Fra pochi giorni è Halloween. Ah voi non lo festeggiate, per voi è solo e sempre una sera qualunque o al limite la vigilia di Ognisanti e voi le “americanate per carità no”?!?!? Si più o meno anche io, però in fondo tutte le feste hanno origini che non sempre affondano nella nostra cultura e magari qualche volta arrivano anche da molto lontano. Tipo dall’ufficio marketing della Coca Cola.

I fantasmi nei castelli italiani

Secondo le ultime ricerche e le verifiche di esperti del settore paranormale sono un centinaio i manieri italiani abitati da presenze soprannaturali; alcuni spiriti sono molto noti, altri meno, quasi tutti hanno avuto esistenze tragiche e vagano in attesa di vendetta o in cerca del perduto amore. Certo potreste andare e non avere il piacere – e il brivido – dell’incontro però se non altro vi sarete fatti una bella gita.

CastellodellaManta

Iniziamo con il castello della Manta dove il mistero è di casa e non solo perché l’autore del celebre e magnifico ciclo di affreschi dei “Prodi e delle Eroine” è del tutto ignoto In una parete della sala baronale è stata dipinto anche un altro mito tardo medievale: la Fontana della Giovinezza che ringiovanisce i vecchi, restituisce verginità e bellezza alle dame e preserva dalle malattie il cui messaggio arcano arriva anche a chi la guarda intensamente. Sul soffitto di una stanza al secondo piano inoltre c’è un mappamondo nel quale oltre all’Europa appare anche tutta la costa dell’America e quella dell’Antartide. Peccato che gli affreschi del castello risalgano a un periodo precedente le scoperte di Cristoforo Colombo.
Infine si narra che fra le mura del maniero voluto dai Saluzzo e oggi proprietà del Fai – Fondo per l’ambiente Italiano, si sarebbero consumati molti amori infelici come quello fra il Moro, uno straniero esperto di erbe medicinali e riti magici e la bellissima figlia del castellano. Passione impossibile e sfortunata perché il Moro viene imprigionato nelle segrete. Al castello della Manta pare vaghi anche la Dama Bianca, spettro di un’antica signora, che non tollera siano occupati i suoi alloggi al terzo piano.
In Valle d’Aosta uno dei fantasmi più celebri è quello di Bianca Maria contessa di Challant che, giustiziata a Milano a causa della sua vita disoluta, pare sia tornata a Issogne che aveva abbandonato da viva. A Cly invece aleggia ancora il ricordo di alcune terribili “streghe” accusate di intrattenere rapporti illeciti con il demonio. La più celebre fra tutte le fattucchiere che verranno imprigionate nelle segrete della fortezza è Johannetta Cauda, personaggio emblematico di un’epoca oscura e di un mondo facilmente suggestionabile. La donna è considerata talmente pericolosa da comparire non solo nei documenti relativi al castello, ma anche nell’Errores gazariorum, un importante testo sulla stregoneria nella zona. Johannetta, accusata di aver ucciso e divorato i nipoti insieme a un’amica, trascorre settantuno giorni a Cly e, dopo essere stata orrendamente torturata, viene bruciata sul rogo a Chambave l’11 agosto 1428.

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Castello di Miramare

Spiriti infelici e tormentati pare abitino anche i castelli di Camino, Sannazzaro e Giarole. A Cortanze si dice viva una misteriosa donna dai lunghi capelli, vestita con un abito chiaro. Si tratterebbe di Viola Maria Galante dei Roero di Cortanze, figlia del conte Ercole, morta in giovane età dopo una travagliata storia d’amore. La leggenda racconta che Viola fosse disperatamente innamorata del giovane parroco il quale ovviamente la respinge. Così una domenica d’autunno, la fanciulla, offesa per questo rifiuto, entra in chiesa dalla porticina laterale, ed estratto dalle ampie vesti un lungo coltello, pugnala a morte il sacerdote che stava dicendo Messa. Secondo un’altra versione il parroco, anch’egli innamorato di Viola, viene ucciso dal conte Ercole. La fine della contessina invece è identica in entrambi i casi: viene rinchiusa nella sua camera della torre, dove malata di amore si lascia morire di inedia e disperazione e per questo ancora oggi a vaga in cerca di pace.
Inquietante anche la storia del feroce castellano di Zumaglia, Filiberto Ferrero-Fieschi talmente cattivo che appena morto un piccolo diavolo di impadronisce del suo corpo e lo fa sparire. Il malefico signore di Zumaglia pare torni nella sua fortezza tutte le notti di plenilunio ma ormai ha l’aspetto di una diabolica capra dalle lunghe corna.
A Dolceacqua in Liguria la presenza del fantasma della giovane Lucrezia ricorda la famigerata legge dello jus priame noctis imposta dai Doria. A Lerici invece pare che aleggi come nume tutelare lo spirito di Maddalena Di Carlo “Madì”. Appassionata di arte e chiromanzia, la donna diventa presto un personaggio carismatico, è amica degli aristocratici inglesi che svernano in Riviera, di Hemingway e del maresciallo Pétain, del duca di Aosta che quando è a Lerici viene a farsi fare un “giro di carte”. Durante la seconda guerra mondiale Madì è una staffetta partigiana, poi gestisce l’ostello per la gioventù ricavato in alcune sale dell’antica fortezza dove muore negli anni ’70 del Novecento.
Nel castello scaligero di Sirmione vivevano felici Ebengardo e la sua amata Arice, ma in una notte tempestosa si presenta alla porta del castello Elalberto, un cavaliere veneto proveniente dal territorio feltrino. La coppia ospita l’uomo che, ammaliato dalla bellissima fanciulla, la raggiunge a notte fonda nella sua camera. Arice spaventata si mette a gridare ed Elalberto la pugnala. Nel frattempo Ebengardo corre nella stanza dove trova Arice senza vita e, accecato dalla rabbia, prende il pugnale e uccide Elalberto. C’è chi dice che ancora oggi nelle notti di burrasca, si possa vedere l’anima di Ebengardo vagare per il castello alla ricerca di Arice.

Spiriti e fantasmi nei castelli di Zavattarello, Maccastorna e Miramare

Si parla di amori, veleni e fantasmi anche per il castello Dal Verme di Zavattarello. In una stanza all’ultimo piano dell’antica fortezza pare che di tanto in tanto si manifesti lo spirito dello sfortunato Pietro Dal Verme. La storia del conte, valoroso uomo d’arme e capitano delle milizie sforzesche, è una di quelle oscure vicende tanto frequenti nel Rinascimento epoca in cui le vendette familiari e gli antagonistici politici sono conditi con una buona dose di veleno. Pietro, nonostante il parere contrario della famiglia che lo avrebbe voluto vedere sposato con una figlia naturale del duca di Milano, Chiara Sforza, sceglie un’altra, Camilla Del Maino. La felicità dei due è breve perché la donna muore misteriosamente forse, si dice, per mano degli stessi Dal Verme i quali si vogliono liberare dell’unico ostacolo a un’alleanza prestigiosa. Sta di fatto che triste, ma di nuovo celibe Pietro accetta di portare all’altare la Sforza così come stabilito in precedenza. Il matrimonio viene celebrato a Zavattarello, ma la coppia vivrà a Milano nello sfarzoso palazzo del Broletto, proprietà della famiglia dello sposo. Pochi giorni dopo le nozze il conte Dal Verne, muore improvvisamente ma il decesso così repentino di una persona tanto vigorosa e in buona salute appare assai sospetto. Molto probabilmente la dolce Chiara, che forse non ha del tutto digerito il fatto di essere stata inizialmente messa da parte, serve al neo marito una colazione avvelenata. La sposina pare abbia agito con la connivenza dello zio Ludovico Sforza, felice di poter mettere le mani sui beni dei dal Verme e di liberarsi di un potenziale avversario. Il Moro infatti si riprende Zavattarello e offre il palazzo del Broletto alla sua amante più famosa, Cecilia Gallerani. La colpevolezza di Chiara non sarà mai provata e ottiene come rendita vedovile ben tre feudi della famiglia Del Verme. Anche i castelli del Catajo, di Maccastorna, Vezio, Castelbrando, Collalto, Drena, Nanno, Pergine, Stenico e Dobbiaco, hanno le loro documentate presenze soprannaturali, mentre a Noarna si celebra un celebre processo di stregoneria.
Molto suggestivo e carico di ricordi anche se non particolarmente antico, il castello di Miramare, che si staglia bianco alle porte di Trieste, ha una fama sinistra infatti si dice porti sfortuna a chi vi abita. Il suo costruttore, l’arciduca Massimiliano d’Asburgo non solo fallisce in tutti i suoi incarichi, ma diventato imperatore del Messico muore fucilato dai ribelli; sua moglie Carlotta del Belgio, lo segue nell’impresa messicana e poi torna invano in Europa a chiedere soccorso, disperata perderà la ragione. L’imperatrice Elisabetta, moglie di Francesco Giuseppe, che adora il mare e si ferma spesso in questo castello, viene assassinata a Ginevra nel 1898; l’arciduca Francesco Ferdinando, nipote ed erede dell’imperatore d’Austria, soggiorna nel castello qualche mese prima della tragica fine a Sarajevo. L’ultimo “inquilino” reale è il bellissimo, affascinante e intrepido principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, cugino di re Vittorio Emanuele III, cadetto senza speranza di un trono, ma ufficiale amatissimo dai suoi soldati, che muore prigioniero degli inglesi, dove aver resistito eroicamente sull’Amba Alagi. La “maledizione” di Miramare – di cui sarebbe causa la sfinge sul molo – prosegue colpendo molto democraticamente anche gli ufficiali statunitensi che soggiornano nel castello durante gli anni dell’occupazione: il generale Charles Moor cadrà in Corea, il generale Vernice Musgrave Mac Fadden, richiamato negli Usa dal presidente Eisenhower, perde la vita in un incidente stradale. Sopravvive solo il neozelandese generale Bowman che a scanso di equivoci aveva sempre dormito in una tenda nel parco.

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Castello estense di Ferrara

Nell’imponente e magnifico castello estense di Ferrara, capolavoro dell’ingegnere Bartolino da Novara, non sono in realtà documentati fantasmi ma il solidissimo e impenetrabile maniero è anche un carcere di massima sicurezza per chi si rende colpevole di reati contro la famiglia d’Este e nelle sue segrete il sangue scorre a fiumi. Nel 1388 la prigione accoglie Obizzo d’Este, nipote dell’allora marchese Alberto, la madre Beatrice da Camino e di molti dei loro fedeli seguaci; Obizzo aveva infatti ordito una congiura violentemente repressa e seguita da una litania di raccapriccianti esecuzioni. Nel 1425 le prigioni situate nei sotterranei della torre Marchesana accolgono brevemente in attesa della decapitazione Ugo d’Este e Parisina Malatesta, il figlio illegittimo e la giovane moglie di Nicolò III, rei non di comploto ma di essersi innamorati, un doppio tradimento che il marchese non riesce a perdonare. Borso d’Este nel 1469 imprigiona e giustizia nella fortezza molti dei partecipanti alla rivolta ordita contro di lui dalla famiglia Pio signori di Carpi. Giulio e Ferrante d’Este che congiurano nel 1506 per spodestare e uccidere il fratello Alfonso I sono condannati a morte e poi graziati e il secondo sopravvive nelle segrete della torre “dei Leoni” per ben 53 anni.
A Bardi, nel parmensem pare si aggiri il fantasma di Moroello, giovane comandante delle guardie al servizio dei Landi il quale si innamora perdutamente della splendida Soleste, dama di compagnia della contessa. Una passione scandalosa e impossibile perché la fanciulla, che è già promessa sposa a un feudatario locale, appartiene a una famiglia altolocata, mentre Moroello è estrazione sociale piuttosto bassa. Quando il soldato viene mandato a combattere sui confini del territorio dei Landi, Soleste sale ogni giorno sul mastio aspettando il rientro dell’amato. Dopo molte settimane finalmente un gruppo di armigeri sembra avvicinarsi alla fortezza, ma Soleste crede di riconoscere le insegne dei nemici, così certa che Moroello sia morto, si getta disperata dagli spalti. In effetti sono le milizie dei Landi che, sconfitto l’avversario, si sono impadronite anche degli stendardi. Saputo della tragedia Moroello corre sulla cima del mastio e si lancia a sua volta nel vuoto per seguire la sorte della donna amata e da allora si dice che il suo fantasma vaghi alla continua ricerca di Soleste. La splendida rocca di Soragna è teatro di un efferato omicidio: nel 1573 Cassandra Marinoni, più nota ai soragnesi con il soprannome di Donna Cenerina, moglie del marchese Diofebo II Meli Lupi viene assassinata, insieme alla sorella Lucrezia, dal cognato Giulio Anguissola, presumibilmente per motivi di interesse. La notizia dell’omicidio fa scalpore all’epoca, ma il delitto rimane impunito e molto presto si sparge la voce che l’infelice donna Cenerina sia ancora lì a Soragna, in spirito ovviamente. Secondo la tradizione familiare Cenerina appare per annunciare ai suoi discendenti degli eventi particolarmente funesti.

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Rocca di Soragna

Nel parmense e nel piacentino, territori dotati di bellissimi castelli (riuniti nell’associazione I Castelli del Ducato), circolano anche parecchi spiriti (a Ravarano, Torrechiara, Montechiarugolo, Agazzano, Bobbio, Anguissola, Gerazzano Visconti, Gropparello, Rivalta e ne trovate molti altri qui) e lo stesso dicasi per la Romagna, la terra dei temibili e violenti Malatesta dove, per la precisione a Montebello in provincia di Rimini, si palesa periodicamente la celebre “Azzurrina”. Guendalina Malatesta, figlia di Uguccione Malatesta ha la sfortuna di nascere albina in un’epoca in cui i “diversi” sono considerati creature del demonio e volentieri bruciati sul rogo. I genitori della piccola, spaventati e preoccupati decidono quindi di proteggere il segreto colorando le chiome della bambina con prodotti naturali; i capelli albini però non trattengono il pigmenti e Guendalina finisce con l’avere solamente un riflesso azzurro da cui il nome “Azzurrina”. Durante il solstizio d’estate del 1375, mentre fuori infuria un temporale, Azzurrina, che ha solo cinque anni, gioca in un corridoio, sorvegliata a vista da due guardie. Quando la palla di pezza rotola giù per le scale e finisce nella neviera, la bambina scende per recuperarla. Le guardie non la seguono perché il cunicolo non ha altra via d’uscita, ma all’improvviso si sente un grido: i soldati accorrono ma della piccola non c’è più traccia. Azzurrina si è letteralmente volatilizzata, ma c’è chi dice che allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, si possa udire ancora il pianto disperato della bambina perduta.

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Rocca di San Leo

Era nelle Marche ma adesso sta in Emilia Romagna la splendida e suggestiva rocca di San Leo capolavoro del geniale Francesco di Giorgio Martini, carcere impenetrabile dove passa gli ultimi anni della sua vita il celebre conte di Cagliostro il quale pare sia ancora lì in forma di spirito. Poco lontano, ma questa volta nelle Marche la rocca di Sassocorvaro è un’altra opera mirabile del geniale architetto senese che nella secomda metà del Quattrocento “semina” alcune delle sue opere più significative proprio nel territorio governato dal grande Federico da Montefeltro e dai della Rovere. La rocca viene per volvere di Ottaviano Ubaldini della Carda, cugino o forse addirittura fratellastro, ma soprattutto braccio destro del signore di Urbino. Il conte Ubaldini è un letterato, un filosofo, ma anche un grande esperto di astrologia e alchimia e un appassionato di esoterismo, tanto che le sue dimore sono disseminate di segni misteriosi, questo edificio in particolare maestoso, perfetto e di una bellezza lineare e ha un’incredibile pianta a forma di una tartaruga. Dal punto di vista difensivo la rocca è un fallimento, ma Ottaviano Ubaldini, è pienamente soddisfatto perché vede realizzato il sogno di abitare proprio in una testuggine cioè in un simbolo alchemico di forza, saggezza, immortalità e anche dell’intero universo. Secondo i cultori di misterosofia, parapsicologia e archeologia psichica la fortezza è un luogo esoterico importante e la stessa Sassocorvaro viene spesso definita la capitale marchigiana dei misteri. Molti sensitivi, entrando nel cortile della rocca, hanno raccontato di aver avvertito rumore di armature e scalpitii di cavalli e di aver provato la sensazione di trovarsi in mezzo all’infuriare di una battaglia. Altri visitatori assicurano di aver sentito i lamenti di una ragazza e di aver intravisto l’ombra di un misterioso personaggio. Nel primo caso si tratterebbe di una fanciulla segregata proprio nella fortezza di Sassocorvaro e disperata per la morte di un giovane spasimante trucidato dai suoi familiari o forse di Elisabetta Valentini pugnalata a morte dal marito che l’aveva accusata di tradimento. Lo spettro dell’uomo potrebbe essere Corrado Cariati, parente dei Montefeltro e per questo fatto uccidere a tradimento dai Malatesta durante una festa organizzata in suo onore e poi sepolto all’interno della rocca stessa. C’è chi assicura di averlo visto nella penombra delle stanze e lo descrive come un uomo dallo sguardo sereno e rassicurante, ma deformato fisicamente, che per questa ragione era ed è ancora soprannominato “il Gobbo”.

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Rocca di Sassocorvaro

Sempre nelle Marche fantasmi sono stati avvistati a Offagna, Arquata e Caldarola, in Toscana a Vincigliata, Fosdinovo, Gragnola, Poggibonsi, in Umbria solo a Monterubbiano, mentre nel Lazio molte antiche fortezze sono abitate dagli spiriti, fra cui Bracciano, Fumone, Vicalvi, Sermoneta e Vignanello; in Abruzzo a Roccascalegna aleggia il ricordo del crudele e spietato Corvo de’ Corvis che oltre a tartassare i suoi vassalli con tasse e gabelle di ogni genere esige lo jus primae noctis.  Roccascalegna si libera del malefico de’ Corvis grazie al coraggio di una novella sposa, il cui marito non può pagare la tassa del riscatto: la fanciulla pur di non soggiacere allo jus pugnala a morte l’odioso feudatario. Prima di esalare l’ultimo respiro De’ Corvis ha comunque il tempo di maledire la stirpe della sua assassina e di appoggiare una mano insanguinata sulla parete della stanza lasciando un’impronta apparentemente indelebile. La torre dove accade il fatto crolla nel 1940, ma sembra che nelle notti di tempesta, annunciato da un volo di corvi, il fantasma del feroce barone, torni a passeggiare per le sale della sua antica dimora.

Scendendo verso il sud della penisola fantasmi si incontrano a Castropignano, Macchiagodena e Rocca Mandolfi, ma un’aura di mistero aleggia intorno a tutte le dimore abitate dallo stupor mundis, l’imperatore Federico II di Svevia fra cui Gioia del Colle residenza dell’amatissima Bianca Lancia, Castel del Monte e Lagopesole dove passa i suoi ultimi giorni la bellissima Elena degli Angeli Comneno sposa di Manfredi re di Sicilia, il figlio preferito dell’imperatore sconfitto dagli Angioini nella battaglia di Benevento.   Disperata e sola l’infelice regina si consuma per il dolore e si lascia morire d’inedia; la gente del posto racconta che di notte ancora oggi si può incontrare il suo fantasma vestito di bianco mentre vaga per le sale del castello alla ricerca del marito e dei figli perduti. Contemporaneamente all’esterno nella campagna circostante si dice che appaia su un bianco destriero lo spettro del biondo e affascinante Manfredi vestito anche lui alla ricerca della famiglia distrutta dagli angioini; i due spiriti sono destinati a non incontrarsi mai.

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Castello di Lagopesole

A Valsinni si consuma il dramma della raffinata poetessa Isabella Morra uccisa dai fratelli perché si innamora di un uomo sposato. Un delitto d’onore si consuma anche a Carini dove don Cesare Lanza barone di Trabia pugnala a morte la figlia Laura sorpresa con l’amante Ludovico Vernagallo. La leggenda popolare dice che ogni il 4 dicembre nella stanza del castello dove si è conbsumato il duplice delitto appaia l’impronta di una mano insanguinata. Lo spritito dell’infelice Laura però è rimasto a Carini ma vaga fra le mura di Mussomeli, feudo del padre assassino dove è in buona compagnia perché nella fortezza si dice vivano molto altri spiriti inquieti.

NB per questioni di spazi ho selezionato qui solo una parte dei castelli abitati da fantasmi, ma sto elaborando una lista completa e dettagliata.

[Le foto provengono dal web ma se dovessero essere coperte da copyright vi prego di segnalarmelo e provvederò a cancellarle]

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44 Commenti

  1. Floriana ha detto:

    Grazie Marina per il caloroso benvenuto!!

  2. Ale ha detto:

    è sempre un piacere rileggere i vecchi post 🙂 non ci si stanca mai, è una delle bellezze di AR 😉

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