La vera storia di Margaret e Peter Townsend

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Margaret e Peter Townsend non sono stati le vittime sacrificali della regina Elisabetta. Margaret e Peter hanno scelto di non restare insieme. Questa è la loro storia al netto delle esigenze drammaturgiche degli sceneggiatori di The Crown i quali hanno un po’ calzato la mano sul conflitto fra le due sorelle. 

Tutto inizia il 2 giugno 1953 giorno in cui  Elisabetta II viene incoronata a Westminster. Quel giorno ovviamente tutti gli occhi, tutte le telecamere e tutti gli obiettivi sono puntati sulla giovane sovrana, ma in modo del tutto casuale un fotografo americano coglie un movimento curioso, inatteso e piuttosto intimo. All’uscita dell’abbazia la principessa Margaret, sorella minore della regina, ancora in abito di corte con la corona e il manto bordato di ermellino, sembra togliere un granello di polvere dalla divisa dell’ufficiale che le sta accanto. L’uomo, alto e bello, non è uno sconosciuto e il gesto così spontaneo rivela al mondo un sentimento che fino a quel momento è stato tenuto accuratamente nascosto: la principessa Margaret ama perdutamente il group captain Peter Townsend, pilota della Raf, eroe della Seconda guerra mondiale, scudiero di re Giorgio VI e, all’epoca, ciambellano della Regina Madre.

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Townsend ha sedici anni più di Margaret e viene dalla classe media, ma le sue imprese durante la battaglia d’Inghilterra e lo stretto rapporto di stima e fiducia con il defunto sovrano potrebbero quasi farlo sembrare un buon partito. Purtroppo c’è un enorme ostacolo. Come molti colleghi, il group captain si è sposato in pieno conflitto e, nonostante la nascita di due bambini, il matrimonio di guerra è fallito quasi subito. Peter ha divorziato nel novembre del 1952, uscendone, fra l’altro, praticamente immacolato perché la moglie si è lasciata addebitare la colpa. Dunque all’epoca della foto l’innamorato di Margaret è un uomo libero.
Ma non è così semplice, la sorella della regina, terza nella linea di successione al trono dopo i nipoti Carlo e Anna, può sposare una persona che ha sulla coscienza una macchia del genere? La risposta è no. Paradossalmente la Chiesa anglicana, nata per consentire a Enrico VIII di abbandonare legalmente la prima moglie, non accetta facilmente il divorzio. Specie se praticato da membri dell’establishment o peggio della casa reale (1). Sedici anni prima Edoardo VIII, zio della principessa, ha abdicato e passato la corona al fratello pur di sposare, con enorme scandalo, un’americana che aveva due ex mariti ancora vivi e vegeti.

Margaret e Peter l’amore all’ombra del trono

L’amore impossibile di Margaret si trasforma così nella prima grave crisi del regno di sua sorella Elisabetta II.
Meg, secondogenita di quelli che sono ancora solo il duca e la duchessa di York, viene alla luce in una notte di tempesta – il 15 agosto 1930 – nel castello di Glamis, la residenza scozzese dei nonni materni, i conti di Strathmore. Intelligente decisa, allegra, spiritosa, indomabile, molto viziata dai genitori e un po’ gelosa della sorella maggiore, la principessa ha una bellezza «intensa e fuori dai canoni» come dirà lo stesso Towsend. La figlia minore dei sovrani è piccola e sottile, ha enormi occhi blu-viola, labbra carnose, un décolté generoso e una splendida carnagione color pesca da vera “english rose”. Anche il suo carattere è un po’ particolare e molto, molto diverso da quello della saggia primogenita.
Il problema è che Margaret soffre per la sua posizione di cadetta; all’incoronazione dei genitori si lamenta per le dimensioni ridotte della corona e dello strascico, in fondo anche lei è importante, è pur sempre l’erede dell’erede. Dispettosa fino a diventare quasi maleducata, un giorno la ragazzina, aspramente rimproverata da Elisabetta, risponde irritata: «tu pensa al tuo impero».
Fin da piccola Margaret è capace di passare in un attimo dalla malinconia più profonda a una incontenibile ilarità. È generosa, incostante, civetta e molto, molto affascinante. «Quello che sopra ogni altra cosa rendeva la principessa Margaret così seducente e adorabile è che dietro alla facciata splendente e la spavalderia c’erano una dolcezza e una sincerità rare» racconterà anni dopo l’ex innamorato.
La principessa ha un legame fortissimo con il padre che la adora, la vizia e chiude gli occhi su capricci ed estrosità. «Elisabetta è il mio orgoglio, Margaret la mia gioia» dice spesso il re. La profonda e intensa relazione padre-figlia viene bruscamente interrotta dalla morte del sovrano il quale, gravemente malato, muore nel sonno a Sandringham il 6 febbraio 1952. Margaret è disperata: ha perduto un uomo che la adorava e le ha permesso quasi tutto, l’ha sostenuta, consigliata e appoggiata sempre e comunque. Con la scomparsa del re gli anni felici e spensierati della giovinezza sono dolosamente finiti per entrambe le sorelle. Però mentre Elisabetta, che comunque è già moglie e madre, assume con coraggio i suoi doveri di regina, Margaret si ritrova sola e smarrita.

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«Mio padre – ricorderà anni dopo la principessa – era una bellissima persona, il centro della nostra felice famiglia».
Sarebbe fin troppo facile spiegare la nascita di questo amore con il desiderio inconscio, da parte della giovane donna, di ritrovare una figura paterna; molto semplice e anche sostanzialmente inesatto perché se è vero che il lutto avvicina ancora di più i due innamorati, la passione di Margaret per lo scudiero del sovrano è nata molti anni prima.
Townsend, un uomo interessante dotato di grande sense of humor, è la quintessenza dell’ufficiale e del gentiluomo britannico coraggioso, romantico e discreto. L’esatto contrario dello spavaldo ed esuberante principe Filippo, il marito della regina. Peter, che ha preso parte alla Battaglia d’Inghilterra, è un vero eroe e come scriverà un giornalista anglosassone, è: «uno di quei soldati senza il cui sacrificio le nostre vite sarebbero state sicuramente meno libere e meno onorevoli».

Margaret e Peter, l’incontro

Meg ha quattordici o quindi anni quando incontra Peter, se ne innamora perdutamente e lo corteggia con la spudoratezza e l’arroganza che le vengono dalla sua particolare posizione. All’epoca della morte di Giorgio VI il danno è fatto e la storia già troppo avanti per essere troncata senza causa gravi ferite.
Nella famiglia reale la questione è nota alla regina e al principe Filippo, la regina madre non sa ancora o finge di non sapere adottando, anche in questo caso la sua personalissima tecnica per mettersi al riparo dalle noie domestiche e familiari: ignorare invece di intervenire con decisione. Molto probabilmente però Queen Mum all’inizio è veramente all’oscuro di tutto visto che chiede proprio a Peter Townsend, rimasto senza impiego dopo la morte del re, di organizzare il trasloco nella nuova residenza di Clarence House e di assumere l’incarico di suo revisore dei conti.
La vedova di Giorgio VI stima moltissimo l’ex pilota della Raf che nel 1947 aveva accompagnato la famiglia reale in un lungo tour in Sud Africa e, con le sue attenzioni e la gentilezza, era riuscito a tranquillizzare un sovrano stanco e angosciato. L’anno, su richiesta della coppia reale, Peter scorta la diciottenne Margaret alle cerimonie per l’intronizzazione della regina Juliana dei Paesi Bassi. Una pessima idea visto il seguito.

Ad ogni modo nel dicembre del 1952, quando il suo divorzio è ufficiale, Townsend decide di andare a trovare il segretario privato della regina per comunicargli che lui e la principessa sono innamorati e vogliono sposarsi. La risposa di sir Alan Lascelles è lapidaria: «lei è pazzo, o seriamente ammalato».
Queen Mum viene messa al corrente dallo stesso Lascelles, cade dalle nuvole e dà la colpa alla perdita precoce del padre; è vero solo in minima parte, ma di sicuro il sovrano si sarebbe reso accorto prima dell’evoluzione che stava prendendo la storia e sarebbe corso ai ripari.
Al momento però i pensieri sono tutti rivolti all’organizzazione dell’incoronazione di Elisabetta e il romanzo d’amore di Margaret passa in secondo piano fino alla famosa foto. Da quell’istante però è solo questione di tempo: i reporter americani sono pronti a pubblicare la notizia e, come accaduto nel 1936 con l’affaire Wallis Simpson, la stampa britannica, pur rispettosa della famiglia reale non potrà tacere a lungo.
Nonostante i tempi siano ormai cambiati e l’Inghilterra si appresti a diventare la culla di una grande rivoluzione culturale, Margaret non può fare di testa sua: come membro della famiglia reale per sposarsi deve avere il nulla osta della regina.

Margaret e Peter, l’amore impossibile

Il Royal Marriages Act adottato nel 1772 – per iniziativa di Giorgio III il cui fratello aveva contratto un pessimo matrimonio – stabilisce che per essere valide le nozze di tutti i discendenti diretti di un re devono essere autorizzate dal sovrano regnante, ma, compiuti i venticinque anni (la principessa, nata nel 1930, ne ha ancora solo 23) i membri della famiglia reale possono anche fare a meno del consenso.
Quali che siano i suoi sentimenti, Elisabetta però non è libera di scegliere da sola: una consultazione con il Governo è d’obbligo e le opinioni sono divergenti. Churchill, che in un primo momento era sembrato d’accordo, fa marcia indietro e propone una soluzione drastica: che la principessa rinunci a titoli, onori e rendite per contrarre, preferibilmente all’estero, un’unione civile. La giovanissima sovrana è perplessa e in realtà non sa cosa fare: salita al trono da poco, è insicura ed esitante, pensa alla stabilità della Corona ma anche ai sentimenti della sorella, mentre i funzionari della Corona e il Governo sono apertamente ostili all’unione. Il duca di Edimburgo, al quale Towsend ai tempi del fidanzamento con Elisabetta aveva messo i bastoni fra le ruote, ricambia il favore ponendo un suo personalissimo e irremovibile veto.
La sovrana tergiversa e, non volendo comunque essere d’ostacolo alla felicità della sorella, le chiede di aspettare un anno.
Nel frattempo, all’insaputa di Margaret, il group captain viene spedito in fretta a Bruxelles come attaché militare dell’ambasciata britannica e la principessa, dopo una lite terribile con Elisabetta II, parte insieme alla madre per un lungo viaggio in Rodesia.

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In quei mesi di attesa Meg decide che farà di testa propria: attenderà il venticinquesimo compleanno per essere finalmente libera di sposare l’uomo che ama infischiandosene delle autorizzazioni della regina e del Governo, ma in realtà non è così semplice. Nell’estate del 1955, avvicinandosi la data fatidica, Queen Mum chiede alla figlia di riflettere molto bene e poi sparisce nel suo castello in Scozia al riparo da eventuali discussioni e drammi personali per lei intollerabili. Intanto si scatena un violento dibattito politico, mentre la stampa dà il via libera alle congetture. Come nel 1936 l’opinione pubblica è divisa; The People scrive: «è impensabile che una principessa reale, terza sulla lista di successione al trono, possa anche solo pensare a un uomo che è andato davanti alle corti di giustizia per un divorzio». Altri sono meno categorici perché Margaret, a differenza dello zio Edoardo VIII, non regna.
C’è però il serio rischio di una crisi di Governo visto che uno dei componenti dell’esecutivo, il modo conservatore lord Salisbury, minaccia le dimissioni se il Gabinetto darà la sua approvazione al matrimonio. Secondo il nuovo Primo ministro Anthony Eden (un uomo divorziato e risposato) le nozze sarebbero «un danno irreparabile per l’immagine della Corona». Meg è ancora al terzo posto nella linea di successione al trono quindi se, malauguratamente, alla regina e ai suoi due figli ancora piccoli dovesse accadere qualcosa lei diventerebbe regina e capo della Chiesa anglicana. La decisione dell’esecutivo è senza appello, ma c’è una via di uscita: la principessa può rinunciare a tutte le sue prerogative reali, titoli e rendite e da privata cittadina sarebbe libera di sposare chi meglio crede.
Nonostante la gente comune trovi la storia molto romantica, la coppia, rimasta senza appoggi all’interno dell’establishment alla fine cede.
Il 31 ottobre Meg fa sapere che «rispettosa degli insegnamenti cristiani e cosciente dei doveri verso il Commonwealth» non sposerà Peter Towsend. La sorella della regina sacrifica il suo amore sull’altare della ragion di Stato ma anche dei privilegi ai quali non vuole rinunciare in cambio di un’esistenza densa di incognite.
Margaret, non si riprenderà mai più, per tutto il resto della vita andrà all’affannosa ricerca di distrazioni e soprattutto di un motivo che dia un senso alla sua esistenza.
La principessa, già da tempo figura di spicco del jet set londinese, dopo la rottura con Townsend, si getta ancora di più in un vortice di feste, divertimenti e viaggi. Con gli anni però il carattere della secondogenita di Giorgio VI peggiora: la sorella minore della regina diventa sempre più sgarbata, imperiosa, arrogante. Margaret è spesso incurante delle regole e soprattutto evita accuratamente di assumere i suoi doveri regali e partecipa a pochissimi eventi ufficiali. Doveri e impegni che sarebbero il motivo per il quale percepisce un lauto appannaggio. Al poeta Jean Cocteau Margaret confesserà che la sua gioia «è disobbedire» ma questo non la rende più felice.

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Nel 1959 Peter sposa l’ereditiera belga Marie Luce Jamagne e, dopo dopo, quasi per ripicca, Meg si fidanza con Anthony Armstrong Jones un fotografo alla moda incontrato nel turbine della Swinging London degli ultimi anni ’50. Il sontuoso matrimonio, celebrato nel maggio del 1960 a Westminster è il primo royal wedding ad essere trasmesso in tv e la principessa è davvero splendida con un ampio abito di Norman Hartnell e l’imponente tiara Poltimore acquistata per l’occasione. Nascono due figli, David e Sara, e la regina concede al cognato il titolo di conte di Snowdon, ma la coppia non funziona e a entrambi vengono attribuite diverse “distrazioni”.
All’inizio degli anni ’70 Margaret (che si mormora abbia intimamente frequentato gli attori David Niven e Peter Sellers e la star del rock Mick Jagger) incontra Roddy Llewellyn, un giovanotto molto più giovane di lei. La relazione fra i due è subito appassionata; la coppia viene fotografata nella villa Jolies Eaux a Moustique il rifugio caraibico della principessa (2) dove si svolgono spesso feste da favola e un po’ senza freni. Nel 1978 Meg divorzia, ma questo non migliora né il suo umore, né il carattere.
I conoscenti parlano di una donna a momenti gentile e generosa che però quando si annoia o è stanca diventa estremamente maleducata e scostante. La voglia di libertà di Meg si trasforma spesso in ribellioni ridicole e inutili; spesso critica e inutilmente aggressiva nei confronti della madre, ha un rapporto difficile con la sorella, però Elisabetta, pur esasperata da un atteggiamento per lei incomprensibile e irritante (non di rado Margaret accetta inviti ma poi annulla la sua presenza all’ultimo minuto e spesso per motivi futili), non la abbandonerà mai e sarà molto vicina ai figli.
Prima di Diana è lei, durante gli anni ’60 e ’70 del Novecento ad essere inseguita dai fotografi per il suo modo di vivere un po’ stravagante e border line, diverso da quello di tutti gli altri membri della royal family.
Nonostante il ricordo della sua infelice storia d’amore e il velo di compassione che comunque la circonda, l’irrequieta Margaret non è amata a livello popolare. Solo di rado la principessa accetta di fare la sua parte come membro della famiglia reale e quando si presenta ad eventi o manifestazioni non nasconde la sua insofferenza. Agli ospedali e alle istituzioni benefiche lei preferisce gli artisti, i cantanti e i personaggi discutibili, è una habituée dei night club, fuma, beve parecchio, passa lunghi mesi a Moustique e quando è a Londra organizza grandi feste nel suo vasto appartamento di Kensington Palace, tutte estrosità a carico del contribuente britannico.
I suoi ultimi anni sono molto tristi, un’operazione ai polmoni e due ictus la rendono l’ombra di se stessa.

Margaret, muore il 9 febbraio 2002, solo un mese prima della madre, ma in fondo era solo nata troppo presto, i suoi nipoti hanno fatto e faranno molto peggio. Un giorno qualcuno le aveva chiesto se pensava che sarebbe stata veramente felice con Peter e la sua risposta è onesta: «forse no, però mi sarebbe piaciuto provare». Secondo lo scrittore Gore Vidal, suo grande amico, la sorella della regina era «troppo intelligente per la sua situazione»; Margaret, ricorda Vidal, diceva che : «se fra due sorelle una è regina, simbolo di onore e di virtù, l’altra, per forza cattiva, deve essere creativa nella sua malizia».

(1) All’epoca la società britannica mette al bando senza appello i divorziati tanto che, per esempio, proprio per questo motivo il grande attore Lawrence Olivier è escluso dal prestigioso recinto di Ascot.

(2) il terreno dove sorge la villa è un dono di nozze di un amico di Margaret, Colin Tennant terzo barone Glenconner.

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Ieri, 13 gennaio 2017, se ne è andato l’ultimo protagonista di questa storia. Lord Snowdon, ex marito di Margaret è morto a 86 anni nella sua casa di Londra e visto che fra ieri e oggi sul web sono fiorite le leggende sulla principessa a cui la sorella cattiva ha impedito di essere felice, ho deciso di pubblicare questo post che era già pronto da tempo. Lo preciso perché ovviamente non ho scritto tutto in meno di 24 ore; anche se anni di cronaca mi hanno addestrato ad una scrittura veloce, per il blog cerco sempre di predermi il giusto tempo per la redazione degli articoli. Della serie, secondo me bene e velocemente si scrive solo la lista della spesa, non un post serio e ben documentato. 

Se desiderate saperne di più esistono varie biografie della principessa Margaret e anche Peter Towsend ha scritto delle memorie; fondamentale inoltre la biografia di William Shawcross sulla Queen Mum, uscita in inglese nel 2009.

 

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34 Commenti

  1. Claudia ha detto:

    Grazie Marina per l’esauriente post ! Margaret mi ha sempre affascinato per questo suo essere ribelle ma alla fine infelice. Davvero l esatto opposto della sorella. Ho visto suggerisci delle biografie su di lei … potresti dirmi qualche titolo ? E sulla Queen Mom c è qualcosa in italiano ? Buon proseguimento di giornata

  2. valen ha detto:

    Grazie marina!! Articolo bellissimissimo!!
    Ricordo che l’abito del matrimonio era molto a simile a quello indossato da Pamela Mountbatten sposatasi qualche mese prima, nel gennaio del 1960.

    Chapeau! ..come sempre..

  3. rosanna ha detto:

    Grazie Marina. Mi ha fatto piacere leggere questa storia.
    Su Elisabetta mi trovi d’accordo. Le attribuzioni per partito preso non mi sono mai piaciute. Credo che a lei troppe gliene abbiano attribuite.

  4. annarita ha detto:

    Meg, durante l’estate, veniva spesso nella mia città, ospite dei proprietari di una villa storica nei dintorni. Ci sono delle foto che la ritraggono all’uscita di un ristorante nel centro storico, imbottita di vino ed altro. I camereri e i proprietari, quando se ne andava, tiravano un sospiro di sollievo proprio per la sua arroganza.

  5. Michele ha detto:

    Bellissimo post che chiarisce molto bene come andarono le cose tra i protagonisti !!! Trovo assolutamente assurdo dare la colpa dell’infelicita’ di Margrethe ad Elisabetta lei era come dire in mezzo a due fuochi e a cercato anche di aiutarla! Credo comunque che nonostante questo e nonostante un po’ di gelosia di margarethe per la sorella regina tutto sommato nel bene e nel male si siano volute molto bene! L’antagonisimo tra sorelle credo che sia anche un po’ stato ricamato dalla stampa negli anni ! Comunque casualità ,riguardo al disastroso matrimonio di margarethe e’ curioso come al contrario i suoi figli ,david (ad oggi 2 conte di snowdon ) e lady Sarah Chatto abbiano invece all’apparenza una vita molto tranquilla e dei matrimoni molto solidi.Dall’altra parte invece Elisabetta che ha ,vuoi o non vuoi con i suoi alti e bassi un unione molto unita e duratura non ha avuto la stessa fortuna con i matrimoni dei figli 3 su 4 dei quali riusciti malissimo !

  6. Pellegrina ha detto:

    Sinceramente una che “preferisce” Mick Jagger ha buon gusto e giusta esperienza in fatto di maschi. Uno degli uomini più sexy del pianeta delle quattro ultime generazioni: tutta la mia approvazione!!!

    Non c’entra molto con Diana, il cui modo di vivere, se si escludono i disturbi alimentari, cioè una malattia psicologica seria, difficilmente bollabile come “eccentricità”, non aveva proprio nulla di eccentrico: era una donna trascinata in un matrimonio male assortito da pessimi usi del suo ambiente e da decisioni piovutele addosso quando era una ragazzina diciannovenne, presto trascurata dal marito, che cercava semplicemente di essere riconosciuta e amata e di non perdere del tutto un posto in un ambiente per cui comunque aveva svolto le sue funzioni di utero&ovaie e di PR. Anche se a me non è mai sembrata nulla di che, ciò non toglie che i suoi desideri fossero totalmente legittimi e degni di essere esauditi.
    Ma non aveva nulla della fantasia di Margaret né del suo spirito di contestazione, né frequentava, a quanto ne so, persone particolarmente anticonformiste.

    Quanto al peggio della generazione successiva: ma cosa hanno fatto di tanto peggio di un principe consorte dall’infedeltà proverbiale a sua moglie che incidentalmente è pure la sua regina? Quanto meno hanno cercato di vivere fuori da quell’insensata ipocrisia: non si conoscono scandali tra Carlo e Camilla, o tra William e Katherine, o tra Anna e l’ultimo marito quando hanno potuto vivere nella pace che a ognuno è dovuta i sentimenti che provavano, perché il mondo non casca per questo, anzi, aumentando e non mettendo in pericolo l’affetto dei britannici. Non sarà mica quello il problema: il perbenismo, l’ipocrisia di facciata, anacronistici, inutili e stupidi, tranne che a creare appunto scandali e fastidi, per non parlare del dolore? Cosa c’era di male? Non sarà stato un ambiente perseguitato dalla paura idiota dello scandalo, dalla vergogna insensata, soffocante di interdetti e perbenismo, a cui poteva sfuggire solo rendendosi irresisitibile agli occhi del padre, a rendere Margaret così provocante e seduttiva, rovinandole la vita per sempre?

    O forse effettivamente una gelosia verso la sorella mai realmente risolta nell’ambito di quella famiglia che dovrebbe gestire questi conflitti in modo da smontarli invece di lasciar correre?
    Che in quella famiglia il problema non sia la sola zia matta sembra evidente dal fatto che i loro primi matrimoni sono tutti stati disastrosi, tranne quello un po’ misterioso di Edward e Sophie; e che dopo la morte di Diana, se è vero quello che si legge, abbiano fatto tutti una psicoterapia familiare nonna inclusa. Su idea di chi? se di Carlo la mia considerazione per quest’uomo che forse più di tutti ha tentato di spezzare un retaggio negativo e sbagliato, legato a interdetti superati, non può che crescere…

    Insomma troppo facile additare la solita pecora nera invece delle dinamiche in cui essa cresce, specie poi se costei non ha fatto nulla di così efferato come questa figura più triste che riprovevole…
    Peccato che di tutte le disobbedienze futili non abbia osato l’ultima: rischiare l’ostracismo, almeno per un po’. Però non si capisce cosa le avrebbe impedito di fare quel che voleva a 25 anni, legalmente non è chiaro per nulla.

    Altra considerazione: è una famiglia in cui paiono presto sapere cosa vogliono emotivamente. Le due sorelle si sono innamorate molto giovani, chissà cosa sarebbe accaduto se Margaret avesse potuto sposarsi come avrebbe voluto e dovuto poter fare. Carlo pure si è innamorato giovane di sua moglie e anche suo figlio. Questa è una costante interessante. Come pure l’allontanamento degli innamorati: accadde a entrambi.

    Pochi anni dopo sua nipote poté osare non solo un figlio illegittimo all’interno del matrimonio (cosa tutt’altro che rara in un contesto incomprensibilmente ossessionato dal divorzio ma dall’adulterio onnipresente), ma un divorzio e un secondo matrimonio senza nessun sostanziale rivolgimento di pianeti né di pianete: cosa che avrebbe reso la monarchia più in sintonia, non meno, con gli abitanti delle isole britanniche. L’istituzione avrebbe dovuto capirlo e guidare l’innovazione venti anni prima, invece di allevare in sé germi di disagio e dolore: non il contrario.

    • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      non ho capito diversi punti del tuo discorso ma uno si e ti rispondo. lei a 25 anni poteva fare ciò che meglio avrebbe voluto ma non avendo il consenso della Regina (e cioè del Governo) addio a titolo e lista civile. Margaret preferisce non fare un salto nel vuoto e si tiene titolo, lista civile rinunciando a sposare Townsend. Mi pare molto chiaro.

      • Pellegrina ha detto:

        La cosa che non mi è chiara è che nel post si legge: “attenderà il venticinquesimo compleanno per essere finalmente libera di sposare l’uomo che ama infischiandosene delle autorizzazioni della regina e del Governo” Qui sembra che appunto a quell’età vi sia la possibilità di contrarre matrimonio per i membri della famiglia reale senza più bisogno di autorizzazione alcuna. Poi più sotto si legge dell’opposizione scatenata da alcuni politici (per motivi che sarebbe interessante capire, ma è altro discorso). Ora, se a 25 anni fosse stata comunque libera, come poteva il governo impedirle di mantenere le sue prerogative? E se invece questa possibilità c’era, e Margaret esitava a perderle, come poteva aver preso la decisione di “infischiarsene” a tempo debito per “fare di testa propria” sapendo il rischio che correva?

        Più in generale, rimane da vedere se il discorso fosse meramente economico e non anche di ostracismo generale dal proprio ambiente e dalla famiglia, come Edoardo appunto, l’esilio e il resto e che una giovane donna non abbia avuto la forza di un uomo fatto e sperimentato (per quanto nel caso di Edoardo ci fossero anche altri fattori in gioco).

        Le alternative erano diverse ma Carlo si trovò di fronte a una scelta simile, tutto sommato, in un contesto storico mutato che gli permise di uscirne diversamente. Mi sono spesso chiesta quanto le sue decisioni più tardive ma molto determinate in merito a Camilla non siano state influenzate anche dall’esempio così triste della zia e da quello meno triste della sorella e dall’idea di spezzare per sempre quel circolo vizioso di infelicità familiari, cosa che sembra avere permesso al figlio (che peraltro prima del marimonio lasciò la Middleton mi sembra, anche se non se ne parla mai) di costruirsi una vita privata diversa e, si spera, più serena.

        • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

          a 25 anni si poteva sposare senza autorizzazione ma siccome si membri della famiglia reale la lista civile gliela passa lo Stato e gliela deve autorizzare il Governo, secondo te se si sposava senza autorizzazione gliela passavano la paghetta?!?!? e sempre se si fosse sposata senza il nulla osta del Governo la regina sempre così attenta a a diritti e doveri l’avrebbe lasciata nelle sue prerogative, compreso il trattamento di altezza reale. hai presente cosa è successo a Diana? quella è stata la prima cosa che le è stato tolto e a Wallis Simpson non fu mai concesso.

    • Dora ha detto:

      il punto in comune tra margaret e diana è che entrambe avevano un carattere di mota. per motivi diversi (ribellione margaret e infantilismo diana) ma entrambe erano pesanti e imprevedibili.

      “che male c’era?” [nel matrimonio tra margaret e peter, penso]
      oggi nessuno. all’epoca troppo. stiamo parlando di un periodo in cui il duca di windsor (e strascichi) era ancora vivo. si sarebbe sollevato non un polverone, di più.

      a parer mio i problemi in quella famiglia derivavano dall’anaffettività della regina mary prima e della “stoicità” (penso al rifiuto categorico di parlare delle proprie emozioni o di problemi personali) della queen mum dopo.
      diana e margaret erano emozioni ed emitività pure. carlo, filippo e elisabetta sono invece all’opposto, estremamente cerebrali, anche se carlo specialmente ha appreso moltissimo dalla lezione diana e l’ha trasmessa ai figli.
      perchè dici che il matrimonio di edward e sophie sia misterioso? chairo che lei ha un’intelligenza nettamente superiore a quella di lui ma filano bene, mi pare.

      “Insomma troppo facile additare la solita pecora nera invece delle dinamiche in cui essa cresce”
      te lo dico per esperienza personale, se davvero vuoi lasciarti dinamiche negative alle spalle il modo c’è. basta volerlo veramente. nè diana nè margaret l’hanno mai voluto veramente (diana mentiva sulla sua bulimia allo psicanalista)

      “Pochi anni dopo sua nipote poté osare non solo un figlio illegittimo all’interno del matrimonio”. ti riferisci alla sorellastra di zara e mike, figlia però del capitano philips, non della principessa anna?
      e poi: i membri della famiglia reale possono tranquillamente divorziare e risposarsi ma non possono sposare divorziati.
      carlo e camilla sono uniti solo civilmente, in chiesa hanno solo ricevuto una benedizione religiosa

      • Pellegrina ha detto:

        @Dora: avevo composto una lunghissima risposta che un black out (ebbene esistono ancora) si è divorata mezz’ora fa. Provo a rifarla.
        Le persone infelici non sono mai nella migliore condizione per dimostrare un carattere piacevole… non parlo delle idiosincrasie che tutti noi abbiamo e più o meno mostriamo o tolleriamo nella vita di relazione, ma di problemi seri come possono essere quelli che conducono alla dipendenza, di fatto un lungo suicidio differito, o alla bulimia come per Diana (che non ha niente a che fare con l’infantilismo)… Le resistenze alla terapia fino alla menzogna fanno parte del percorso di cura, un analista sa come interpretarle e gestirle e con Diana se non erro funzionò, perché dalla bulimia guarì, mi pare. Poi certo da una vita deprivata di affetto non si guarisce mai, forse: e lei era sempre di troppo, nella famiglia d’origine come in quella acquisita o per i numerosi compagni che cercò invano in seguito. Del resto guarire significa anche capire quale vita fa per sé… Ma a parte le incomprensioni con la rigidità della corte sembrava a suo agio in ambienti abbastanza standard. Quanto a Margaret che sembrava più curiosa nelle sue scelte contro cosa si ribellava esattamente? davvero solo contro un destino di cadetta o contro un ambiente che le sembrava limitato e costrittivo, specie per le donne? Ma infelicità così profonde non si meritano una stigmatizzazione di tipo morale… quello che sarebbe essenziale è proteggere gli altri da persone così infelici, specialmente i più indifesi: figli (e qui Diana probabilmente un po’ di danno lo fece), persone più deboli, giovani… ma lo si può fare se si arriva a mettere in discussione e a bloccare la riproduzione di questi disagi nel contesto che li produce e riproduce attraverso le generazioni, quasi sempre quello familiare, al di là dei destini dei singoli… quello che forse parzialmente i Windsor fecero (su idea di Carlo?) ma solo dopo la morte di Diana.
        Non so nulla di Mary di Teck a parte che aveva i più bei brillanti che abbia mai visto, i miei gioielli britannici preferiti, e uno sguardo terribile, spaventoso (anche lì: inculcato da cosa?); ne so anche meno su Elisabetta madre, eppure il rifiuto di lasciar trasparire emozioni sembra nascondere una paura profonda: perché? e il terzetto di Carlo con i suoi genitori più che cerebrale è forse a disagio su questo stesso terreno… tutto questo deriva forse anche da un ambiente estremamente rigido su questo punto oltre che da un atteggiamento personale come quello della nonna/mamma… Carlo sembra oggi più sciolto e affettuoso, ad esempio in tante immagini con sua moglie. Ma per Diana e Margaret forse il registro dell’emotività era il solo modo per differenziarsi e costruirsi un’identità in un contesto che non corrispondeva loro…
        Mi pare invece veramente curiosa la norma per cui un reale inglese può divorziare e sposarsi ma non sposare un divorziato e non capisco su quale fondamento teologico possa basarsi. Magari un tempo potevano esserci precauzioni di successione, ma negli anni ’50 boh. Ad ogni modo i costumi cambiano, nel medioevo era normale che aristocrazia e reali divorziassero e si risposassero (o che i preti non fossero celibi), oggi potrebbe cambiare ancora: si vedrà se TQ non ci seppellisce tutte ;-).

        Pensa che ero convinta che Anna avesse avuto un figlio dal secondo marito mentre era ancora sposata con il primo: quindi sarebbe il contrario? Per matrimonio un po’ strano mi riferisco al fatto che non li si vede quasi mai insieme e che hanno avuto i figli molti anni dopo le nozze: niente di eclatante insomma… e poi lui mi pare non ami per nulla la pubblicità. Ad ogni modo lei mi piace molto, malgrado le voci di comportamenti poco corretti dal punto di vista dei conflitti di interesse con la sua agenzia di PR anni fa che infatti poi lasciò.

        Quanto al problema di Edoardo VIII è ben posto: era venuto in mente anche a me dopo avere inviato il commento (poi ne ho scritto sotto) che la ragione potesse esser quella. Effettivamente un matrimonio analogo di Margaret avrebbe potuto riaprire la questione, per quanto nel suo caso non giocassero simpatie naziste come era stato per lui, anche lì velato dalla questione del divorzio, e mettere forse in discussione la successione di Elisabetta. Si capisce a questo punto perché i politici fossero tanto contrari: senz’altro molto meglio per loro evitare questa grana. Ma la questione era allora politica, non religiosa o tanto meno morale…
        E così nasce la storia della Margaret capricciosa che per interesse non segue il suo cuore… anche se rispetto allo zio, un uomo fatto, una ragazza molto più giovane avrebbe potuto trovare più difficoltà a rompere totalmente con il mondo nel quale era cresciuta; perché alla fin fine era stato questo il destino dello zio, l’isolamento, l’esilio addirittura… non era solo rinunciare alla sua posizione di erede “comprensibilmente” se si vuole, che era ormai peraltro più apparente che reale, dato che Elisabetta era sposata e presumibilmente avrebbe avuto tutta la discendenza necessaria, le veniva chiesto di sradicarsi proprio da tutto quel che era stata, una pressione molto forte.

        • Dora ha detto:

          “Ma a parte le incomprensioni con la rigidità della corte sembrava a suo agio in ambienti abbastanza standard.”
          no no, diana appena aveva qualcuno pronto ad adorarla (e i paparazzi a fotografarla) dava il meglio di sè e si trasfigurava letteralmente. lo rende molto bene la brown. nella quotidianità era una che nelle relazioni doveva tenere le palle dell’altra persona in mano.

          “Ma infelicità così profonde non si meritano una stigmatizzazione di tipo morale…”
          no, non meritano stigmatizzazione. o almeno, fino a che uno, a causa loro, non renda la vita impossibile a chi li circonda/alle persone con cui viene a contatto/ a chi hanno promesso qualcosa senza mantenerla.
          soprattutto in ambianti come quello di una famiglia reale

          “Ad ogni modo i costumi cambiano, nel medioevo era normale che aristocrazia e reali divorziassero e si risposassero (o che i preti non fossero celibi)”
          no, non era normale che i reali divorziassero nel medioevo. perchè nel medioevo il divorzio non esisteva (al massimo il matrimonio poteva essere dichiarato nullo dalla Chiesa) basta pensare a enrico VIII che fonda una chiesa per poter divorziare tranquillamente da caterina d’aragona senza rotture da parte della santa romana chiesa. ok sul celibato clericale.
          il che mi riporta: “Mi pare invece veramente curiosa la norma per cui un reale inglese può divorziare e sposarsi ma non sposare un divorziato e non capisco su quale fondamento teologico possa basarsi.”
          benvenuta nel club delle persone che non capiscono il perchè. ma così è e al momento la situazione non è cambiata di molto

          margaret capricciosa lo era, a prescindere dall’affaire townsend

  7. Ale ha detto:

    Letto tutto di un fiato. anch’io mi ero fatto quest’idea su Margaret, è bello vederla confermata.
    se proprio avesse voluto avrebbe potuto rinunciare al suo titolo ed essere la signora townsend, dubito che avrebbe poi vissuto nell’indigenza, ma avrebbe dovuto rinunciare a rango e privilegi.

  8. Dinora ha detto:

    Mi sono sempre chiesta se la sua vita sarebbe stata diversa se le avessero permesso di sposarlo! Forse si. Forse il suo carattere già ribelle sarebbe stato mitigato dal gentiluomo ufficiale. Forse. La vita è piena di forse a cui impossibile dire ” sì forse se avessi preso quella decisione…” . Si capisce benissimo che nella famiglia reale britannica serpeggia un gene della irrequietezza e ribellione più o meno accentuato che si trasmette. Lei, lo zio che abdica e il nostro Harry quando era giovane, ancore però uno spirito libero.Però al suo contrario più osservante delle regole quatte ne è bisogno.
    Concordo sul fatto che la principessa si sia comporta sempre così anche per voler apposta dare scandalo per mettere in imbarazzo la famiglia. Anche qui c’era però un problema i figli. Noi della nostra generazione ce la ricordiamo bene, non c’era giornale che non pubblicasse sue foto piuttosto fuori dai”ranghi reali”!!! I figli come sempre sono le vittime di questi comportamenti. Per fortuna hanno avuto un buon padre, credo. Crescere con una madre possiamo dire dissoluta, all’epoca non credo sia stato facile.

  9. laura ha detto:

    Davvero interessante questa ricostruzione finalmente veritiera degli avvenimenti . Adesso che ho potuto vedere almeno le prime 6 puntate di the Crown mi chiedo quali e quante siano le “licenze” di un prodotto che però è costato tantissimo proprio perché voleva essere una fedele ricostruzione dei fatti (e invece non lo è). In un punto si vede Peter dare lezioni di volo a Filippo che successivamente chiede di essere chiamato per nome …. Altra stranezza dello sceneggiato : ma è vero che Elisabetta rimprovera la madre di non averle permesso di avere una istruzione all’altezza del suo ruolo ? a me pare che madre e figlia da questo punto di vista non avessero idee molto diverse.
    Il colmo, per quanto riguarda Margaret, è che poi la principessa, che dichiara di rinunciare a Peter in quanto crede che il matrimonio cristiano sia indissolubile, diventa poi la prima esponente della famiglia reale inglese a divorziare dai tempi di Enrico VIII.

    • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      ma figurati, Meg non si sposa perché aveva paura di fare un salto nel vuoto, Peter non era benestante e magari potevano avere delle difficoltà anche se non credo che la sorella l’avrebbe lasciata in braghe di tela.
      fosse stata veramente molto convinta avrebbe detto ciao a tutti e se ne sarebbe andata da qualche parte con l’uomo amato. Voglio spezzare una lancia a favore di Edoardo VIII che non amo molto – e a proposito di The Crown direi che tutta la parte su di lui e i rapporti con la nipote regina è inventata di sana pianta – ma almeno ha avuto il coraggio di fare le valigie e andarsene.

      • michimao ha detto:

        @marina, io non ricordo più dove, però avevo letto che Edoardo VIII credeva che alla fine l’avrebbe spuntata e il Parlamento gli avrebbe concesso di sposare la Simpson. Sembra che la “sicurezza” gli venisse dal fatto che non solo era il Re, ma era anche molto amato dagli inglesi, anche lui era sempre sui giornali, la gente lo cercava, insomma era una sorta di “idolo” (spero di non esagerare). Come sappiamo, invece, le cose andarono diversamente e, non solo dovette rinunciare al trono, ma probabilmente fu anche un duro colpo alla sua vanità…

        • Pellegrina ha detto:

          Con Edoardo ci furaono anche problemi politici però: le sue simpatie naziste. Quello che non si capisce è l’avversione dei POLITICI al matrimonio di Margaret: l’idea che potesse in qualche modo riaprire il discorso della legittimità di Edoardo?
          Cioè, possibile che fossero tutti tanto beghini? fossero poi campioni della fedeltà conigale nelle upper class inglesi!
          Ad oggi tre figli su 4 di Elisabetta hanno divorziato, due risposati, a parte Margaret; altri esempi ci saranno di sicuro nei rami collaterali; il mondo non è cascato, la monarchia neppure e nessuno pianta questioni epocali.
          Fosse nata venti anni più tardi Margaret avrebbe convissuto e pace, nessuno avrebbe scatenato l’inferno assurdo che dovette subire lei, capriccio o non capriccio che fosse il suo sentimento non era il voyeurismo altrui a dover decidere della sua vita.

          • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

            bisogna contestualizzare gli eventi. ho scritto che Laurence Olivier, il grande sublime Olivier, non veniva ammesso nel recinto reale di Ascot perché divorziato. ovvio che oggi non succede più, ma all’epoca si. sbagliato? si certo, ma era così.

            • nicole ha detto:

              Io penso che se invece di un commoner come Townsend si fosse trattato di un principe reale di altro casato o di un nobile inglese di rango , seppur divorziati, un occhio lo avrebbero chiuso . Credo che in quei tempi fosse impensabile … ahimè per i due la abdicazione era ancora cosa recente dal punto di vista emotivo della nazione , avvenuta in momento molto complesso e delicato, forse un pericolo evitato per un soffio un re con simpatie nazi .
              Towsend era sicuramente per merito personale arrivato a essere segretario -uomo di fiducia assoluta del Re , mi immagino le invidie e le gelosie .. l’animo dell’uomo resta sempre immutato nei millenni ! Margaret non mi era simpatica , nemmeno in può , una nullafacente o quasi a spese dei contribuenti.. senza vergogna. Sicuro son stati più i problemi che ha creato a sua sorella regina che l’aiuto o sostegno dato . Elisabetta a quanto pare ha retto bene anche questo .

          • Dora ha detto:

            ecco: SE Margaret fosse nata venti anni più tardi (io direi anche quaranta, che son stati dolori anche per carlo)…

            ma così non è stato. non si può spalmare la mentalità di oggi sul passato, per quanto vicino sia.

            • Ale ha detto:

              vero, concordo. bisogna sempre contestualizzare e guardare con gli occhi dell’epoca per comprendere gli avvenimenti e il perché delle cose, anche di quelle che non ci piacciono o ci sembrano assurde. la morale cambia nei secoli e giudicarla con gli occhi di oggi serve a poco. altrimenti per esempio come giudicheremmo la vita privata del re cattolicissimo Luigi XIV?
              detto questo penso che Margaret fosse liberissima di scegliere di abbandonare tutto, non sarebbe certo diventata povera, ma evidentemente a lei non bastava essere la signora townsend. a parer mio se si è altezze reali oltre agli onori bisogna accettare anche gli oneri, queste persone vedono di parecchio limitata la loro libertà a favore dei doveri verso la nazione di cui loro sono incarnazione e servitori. questa è stata la vita di Elisabetta. se uno non ne ha voglia può sempre abdicare e dedicarsi ad altro.
              Margaret oggi forse avrebbe anche potuto sposare townsend, ma quanto sarebbe stata messa in croce dai media per i suoi eccessi? all’epoca la stampa inglese era molto più al guinzaglio e rispettosa della famiglia reale, oggi certe cose vengono pubblicate senza pensarci due volte.

  10. michelle ha detto:

    Anne Countesse of Rosse, la madre di Anthony Armstrong Jones è stata una delle più belle donne di Inghilterra
    https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/3b/aa/3a/3baa3a18aa92dca8203fcbc41e1e4ee1.jpg

  11. elettra/cristina palliola ha detto:

    Anche io seguo la scuola di pensiero che alla fine fu Margaret a rimanere dove era , a rinunciare all’amore che amore non era perchè non voleva assolutamente perdere i suoi privilegi e finire o all’estero o in qualche lontana contea della GB:
    Quello per Townsend non era amore, era passione giovanile travolgente.La principessa aveva un’anima passionale e inquieta e tutto ciò che era fuori dalla regola la attraeva…anche questo amore clandestino e segreto con un uomo sposato, era già il condimento giusto che rendeva il tutto più interessante. Non fu vittima di Elisabetta, anzi! fu Elisabetta a essere intrappolata tra i suoi Primi Ministri, la volontà della sorella e la Ragion di Stato! Io credo che la Regina abbia molto sacrificato anche a livello di sentimenti alla Corona!
    Oggi probabilmente Margaret avrebbe potuto sposare il suo maggiore/colonnello senza rinunciare a nulla, ma io credo che in ogni caso l’unione non sarebbe durata,Margaret era di sua natura una ribelle e irrequieta e le piaceva essere al centro dell’attenzione. Quando i riflettori si fossero spenti sulla sua storia, se ne sarebbe stancata e annoiata.
    Per molti versi Tony Amstrong-Jones fu il marito giusto. Anche lui con una vita da artista, con qualche trasgressione più o meno privata , anche lui voglioso di esperienze un po’ sopra le righe , per qualche tempo diede pace a Margaret…il matrimonio finì quando si esaurirono i motivi per i quali stavano insieme. Lui si ritirò a vita privata senza dare scandali di alcuna natura e senza commentare con una sola parola la sua vita a Corte e aspetti del carattere della ex moglie….alla fine un gran signore, tanto che continuò a frequentare come fotografo, la famiglia reale, sia in circostanze ufficiali che i quelle private; avrebbe potuto arricchirsi svelando moltissimo, ma non lo fece e la regina le dimostrò la sua riconoscenza. A distanza di anni bisogna dire che fu anche un buon padre, perchè se fosse dipeso da Margaret, non so come ne sarebbero usciti i figli! lei continuò a riempire con le sue stranezze le prime pagine dei giornali…i suoi amori, le ubriacature i suoi eccessi caratteriali erano illustrati con dovizia di particolari e fotografati…era tra le più paparazzate del periodo, più incline alla bella vita che agli impegni che il suo rango voleva.
    Lui, l’altro protagonista di questa storia, l’affascinante Townsend sappiamo come ha continuato la sua esistenza: ha sposato una ereditiera belga di 30 anni più giovane di lui, ha contiuato a vivere in Belgio nel Paese dove era stato trasferito e mi viene da pensare : chissà alla fine cercava solo i soldi. Anche lui, alla lunga, penso si sarebbe stancato di Margaret che certo era una donna difficile da accontentare, sempre alla ricerca di nuove emozioni . Uno dei figli ha sposato una principessa di Ligne
    Margaret, quando fu informata della sua morte sembrò addolorata….fu dolore per l’uomo Peter Townsend o fu dolore per la passata gioventù che il bel colonnello rappresentava?

  12. Sarah ha detto:

    Da quello che ho letto , Peter , era diciamo un arrampicatore, cercava un matrimonio per migliorare la sua classe sociale… Margareth era esattamente quello che faceva al caso suo, lui molto più grande di lei la ha saputa gestire in un periodo per età e accadimenti , molto delicato, e lei se ne innamora…
    Ma nel momento di scegliere i titoli, la rendita, tutti i suoi privilegi di altezza reale o l’amore della sua vita….sceglie i titoli , allora mi viene da pensare che forse non era amore , che anche lui abbia desistito, e che due cuori e una capanna non piaceva a entrambi come prospettiva no ?!?

  13. annarita ha detto:

    Una curiosità: mi sbaglio o, quando Meg morì, fu deciso di seppellire le sue ceneri nella tomba di suo padre perchè nel cimitero del castello di Windsor non c’era più posto. Allora mi chiedo: dove sarà seppellita Elisabetta?

  14. laura ha detto:

    Il Marriage Act precisa che se il monarca rifiuta il consenso alle nozze dopo un anno dal rifiuto e al compimento dei 25 anni la persona interessata può rivolgersi al Parlamento. Se anche il Parlamento rifiuta può sempre sposarsi ma sarà un matrimonio nullo dal punto di vista dinastico con perdita di rango, appannaggio etc. Quindi il Parlamento viene messo un gradino sopra il monarca ma alla fine pare che nella storia del UK un permesso accordato dal Parlamento nonostante il parere negativo del monarca non si è mai verificato.
    Se però il monarca da’ il suo consenso non mi pare che via sia bisogno di passare dal Parlamento e quindi in teoria Elisabetta avrebbe anche potuto dare il consenso senza nessun intervento del Parlamento. Naturalmente la regina , anche vista la sua inesperienza , si è consultata sia con la madre che con il primo ministro e quindi ha tenuto conto, saggiamente, dei loro suggerimenti.

  15. Caterina ha detto:

    Bellissimo post Marina, che tristezza però. Che brutto voler essere a tutti i costi “la pecora nera”, senza “accontentarsi” di una vita privilegiata al servizio di quel Paese, di quel cognome di quella corona che forse avrà anche tolto, ma quanto ha elargito. Un po’ il discorso fatto da un Principe di casa nostra, quando parla del Patrimonio, che non sta in banca e che nessuno può togliere ma che avendolo ereditato va conservato e tramandato, passare ciò che si è ricevuto ai propri figli mettendosi al servizio. Beh questo è ciò che io intendo essere Regale, non perfetto, anche sbagliando, ma mettendocela tutta.

  16. Luthien ha detto:

    Finalmente, anche se con ritardo, posso commentare quest’articolo.
    Nom conoscevo bene la vicenda che, peraltro. è stata magistralmente ricostruita
    @ Pellegrina, la questione è sempre stata politica, morale e religiosa insieme. In Inghilterra il capo dello stato, il re o la regina è anche il capo supremo della Chiesa anglicana,. Non c’è a livello istituzionale separazione tra stato e chiesa, ( probabilmente l’Inghilterra è uno degli ultimi esempi di Chiesa dii stato); gli arcivescovi anglicani siedono di diritto alla Camera dei lord e, fino a pochi anni fa, erano nominati dal Parlamento , con il corollario di essere scelti anche da atei e agnostici.
    il fatto che anche primi ministri fossero divorziati irrilevante
    La chiesa anglicana aveva ed ha varie anime e si reggeva ieri e la comunione anglicana, che raccoglie tutti i fedeli anglicani del mondo , i il cui membro più antico e rispettato è la chiesa dì ‘Inghilterra ( per quanto?, considerato che la maggior parte dei fedeli anglicani è in Africa ed Asia)si regge su delicati compromessi teologici e morali, spesso solo nominali ( vedi Dora per cui i reali possono divorziare, ma non sposare divorziati e Carlo e Camilla hanno ricevuto una semplice benedizione).
    Se così pochi anni fa, figurarsi agli inizi degli anni ’50.

  17. Luthien ha detto:

    La chiesa anglicana è nata dalla volontà di un re di divorziare ( anche perché pensava di aver bisogno di un erede maschio) , ma la possibilità di divorziare era molto limitata ed il suo uso ancora più raro, né tantomeno, all’epoca, accettato dalla Chiesa di cui il re è il capo, nel suo complesso.
    Se Margaret , all’epoca terza nella successione al trono avesse sposato, conservando i titoli e le prerogative, un divorziato, si sarebbe potuta aprire una crisi ” istituzionale”.
    Poi c’erano sicuramente altri motivi, il ricordo dell’abdicazione dello zio, il fatto che con Giorgio Vi la monarchie è presentata come espressione dei valori familiari., il colonnello @ Dora, il clero latino è tenuto al celibato almeno dal iv secolo, molto spesso in determinati luoghi e tempi quest’obbligo non è stato rispettato, ma c’era.
    Luthien

  18. mau ha detto:

    Penso che essere la “Regina Elisabetta” per lei non sia sempre rose e fiori, la ragione di stato sempre e comunque… probabilmente per sua sorella la vita non deve essere stata tenera.

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