Leggi dinastiche e matrimoni "ineguali": le norme di casa Savoia

Blasone_dei_Savoia[1]

Visto che la polemica sul titolo assegnato al nuovo piccolo Savoia (Umbertoqui la foto – figlio di Aimone e Olga di Grecia e nipote di Amedeo duca di Aosta) è finita persino sui quotidiani nazionali. Dato che i due rami della famiglia sono da anni in contrasto non tanto per la successione ad un trono ormai inesistente, ma per il diritto di primogenitura. Poiché un gentile visitatore di questo blog ha scritto un interessante commento, ho deciso di tornare sulla questione pubblicando per intero le sue osservazioni.

“Ogni Casa Reale possiede delle proprie regole, sulla base delle quali viene anche determinata la successibilità al Trono (o, nel caso,la dinastia non si trovi più ad essere effettivamente regnante) od alla “pretensione al Trono”.

Dette regole basano il proprio fondamento su specifiche ragioni di carattere storico; per la pretensione al Trono imperiale russo, ad esempio, si richiede che il soggetto, oltre ad essere il più prossimo discendente dell’ultimo Csar, non abbia una madre di nazionalità russa (ciò indipendentemente dal suo “status” sociale).

Con riferimento a Casa Savoia, le leggi dinastiche (consolidate nelle Lettere Patenti di Vittorio Amedeo III del 13 settembre 1783 ed ulteriormente puntualizzate dal Regio Decreto sulla Real Casa del 1890 e dall’art.92 del vigente Codice Civile), stabiliscono che il successibile al Trono (od alla “pretensione al Trono”) deve coniugarsi con una persona di “pari condizione sociale”, per tale intendendosi (lo specifica il R.D. del 1890 sopra menzionato) una donna appartenente ad una famiglia regnante o ad una delle famiglie cosiddette “mediatizzate” tedesche (quelle famiglie “feudatarie immediate” dell’Impero che, prima del Congresso di Vienna, si trovavano a governare uno degli oltre trecento micro-Stati che componevano la Germania).

Un matrimonio con persona, ancorché nobile, di inferiore condizione sociale viene a comportare l’esclusione dei figli dalla successione (matrimonio morganatico): è questo il caso, ad esempio, degli ancora esistenti Savoia-Soisson.Ad ogni modo, per qualsiasi tipo di matrimonio, si rivela necessario il “regio assenso” che si sostanzia in un permesso esplicito (pur senza obblighi di forma) alla celebrazione del rito dato dal Capo della Casa.L’assenza del “regio assenso”, come esplicitamente sancisce l’art. 2 delle Lettere Patenti sopra indicate, viene a far decadere il membro della Famiglia Reale (ed i suoi discendenti) da qualsiasi prerogativa dinastica, titolo nobiliare o dignità.

Vittorio Emanuele Principe di Napoli, coniugatosi senza il “regio assenso”, si è quindi convertito nel “Sig. Vittorio Emanuele Savoia”, come tale, assolutamente estraneo a Casa Savoia ed alla linea di successione dinastica (è rimasto mero “erede civile” del padre). Un documento autografo di Re Umberto II (sottoscritto per presa visione da Vittorio Emanuele e recentemente riprodotto anche in uno studio del Prof. Mola) attesta questa situazione.Re Umberto conferì ad Emanuele Filiberto il titolo di Principe di Venezia (quindi, né quello di Principe di Piemonte o quello di Principe di Napoli che, alternativamente, per tradizione, venivano conferiti agli eredi al Trono), nonché il trattamento di “Altezza Reale” (che il padre Vittorio Emanuele, divenuto Sig. Savoia, non poteva più trasmettergli), ma tale concessione (che Re Umberto avrebbe potuto operare in favore di chiunque) non vale certo a sanare la mancanza del “regio assenso” e, quindi, ad ammettere Emanuele Filiberto nel seno della Dinastia.

Sotto il profilo araldico, quindi, il titolo di Principe di Piemonte è attualmente da considerarsi vacante, e si può ammettere che il Duca d’Aosta, nella sua qualità di Capo della Casa possa, per tradizione familiare, conferire quella distinzione nobiliare ad un membro della sua famiglia anche se, assai probabilmente, esso dovrebbe piuttosto considerarsi alla stregua di “titolo di cortesia” ”.

Aggiungo che in Spagna, ad esempio, i matrimoni reali erano regolati dalla Pragmatica Sanzione promulgata da re Carlo III. Il motivo è presto detto, il fratello minore del sovrano, l’infante don Luis, chiede l’autorizzazione a sposarsi. La riposta è un no, immediato e deciso. Una legge spagnola dice che i principi nati sul suolo nazionale hanno, in rapporto a quelli venuti al mondo all’estero, un diritto prioritario sulla corona e il caso vuole che tutti i figli di Carlo III, compreso il principe delle Asturie, siano nati a Napoli; la discendenza di don Luis verrebbe, quindi, prima di quella dello stesso re. Il sovrano, che non può impedire in eterno al fratello di sposarsi, risolve il problema con un éscamotage: il 27 marzo 1776 firma un decreto – o Pragmatica Sanzione – sui matrimoni “ineguali” in seno alla casa reale: i principi del sangue che sposeranno una persona di condizione inferiore (cioè non appartenente ad una famiglia regnante o ex regnante) saranno scartati dalla linea di successione al trono. A Carlo III, per risolvere tutti i suoi problemi, non resta che sposare il fratello ad una donna di sangue non reale. L’attuale sovrano spagnolo deve il suo diritto di primgenitura alla Pragmatica Sanzione poiché i due fratelli maggiori del padre si sono sposati fuori dalle norme dinastiche.

Il decreto non è mai stato cancellato, re Juan Carlos l’ha semplicemente “dimenticato”.
Le regole della “parità” di nascita sono ancora oggi rigidamente rispettate soprattutto presso le famiglie reali dell’ex Impero Tedesco. I sovrani dei paesi scandinavi, del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo e molte ex famiglie reali, invece, hanno derogato, ma solo negli ultimi anni, alle antiche consuetudini, mentre per quello che concerne l’Inghilterra bisogna fare un discorso a parte. Non esistendo nel regno unito norme precise sul rango dei consorti reali è accaduto che le spose del re, o i consorti delle sovrane, siano stati anche membri della nobiltà dell’isola, come nel caso di Anna Bolena, Jane Seymour, Catherine Howard e Catherine Parr (mogli di Enrico VIII), lord Henry Darnley, marito di Maria Stuart e padre di Giacomo I, Anne Hyde, moglie di Giacomo II e in tempi più recenti lady Elizabeth Bowes-Lyon dei conti di Strathmore e Kinghorne, per oltre mezzo secolo amatissima Queem Mum, lady Diana Spencer dei conti Spencer, ex moglie del principe del Galles e ovviamente l’attuale consorte dell’erede al trono, Camilla Shand.

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64 Commenti

  1. marina ha detto:

    @ MART prima di approvare il tuo commento vorrei fare due parole con te, come ti avevo già scritto in passato per cortesia mi mandi una mail. lo farei io se tu mettessi nella form un tuo indirizzo. grazie

  2. jacopoamedeo moretti ha detto:

    x m.paola

    è vero…martha skavronska… anche un po mig…..a oltre che lavannara:-) già amante di mensikov amico di pietro… insomma un bel personaggio haha
    peccato che di tutti i loro numerosi figli solo anna ed elisabetta sono sopravvissute…. e della discendenza bah….

    e non parliamo poi del ramo iavanovic, discendenti dal fratello ivan V di pietro, mamma mia!!!

    i soli poveretti…. ivan VI e i 2 fratelli che fecero una veraq brutta fine 🙁 chissà se gocce romanov scorrono ancora in qualche vena:-))

    mah!

    buona giornata!
    kiss
    j

  3. paola ha detto:

    @Jam, già… si dice che a partire da Paolo I (figlio di Caterina II e probabilmente di un suo amante) i Romanov siano tali solo di nome…

    M. Paola

  4. Dora ha detto:

    @ paola
    la leti era sposata solo civilmente secondo la Chiesa (ed era un requisito importante per la salita al trono) era nubile…
    ho visto una foto del piccolo umberto: o che la smettete di vestirlo come Pinocchio????? porello…
    tra l’altro: se dovesse tornare la monarchia in italia preferirei il ramo aostano anch’io, che poi è quello a cui spetta il trono legittimante!

  5. paola ha detto:

    @Dora, beh sì la Chiesa cattolica ha degli escamotage per quanto riguarda la sacralità del matrimonio, il matrimonio civile non conta, ma anche quando viene annullato dalla Sacra Rota è come se non fosse mai esistito. Però secondo me sono solo delle ipocrisie. A proposito di Letizia, e di altre spose reali di ultima generazione, volevo solo sottolineare il fatto che un matrimonio così 20o 30 anni fa sarebbe stato impensabile per un erede al trono. Sarebbe stato considerato soltanto un matrimonio morganatico.
    Ora anche da questo punto di vista i “royals” si sono messi al passo con i tempi, proprio per mantenersi sui troni (insomma che “tutto cambi perchè tutto resti uguale”).
    Da un punto di vista sociale è indubbiamente giusto, ma secondo me così le case reali perdono un po’ del loro fascino ed esclusività. A me piacevano tanto i vecchi intrecci genealogici anche se come dice Elettra è indubbio che tutti quegli intrecci tra parenti portassero un sacco di pastrocchi! 🙂

    M. Paola

  6. elettra ha detto:

    Paola hai centrato perfettamente il mio pensiero… anch’io penso che socialmente sia più equo quello che succede ora, anche se meno “fiabesco”… ne guadagna sicuramente la salute!
    Sulle iposcrisie della Chiesa , meglio non dire nulla..è da secoli che è così..da quando mandava al rogo i liberi pensatori,ma prima li affidava al braccio secolare della giustizia, per non macchiarsi di omicidio…e poi ,e poi, e poi…..

    Dora il piccolo Umberto come Pinocchio …è vero! gli manca solo l’abbecedario e il cappello a punta!ahahah!

  7. paola ha detto:

    @Dora, il piccolo Umberto come Pinocchio! lo spirito toscano è proprio dissacrante 😀 In effetti lo vestono in maniera un po’ antiquata quel “cittino”(parola che significa bambino dalle parti dove abita il nonno duca, cioè in provincia di Arezzo)

    http://forum.politicainrete.net/savoia-monarchia-oggi/99598-piccoli-principi-crescono.html

    M. Paola

  8. matilde ha detto:

    mi sembra che il problema non sussista. vittorio emanuele ebbe due figli maschi. al primogenito, il titolo di erede al trono. al secondogenito il titolo di duca d’ aosta. il ramo d’aosta e’ sempre stato invidioso.ma non puo’ farci niente anche se si sforza in maniera patetica, resta un ramo cadetto. i savoia derivano dal primogenito e quindi umberto, vittorio emanuele, emanuele filiberto. semplice. gli Aosta in questo senso non contano niente. sono semplicemente cugini. come i duchi di kent con gli windsor. ma quella e’ una nazione civile

    • milady ha detto:

      più che invidia del ramo Aosta credo sia il caso di parlare di vergogna degli italiani per un ramo primogenito con Vittorio Emanuele pistolero e almeno in passato venditore di armi, l’erede Emanuele Filiberto sposato con un’attricetta bruttina e sempre pronta ad approfittare della fama acquisita per farsi forografare mani in tasca e cosciotta poco slanciata in mostra. Ma l’attricetta è nulla rispetto alle imprese di EF: Sanremo, ballando con le stelle, ballando sul ghiaccio, Dalida en travesti (!) e ora ristoratore ambulante… capisco che nel 2000 si possa lucrare sul titolo, ma c’è un limite tra affittare o aprire al pubblico i castelli aviti e vendere salsicce principe di Venezia!

  9. luka ha detto:

    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/65/Vittorio_Emanuele_III_e_nipote.JPG

    Vittorio Emanuele e Amedeo quando erano giovani e ancora in buoni rapporti ed oggi, 12 febbraio, VE compie ottanta anni: un eta’ dove rimorsi e rimpianti probabilmente non hanno più senso ma un’eta’ solitamente saggia…..forse per il principe la saggezza e’ l’essersi ritirato a vita privata senza alimentare polemiche o critiche.

  10. Dinora ha detto:

    Concordo pienamente con @ milady!!
    La dignità dove è finita?É indispensabile per qualsiasi persona ma a maggior ragione per chi discende e porta un nome di una monarchia.
    Ci sono diattribe ancora oggi sul non consenso o no alle nozze di Vittorio Emanuele con Marina Doria da parte del Re. Se nell’ipotetico caso che anche in Italia, come sta succedendo in molti paesi dell’est, si riavesse in ” funzione” l’antica famiglia regnante come rapper del paese, io vorrei il ramo cadetto Savoia-Aosta. Non chi va in giro a “farsi bello” perché ha un determinato cognome.

  11. Dinora ha detto:

    Concordo pienamente con @ milady!!
    La dignità dove è finita?É indispensabile per qualsiasi persona ma a maggior ragione per chi discende e porta un nome di una monarchia.
    Ci sono diattribe ancora oggi sul non consenso o no alle nozze di Vittorio Emanuele con Marina Doria da parte del Re. Se nell’ipotetico caso che anche in Italia, come sta succedendo in molti paesi dell’est, si riavesse in ” funzione” l’antica famiglia regnante come rappresentante del paese, io vorrei il cosiddetto ramo cadetto Savoia-Aosta!!! Persone squisite,colte, preparate e con l’orgoglio e la dignità di portare quel nome da onorare. E non chi va in giro a “farsi bello” perché ha un determinato cognome.

    • milady ha detto:

      ma vuoi mettere Emanuele Filiberto, canterino a Sanremo, ballerino a ballando con le stelle, attore nel cinepanettone, Dalida en travesti ed ora pure ristoratore ambulante! Questo sì che è un curriculum regale! E la moglie attricetta sempre pronta a farsi fotografare come Princesse de Venice cosciotta al vento e mani in tasca! Alla fin fine spiace dirlo ma Marina Doria malgrado l’aria da matrigna di Biancaneve è la più dignitosa!

      • nicole ha detto:

        Perfettamente d’accordo! Lo ho detto alcune volte qui, lei, Marina, indubbiamente la regina del silenzio .. mai mezza parola di troppo e anche Ale che segue più di me vicende savoiarde , mi diede ragione .

        • laura ha detto:

          Non mi piace come si veste e come porta i diademi però Marina Doria è certamente la migliore del quartetto: secondo me decisamente più intelligente di marito e figlio. Inoltre ha un passato di tutto rispetto nello sort :è stata campionessa mondiale di sci nautico se non erro.

  12. nicole ha detto:

    Se fossero intelligenti , e sottolineo SE , starebbero tranquilli a godersi quello che hanno. Personalmente non sento la mancanza di Savoia di rappresentanza, chiunque di loro, ovvio che faccio dei distinguo, come tutti.

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