A tavola con i Savoia, le porcellane e gli argenti dei re d’Italia

A tavola con i Savoia, le porcellane e gli argenti dei re d’Italia

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Chi se non il nostro Alessandro Sala ci poteva portare a tavola con i Savoia? Ecco un nuovo interessante contributo che rende omaggio alla sua passione per la storia della dinastia reale italiana.

Palazzo Reale di Torino appartamento Madama Felicita: servizio da cioccolata, argenti epoca Carlo Felice, porcellane manifattura viennese 1820 circa con vedute di Vienna

Ai giorni nostri sono giunti diversi aneddoti culinari sui Savoia. Sono famose le leggende popolari sulla passione di Vittorio Emanuele II per la bagna caoda e il cibo semplice, per non parlare della pizza Margherita, o ancora il detto “anche la regina Margherita mangia il pollo con le dita”. Inoltre grazie ai diari degli uomini di corte o di semplici visitatori conosciamo anche alcune delle abitudini più intime dei sovrani a tavola. Carlo Alberto mangiava quasi sempre in bianco per evitare i problemi di acidità, il figlio ai pranzi ufficiali non toccava mai neanche una portata per poi cenare in privato o con la Bela Rosin, Umberto I inzuppava a fine pasto il pane nel caffè e consumava solo l’insalata che coltivava personalmente sul balcone della sua camera da letto al Quirinale, mentre la regina Elena amava cucinare in privato per la propria famiglia, tanto che ancora oggi i suoi nipoti ricordano i minestroni della nonna.

Palazzo Reale di Torino: cucina al servizio della tavola del principe ereditario Umberto, primi anni ’20 del novecento

Tuttavia non dobbiamo commettere l’errore di pensare che nelle residenze reali si mangiasse come in una qualunque casa borghese. L’etichetta era rigidissima e anche nelle occasioni più semplici non bisognava mai dimenticare che si era alla tavola del re d’Italia.
Questo aspetto poco noto della monarchia sabauda sta tornando alla luce, ottenendo un grande successo di pubblico grazie all’apertura e al restauro delle cucine reali; in particolare quelle del castello di Racconigi, del Palazzo Reale di Torino che ha dedicato anche un percorso espositivo alle tavole reali e da ultimo al Quirinale con le antiche cucine e le sale della vasella.

A tavola con i Savoia

I pasti erano principalmente di due tipi: ufficiali con circa 180 ospiti seduti, e privati, ovvero i sovrani con qualche membro della corte, in genere una decina di persone. Altre occasioni come cerimonie di stato con buffet potevano invece contare diverse centinaia di invitati tra vertici dello stato, alta borghesia e nobiltà, ambasciatori e ospiti stranieri. Tutto doveva apparire elegante, perfetto, in pratica nessun dettaglio era lasciato al caso, dagli inviti alle livree del personale. Questa macchina organizzativa comprendeva un esercito di cuochi, camerieri e staffieri tutti sotto la direzione dell’ufficio di bocca, richiamando una tradizione risalente a Luigi XIV. La rilevanza e l’efficienza di tale settore della corte era così importante che i primi interventi di risistemazione del Quirinale nel 1871 riguardarono proprio la costruzione delle cucine nei sotterranei della corte d’onore. Gli uffici erano affidati al ministro della Real Casa responsabile anche della lista civile concessa dal parlamento, mentre l’organizzazione dei pranzi di gala e la direzione del personale erano affidati al prefetto di palazzo, carica in genere concessa dal sovrano a un membro dell’alta nobiltà. A quest’ultima figura spettava anche stabilire le precedenze e la posizione a tavola degli ospiti, compito che poteva provocare liti o incidenti diplomatici, negli archivi dell’amministrazione infatti si possono leggere numerose diatribe di prefetti scavalcati o nobili scontenti.

Palazzo Reale di Torino: bicchieri servizio Baccarat 1894 decorati con collare SS Annunziata

Sia nelle occasioni ufficiali che in quelle private davanti a ogni ospite era posto il menu, rigorosamente in francese come usava nelle corti europee e dal 1907 in italiano, che a seconda dell’importanza del pranzo era decorato in modo più o meno elaborato con richiami araldici o alle mode del momento. Dall’analisi di questi si può notare che nei pranzi di gala si prediligevano la cucina internazionale e le eccellenze delle varie regioni italiane, mentre in quelli che potremmo definire pasti di tutti giorni i sovrani preferivano specialità del Piemonte e della Savoia.

due menu del 1905 (confronto delle tipologie), sinistra pranzo di gala, destra pranzo privato

Il servizio quotidiano del re era più informale e con un’etichetta meno rigida rispetto ai pranzi ufficiali ma aveva ben poco di borghese. Le pietanze venivano servite al sovrano da un ispettore degli uffici di bocca in frac mentre due camerieri in redingote, quattro staffieri e due aiutanti in livrea si occupavano della regina e degli altri ospiti. Il settore dei vini poi era considerato talmente importante che vi era un intero ufficio preposto alla sua organizzazione. Erano utilizzate bottiglie francesi e della parte tedesca del Reno, mentre per quanto riguardava i vini italiani si prediligevano in particolare quelli piemontesi, il Barolo su tutti, e della zona del Chianti. I Savoia infatti erano molto legati al mondo enogastronomico dei loro vecchi stati, realtà che in buona parte avevano contribuito a sviluppare ed esportare, tanto che il primo contratto di fornitura rintracciato negli archivi risale addirittura al natale del 1274.

Esempi porcellane settecentesche (parte alta foto) e ottocentesche (parte bassa foto) conservate nelle sale della vasella del Quirinale

Tra le meraviglie dimenticate che i Savoia hanno lasciato in eredità all’Italia emergono i capolavori assoluti dei servizi di corte facenti parte della Dotazione della Corona. Rappresentano il meglio dell’artigianato europeo ed italiano dell’epoca. Le sale della vasella del Quirinale e del Palazzo Reale di Torino custodiscono ancora oggi immensi tesori: porcellane, centritavola in argento o in oro, candelabri, posate e vassoi in argento, per finire con sterminate serie di cristallerie a perdita d’occhio. Chi visita questi ambienti non può rimanere indifferente davanti a questi oggetti, da considerare veri e propri capolavori dell’arte. I servizi, fossero essi piatti o bicchieri, andavano quasi sempre da un minimo di 20 a un massimo di 180-200 coperti. Furono quasi tutti rinnovati da inizio ‘800 in poi col passaggio dell’apparecchiatura della tavola dal metodo francese, con tutte le portate insieme, a quello russo, in sostanza quello odierno.

A tavola con i Savoia, a Torino e a Roma

Gli argenti alla corte piemontese, e italiana poi, erano considerati un vero e proprio simbolo di potere. Particolarmente importanti erano quelli utilizzati per la decorazione della tavola. Oggi si trovano ancora quasi tutti nei due palazzi reali più importanti della dinastia, quelli di Roma e Torino. Dopo il 1870 infatti molti pezzi vennero fatti confluire nella nuova capitale, ma la vecchia “casa” non venne mai dimenticata dai sovrani che vi custodivano molti cimeli della loro storia e che comunque venne abitata fino al 1946. Quasi tutta l’argenteria risale all’epoca di Carlo Felice e Carlo Alberto, in quanto buona parte di quella del ‘700 fu fusa per pagare le guerre contro napoleone o razziata dopo la conquista francese. Così dopo il Congresso di Vienna la corte del Regno di Sardegna dovette commissionare a diversi maestri del mestiere centinaia di vassoi, sottopiatti, saliere, portauova, teiere e, non meno importanti, cioccolatiere.

Una delle sale della vasella al Quirinale con gli argenti

Nella seconda metà del XIX secolo invece la committenza sabauda si spostò sulle porcellane di livello europeo, in particolare la regina Margherita fu cliente delle manifatture di Sèvres e di Berlino. I numeri riportati negli inventari di corte danno l’idea della moltitudine di pezzi che componevano ogni singolo servizio, non solo piatti di diverse dimensioni ma anche tazze, zuccheriere, salsiere, insalatiere, lattiere, teiere e tanto altro. Gli spostamenti tra i due palazzi non cessarono con la fine della monarchia, infatti una parte di un servizio voluto da Margherita decorato a fiori nel 1951 venne impacchettato e trasferito al Quirinale lasciando a Torino “solo” 1221 pezzi complessivi. Tra il 1880 e il 1900 diversi servizi furono commissionati anche all’italiana Richard-Ginori. Particolarmente bello di questa casa è quello da colazione per il treno reale databile al 1882 giunto al Palazzo Reale di Torino nel 1901; presenta su un semplice fondo bianco bordato d’oro lo stemma della casa regnante in blu Savoia. Uno dei servizi più grandi custodito oggi al Quirinale conta invece oltre 9000 pezzi e ci sono poi tutta una serie di porcellane settecentesche di altissimo valore delle migliori manifatture europee raccolte unificando le collezioni sabaude con quelle degli stati preunitari.

Palazzo Reale di Torino appartamento madama Felicita: servizio colazione Richard-Ginori 1882

A partire dal regno di Carlo Alberto venne rinnovata la dotazione delle cristallerie, ovvero tutta la serie di bicchieri e caraffe, arrivando a commissionare migliaia di pezzi. Per esempio un servizio ultimato nel 1871 e trasferito poi a Roma nel 1888 contava 60 caraffe per vino e 60 per acqua e una serie di 7 bicchieri a testa per 120 persone. Mentre nell’agosto del 1894 vennero consegnati agli uffici di bocca tre servizi di cristalli dalla fabbrica Baccarat di Parigi, il primo da 150 coperti decorato in oro col collare dell’Annunziata, oggi a Torino, e gli altri due con scettro e corona per 200 persone, custoditi al Quirinale. Per il cristallo sfaccettato la corte si riforniva invece dalla manifattura F&C Osler di Birmingham (liquidata nel 1976) di cui nel Palazzo Reale torinese si conserva ancora una serie con nodo Savoia intrecciato al motto FERT sormontato dalla corona reale. Ma dagli inventari risulta che i servizi maggiori erano giganteschi, realizzati per essere utilizzati da più di 400 persone. Insomma numeri per noi impressionanti.

Palazzo Reale di Torino sala della piglia: particolare dell’armadio contenente le caraffe del servizio Baccarat 1894 con collare SS Annunziata

Tutto questo tesoro lo possiamo ammirare nelle sale che solo negli ultimi tempi sono state aperte al pubblico, una volta pensate per la servitù oggi potremmo considerarle vere e proprie Wunderkammer. Poter guardare affascinati questa distesa di armadi e vetrine dove gli argenti, i cristalli e le porcellane nel loro quasi infinito numero sono ancora conservate come quando erano utilizzate fa sognare e ci permette di immaginare quanto fossero spettacolari le tavole dei re d’Italia, ma soprattutto ancora una volta ci mostra quanto elegante e piena di vita fosse la corte sabauda tanto da tener testa alla pompa delle più grandi monarchie europee come quella britannica.

Alessandro Sala

P.s. per un approfondimento sui menu reali consiglio le pagine dei menù storici all’interno del sito dell’Accademia Barilla

Palazzo Reale di Torino sala della piglia: particolare dell’armadio contenente il servizio di porcellana detto “degli uccelli”, su ogni pezzo è dipinto un uccello diverso dagli altri e i pezzi sono migliaia.

 

Le foto di di Alessandro Sala, tranne quella con il gruppo dei quattro servizi di porcellana che viene dal sito del Quirinale.

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51 Commenti

  1. Luisella Rosa ha detto:

    Ho letto con grande interesse, grazie!
    Io abito a Monza e, dopo i recenti restauri, la Villa Reale di Monza sta tornando agli antichi splendori.
    Purtroppo, dopo l’uccisione di re Umberto, la Villa fu abbandonata dai Savoia e completamente spogliata da arredi e decori.
    Lentamente e faticosamente se ne sta tentando il recupero.
    Leggendo il bellissimo articolo di Alessandro Sala, mi è venuto spontaneo chiedermi dove fossero finiti i servizi da tavola utilizzati a Monza.
    Qualcuno me lo sa dire?
    Grazie e ancora complimenti ad Alessandro e a Marina!

    • Ale ha detto:

      qui era stato trattato il restauro della villa reale di monza

      http://www.altezzareale.com/2015/01/09/castelli-reali/scoperta-reggia-monza/

      i servizi da tavola di monza è probabile che siano finiti tra roma e torino, ma forse c’è anche qualcosa a Racconigi. bisognerebbe mettere le mani sugli inventari e ricostruire i movimenti. monza infatti era una proprietà privata di Umberto I e quindi non saprei dove possono essere finiti i servizi. mi sembra di ricordare che qualcosa sia a Racconigi, altra dimora privata della famiglia. ma è anche probabile che per monza avvenisse quello che succedeva per diverse residenze di villeggiatura, ovvero la corte quando si spostava si portava dietro dal quirinale o dal palazzo reale di torino suppellettili, materiale da cucina, argenteria, servizi ecc.
      comunque da quello che so la maggior parte del contenuto di monza finì al quirinale, villa savoia e palazzo margherita.

      ps. grazie dei complimenti 😉

      • Luisella Rosa ha detto:

        Sì Alessandro, credo sia molto probabile la tua ipotesi dello spostamento di suppellettili e materiale al seguito della corte, quando il re veniva a Monza.
        A Racconigi comunque erano stati ritrovati ancora imballati i mobili che arredavano la camera da letto del re alla Villa Reale di Monza e quelli erano stati restituiti subito, ancora prima dell’apertura ufficiale post-restauri.
        Purtroppo altri arredi, pur sapendo bene dove siano ora, non vengono restituiti, nonostante siano state inoltrate richieste ufficiali,

    • Chloe ha detto:

      @Luisella Rosa – Come ha anticipato @ale (grazie!), più di un anno fa mi aveva fatto piacere condividere qui la mia esperienza di visita alla Reggia di Monza restaurata, in occasione della prima apertura al pubblico degli ambienti del secondo piano nobile e del belvedere. Hai assolutamente ragione, è un’autentica meraviglia a cui serviva urgentemente un restauro che ne permettesse la fruizione e la valorizzazione.

      Per quanto riguarda i servizi da tavola non ne so di più, le mie riflessioni sono le stesse di @ale. Con la nuova apertura post-restauri, l’unico servizio che aveva trovato posto nella reggia era stato esposto nella Biblioteca, un meraviglioso servizio di porcellane di Meissen impiegato sulle tavole da pranzo dei Savoia. Per mostrare quei pezzi bellissimi e non disponendo al momento di libri, avevano optato per questa soluzione “coraggiosa”, porcellane al posto dei volumi 😉 Dovrei ritornare presto per una nuova visita (come faccio più o meno ogni anno!) per scoprire dal vivo se ci sono stati nuovi inserimenti d’arredo.

      • Ale ha detto:

        io spero di riuscirci ad andare presto!
        sarebbe una bella idea associare e promuovere tutte le regge italiane, sia quelle sabaude che quelle delle altre dinastie. possono essere una grande risorsa a livello museale, hanno un buon potenziale.
        solo che mi sa che stiamo parlando di pura utopia per il momento. a livello piemontese forse si sta muovendo qualcosa per unire le regge sabaude, ma per me andrebbe fatto a livello nazionale.

      • Luisella Rosa ha detto:

        Mi permetto di dissentire sulla scelta ‘coraggiosa’ di esporre il servizio di Meissen nella biblioteca, lo trovo assolutamente fuori luogo ma purtroppo, almeno per il momento non c’è altro posto dove esporlo.
        Sì, ci sono stati nuovi inserimenti d’arredo, anche precedenti al periodo Savoia ma, come ho detto prima rispondendo ad Alessandro, ottenere la restituzione dei mobili è un’impresa ardua.
        Un discorso a parte è quello dei lampadari di cui si sono perse le tracce. Quelli presenti nel piano nobile sono infatti un prestito ottenuto da Racconigi, cioè sono lampadari di epoca coeva a quelli scomparsi dalla Villa Reale di Monza e che nella residenza di Racconigi erano considerati ‘pezzi di scorta’,

        • Chloe ha detto:

          Concordo con te. Dopo essere entrata più volte negli anni passati nella Biblioteca spoglia, una delle stanze più belle della Reggia che ha mantenuto l’aspetto originario, sinceramente con il nuovo allestimento mi aspettavo di trovare dei libri, ne avevano parlato anche le guide negli anni precedenti. Invece varcare la soglia e vedere esposte le porcellane dietro alle ante a vetri aveva sortito un effetto di spaesamento, quasi ci fossero delle credenze in biblioteca! Ovviamente questa collocazione permette al momento di ammirare le porcellane nel loro splendore e valorizzare queste nuove acquisizioni; auspico che possa essere provvisoria, che si possa a breve trovare un luogo più adatto e che la Biblioteca ritorni alla sua dimensione originaria, come è previsto in linea teorica.

      • Pellegrina ha detto:

        E i libri dove erano finiti?

  2. elettra/cristina palliola ha detto:

    Su Fb all’annuncio di questo post, ho messo un sacco di cuoricini, ma non so cosa altro ci sarebbe da aggiungere, per sottolineare la meraviglia e la beatitudine che si prova nel osservare questi pezzi, tanto ben descritti, con la solita competenza dal nostro @Ale!
    Cosa preferisco, cosa mi piacerebbe avere se questi pezzi fossero in vendita? giuro che non lo so…lo so che sono isaziabile, ma mi piacciono tutti, dai cristalli , gli argenti, le porcellane!…e volete mettere anche una di quelle “galantine de jambon a la geleè” che sapore diverso in un ambiente e con servizi del genere…e chi la guarderebbe la “galantine”? ai pranzi dei Savoia, come in tutte le case reali,piena mortificazione del gusto e grande esaltazione della vista…ma la prima colazione, no, quella veramente golosa: cioccolatiera( e come poteva mancare a Torino?) con cremiera e croissants …ragazzi che bontà!Per contro tazze da caffè viennese: intenso e morbido, ma un po’ più lungo dell’italiano
    Belle anche le cucine , che per il numero degli ospiti possibili, mi sembrano anche piuttosto piccole…ma forse c’era altro per i pranzi ufficiali, considerando che allora non c’erano frigoriferi
    @Ale …che dispiacere per le argenterie del ‘700! quando sento parlare di fusione mi vengono i brividi

    • Ale ha detto:

      ogni singolo pezzo è meraviglioso impossibile scegliere il preferito 😉
      eh per le argenterie hai ragione, pensa che fusero anche i candelabri dell’altare della cappella della sindone. si sono salvati solo pochi pezzi di pregevole fattura. ma bisognava cercare di resistere a napoleone e naturalmente servivano i soldi…
      anche le altre guerre del seicento e settecento venivano finanziate in ultima ratio fondendo le argenterie reali per battere moneta, era uso comune lo fece anche il re sole.
      per quanto riguarda le cucine ti assicuro che bastavano, quella nella foto è solo la zona cottura per il principe, poi c’erano quelle del re e degli altri appartamenti. le cucine occupano decine di ambienti e sono enormi, ci sono le ghiacciaie, le dispense, la zona dolci, panetteria, carni, ortaggi e poi sale per impiattare e lavare tutto. ci lavoravano decine di persone con gerarchie tipo quelle militari. e bisognava controllare che non sparisse nulla.
      nelle cucine del castello di Racconigi ci sono anche i primi frigoriferi, credo siano di prima della prima guerra mondiale

    • Ale ha detto:

      ah ho dimenticato … e nulla andava sprecato! se guardi bene la zona cottura la stufa non ha un camino, tramite dei tubi nel pavimento i fumi veniva convogliati verso dei boiler per avere l’acqua calda senza sprecare altro combustibile.
      ci sono tanti altri esempi anti spreco tipo questo … altro che oggi 😉

      • elettra/cristina palliola ha detto:

        Grazie @Ale per tutte queste spiegazioni veramente molto interessanti. mi ha molto sorpreso che ci fosse una cucina per ogni membro della famiglia reale, pur sempre con l’attenzione al risparmio…se non ricordo male le parole e anche il piemontese, i casa Savoia il “ad vent a risparmiè” era famoso!…ma anche la regina Elisabetta si dice che faccia il giro delle camere, per spegnere la luce, prima di andare a letto
        A guardare con attenzione le bottiglie, le caraffe e i bicchieri, immagino che bella figura potessero fare, sulla tavola imbandita, con, all’interno, un buon vino piemontese, di un bel color rubino e la lumeggiatura della s.s.annuziata, in oro

        • Ale ha detto:

          @elettra la spiegazione è piuttosto semplice. anticamente era per questioni di sicurezza, avvelenando il pasto del re si salvava il principe o viceversa. negli ultimi due secoli era più una questione logistica. a parte i grandi ricevimenti o occasioni intime quasi mai il re mangiava con l’erede al trono, avevano agende diverse e ospiti diversi. un pranzo a corte dopotutto fa parte del lavoro, bisogna invitare, stringere relazioni ecc.
          Umberto I e margherita se non ricordo male pranzavano col figlio quando erano nella stessa residenza (durante il periodo di corte-lavoro ovviamente) solo una volta a settimana, pur abitando nello stesso palazzo. infatti nelle residenza reali ogni appartamento ha una sala da pranzo, in modo da essere indipendente.

  3. Elena ha detto:

    Mi piacerebbe poter inserire sul mio blog questo servizio sulle tavole dei Savoia.
    È possibile? Se si, come?
    Grazie, Elena Bellini.

  4. Donna Bianca ha detto:

    Che post meraviglioso! Grazie Marina e grazie Alessandro, siete una coppia formidabile!
    Se posso, faccio una domanda: ci sono cataloghi o altre pubblicazioni specifiche su queste collezioni? Grazie e ancora tantissimi complimenti

    • Ale ha detto:

      no purtroppo non ci sono, o almeno io non ne conosco l’esistenza. ci sono solo opere parziali, o gli argomenti vengono trattati di sfuggita riferendosi ad altri argomenti.

    • Ale ha detto:

      quello dove forse ci sono più informazioni sull’argomento è questo libro

      http://www.amazon.it/cucine-del-Palazzo-Reale-Torino/dp/8836612563

      dove spiega un po’ questo mondo, ma è tecnico e a tratti noioso. ci sono anche libri sulla corte e poi manca totalmente un qualcosa sulla decorazione di menu e inviti. più i cataloghi pubblicati con tante belle foto delle sale della vasella totalmente inesistente. insomma è stato pubblicato secondo me il 10% del pubblicabile. speriamo che presto la lacuna venga colmata

  5. Ale ha detto:

    grazie a tutti, sono contento che piaccia 😀 è un argomento poco trattato e molto interessante, che secondo me andrebbe valorizzato di più.
    è stato forse il post che mi ha richiesto più fatica, perché mancano fonti, perché ho dovuto trattare un argomento in cui è facile essere banali e perché ho dovuto fare il sunto del sunto, gli aneddoti su savoia e tavola sono molti, e ogni singolo aspetto che nomino nel post si può approfondire a sua volta… ma sono molto felice del risultato.
    anche scegliere le foto non è stato semplice, questo materiale non mi manca 😀 devo ringraziare la pazienza della mia famiglia e della mia ragazza che l’hanno riletto più volte, poi @marina che mi dà sempre spazio e infine tutti quelli che leggono e commentano.
    se volete saperne di più su qualche cosa descritta nel post, dall’organizzazione delle cucine, alle precedenze, ai servizi ecc. chiedete tranquillamente … se so risponderò sicuramente 😉

    • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

      sono io a ringraziarti perché sulle cose che mi mandi non devo mettere penna 😉 e perché so che sono documentatissime e precise. e ti ho anche passato l’ansia del Seo. ok sono molto soddisfatta 😀
      alcune lettrici ti hanno già fatto delle domande, tipo DonnaBianca che vuole sapere se ci sono dei cataloghi.

      • Ale ha detto:

        fatto fatto 😀
        grazie ancora! e si sto maledetto seo 😉 ma alla fine non è poi così terribile … almeno per quello che ho fatto io

    • milady ha detto:

      Bellissimo post, complimenti! nei primi anni 90 a Palazzo Reale, a Torino, c’è stata una mostra sulle tavole imbandite dei Savoia….eri troppo piccolo x interessartene!
      Complimenti ancora

      • Ale ha detto:

        eh si ero molto piccolo 🙂 peccato non aver visto quella mostra.
        però da diversi anni le sale da pranzo dei vari appartamenti sono apparecchiate coi servizi di corte, e ogni tanto ruotano anche cambiando i pezzi.
        in più nell’appartamento di madama felicita al piano terra sui giardini hanno ricreato la sala da pranzo, colazione e cioccolata oltre ad aprire la sala della piglia che ospita una parte dei servizi del palazzo. purtroppo però per questioni di budget l’appartamento non è visitabile in maniera costante. sono sale meravigliose, fu usato anche dalla regina elena fino alla fine della monarchia.

    • Chloe ha detto:

      @ale – Bello, bello, bello! 😀 Complimenti come sempre anche per il prezioso lavoro di ricerca e per condividere con noi. Che meraviglia, grazie per questo tuffo tra gli splendori delle tavole della nostra Corte sabauda tra Torino e il Quirinale! So perfettamente che anche selezionare le foto dev’essere stato arduo tra tutte quelle che hai scattato man mano nelle tue visite, dato che quelle che ho visto io erano già una parte 😉 , è sempre un piacere vedere quelle tavole e quei pezzi stupendi! Adoro il servizio Baccarat con il collare dell’Annunziata … per fare una battuta, la “sala della piglia” di Palazzo Reale a mio avviso si chiama così perché chiunque lì dentro vorrebbe qualcosa da “pigliare” e portarsi a casa 😉

      • Ale ha detto:

        ah mi sono dimenticato di ringraziarti pubblicamente!! tu mi hai fatto scoprire il sito coi menù 😉 sono veramente dei capolavori, tutti firmati dagli autori. è molto bello poi vedere le evoluzioni stilistiche, anche tra pranzo pubblico e privato.
        si la scelta delle foto è stata ardua, avrei potuto metterne una trentina 🙂 ma ho scelto quelle venute meglio 😉
        il servizio di bicchieri e caraffe con l’annunziata è forse uno dei miei preferiti, molto particolare. la presidenza quando ha dovuto fra fare le cristallerie per i pranzi di gala l’ha fatto in parte copiare nella forma, ovviamente cambiando la decorazione.
        ahahahah per la piglia se fosse così non troveresti più niente 😀 prenderei tutto io 😉 in realtà è un ambiente enorme, credo almeno 150 metri quadri con tavoli e armadi, e in mezzo ha un pilastro detto in gergo piglia che dà il nome alla sala.

        • Chloe ha detto:

          Ma daiii, te lo sei ricordato? 🙂 E’ vero, ti avevo passato il link quando avevo scoperto quelle pagine … ma è stato un sacco di tempo fa! 😉 Hai assolutamente ragione, quei menu sono splendidi, oltre che ricchi di indicazioni.

  6. Simplicitas blog ha detto:

    Pura meraviglia. Per ora ho solo sbirciato, devo ritagliarmi un momento tranquillo e leggere l’articolo fino in fondo 🙂

  7. laura ha detto:

    @Ale, bravissimo, come sempre , complimenti per il modo nel quale hai saputo districarti in mezzo ai bicchieri, le salsiere e gli argenti : argomenti non semplicissimi. Il materiale conservato fra Roma e Torino è immenso e a quanto pare anche ben stratificato dal Settecento in poi. Sarei curiosa di sapere quali sono gli oggetti più antichi. La manifattura reale di Berlino fu promossa da Federico il Grande che voleva emulare le famose porcellane di Dresda e mi chiedo se si conservano a Torino o a Roma esemplari settecenteschi.

    • Ale ha detto:

      @laura a Roma non sono sicuro ma a Torino credo sia tutto ottocentesco. era la regina margherita che commissionava molto alla manifattura reale di berlino. per quanto riguarda le porcellane è lei che fece fare o raccolse i servizi più belli e preziosi. la regina elena aveva gusti diversi, meno fasto (che comunque era già stato commissionato dalla suocera). lei fece fare un servizio bianco con bordo oro e corona reale. se ne vede un pezzo nella seconda foto del post, l’alzata con le brioche. relativamente semplice, ma tutta la tavola così è molto elegante.

  8. Michele ha detto:

    Interessantissimo questo post!! grazie! È’ sempre un piacere sapere qualcosa di nuovo !!!

  9. patrizia ha detto:

    Desidero segnalare ai frequentatori del sito che i volontari dell’Associazione Amici di Palazzo Reale, da sabato 5 marzo si mettono di nuovo a disposizione del pubblico gratuitamente per visite guidate alle cucine del Palazzo, con un giro ogni ora dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.
    Inoltre per chi non è di Torino suggerisco di aggiungere alla visita della Residenza un passaggio o una sosta nella Caffetteria Reale al piano terreno, ex Frutteria, per godere dello spettacolo di scaffali con argenterie, porcellane e oggetti preziosi.
    Per maggiori informazioni potete visitare il sito dell’Associazione http://www.amicipalazzoreale.it.
    Aggiungo che per i servizi di Monza, alcuni oggetti si trovano anche nelle cucine di Torino, ho visto io stessa il punzone di Monza sbarrato che segnala il passaggio da una residenza all’altra. Del resto fu la stessa regina Margherita e ancor più il figlio Vittorio Emanuele a voler chiudere definitivamente all’uso della famiglia la villa di Monza, certo per i ricordi poco piacevoli che suscitava.

    • Ale ha detto:

      grazie non sapevo che avessero riaperto, se riesco passo di nuovo. è sempre una meraviglia.
      l’associazione è fondamentale per il palazzo, queste persone preparate e bravissime offrono un sacco di servizi volontariamente che altrimenti peserebbero sulle casse museali. di questi tempi bisognerebbe fargli un monumento. ultimamente hanno anche finanziato il restauro di una soffitto nell’appartamento di rappresentanza.
      giusto è vero nel materiale di cucina c’è anche roba di monza a torino, nel commento precedente pensavo soprattutto alle porcellane. avevo dimenticato il pateriale di cucina. vado a ricercare tra le mie foto, mi sa che ho anche fotografato il punzone sbarrato su qualche rame. grazie mi hai acceso una lampadina nel cervello 😉

  10. Chloe ha detto:

    Un annetto fa ricordo che fosse uscito il tema “tavole reali” sotto qualche post di AR, però non ricordo più quale. E’ vero, anche i menu sono interessantissimi, sia per le pietanze che per la grafica e la decorazione dei cartoncini, adoro tutti i particolari 🙂

    Accanto alle pagine del sito dell’Accademia Barilla, del link a fine post, quello che posso segnalare è un volume di Domenico Musci dal titolo “Abbuffate Reali. La storia d’Italia attraverso i menu di Casa Savoia” del 2007, in cui sono riportati molti menu, con ricette, curiosità e alcune immagini dei cartoncini, relativi ad alcuni importanti ricevimenti sabaudi dal 1860 al 1939.

    http://www.ananke-edizioni.com/ananke/volumi/storia/abbuffate-reali/

  11. Ale ha detto:

    se riesco nei prossimi giorni vi metto anche qualche link interessante 😉
    sono sicuro che graditrete

  12. Caterina ha detto:

    Buona sera a tutti, in questi giorni veramente qui c’è da perdersi, post bellissimi questo poiiiiiiii. Ho sempre adorato le tavole imbandite accurate non parlo, chiaramente solo di cibo, non che non sia da sottovalutare, ma il vasellame, i cristalli ed il luccichio di argenti per posate candelabbri ed il resto, ahhh un vero sogno riesco solo ad immaginare le preziose fiandre con cui adornavano le tavole e le composizioni floreali, per non parlare poi del fatto che qui stiamo parlando di pezzi antichi e facenti parte del patrimonio del re. Grazie veramente ad entrambi per aver condiviso con noi tutto questo Tesoro.

  13. Ale ha detto:

    mi sono dimenticato di dirvi una cosa, non so al quirinale ma sia al castello di racconigi che al palazzo reale di torino nelle cucine sono stati riprodotti dei cibi, verdure, carni ecc. sono tutti oggetti scenici prodotti credo dagli scenografi del teatro regio di torino. non è cibo vero che va sprecato 😉 lo stesso vale per le brioches della foto del post.

    poi vi avevo promesso qualche link interessante …
    qui potete avere un’idea del restauro di alcuni ambienti delle cucine del palazzo reale di torino:

    http://www.consultaditorino.it/?progetto=2009-le-cucine-storiche-di-palazzo-reale#

    c’è sia la scheda del progetto che la galleria fotografica (da cui arriva una foto del post 😉 )
    qui invece link quirinaleschi:

    http://palazzo.quirinale.it/collezioni/porcellane/foto_porcellane.html

    http://www.touringclub.it/voci-del-territorio/lazio/roma/vasella-vecchia-del-quirinale-le-immagini-della-nostra-visita

    http://insidefoto.photoshelter.com/image/I0000hrHR_OVmAbk

    http://insidefoto.photoshelter.com/gallery-image/20150623-Le-Stanze-del-Quirinale/G0000aMG4Y8DdVd8/I0000EchS2FCIkfw

    http://insidefoto.photoshelter.com/gallery-image/20150623-Le-Stanze-del-Quirinale/G0000aMG4Y8DdVd8/I0000yLmxa_mkXO8

    qui invece una foto della sala da pranzo di madama felicita a torino, ricostruita come quando dal 1926 in avanti divenne l’appartamento della regina elena e di vittorio emaneule III:

    http://www.arte.it/guida-arte/torino/da-vedere/opera/appartamento-di-madama-felicita-556

    sulla tavola argenti di cerlo felice, parte delle porcellane a fiori portate a roma nel 1951 e i bicchieri olser che nomino anche nel post.
    spero di avervi stuzzicato un pochino 🙂

  14. elettra/cristina palliola ha detto:

    @Ale non mi hai stuzzicato…una volta tanto sono senza parole!…colpita e affondata!

  15. Alex ha detto:

    Grazie Ale! Ho visitato due settimane fa la vasella per la prima volta e sarei rimasto lì molto di più se fosse stato possibile: argenti, porcellane Richard e Ginori, Sevres, vermeil e altro a centinaia, di fattura squisita, da lasciare gli occhi. Quanto si potrebbe fare per la valorizzazione delle residenze sabaude, e soprattutto poter portare la fondazione di Maria Gabriella in Italia definitivamente!
    Sempre al Quirinale, al piano terreno negli appartamenti abitati controvoglia da Vittorio Emanuele II è esposto accanto ad un abito della regina Margherita uno dei manti di corte in blu e argento delle dame d’onore della regina Elena, che anche Maria Gabriella forse ha insieme a quelli della madre.

    • Ale ha detto:

      non vedo l’ora di effettuare la visita! dev’essere meravigliosa.
      da quello che so maria gabriella ultimamente fa anche poche mostre in italia perché ha paura che lo stato italiano le confischi il materiale della sua fondazione. ci sono diversi cavilli legali che fanno si che un oggetto o un documento di interesse storico se considerato di interesse nazionale può essere avocato dallo stato. almeno così mi sembra di aver capito, non sono un esperto in materia. purtroppo la vedo ancora lunga, anche se sarebbe bello valorizzare di più la fondazione portandola in italia.

  16. nicole ha detto:

    @Ale, bellissimo e veramente interessante ! Complimenti.

  17. Lutien ha detto:

    Grazie, veramente bello ! La prossima volta che andrò a Torino. non mi farò mancare la visita a Palazzo Reale ( credo che un giorno sia a malapena sufficiente) Domenica scorsa ho visitalo la mostra i doni e le collezioni del re allestita alla Galleria d’arte moderna di Firenze. Ovviamente niente di paragonabile a Palazzo Reale, ma la mostra è suggestiva perché cerca di ricostruire i gusti artistici, gli interessi principali, i legami di Vittorio Emanuele II e, più in generale l’atmosfera della reggia. Il cuore è l’appartamento della duchessa Anna d’Aosta, così chiamato perché abitato fino al 1946 dalla duchessa Anna, che è stato eccezionalmente aperto al pubblico. Deliziosi, a mio parere, i ventagli, i porta bouquet, i carnet da ballo che rievocano le presenze femminili che frequentarono quelle stanze: Maria Pia e Maria Clotilde di Savoia, nonché Margherita.
    Da segnalare: la spalliera del trono d’Italia, ricamata in oro e sete policrome su fondo di raso con la scritta: “magnus ab integro saecolorum nascitur ordo”; il nodo del collare dell’Annunziata che contraddistingue, all’interno della galleria le acquisizioni, sabaude, principalmente ad opera della regina Margherita, il bel busto in gesso, sempre, di Margherita di Giulio Monteverde. Inoltre per , gli appassionati, i curiosi e gli amanti dei begli oggetti c’è il museo delle porcellane nella palazzina della meridiana, tra l’altro legata a casa Savoia perché era la residenza privata del re.

    • Ale ha detto:

      dev’essere molto bella la mostra a palazzo pitti, avevo visto dei video e ne ero rimasto affascinato. avessi potuto sarei andato a firenze solo per visitarla 😉

  18. http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

    Volevo dirvi che questo post è piaciuto moltissimo, davvero molto infatti è uno dei più letti degli ultimi mesi. E’ talmente piaciuto che un sito – non ve lo linko per non mandarli traffico, almeno questo… – l’ha preso, leggermentre modificato, e postato con le foto di Ale. Citano il blog come “fonte” (fonte?!?!?!) ma senza link diretto e Ale come autore delle foto.
    Ovviamente nessuno mi ha contattata per avere l’autorizzazione a usare il testo del post e le sue foto.

  19. massimo ha detto:

    bella lettura per chi , come me, ha avuto ed ha tutt’ora la fortuna di poter lavorare, restaurando, una moltitudine di oggetti che sono esposti nella vasella vecchia del Palazzo del Quirinale, Parlo ovviamente di tutti gli ” argenti” ma soprattutto di quella moltitudine di bronzi dorati al mercurio del 1800/1850 che finalmente sono divenuti meta di pellegrinaggio con la possibilità di esser visti ed apprezzati ed apprezzare la squisita lavorazione artigianale di altissima scuola come sà essere quella italiana. Dispiace solamente vedere in che stato sono ridotti ( parliamo quasi di abbandono) una moltitudine di oggetti da restaurare per mancanza di” fondi” o di volontà da parte della sovrintendenza.
    grazie ancora per il bell’articolo e per la pubblicazione di una parte della nostra storia.

    • Ale ha detto:

      @massimo grazie a te! wow, che esperienza davvero una fortuna!!!! raccontaci qualche dettaglio o curiosità se puoi\vuoi 😉
      i bronzi dorati non li ho citati nel post perché ahimè non ho trovato fonti, c’è pochissimo materiale cartaceo sul tema del post 🙁

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