confinanti, come la ex Jugoslavia, però eticamente ci dobbiamo ribellare, se no si può giustificare tutto…e non è così!

    Laura…sono pienamente daccordo..l’unità andava costruita con pazienza e con più tempo,…..sarebbe stato uno sviluppo più organico ed ordinato…l’esempio della Germania, calza alla perfezione!!!!!

  11. elettra ha detto:

    Dora …non ti preoccupare, grazie lo stesso!!!!

  12. elettra ha detto:

    Filippo…grazie infinite per la cittadinanza onoraria….scusa se ti ho tirato in ballo, ma era un discorso più volte affrontato insieme…
    io ci credo veramente in questo grande bene comune, che ha bisogno dell’attenzione di tutti e che è bello anche perchè è vario e diverso….la diversità è una ricchezza, non un limite!

  13. Filippo ha detto:

    Ed ecco qui di seguito riportati i più significativi primati del Regno delle Due Sicilie, che segnarono in maniera profonda la civiltà e la società meridionale nella seconda metà del XVIII secolo e nella prima metà del XIX.

    Nell’Industria:
    •Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia);
    •Primo ponte sospeso in ferro in Italia (sul Fiume Garigliano);
    •Prima ferrovia e prima stazione in Italia (tratto Napoli-Portici);
    •Prima illuminazione a gas di città;
    •Primo telegrafo elettrico;
    •Prima rete di fari con sistema lenticolare;
    •La più grande industria metalmeccanica in Italia, quella di Pietrarsa;
    •L’arsenale di Napoli aveva il primo bacino di carenaggio in muratura in Italia;
    •Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale.
    •Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte;
    •Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri;
    •Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa;

    Nell’Economia:
    •Bonifica della Terra di Lavoro;
    •Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;
    •Minor tasso di sconto (5%);
    •Primi assegni bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito);
    •Prima Cattedra universitaria di Economia (Napoli, A. Genovesi, 1754);
    •Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale;
    •Maggior numero di società per azioni in Italia;
    •Miglior finanza pubblica in Italia; ecco lo schema al 1860 (in milioni di lire-oro) :
    – Regno delle Due Sicilie: 443,2
    – Lombardia: 8,1
    – Veneto: 12,7
    – Ducato di Modena: 0,4
    – Parma e Piacenza: 1,2
    – Stato Pontificio: 90,6
    – Regno di Sardegna: 27
    – Granducato di Toscana: 84,2
    •Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo);
    •Prima compagnia di navigazione del Mediterraneo;
    •Prima flotta italiana giunta in America e nel Pacifico;
    •Prima nave a vapore del Mediterraneo;
    •Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi);
    •Minor numero di tasse fra tutti gli Stati italiani.
    •La più grande Industria Navale d’Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia, 2000 operai);
    •La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120 alla Borsa di Parigi);
    •Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;
    •Minor tasso di sconto (5%);
    •Prima Nave da guerra a vapore d’Italia (pirofregata “Ercole”), varata a Castellammare;
    •Prima Nave da crociera in Europa (“Francesco I”);
    •Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America (il “Sicilia”, 26 giorni impiegati);
    •Prima nave ad elica (“Monarca”) in Italia varata a Castellammare;
    •Prima città d’Italia per numero di Tipografie (113 solo a Napoli);
    •Primo Stato Italiano in Europa, per produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno);
    •Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra Industriale di Parigi);
    •Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi)

    Nel campo della Giurisprudenza e Organizzazione Militare:
    •Promulgazione del primo Codice Marittimo italiano;
    •Primo codice militare;
    •Istituzione della motivazione delle sentenze (G. Filangieri, 1774);
    •Istituzione dei Collegi Militari (Nunziatella);
    •Corpo dei Pompieri.
    •Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi;

    Nel settore Società Scienza e Cultura:
    •Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia (San Leucio presso Caserta);
    •Primo Cimitero italiano per poveri (il “Cimitero delle 366 fosse”, nei pressi di Poggioreale);
    •Primo Piano Regolatore in Italia, per la Città di Napoli;
    •Cattedra di Psichiatria;
    •Cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche;
    •Gabinetto di Fisica del Re;
    •Osservatorio sismologico vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;
    •Officina dei Papiri di Ercolano;
    •La più alta percentuale di medici per abitante in Italia;
    •Più basso tasso di mortalità infantile in Italia;
    •Prime agenzie turistiche italiane;
    Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;
    •Prima cattedra di Astronomia;
    •Accademia di Architettura. una delle prime e più prestigiose in Europa;
    •Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare;
    •Primo istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio);
    •Prime agenzie turistiche italiane;
    Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;
    •Primo Atlante Marittimo nel mondo (G. Antonio Rizzi Zannoni,
    “Atlante Marittimo delle Due Sicilie”);
    •Primo Museo Mineralogico del mondo;
    •Primo “Orto Botanico” in Italia a Napoli;
    •Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte;
    •Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio;
    •Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglio;
    •Primo tra gli Stati Italiani per numero di Orfanatrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza;
    •Primo istituto italiano per sordomuti;
    •Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo;
    •Prima Città d’Italia per numero di Teatri (Napoli);
    •Prima Città d’Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli);
    •Prima Città d’Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli);
    •Scuola pittorica di Posillipo (da cui uscì, fra gli altri, G. Gigante);
    •Le celeberrime fabbriche di ceramica e porcellana, fra cui quella di Capodimonte;
    •Teatro S. Carlo (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni;
    •Scuola musicale napoletana (Paisiello, Cimarosa, Scarlatti);
    •Successo mondiale (e tutt’oggi valido) della canzone napoletana;
    •I palazzi reali.

    Certo questi sono dei primati cui non sempre hanno avuto un seguito, o probabilmente ci sarebbe stato chi può dire il contrario, la storia ci dice che tutto ha preso un’altra piega, inoltre questi primati riguardano in gran parte la regione del nord del Regno delle due Sicilie (oggi la regione campana) dove era la sede della capitale del Regno, (la contrapposizione nord e sud esisteva anche allora nel regno delle due Sicilie), ma di certo i Savoia privileggiavano Torino e non i piccoli centri, così come tutte le corti europee dell’epoca privileggiavano le capitali politiche ed industriali a svantaggio del restante territorio, a meno di un interesse particolare.

    Ancora oggi in Italia, e non solo, esistono piccoli centri montani difficili da raggiungere e in caso di eventi naturali catastrofici rimangono spesso isolati (lo abbiamo visto di recente in Liguria, Toscana, Calabria e Sicilia, ma anche Roma capitale al primo alluvione va in tilt).

    Certo la stragrande maggioranza della popolazione del Regno delle due Sicilie era analfabeta ma negli Stati del nord mica erano tutti professori!
    Se non sbaglio la lingua italiana, intesa come lingua fu quasi universalmente riconosciuta sul suolo italiano con l’avvento della televisione, (M.Bongiorno se ne faceva un vanto) e ancora oggi ci sono delle frange di ignoranza distribuite su tutto il territorio italiano.

    Un pò d’amaro in bocca viene, quando si vedono tutte quelle “cattedrali nel deserto” lasciate a nostro ed al loro ricordo da imprese delle regioni del nord, incentivate dai vari governi di turno, a venire qua giù a rimpinzarsi di finanziamenti che successivamente venivano fatti migrare al nord assieme a tanta povera gente in cerca di una stabilità.

    Ma tutto questo livore tra nord e sud, alimentato dai media, non serve a nessuno, in questo 150° dell’Unità d’Italia dovremmo pacificarci tutti, e visto come vanno le cose rimboccarci le maniche e cercare di ricostruire insieme, nord e sud, est e ovest, nel ricordo di chi ci ha messo il sangue per questa Italia tutta, oggi tanto ma tanto depredata.
    W L’ITALIA!

    P.S. forse ho scantonato un pò bho! non so………., ma sicuramente niente di personale (e mi rivolgo in particolare ad Ale che affettuosamente saluto).
    Saluti
    Filippo

  14. Filippo ha detto:

    @Elettra, ma scusa di che, come vedi ho argomentato pure due volte, e devo dire che questo pomeriggio passato in casa mezzo influenzato è volato via.
    saluti
    Filippo

  15. Ale ha detto:

    io non dico che al nord fosse tutto rose e fiori perchè sarebbe una bugia .. dico solo che al sud erano un pò più arretrati, soprattutto a livello economico. siccome sento dire da molte parti che il sud prima dell’unificazione era l’arcadia ho cercato un confronto perchè credo che confrontarsi con altre persone sia sempre un motivo di crescita. filippo ti posso assicurare che non mi sono fermato al livello scolastico e ho approfondito molto. negli ultimi anni ho letto molto (biografie e libri di storici importanti) su cavour, sul risorgimento e sull’italia preunitaria. molte volte penso a cosa avrebbe potuto fare cavour per l’italia unita e per lo sviluppo del mezzogiorno, visto quello che ha fatto per il regno di sardegna in dieci anni. comunque non si fa la storia con i se e con i ma. il motivo per cui mi stanno profondamente antipatici i borboni delle due sicilie non è certo perchè regnavano sul sud, terra che mi piace molto e a cui sono anche legato da vincoli di sangue (un trisnonno di mio padre era un maresca di sorrento), o perchè hanno fatto matrimoni diseguali, anzi ho il massimo rispetto per molti esponenti di questa dinastia; probabilmente è nata dalle offese che sono state fatte, soprattutto dagli ultimi esponenti, al risorgimento e all’unità d’italia, ideali ai quali credo molto (per i quali i miei antenati hanno anche combattuto) e che devo difendere anche da alcuni miei amici che purtroppo sono leghisti e certe cose non le possono capire!

  16. nicole ha detto:

    Filippo quando dici:

    “Il Sud dell’Italia in questi 150 anni è stato depredato, spogliato e gambizzato, dalle regioni nordiche per i propri interessi economici e industriali, e ti dirò che la cosa ci potrebbe pure stare (tutti cercano di portare acqua al proprio mulino) se non fosse che ad aiutare hanno concorso uomini politici corrotti e criminalità organizzata.”

    SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON TE!
    Per una volta lasciatemi usare il maiuscolo.
    Ma gli uomini politici corrotti non erano degli alieni, erano e sono in stragrande maggioranza degli uomini del Sud che affossavano la loro terra per lucro proprio.Su collusioni criminalità- politica..beh lasciamo perdere, non è il luogo.

  17. marina ha detto:

    come avevo scritto qui sopra io al Risorgimento ci credo. il fatto è che questo anno di celebrazioni un po’ obtorto collo mi ha fatto riflettere un po’ di più sulla questione. nelle prossime settimane parlerò con un collega che ha scritto un libro sull’argomento, poi magari di racconto. al di là di tutto e di tutto quello che avete scritto personalmente – come ho già detto, forse – non so se avrei desiderato restare sotto allo Stato della Chiesa, non so…

  18. elettra ha detto:

    Marina ……ahahah! hai ragione! non una ma cento volte!Con lo stato pontificio…no, proprio no! quello poi, non avrebbe mai mollato l’osso, altro che unità d’Italia indolore!!!!!! Altro che confederazione democratica e senza spargimento di sangue! e inoltre aveva anche l’arma della scomunica!!!!
    Infatti pensa che Ferdinando II amava dire che il suo regno era al sicuro perchè era tra l’acqua santa e l’acqua salata…con quel po’ po’ di baluardo!!!!!
    Aspetto con interesse gli aggiornamenti che ci hai promesso!

    Filippo..wow…non ho parole!….giuro, proprio giuro che un elenco così nutrito non me l’aspettavo!!!!
    Grazie!

    Ragazzi mi sta venendo in mente solo adesso che senza il Risorgimento, io non sarei mai nata!!!!!!!!!

  19. Filippo ha detto:

    @Nicole, ribadisco quello che ho scritto, ma tengo a precisare che la corruzione e la criminalità non è un monopolio tutto meridionale, non credo proprio che gli angeli stiano al nord e i diavoli tutti al sud, perchè se no devo credere all’esistenza di Babbo Natale.

    @Ale, non so a quali offese dei Borboni di Sicilia ti riferisci, mi sembra di capire da quanto scrivi che qualcuno di loro ha fatto delle affermazioni negative sulla nascita dell’Italia Unita.
    Ma cerca di capire una cosa i loro avi sono stati sbattuti fuori dal loro Regno, amati o non amati dal loro popolo, era pur sempre il loro Regno, nessuno dichiarò loro lo stato di guerra, è stato tutto un complotto politico tra il Piemonte e la Francia con l’Inghilterra che tenne ben chiusi gli occhi (c’è l’aveva con i Borboni per la questione delle miniere di zolfo siciliane).
    Questo complotto, che sfruttò lo spirito unitario dell’Italia e lo spirito autonomistico della Sicilia sfociato nei moti rivoluzionari avvenuti qualche tempo prima in Sicilia, non avrebbe funzionato se non avessero mentito a Garibaldi stesso, infatti lui non si sarebbe mosso in aiuto di un popolo vessato senza che questi avesse chiesto aiuto, e naturalmente non voleva partire senza il patrocinio di Vittorio Emanuele II, la sua garanzia.
    Una volta sbarcati in Sicilia fu facile trovare proseliti presso la povera gente e far credere loro che tutto sarebbe cambiato, ma come scrisse poi qualche hanno più tardi Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo “”tutto deve cambiare perché tutto rimanga tale e quale“” e così fù:
    tolsero un Re e ne misero un altro; c’erano i nobili con i loro feudi e ci restarono; c’erano poche tasse poi c’è ne furono di più; non c’era un esercito coscritto e poi ci fù; prima c’era analfabetismo e continuò ad esserci; prima c’era fame poi c’è ne fù di più perché i coscritti erano braccia tolte alla terra e alle famiglie; non c’era il brigantaggio e poi ci fù.
    La delusione dei meridionali e dei siciliani in particolare la troviamo nei Malavoglia di Verga contemporaneo della caduta del Regno delle due Sicilie.

    Detto questo pensi che i Borboni possano plaudire all’Unità d’Italia, direi proprio di no!
    Anzi mi meraviglierei del contrario.
    Nessun uomo derubato di un proprio bene plaude il ladro!

    Con le dovute distanze oseri comparare la spedizione dei mille con i raid della Nato sulla Libia.
    Certo Francesco II non era un tiranno come Gheddafi, ma cosa è cambiato o sta cambiando in Libia, nulla! prima c’era Gheddafi adesso c’è un manipolo di “beduini” che presto o tardi ricomincerà a vessare il popolo libico, (in Egitto lo stanno già facendo).

    Hai ragione Ale, come tu hai scritto la storia non si fa con i se e con i ma, bene o male la storia è stata già scritta, e ci ritroviamo in uno Stato che scricchiola da tutte le parti e se non lo vogliamo fare affondare dobbiamo essere tutti uniti a coprire le falle dei vari disonesti di turno.
    saluti
    Filippo

  20. Biagio ha detto:

    Buongiorno a tutti. Ho letto tutti i commenti e debbo dire innanzitutto che siete delle persone fantastiche con le quali è un piacere scambiare opinioni e fatti.
    @Ale
    Sicuramente mi puoi dare del tu. Le mie argomentazioni in merito all’ex regno delle due sicilie sono le stesse di quelle sviscerate dai post che si sono susseguiti al mio. Voglio però aggiungere due cose:
    La prima è che dobbiamo per un momento rimanere con i piedi per terra, e pensare che le guerre o le invasioni, non si fanno per ideali ma per interessi (economici e non). Quindi il mio primo disappunto è che si è fatto passare attraverso i libri di storia il messaggio negativo del Sud dell’italia, cioè sud= inferiore, meno, negativo, per nascondere o giustificare il vero fine dell’invasione delle due sicilie.
    A supporto di questo consiglio di leggere il libro di Nicola Zitara “l’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria”, e “Terroni” di Pino Aprile.
    La seconda è che non sono un monarchico. Ma non posso non guardare con simpatia a Ferdinando II che “s’inventò” San Leucio, tante per dirne una, o per Francesco II che è rimasto sotto le bombe di Cialdini a Gaeta per tre mesi (e si arrese per una epidemia). Un eroe.
    Ma soprattutto quello che oggi si rimpiange è che le due sicilie erano una nazione che guardava al futuro, ed è stata ridotta come ho detto prima a quella che oggi è. Come è potuto succedere? Nei libri di scuola mi dispiace ma non c’è scritto. Ti devi sciroppare il libro che ti ho consigliato.
    Anche io sto leggendo tanto, ma dopo aver letto una decina di libri di scrittori più o meno contemporanei, adesso o per le mani due testi scritti appena dopo l’infausto evento e sono “Storia delle due Sicilie” di Giacinto de Sivo, e “De Naples a Palerme” scritto da Monsieur P.F.J. Poli (è in francese).
    Bene le due letture servono per conoscere i fatti di cronaca (anche se di parte nel caso della “Storia delle due Sicilie”) ed avere un riscontro più genuino delle vicende di quei tempi. E credo che sono indispensabili per travare le risposte in diretta alle tue domande.
    Sono anche io innamorato profondamente della mia terra (sono calabrese) ma dopo la nascita del regno sabaudo ci sono toccati emigrazione, emigrazione , emigrazione, e degli ottimi cani da guardia (leggi criminalità organizzata) contro l’imprenditoria privata e la legalità (due esempi su tutti: cerca su Wikipedia O.M.C e/o la strage di Portella della Ginestra), e denigrazione, denigrazione e denigrazione (che tutt’ora continua). Mentre al resto dell’italia sono toccati supporto e finanziamenti. (Certo sono arrivati anche al sud i finanziamenti, ma tutti ancora oggi si divertono a sciorinarli così come sono ma senza rapportarli a quelli del resto d’Italia).E braccia per lo sviluppo economico. Braccia del sud italia ovviamente. Così come la borghesia Siciliana 150 anni fa ha accolto a braccia aperte l’ex mercenario decantato da Dumas, oggi nuovi scellerati del sud italia hanno permesso che i fratelli d’italia detentori della grande distribuzione alimentare facessero prima delle offerte da pezzenti agli agricoltori della Campania “felix” (che hanno regolarmente rifiutato e rimanendo di conseguenza con i prodotti invenduti), e poi di far interrare i rifiuti tossici in quel paradiso per l’agricoltura. Su questi fatti la nazione mi vacilla il concetto di fratelli d’italia stona. Mi viene da chiedermi che fratelli sono questi che mi danno i soldi solo per mangiare nel loro ristorante?
    Altra cosa: E siccome mi sembra di aver capito che i Borbone delle due sicilie non ti piacciono ti dico una cosa:
    Un anno ci fu una carestia di grano nelle due sicilie. Ferdinado II per evitare che i prezzi salissero alle stelle e quindi fosse non accessibile ai meno abbienti, importò del grano per calmierare tali prezzi. Che dici secondo te era uno come lo hanno dipinto il Re Bomba? Vogliamo confrontarlo con il padre della patria che invece acquistava grano e non lo vendeva per fare speculazione. O con quell’altro che ha fatto bombardare genova nel 1848? Sul planetario eroe ho steso invece da tempo un velo pietoso. Sono davvero divertenti le pagine in merito scritte da De Sivo.
    E si caro Ale. Tra il 1860 ed il 1870 sono successe cose inenarrabili. Roba che fa piangere.
    @Jacopoamedeo moretti
    Grazie sei troppo buono. E’ solo che mi piace essere preso in giro solo perchè non si è informati. Ed i risultati sono questi. Sono convinto anche io che un federazione di stati sarebbe stata almeno per le due sicilie la migliore soluzione. Ma i massoni inglesi ed italiani purtroppo avevano altri progetti.
    @Elettra
    Mi sono imbattuto in questo sito per caso perchè volevo saperne di più Francesco II (solo curiosità) ed era la prima volta. Grazie per il benvenuto. No, non potevo sapere quindi della tua sofferenza. Ma aggiungo questo: Un giorno da bambino vidi una foto bianco e nero formato tessera di un vecchio con baffi bianchi e giacca di velluto. Chiesi a mio padre: Chi è? E’ mio nonno, emigrò in america, mi rispose (mio padre è nato nel 1927). Giro la foto e dietro era rimasto un pezzo della pagina del passaporto con lo stemma sabaudo. Quanto dolore a pensarci adesso.
    @Dora
    Il libro Cuore è stato regalato alla mia bambina. La pagina di Cavour l’ho strappata. Quando sarà più grande le farò leggere chi era veramente costui.
    @ Filippo
    Complimenti per le belle esposizioni, mi hai risparmiato un sacco di cose da dire ad Ale. E poi ti chiami come mio padre, e come il nonno sulla foto in bianco e nero.
    @Marina
    Un semplice grazie, ma dal profondo del cuore.

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