Carlo e Diana, un souvenir d’Italie datato 1985

Carlo-e-DianaTrentuno anni fa Carlo e Diana hanno effettuato un lungo e trionfale viaggio in Italia e mi sono trovata a ripensarci solo casualmente, perché nei giorni scorsi il mio royalblog preferito ha pubblicato  la famosa foto di Carlo e Diana in gondola a Venezia. Così una mattina all’alba (da un po’ mi sveglio prestissimo, fortuna l’Ipad che mi permette di leggere senza disturbare gli altri) sono tornata a quelle settimane del 1985: avevo la tesi pronta da consegnare, stavo studiando per l’ultimo esame e seguivo le tappe di questo viaggio. Ammetto che ero un po’ in estasi, la coppia sembrava perfetta, il matrimonio era stato da favola e aveva contribuito a consolidare il mio storico amore per i royal in generale e per la famiglia reale inglese in particolare.

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Infelicemente sposati (ma ancora pochi lo sapevano) da meno di quattro anni e già genitori di due bambini, Carlo e Diana visitano l’Italia dal 19 aprile al 5 maggio. Il tour ha un successo stratosferico, gli italiani impazziscono per lady D, per i suoi abiti improbabili e per i cappellini in puro stile british. Folle di ammiratori vengono messe K.O. dal sorriso della principessa del Galles e dai suoi timidi sguardi di traverso. Nel complesso la giovane lady Diana Spencer non ha l’aria di divertirsi molto: l’agenda di queste due settimane di pseudo-vacanza è fitta di incontri istituzionali (prefetti, ministri e anche Giovanni Paolo II e Pertini), passeggiate nei cimiteri (quello militare inglese di Anzio), cene di gale affollate di aristocrazia italiana e politici rampanti e infine visite a chiese e musei. Persino a Venezia, mentre in gondola fa un giro per i canali insieme al marito, Diana ha uno sguardo triste e perduto. Il top della noia deve averlo toccato, lei che amava i Duran Duran, alla Scala quando assiste ad una messa in scena della Turandot, in omaggio alla passione di Carlo per la lirica. Però all’epoca ancora nessuno conosceva la realtà dei fatti e quindi la principessa, quando entra nel palco reale in abito da sera e diadema,  viene accolta con un’ovazione (anche se qualcuno osserva che il vestitino fucsia non è nuovo ed un tantino troppo semplice per una serata di gala) e i giornali inneggiano al “viaggio d’amore di Carlo e Diana” nel belpaese. Le riviste patinate raccontarono, con grande enfasi e una certa ampollosità, i dettagli della visita e nonostante siano passati tanti anni ho religiosamente conservato molte di quelle pagine. Così, nonostante questo non sia un anniversario tondo, ho deciso di dedicare un post al celebre viaggio in Italia di Carlo e Diana visto che, fra l’altro, ho un paio di interessanti testimonianze dirette.

La prima è quella di Nicoletta Mercati, amica romana conosciuta attraverso il blog e con la quale ci siamo scoperte negli anni affinità quasi da sorelle. Compresa la passione per i reali.

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Il viaggio in Italia di Carlo e Diana

Carlo e Diana sono in viaggio in Italia, impegnati in un tour di quindici giorni che li porterà a su e giù per la penisola. Io, invece, sono reduce da una mononucleosi molto cattiva che mi ha costretto a letto per settimane e sono ancora sotto l’effetto di una pesante terapia cortisonica. Insomma, dovrei starmene a riposo, come ripete mia madre. Ma il royal tour prevede una tappa romana. E, quindi, devo esserci e per nessuna ragione al mondo intendo rinunciare all’occasione. Sembra la trama di “Assassinio allo specchio” ma invece, è quello che mi è accaduto, con una precisazione: in quel momento, non ero più contagiosa! Dopo lunghe discussioni riesco a convincere mia madre: può solo farmi bene prendere un po’ di aria o, forse, anche lei ha capito che ciò che mi farebbe davvero male sarebbe non realizzare il mio sogno. Perché di questo, semplicemente, si tratta. Di un sogno. Vedere da lontano la Principessa del Galles, il mio mito.
Ed ecco che, ancora convalescente, con quello che poi sarebbe diventato mio marito, partiamo in motorino in direzione Campidoglio. Arriviamo e la piazza è già piena di gente e di giornalisti. Riusciamo a farci largo e a conquistare un posto lungo una transenna vicino alla porta della Sala Rossa dove si sta svolgendo il ricevimento. L’attesa è spasmodica. La mia emozione va aumentando insieme all’impazienza della folla. Applausi, forse. Senz’altro grida. Un’eccitazione palpabile. Un tempo sospeso. Un ricordo indelebile. Il tempo passa e di Carlo e Diana nessuna traccia. Intanto dalla Sala continuavano ad uscire i fortunati, più o meno noti, ammessi alla presenza della real coppia. E, qui, si innesta un altro ricordo, o meglio, un rimorso. Poco prima che dalla Sala del Campidoglio uscissero Carlo e Diana, uscì Audrey Hepburn! Foulard annodato e occhiali neri (come nella più classica iconografia). Ancora bella, così regale anche lei! Nessuno la notò andar via veloce. Io diedi una gomitata al mio ragazzo e dissi: “Hai visto Audrey Hepburn, quella di Colazione da Tiffany?” ” Ah!” Fu la risposta. Chissà se l’indifferenza che la folla le riservò colpì quella donna così, notoriamente, sensibile che vedeva i flash ora rivolti ad un altro mito, in fondo, così simile a lei nella fragilità e nella dedizione agli altri? O forse, da persona schiva apprezzò l’anonimato. Mi è sempre rimasto il dubbio ma ho sempre rimpianto di non aver dedicato un applauso sincero a quella che rimane uno dei miei miti cinematografici. Ma io non ero lì per lei e non potevo farmi distrarre dagli eventi contingenti.

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Carlo e Diana a Milano

Io ero lì per la Principessa Diana, per me allora e per sempre Lady Diana. Quando lei e Carlo uscirono dalla Sala Rossa me li ritrovai proprio davanti. Bloccati dai fotografi lì ad un passo, non so come, trovai il coraggio di augurare loro un buon soggiorno a Roma ed osai, rompendo ogni forma di etichetta, dire, o meglio farfugliare, a Diana che avevo avuto l’occasione di visitare la mostra a St. James Palace con il suo abito da sposa e i regali di nozze. Si fermò, gentile, mi diede la mano e mi ringraziò dell’augurio. Si accostò anche Carlo e ringraziò anche lui. Non vi dico la mia emozione! Quel che ricordo é un flash ben preciso. Un attimo sospeso in cui il tempo rimase fermo. Pensai quanto era bella e quanto era alta ma ciò che mi colpì fu il calore della voce di Diana, la stretta di mano salda e lo sguardo intenso dei suoi occhi incredibilmente azzurri. Era una giovane donna di una bellezza incredibile che, in quel momento, aveva letteralmente il mondo ai propri piedi, eppure, mi sembrò “umana” forse ancora timida, certo non altezzosa, una persona che aveva, nell’atteggiamento, un’apertura e una spontaneità verso la gente che avrebbe potuto permettersi di non avere. Ho sempre pensato a questo, negli anni a venire, quando mi è venuta in mente e credo che sia il motivo per cui è stata tanto amata (dal popolo) forse perché altri hanno avuto un’impressione simile alla mia. Tutt’altro è il ricordo di Carlo. Un passo dietro la moglie che lo sovrastava con la sua presenza. Le mani a reggersi i polsini con gemelli, le guance paonazze. Anche di lui mi colpì la voce, profonda, e la curata eleganza ma l’atteggiamento assolutamente distante e distaccato non mi fece una bella impressione. Potrei dire che, inconsapevolmente, ebbi già allora l’impressione che soffrisse dell’enorme successo della moglie.

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Diana al cimitero inglese di Anzio

Il tutto fu, incredibilmente, rapido ma bastò ad imprimermi dentro un’impressione che non se n’è mai andata insieme al ricordo indelebile del suo sguardo azzurro.
Da lì si spostarono per una visita al Pantheon ed anche noi attraversammo il centro di Roma per raggiungere il luogo dell’altra visita. Anche qui la piazza era piena di gente e la nostra posizione era un po’ meno privilegiata. Ancora profondamente scossa ed emozionata ebbi però modo di osservarla da lontano. Vidi bene il vestito, se non sbaglio un robe-manteaux, a righine sul rosino celestino, più vivace che in foto, una camicia con il fiocco, gli spalloni, l’orlo a metà polpaccio. Lo stesso abito che, di lì a poco, avrebbe esibito per la sua visita al Quirinale ed il pranzo con il Presidente Pertini.
A pensarci adesso, un vero orrore. Ma eravamo nel pieno degli anni ’80, la moda era tra le peggiori che mai si siano viste e si era perso il senso delle proporzioni. Sembrava normale, anzi devo ammettere che sembrava elegante. Povere ragazze della mia generazione che, nel fiore degli anni, si sono viste mortificare da un abbigliamento che stava male anche su un fisico come quello di una delle donne più famose (e belle) della storia. Certo Diana non era ancora l’icona di stile che sarebbe diventata ma certo il fisico era già perfetto.

Nicoletta Mercati

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Carlo e Diana in Sicilia

Come noto Diana aveva con il cibo un rapporto complicato, ma quella volta che venne in Italia – quando lei e Carlo sembravano ancora felici e innamorati – si fece fuori un piatto di pasta alla Norma. Non ci credete? La notizia è di prima mano, perché anni dopo per una strana coincidenza ho chiacchierato – prendendo appunti, non potevo farmi sfuggire un’occasione del genere – con la signora catanese che ha cucinato per lei.

In Sicilia la bella principessa, elegante ma ancora un po’ infagottata in tailleur bon ton anni Ottanta, si gode un po’ di più una vacanza che fino a quel momento è stata densa di impegni ufficiali. Nell’isola sono quasi in visita privata e Carlo, grande appassionato di giardini, botanica e agricoltura chiede di visitare degli agrumeti. I tempi sono stretti, ma vicino a Catania dove la coppia arriverà in aereo c’è una tenuta modello, proprietà dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. La moglie Valeria Guarnaccia ovviamente fa sapere di essere entusiasta all’idea di accogliere i principi del Galles e si mette all’opera con una settimana di anticipo. La loro non è l’azienda agricola più vasta della zona, ma logisticamente sembra perfetta perché si trova sulla strada che dall’aeroporto va a Siracusa nella cui baia lo yacht reale “Britannia” attende Carlo e Diana.

Per l’occasione la principessa di Galles indossa un completo rosa confetto, gonna arricciata, maniche a sbuffo, cappello in tinta e scarpe e calze bianche. È così romantica e dolce che quando imbocca il viale d’ingresso uno dei contadini, preso dall’entusiasmo, strappa un ramo di zagare e gliele offre baciandole le mani. Da quel ramoscello profumatissimo di fiori d’arancio la principessa non si separa per tutto il giorno e una delle poche foto dell’evento la ritrae proprio con in mano il tralcio di zagare.
La colazione in masseria – antica ma lussuosamente ristrutturata – a cui prende parte un piccolo gruppo di ospiti selezionati è solo apparentemente semplice. Valeria Ciancio Sanfilippo, aiutata dalle contadine, prepara per i principi di Galles il meglio della cucina siciliana secondo le ricette tradizionali. Due primi, pasta con le sarde e pasta alla Norma; due secondi, involtini di carne cotti dentro alle foglie del limone e pesce alla griglia. Anche i dolci sono siculi: l’immancabile cassata e i cannoli e poi arance e limoni ripieni di gelato. Carlo e Diana si servono da soli al tavolo del buffet, senza formalità e con pochi camerieri e il principe è a dir poco estasiato.
La principessa, che alla padrona di casa confessa di avere visto sulle tavole dei ricevimenti ufficiali soltanto riso, sceglie i tortiglioni alla Norma. Il principe fa un bis con la pasta alle sarde e poi per entrambi pesce spada. A seguire involtini per Carlo e verdure per entrambi. «I principi di Galles – ricorda Valeria Ciancio Sanfilippo – hanno fatto davvero onore alla cucina siciliana e sono stati entrambi deliziosi. Abbiamo parlato di cucina, di ricette, di bambini, del nostro miele». I Ciancio Sanfilippo omaggiano offrono a Diana un grande barattolo del prezioso miele di zagare prodotto nella tenuta “Il Cardinale”; la principessa lo accetta volentieri perché, spiega, vuole farlo assaggiare ai piccoli William e Harry.

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Diana a Venezia con la “palandrana” scozzese creata per lei dagli Emmanuel, autori del suo abito da sposa. Come abbiano pensato di metterle addosso una cosa del genere è un mistero… Ai tempi di Enrico VIII sarebbero stati decapitati per lesa maestà.

Carlo e Diana, un viaggio con luci e ombre

Il principe di Galles desiderava moltissimo visitare l’Italia, tappa fondamentale del “Grand Tour”, il famoso viaggio di formazione che per le classi elevate britanniche costituiva un po’ un rito di passaggio, marcando la fine della gioventù e l’inizio dell’età adulta. Il tour di due settimane era stato programmato per l’autunno 1984, ma viene rinviato a causa della seconda gravidanza di Diana. Carlo era stato solo a Trieste per visitare il collegio del Mondo Unito ed è quindi felicissimo all’idea di vedere finalmente un paese così ricco di arte e storia. Nel 1994 Jonathan Dimbleby ha scritto una biografia autorizzata del principe per la quale ha avuto accesso ai diari dell’erede al trono nei quali sono raccolte molte impressioni su questa visita apparentemente facile ma per certi versi insolita e in qualche caso persino imbarazzante. Carlo e Diana vengono affogati di cibo, fra pranzi, cene, merende, colazioni, tutto ottimo ma in quantità esagerate (e con inattesi bis perché all’epoca il risotto con gli scampi e la sella Orloff sono considerati il massimo dello chic, tanto da essere proposti di continuo sulla mensa reale). Il tour inizia il 19 aprile in Sardegna e prosegue a La Spezia, dove il principe ispeziona l’arsenale militare. La coppia si sposta quindi a Milano poiché Carlo desidera moltissimo vedere la Turandot; la serata alla Scala è nel complesso un successo, se non fosse che appena il principe mette piede in teatro qualcuno si affretta a raccontare che il tempio italiano della lirica è stato completamente distrutto nel 1943. Dagli inglesi.

Nei giorni successivi Carlo e Diana sono accolti a pranzo da Borromeo sull’Isola Bella e poi finalmente scendono a Firenze, per la tappa più attesa da Carlo, visti i suoi interessi artistici. I principi sono ospiti dello scrittore e collezionista d’arte Sir Harold Acton che nella sua splendida Villa La Pietra con vista sulle colline e sulla città, riceve spesso personaggi celebri fra cui la principessa Margaret e la Regina Madre. “Ero eccitato all’idea di vedere Firenze” scrive Carlo nel suo diario di viaggio e infatti per il principe sono giorni memorabili e intesi; il 23 aprile la coppia visita San Miniato e per l’erede al trono inglese l’esperienza tocca quasi la perfesione assoluta specie nel momento emozionante della visita alla cappella decorata con le ceramiche di Luca della Robbia. Poi è la volta di Santa Maria del Fiore, Santa Croce, Palazzo Vecchio e infine degli Uffizi.

Il 26 aprile Carlo e Diana giungono a Roma e pranzano alla Casina Valadier; nel pomeriggio mentre Carlo incontra i presidenti del Senato e della Camera Francesco Cossiga (che però è offeso a morte perché i media britannici lo hanno definito “il capo della mafia sarda”) e Nilde Iotti, mentre Diana visita alcuni reparti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, interessandosi alle terapie, al decorso delle malattie e alle storie dei piccoli degenti. Anche l’incontro con il capo del Governo Bettino Craxi non è cordiale, anzi Carlo trova piuttosto antipatico il leader socialista, però va molto meglio con il vecchio presidente Pertini il quale fa di tutto per distendere l’atmosfera.

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Carlo e Diana vengono ricevuti alla FAO e al Capidoglio, poi percorrono i Fori Imperiali e visitano il Pantheon (ma il principe nel privato dei suoi diari ammette di essersi emozionato di più a Firenze) e la sera presenziano a una cena esclusiva al Circolo della Caccia. Il giorno successivo i principi si recano al cimitero di Anzio per una celebrazione in memoria dei caduti e il 29 aprile finalmente la coppia arriva in Vaticano per la tappa più difficile e spinosa di tutto il viaggio. Carlo, che vuole contribuire alla distensione dei rapporti fra cattolici e anglicani e desidera proseguire con il dialogo ecumenico iniziato nel 1982 con la visita di Giovanni Paolo II in Inghilterra, chiede di assistere a una messa celebrata dal Papa, naturalmente senza ricevere la Comunione. Il principe aveva chiesto di informare la madre, ma nessuno in realtà si prende la briga di farlo così, alla vigilia della partenza, la regina (che per inciso è il Capo della Chiesa anglicana), venuta a conoscenza del programma, si infuria e nega il proprio consenso. La questione viene fuori sui giornali sia italiani che inglesi e in diverso modo questa Messa mancata provoca polemiche e discussioni.

Il 30 aprile Carlo e Diana raggiungono la Sicilia, visitano Catania, Siracusa e Taormina. Il 2 maggio arrivano a Bari dove visitano la Cattedrale di San Sabino quindi a Trani e Molfetta. Il 4 maggio il Britannia porta i principi a Venezia; la coppia cena alla  Locanda Cipriani di Torcello ospite del Ministro delle finanze Bruno Visentini. La domenica 5 maggio, dopo la funzione religiosa e la gita in gondola Carlo e Diana, insieme ai piccoli William e Harry salutano gli italiani a bordo del Britannia e se ne tornano a casa. Sono abbastanza esausti, ma il principe di Galles ammette che nonostante la fatica “è stato memorabile”. Infatti tornerà molte altre volte, ma sempre in visita privata.

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Con lo straordinario sense of humor dei reali britannici, Diana in visita a una nave della Marina italiana a La Spezia si è vestita da marinaretto… stile “Candyman” e infatti Spadolini è basito.

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Solo una donna straordinariamente bella può essere bella anche dentro a questo vestito e sotto a questo cappello. Della serie orrori metà anni ’80.

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Altro abito fagotto e cappello improbabile il tutto completato dalle famose calze docorate da un fiocchetto sul tallone. Diventate poi di gran moda.

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Sempre della serie ai tempi di Enrico VIII… la domanda è? Perché mai vestirla da cameriere?

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Tutte le ragazze degli anni ’80 hanno avuto un vestito così.. più o meno. Qui è a Firenze al ricevimento organizzato a Palazzo Vecchio.

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Total red, comprese calze, scarpe e borsa. Il che non l’aiuta ad essere felice o interessata al luogo che sta visitando

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La famosa foto con Pertini. Lui dice “no, non voglio stare in mezzo, lasciamo alla bellezza prendere posto al centro”. Il presidente partigiano è un anziano signore galante e ha notoriamente un debole per le teste coronate.

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L’abito di lamè indossato per la cena al Circolo della caccia di Roma. Non sono sicura si tratti di una foto presa in quella occasione, ma l’abito di sicuro è quello perché mi è stato descritto da uno dei soci presenti, il duca Roberto Ferretti di Castelferretto. Il quale mi disse che aveva parlato con Carlo dei costi di gestione del circolo.

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L’infallibile Gente ci ha proprio visto giusto!

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E anche la principessa Bona Borromei ha capito tutto di loro due…

comunque il settimanale racconta di molte gaffes inanellate dal protocollo della Repubblica, fra cui dei vari pranzi ufficiali con menù spesso quasi identici e di una Diana che alla Galleria Palatina, davanti a un Rubens, chiede se lo ha fatto tutto lui da solo.

 

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51 Commenti

  1. nicole ha detto:

    A me sembra un bel bambino dall’aria paciosa, ha solo 10 anni .. sa stare al gioco , impara insomma. Tenuta adeguata, ricordo il povero Carlo perennemente in giacca e cravatta ( kilt quando era richiesto ) , credo fosse nato con i gemelli ai polsini.

  2. Caterina ha detto:

    Carissimi, leggo solo oggi questo bellissimo post, essendo stata fuori casa. Di quei giorni ricordo tutto, anche perché a quei giorni avevo sedici anni e vivevo ancora nella mia Amata Toscana. Conservo anche io ancora quella copia di Gente, e guardavo tutti i vari telegiornali con tutti i commenti sulla coppia Reale. E’ stato un prolungamento di quell’incanto che fu per me, le loro Nozze. Anche se poi è stato quel che è stato. A quei giorni loro incarnavano la favola della coppia ricca bella e felice, nelle nostre menti romantiche e pazienza se poi è andata diversamente, certo il dispiacere c’è, nel pensare che quella “Principessa non lo era” nel senso che ha evidenziato Elettra. Però penso che oltre al mancato sostegno della propria famiglia d’origine forse sia mancato anche un sostegno culturale, non ci si può annoiare davanti alla Turandot o alle ceramiche di della Robbia. Anche io ero pazza dei Duran Duran ma nelle cuffiette c’erano pure Puccini, bellini ed altro. Quando penso ad altre attuali principesse consorti giovani come Mathilde del Belgio che da Logoterapista si è laureata in Psicologia dopo tre anni dal suo matrimonio celebrato a ventisei anni, certo sono trascorsi anni, forse questo matrimonio ha insegnato tanto alle altre Monarchie ed anche a quella Inglese. Quanto alla Duchessa di Cambridge io la trovo tutt’altro che triste.

  3. Caterina ha detto:

    Volevo aggiungere una considerazione sul look anni ottanta al quale pure io ho aderito più o meno. La cosa più tremenda per il mio gusto sono le calze nei colori bianco ospedaliero e rosso: ” Mon Dieu quelle Horreur!!!”

  4. Daniela ha detto:

    Post (e commenti) davvero interessanti, soprattutto per me che essendo nata alla fine degli anni ’70 la favola di Diana l’ho vissuta quasi di sfuggita quando ormai erano più note le luci che le ombre.
    Infatti non c’è molto che mi senta di aggiungere, e ho scelto di commentare solo perché – come già per il post su Lucrezia Borgia e le tagliatelle – volevo segnalare a Marina di aver scritto nel mio blog un articolo che contiene un link al suo: https://labibliotecadidaniela.wordpress.com/2016/06/22/ricetta-pasta-alla-norma/

  5. michele ha detto:

    Tanti auguri alla donna che nonostante quello che si è detto su di lei,di positivo e negativo e ancora oggi se ne dica, io l’amerò sempre 🙂 Tanti auguri Lady Diana 🙂

  6. Letizia ha detto:

    Buon Compleanno Lady Diana, ovunque tu sia…

  7. Luthien ha detto:

    Mi ero dimenticata di quanto giovane e bella, nonostante le mise improbabili, fosse Diana, in quel primo viaggio in Italia
    Dato l’interesse del principe Carlo per l’Italia, ho pensato di inserire qui una piccola curiosità. che lo riguarda.
    Anche durante le vacanze, gli appassionati di storia e i segugi di tracce reali, non riposano, ma sono sempre all”erta.
    Ad Ischia ho visitato , a Forio i giardini della mortella ( meravigliosi), creati tra le rocce vulcaniche, a partire dagli anni ’50, dal compositore e musicista inglese Sir William WALTON , autore della t Crown Imperial , per Giorgio Vi e Orb and Sceptre per la regina Elisabetta, e di un Te Deum. e soprattutto dalla moglie Lady Susanna Walton.
    Dopo la morte del marito, Lady Susanna ha dato vita a due fondazioni :una in Inghilterra , William Walton trust, di cui è membro il principe Carlo e la fondazione Willaim Walton , in Italia . con lo scopo di far conoscere l’opera di Sir Willaim, sostenere giovani musicisti, nonché tenere aperto il giardino.
    Ebbene, come da targa apposta, al concerto di giovani musicisti che inaugurò la fondazione , nel 2002, partecipò anche il principe Carlo che ha anche visitato la mortella per ben due volte..

  8. Michele ha detto:

    In occasione dei 20 anni dalla morte di Diana william e harry hanno deciso di commissionare una statua della madre che verrà situata nei giardini pubblici di kensington palace 🙂 https://www.facebook.com/TheBritishMonarchy/posts/1364976600190833

  9. Anna Bruno ha detto:

    A me Lady D piace come personaggio pubblico..I giornalisti come spesso fanno si sono inventati molte bugie…( es Dody e’ il padre, Lei no nobile il fratello Ivano Alfa , la mamma Rockefeller non ricon perche umile , William e’ il figlio vero Harry no , ha figlia femmina. )

    • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      scusami ma non è la prima volta che i tuoi commenti sono confusi e pieni di frasi incomprensibili, per stavolta approvo ma per il futuro sei pregata di essere più chiara. grazie

  10. Sua Maestà la Regina Tana travgender ha detto:

    Cari sono passati piu di trent’anni quando io mia sorella e mio fratello piccoli andammo a vederla da sotto il balcone di Palazzo Borghese a Roma centro..era bella giovane irradiava tanta gioia nonostante la sua timidezza..c era un tripudio di gente ad acclamarla e con loro noi ragazzi che vedevamo in lei la Principessa delle favole..
    Poi ebbi modo di vederla da vicino, mi passo a qualche metro da me, all entrata di un cinema con i figli piccoli..a Londra credo nel 1994..fu una bella emozione perche non mi sarei mai aspettata un incontro cosi ravvicinato nella City…fuoi fortunata.!!
    Ma non lo fui quando in un locale che frequentavo dalla televisione seppi della sua tragica morte. Piansi come una bambina, e in quei giorni misi la sua foto con un mazzo di fiori e una candela proprio a via dei Fori imperiali x farla commemorare dalla gente del popolo, perche cosi era Lei..La principessa del Popolo.
    E domani sera a 20 anni dalla sua triste scomparsa rifaro’ lo stesso: una foto e un mazzo di fiori davanti l Ambasciata Inglese a Roma…
    Oggi che sono Regina del Web, la prima Regina Travgender Le renderò omaggio con tutto il mio cuore.
    ” un mito per ogni cuore puro e sincero”
    Lady Diana resterà i sempre nei nostri ricordi..R.I.P.

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