Vincenzo I Gonzaga: niente nozze senza la prova di virilità

Peter Paul Rubens, La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, Sala degli Arcieri, 1605,

 Museo di Palazzo Ducale e Castello di San Giorgio, Mantova.

Vincenzo I Gonzaga (1562-1612) duca di Mantova e del Monferrato, ama il lusso, le feste, la musica, il teatro, l’arte. Ha un carattere esuberante, ma è anche un buon amministratore ed un mecenate fastoso e prodigo, protegge e finanzia personaggi come Torquato Tasso e Claudio Monteverdi (autore della prima opera lirica nella storia della musica, l’Orfeo), fa costruire un teatro da mille posti, “scopre” nelle Fiandre un giovane di nome Pieter Paul Rubens e se lo porta a Mantova come pittore di corte. Il Duca, notissimo play boy con un catalogo di conquiste da far invidia a quello che Leporello stenderà per il suo padrone don Giovanni, ha però la sventura di incappare in una futura suocera vendicativa la quale mette riesce a mettere in dubbio delle capacità amatorie fino ad allora “senza macchia”. La vicenda è semplice, Vincenzo a 19 anni sposa una Farnese, giovane, carina, timorata di Dio che ha 300 mila scudi di dote, un ricchissimo corredo ed un padre generale. Tutto questo serve a poco, perché la povera Margherita si rivela presto afflitta da una malformazione che la rende inidonea al matrimonio. Dopo due anni i Gonzaga, attraverso i buoni uffici del cardinale di Milano Carlo Borromeo, futuro santo, riescono a far annullare quel legame impossibile per la dinastia. La Farnese prende il velo come suor Maria Lucina e, diventata incontrastata badessa dentro alle mura conventuali, si dedicherà al teatro passione che aveva in comune con l’ex sposo. Vincenzo ovviamente torna sul mercato matrimoniale perché l’erede di un ducato ha come primo dovere quello di procreare rampolli per la dinastia. Fra le papabili c’è Eleonora de’ Medici, un partito prestigioso, quanto di meglio offre allora la piazza, ma la questione non è semplice. La fanciulla, che fra l’altro è cugina di Vincenzo, ha una matrigna ingombrante, per non dire pestifera, Bianca Cappello, seconda moglie del granduca di Firenze, Francesco I.

Vincenzo I Gonzaga messo alla prova

La Cappello, ex bella donna ormai disfatta dall’idropisia e irrancidita da anni di attesa come amante ufficiale, considerata una parvenu ed apertamente snobbata da tutte le piccole corti italiane, coglie al volo l’occasione per vendicarsi un po’. La prima signora di Firenze non ha nulla in contrario alle nozze mediceo-gonzaghesche, ma ci sarebbe un piccolo dettaglio, una quisquilia, giusto così per togliersi ogni residuo dubbio. Visto che il primo matrimonio di Vincenzo è stato annullato per mancata consumazione, non è che il futuro sposo potrebbe cortesemente fornire una prova inoppugnabile della sua virilità? Non c’è verso di venirne fuori, la granduchessa si impunta e alla fine Vincenzo cede. Luogo del cimento Ferrara. Banco di prova una fanciulla tolta dal convento che i Medici si impegnano poi a risarcire dandole dote e marito. Il Gonzaga arriva pieno di baldanza, ma dopo qualche giorno sentendosi messo alle strette pianta tutto e se ne va. La prima mano è un fiasco totale e nel microcosmo delle piccole corti italiane già si comincia a ridere e Vincenzo, che si sente messo in ridicolo accetta di ritentare. Questa volta per la sede del test di virilità viene scelta Venezia con un corollario di cardinali-giudici. La fanciulla-cavia si chiama Giulia Albizzi, ha 21 anni e le vengono promessi 3000 scudi più un marito per il disturbo. La sera dell’11 marzo 1584 Vincenzo arriva all’appuntamento ostentando sicurezza e tracotanza, certo che i cibi piccanti consumati in abbondanza nei giorni precedenti, avrebbero sortito l’effetto desiderato. Invece sono proprio questi a tradirlo e a provocarli una violenza colica. Anche la seconda puntata di risolve così in un nulla di fatto. Ci vuole un terzo incontro per risolvere la situazione ed assicurare al Gonzaga la sposa fiorentina insieme alla quale, a dispetto dei dubbi della suocera (o suocerastra visto che trattasi di matrigna?), produrrà ben sei figli. Naturalmente Vincenzo non fu un marito fedele, le cronache riportano notizie di moltissime amanti, spesso anche ostentate con grande dispiacere della legittima moglie la quale, assai poco disposta ad adattarsi all’uso dell’epoca di lasciar correre e chiudere un occhio sulle scappatelle coniugali, pare ne abbia fatto sovente una tragedia. Anche perché il gaudente Duca, per correre dietro alle gonnelle delle belle signore, lascia spesso e volentieri il peso del governo sulle spalle della moglie.

La storia di Vincenzo I Gonzaga e del suo esame di virilità è finita anche al cinema. Nel 1965 Pasquale Festa Campanile ne fa una commedia dal titolo “Una vergine per il principe” a cui il Mereghetti assegna una scarsa stella e mezzo, bollandolo come un prodotto “in bilico tra letteratura e comicità da barzelletta”. Straordinario il cast, con Vittorio Gassman nei panni del Gonzaga, la bellissima Virna Lisi e poi Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Mario Scaccia, Paola Borboni, Anna Maria Guarnieri e Tino Buazzelli.

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20 Commenti

  1. Titti ha detto:

    Questo post inaspettato è ancora più gradito!
    Quanti retroscena interessanti! Stare in questo blog è come essere seduti in un palco di proscenio, con una visione per così dire "di sguincio", uno sguardo trasversale sulla storia e i suoi protagonisti.cara Marina, devo farle i complimenti per come affronta la storia, riesce a dare dei tagli prospettici che evidenziano aspetti sempre molto suggestivi. Ma qual'era la malformazione che rendeva inadatta alla vita matrimoniale la reale Margherita?
    A proposito del Mereghetti, non sempre concordo con i suoi giudizi, anzi! Ho notato che spesso snobba film che meriterebbero di più. Il Morandiniin questo caso, è più benevolo, gli da due stelle di critica e tre palline di pubblico e dice "nonostante le risate canagliesche che strappa, la vicenda ha le carte in regola sul piano storico e trova il ritmo giusto nella 2a parte".
    Uh, ma quanto mi sono dilungata!! Chiedo venia!
    Alla prossima, Titti.

  2. Anonymous ha detto:

    Salve,
    Dopo aver iniziato a leggere il post, pur non avendo mai letto alcun testo sul Gonzaga, mi sono reso conto di conoscere la storia che stava raccontando ma non riuscivo a ricordare come e perchè conoscessi la storia, alla fine del post ho capito! Ho visto il film! Una televisione locale (siciliana) lo ha trasmesso proprio una sera di questa estate appena trascorsa. Devo dire che ho trovato il film esilarante. Non sapevo fosse una storia vera.
    Al posto del Gonzaga avrei preteso come cavia la "suocerastra". O forse era quello che avrebbe voluto lei!!
    Saluti, Filippo

  3. Marina ha detto:

    @ Titti, grazie come sempre, lei usa sempre parole così gentili. In effetti ci ho messo anni a capire come volevo scrivere di storia, appena laureata ero molto accademica e noiosissima, poi ho iniziato a lavorare per un quotidiano e la cronaca per forze di cose ha un linguaggio diverso. Ho fuso le due passioni e sono felice che la cosa funzioni. La malformazione? Nessuno specifica, anche un testo molto approfondito che ho letto di recente resta sul vago.
    E' vero che Mereghetti è un po' snob, il Morandini oggi non l'ho consultato perché causa spostamenti di librerie non l'avevo sotto mano, però il film me lo ricordo bene ed era molto piacevole.
    @ Filippo, siamo tutti d'accordo sul fatto che il film è esilarante, è un prodotto tipico dell'epoca, cioè una commedia all'italiana anche se in costume. Virna Lisi era bellissima e gli attori di contorno tutti molto bravi. Gassman persino troppo bello per il personaggio che nel dipinto qui sopra è il primo a sinistra. La suocerastra come cavia? Mi sa che il povero Vincenzo avrebbe rinunciato definitivamente alle nozze con la Medici.

  4. Anonymous ha detto:

    Visto il dipinto concordo con lei che probabilmente Gasmann era troppo bello per impersonare il Gonzaga.
    Ma che dire allora di una serie televisiva sui Tudors (molto sui generis) dove Enrico VIII (raffigurato nei dipinti sempre maturo e grasso-obeso) è invece impersonato da un giovane e aitante attore. Ma per favore!!
    *
    P.S. Perchè gli insegnanti di storia (materia molto seria, daccordo!) non la rendono meno noiosa ai loro allievi? Io odiavo la storia a scuola ma dopo il diploma è stato naturale prendere un testo di storia e leggerlo come un romanzo.
    Bho! Forse l'assillo dell'interrogazione chissà!!
    Saluti, Filippo

  5. Sissi ha detto:

    Cara Mari,
    ho letto con molto piacere questo post, spettacolari le proposte alle giovani vergini: denaro e marito!
    Rimango sempre interdetta invece di fronte agli annullamenti dei matrimoni religiosi che si basano sull'incapacità di avere figli, allora come oggi.

  6. Marina ha detto:

    @ Filippo sui Tudors ho gettato uno sguardo veloce, sono inorridita e ho immediatamente cambiato canale, ricordando ben altri sceneggiati e film, credo di avere già citato alcune produzioni inglesi per la tv e alcuni film storici magnifici, come Il leone d'inverno e Anna dei mille giorni nel quale Enrico VIII aveva le sembianze di Richard Burton che si era appesantito per il ruolo.
    Sul perché la storia viene insegnata male non saprei dire, io ho felicemente fatto due su due, cioè a me hanno insegnato malissimo sia la storia che la filosofia. Sul perché poi nei licei italiani la storia sia insegnata da persone al massimo laureate in filosofia e con due esametti striminziti all'attivo dell'altra materia è un mistero. Non esiste infatti una laurea in storia e filosofia, ma solo nell'una o nell'altra materia.
    @ Sissi annullamenti con figli, senza figli, ce n'è di tutti i tipi. Si sono distinti i re di Francia, ma era una necessità, senza eredi un re vale poco o nulla.

  7. Cristina ha detto:

    Mari bellissimo racconto, credo che mi stamperò i tuoi post per darli ad Elena quando dovrà affrontare la storia, scrivi creando una tale atmosfera e una tale aspettattiva della riga successiva che anche se non potevo soffermarmi sono rimasta incollata fino alla fine..Sissi una mia parente ha ottenuto l'annullamento del matrimonio, nonostante fosse sposata da 10 anni e avesse avuto due figli, avrei dato non so cosa per leggere le motivazioni della Sacra Rota! 🙂 Su Enrico VII, Mari correggimi se sbaglio, dicono che da giovane fosse davvero attraente, c'è da dire che magari ciò che veniva considerato attraente all'epoca non lo è oggi, ma comunque stendo un velo pietoso sul telefilm di cui ho visto alcune puntate per capire fino a che punto eravamo caduti in basso..Alla prossima..

  8. Marina ha detto:

    Cris cara, buongiorno, mi fa piacere leggere i tuoi commenti e sei troppo buona. Enrico VIII era considerato da un giovanotto aitante (ma l'amore per la tavola l'ha presto rovinato) e amava mettersi in competizione con il collega Francesco I re di Francia anche lui decisamente aitante. Oh, ma attenzione aitanti con i metri del primo '500 che non sono certi i nostri. Sugli annullamenti stavo leggendo in questi giorni un po' di cose visto che ce ne è stato uno recente nella famiglia degli Orléans. Argomento complesso. Mentre scrivevo la nota finale pensavo a te, sicura che questo film l'avevi visto!

  9. n ha detto:

    Bellissimo, il post, la storia e..il quadro. Una meraviglia quella luce. Su come si insegni: io ha una mia idea terra terra. Se ad una persona piace il suo lavoro e ha la padronanza di quello che insegna, non dico conosce, dico padroneggia la sua materia, ne è appassionata il gioco è fatto.Sarà trascinante per i suoi allievi.La mia curiosità è una: ma come cavolo le è venuto in mente alla suocerastra la dimostrazione della virilità..perchè l'altra era andata suora? Ci sono molto malformazioni, alcune nemmeno rarissime ma ben corregibili chirurgicamente, della zona perineale, chiamiamo così. Le bambine vengono sottoposte quanto prima ad interventi per motivi psicologici, ma spesso si accompagnano a malformazioni uterine o a un utero poco o niente sviluppato.Marina, ho fatto
    consulenza !
    Ciao a tutti.

  10. nicole ha detto:

    Ero io, nicole, ma mi è partito a razzo!

  11. Babs ha detto:

    eheheheh marina, ti commento poco, ma quando passo da te faccio il pieno di post, stasera ne ho letti un bel po e ti giuro che è veramente un piacere!
    quest'ultimo mi ha fatto tornare l'allegria 🙂
    un bacione mia cara!

  12. Marina ha detto:

    @ Nicole prima di scrivere il post, presa dalla stessa curiosità, ho aftto ulteriori ricerche. C'è un saggio sulla storia di Vincenzo nel volume "Le donne Medici nel sistema europeo delle corti" che raccoglie gli atti un un mega convegno, ma anche lì nulla di nulla, parlano di malformazione e basta.
    @ Babs mi fa sempre molto piacere quando passi, ma so che è un momento impegnativo. In bocca al lupo!

  13. Anonymous ha detto:

    Da SISIGE: Marina che eccitazione questa mostra su Grace! Dobbiamo assolutamente vederla…mi consolo che c'è fino a Febbraio. Naturalmente ho molti libri su Grace sopratt in inglese visto che diversi non li hanno mai tradotti. Ne esce una donna straordinaria con un marito autoritario che l'ha amata si, ma non troppo. Saluti a tutti

  14. Claudiadb ha detto:

    Marina, questo post me lo ero perso, ma grazie al nuovo sito è prontamente recuperato! Che storia divertente, ecco un vero esempio di suocera pestifera! Non so se è più esilarante lui per le figure che ha fatto o le povere “volontarie”…… questa però a scuola ad una classe di adolescenti non potresti raccontarla, si scatenerebbe l’inferno!

  15. Luca Filippi ha detto:

    Ciao Marina,
    mi permetto di intervenire, anche se fuori tempo, in questo interessante dibattito.
    La storia di Margherita Farnese è tra le più tristi: probabilmente soffriva di ipertrofia dell’imene. La malformazione è oggi curabile mediante imenotomia, ma all’epoca era una pratica impensabile.
    Me ne sono occupato ne mio blog, e per gli interessati lascio il link:
    http://lavibrazionenera.blogspot.com/2009/08/nerostoria-la-triste-storia-di.html

    Complimenti per il blog… vedo che non sono l’unico appassionato di storia delle famiglie reali!
    A presto
    Luca

  16. nicole ha detto:

    Benvenuto, allora! Sono andata ad occhieggiare sul tuo sito e mi son letta parte dell’articolo di Acta Histriae. Veramente interessante, ti ringrazio. Quanto prima me lo finisco.

  17. Luca Filippi ha detto:

    Ciao nicole,
    grazie del benvenuto… l’articolo di Acta Histriae è molto interessante, veramente ben fatto.
    Alla prossima!
    Luca

  18. Titti the first ha detto:

    Cara Marina,
    durante una navigazione a vista nel cibermaremagnum della rete ho trovato questo articolo che mi permetto di sottopporre alla sua attenzione.
    E’ un po’ lungo, ma secondo me vale pena.
    Si parte dalla storia un libretto d’opera per arrivare alla storia di una gobba reale!!

    http://www.gnomiz.it/vox/pellin.htm

    Un caro saluto, Titti the first.

  19. marina ha detto:

    Titti grazie, l’ho letto con piacere anche perché sono una verdiana convinta e questa storia della gobba dei Gonzaga è davvero interessante.

  20. fernando esposito ha detto:

    Brava Marina come sempre, a ricordare episodi storici interessanti poi oggetto di film storici (mia passione) altrettanto simpatici . ‘Una vergine per il principe’ fu ben realizzato e grazie anche a V.Gassman obbligò tutto noi storici cinefili a rileggere le pagine relative a quel periodo. Condivido anche il tuo commento sui film storici about Henry VIII, in effetti Anna dei mille giorni è assolutamente perfetto (a parte che Enrico non è mai stato bello come R.Burton), gli inglesi in questo campo sono imbattibili. Enrico VIII è stato probabilmente il personaggio più volte portato sullo schermo, l’ultima con un giovane attore che, come hai notato, non ha nulla a che vedere con il vero Enrico ma che comunque aveva studiato bene l’originale. Forse,quanto a somiglianza il migliore resta ‘Le sei mogli di Enrico VIII’ di A.Korda con Charles Laughton, Korda, come noto , ha fatto diversi bei film storici. Genere ormai dimenticato, meno male che in dvd si può ancora trovarli e rivedere.
    Cordiali saluti
    fernando

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