Le reali villeggiature, ovvero i Savoia in vacanza

Col caldo di questi giorni di sicuro sogniamo tutti le vacanze, mare e\o montagna in genere. E i royals cosa fanno? Istintivamente tutti noi pensiamo subito ai Windsor e al personaggio reale per antonomasia cioè la reginba Elisabetta II che si reca ogni anno al Castello di Balmoral in Scozia. Ma anche a casa nostra ai tempi della monarchia c’erano dei luoghi deputati agli svaghi estivi dei reali.
La  corte dei Savoia era più simile a quella inglese di quanto si possa immaginare e viveva di rituali e tradizioni, comprese quelle riguardanti i periodi di villeggiatura. I Savoia sia prima che dopo il Risorgimento avevano una miriade di tenute, castelli, ville e palazzi e ogni sovrano o principe vagava come un uccello migratore da una residenza a un’altra in determinati periodi dell’anno. Non erano vacanze vere e proprie come le intendiamo noi, la corte li seguiva e dovunque andassero c’erano ad aspettarli oltre agli svaghi tutta una serie di doveri istituzionali a cui attendere, erano le cosiddette “reali villeggiature”.

I Savoia in vacanza

Carlo Alberto per esempio divenuto re sceglie di trasformare il Castello Reale di Racconigi, già dimora di campagna dei Savoia-Carignano, in una reggia adatta ad ospitare nei periodi estivi tutta la vita di stato e il governo. Suo figlio Vittorio Emanuele II è più vagabondo, sta a Roma il meno possibile e passa da una sua proprietà ad un’altra a seconda della stagione della caccia. Sotto il regno di Umberto I invece la famiglia reale nei mesi estivi lascia la capitale per stabilirsi presso la Villa Reale di Monza.

 gressoney Castel-Savoia
La regina Margherita trascorre le estati, principalmente il mese di agosto, a Gressoney, inizialmente ospite dell’amico barone Peccoz e successivamente in un castello tutto suo, donatole dal marito Umberto. I lavori partono nel 1899 per terminare nel 1904; la costruzione ricorda un po’ lo stile gotico delle fiabe, è situata in una bellissima pineta con vista sul Monte Rosa da cui la sovrana parte per le sue escursioni sulle vette circostanti. I Savoia-Genova invece per quasi un secolo trascorrono le loro villeggiature presso il Castello Ducale di Agliè nel Canavese, lasciato in eredità dalla vedova di Carlo Felice al primo duca Ferdinando.

raccononigi Immagine aerea

Racconigi, veduta aerea del complesso e del parco

Vittorio Emanuele III passa le vacanze a San Rossore e a Sant’Anna di Valdieri dove la famiglia si riunisce d’estate fino agli anni ‘40, ma un luogo più di tutti è sinonimo di reali villeggiature: il Castello di Racconigi. Questa residenza nella provincia di Cuneo poco usata in epoca umbertina torna a nuova vita, a partire dal 1900 viene abitata dai sovrani regolarmente per diversi mesi, in genere settembre e ottobre. Adatta a ospitare la vita istituzionale ma anche quella più privata dei reali viene dotata di tutti i nuovi comfort: luce elettrica, ascensori, bagni per le camere da letto con acqua corrente, sistema di riscaldamento e cucine moderne con tanto di primi esemplari di frigoriferi. Si pensa anche ai figli dei sovrani, un’intera ala del castello è dedicata ai principini Jolanda, Mafalda, Umberto, Giovanna e Maria. Ogni bambino ha una stanza personale con bagno annesso e, dietro una porta, una scala a chiocciola permette alla balia di accedere alla propria stanza nell’ammezzato. Fanno parte dell’appartamento anche una sala per i giochi e una per la colazione, tutti gli ambienti sono delle medesime dimensioni eccetto le sale dedicate al principe ereditario Umberto, uno studio privato tutto per lui e una camera da letto decisamente più grande di quelle delle sorelle. Sul lago del parco i principini possono usare piccole barche per fare gite sull’acqua e nella zona della Margaria , la cascina con le serre neogotiche dove l’avo Carlo Alberto sperimentava nuove tecniche agricole, hanno anche un giardino dedicato tutto per loro. Tutte le biografie e lo stesso Umberto II ricordano gli anni a Racconigi come periodi felici e spensierati, vissuti in famiglia e all’aria aperta. Vittorio Emanuele III tra un impegno e l’altro pesca trote e lucci nel lago e nei ruscelli e spesso si può vedere il re uscire dal castello per una passeggiata in paese o intento in qualche chiacchierata con i contadini per avere informazioni, rigorosamente in piemontese, sui raccolti e sul bestiame. La regina Elena invece si diletta a cucinare, nell’educazione dei figli e nello scattare fotografie che lei stessa sviluppa in una camera oscura che si fa costruire vicino al suo bagno personale. Le serate sono poi allietate dal cinematografo, altra passione moderna dei sovrani; in una galleria della dimora vengono proiettati in prima visione i nuovi film in arrivo in Italia.

Racconigi, appartamento dei principini

Racconigi, appartamento dei principini

Diversi fatti importanti legati alla dinastia avvengono in questa località: nel 1904 vi nasce l’erede Umberto, nell’ottobre del 1909 viene ricevuto in visita di stato lo zar Nicola II e nel 1925 il castello ospita le nozze della principessa Mafalda con Filippo d’Assia. Un anno più tardi in una sala che ancora oggi lo ricorda con una scritta sulla porta viene alla luce anche il primogenito della coppia Maurizio.
A testimonianza che è un luogo legato alla famiglia il re nel 1930 regala la residenza reale come dono di nozze al figlio Umberto e negli anni successivi le sale dei principini tornano ad essere abitate con i figli dell’ultimo re d’Italia. I principi di Piemonte portano al castello i grammofoni e il design, ridisegnando in stile déco alcuni ambienti privati su progetto di Fiore Martelli, allievo di Giò Ponti. Umberto II poi elegge Racconigi come sede della sua collezione di stampe sulla Sacra Sindone e di ritratti di antenati sabaudi che arricchiscono le pareti di molte sale e corridoi. Ancora oggi chi visita il castello rimane colpito dall’atmosfera da casa vissuta che si respira passando da un ambiente ad un altro, visitando gli appartamenti privati si ha quasi la sensazione che i suoi abitanti siano usciti per qualche attività e debbano rientrare da un momento all’altro.

Racconigi, sala da pranzo

Racconigi, sala da pranzo

Con Umberto e Maria Josè nei periodi estivi rinasce anche un’altra residenza, il Castello di Sarre in Valle d’Aosta. Acquistato da Vittorio Emanuele II nel 1868 come base per le sue caccie a stambecchi e camosci nelle valli di Cogne viene frequentato spesso anche dal figlio Umberto I che fa decorare i famosi saloni con le corna delle sue vittime, se ne contano 3612 usate come elementi decorativi su soffitti e pareti. Vittorio Emanuele III al fucile preferisce la macchina fotografica, di conseguenza frequenta poco la dimora ed è lui a donare la riserva reale di caccia allo stato istituendo l’odierno Parco Nazionale del Gran Paradiso, il primo in Italia.

Il castello di Sarre

Il castello di Sarre

Gli ultimi sovrani d’Italia ne fanno una delle loro mete preferite, essendo amanti della montagna vi si recarono quasi ogni estate negli anni ‘30 e il castello è usato da Maria Josè come base per le sue escursioni, la più famosa delle quali è la sua scalata alla vetta del Cervino il 12 settembre 1941. A questo periodo risalgono gli ambienti dedicati ai principini, la sostituzione dei vecchi gradini in pietra con nuovi meno scivolosi e l’erezione in giardino di una casetta per i giochi, purtroppo oggi andata perduta. È in questa residenza che la principessa di Piemonte passa i terribili anni della guerra con i figli e dalla quale nel 1943 scappa in macchina nella vicina svizzera per non essere catturata dai tedeschi che hanno ricevuto ordini ben precisi.
E oggi? Da quello che sappiamo il principe Amedeo di Savoia e la moglie Silvia trascorrono molti mesi all’anno nel loro dammuso sull’isola di Pantelleria mentre il principe Aimone ha una casa per le vacanze in Puglia, più precisamente in un paesino del Salento dove è stato anche battezzato il suo primogenito.

Alessandro Sala

Oltre a ringraziare come sempre Alessandro-Ale per questo excursus sulle villeggiature dei Savoia voglio ricordare che queste dimore reali oggi si possono visitare; quelle piemontesi fanno parte del circuito delle Residenze Reali di Torino e del Piemonte riconosciute dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Inoltre prioprio la presenza dei sovrani italiani ha fatto si che alcune di queste locatà diventassero delle mete turistiche, vedi Gressoney.

Umberto e Margherita a Gressoney

Umberto e Margherita a Gressoney

Ovviamente adesso ci vuole un post sulle vacanze di tutti gli altri royal, quindi restate connessi.

Copyright foto: siti ufficiali delle residente e dei castelli

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89 Commenti

  1. Dora ha detto:

    l’anno scorso gli scout (che hanno organizzato il raduno nazionale nel parco) hanno donato 2 cammelli (o dromedari? non ricordo) per ricordare quelli che c’erano prima della II guerra mondiale..

  2. elettra/cristina palliola ha detto:

    Se qualcuno per sfuggire al caldo della città, ci volesse andare,….
    questo è uno dei filmati che mi ha mandato la pro-loco dove c’è molta ricostruzione, ma anche molte foto antiche, in particolare con Umberto I e Margherita nel borgo e anche a Pian del re
    https://www.youtube.com/watch?v=DSNu9Qt0v3

    • Ale ha detto:

      a me non lo fa vedere 🙁 dice che il video non esiste.
      in effetti il pian del re è un posto che mi manca, andando da sempre in valle d’aosta non ho mai frequentato la zona del Monviso. è tanto che dico che vorrei andare ma come sempre rimanda oggi rimanda domani … devo ancora andare.

      • elettra/cristina palliola ha detto:

        In realtà anch’io non lo vedo…non capisco il perchè..comunque erano fotografie , fatte in montagna per lo più di Umberto I e Margherita e qualcuna di VE II…probabilmente molte sono anche già viste e conosciute

  3. Dora ha detto:

    oggi ho fatto un giretto che…. muhahaahahahajhaha
    dico solo che chi verrà a vedere la mostra per i 150 anni di firenze capitale non rimarrà deluso!!! XD
    (invito rivolto particolarmente ai sabaudofili di AR)

    per il resto: la mostra sui lapislazzuoli fiorentini a Pitti chiude l’11 ottobre qualcuno è interessato?

    • Ale ha detto:

      io l’altro giorno passavo vicino a Gressoney con la mia ragazza …. secondo voi ho resistito ad andare a rivedere il castello???? 😀 è veramente bellissimo, poi è tenuto anche molto bene. se qualcuno passa nei paraggi lo consiglio tanto, è una bella visita. in più per chi è appassionato di stemmi, simboli araldici e storia è una manna, tipo bambino alle giostre 😉

      • Dora ha detto:

        io ieri sono stata in una residenza estiva reale …e imperiale!!!! XD anche se sono stati i savoia a lasciare più tracce quindi ti spetto al varco!!! Xd

  4. ruggero rastelli ha detto:

    Da Monarchico, mi sono sempre interessato ai Reali …

  5. Ale ha detto:

    domani, dopo un po’ di montagna, parto per il mare e difficilmente riuscirò a stare ancora con voi, la prima settimana sarò in italia ma poi come al solito raggiungerò la mia spiaggia francese rimanendo isolato senza internet per un bel po’. quindi quale post più appropriato di questo per augurare a tutti buone “villeggiature”???? le mie saranno reali solo nelle letture 😉
    quindi buone vacanze a tutti!!!! 😀 per chi per vari motivi rimane a casa auguro un agosto tranquillo e di relax 😉

  6. F ha detto:

    Un’idea un po’ diversa di reali villeggiature… almeno, grazie al cielo chi ha i soldi ne fa girare un po’ in quel Paese bellissimo ma così martoriato dall’economia che è l’ Ελλας… http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/07/30/mln-euro-giorni-spese-folli-per-del-marocco-vacanza-grecia_9Mt1wt2GCAr3klRvXiasoK.html?refresh_ce

  7. Ale ha detto:

    lo metto qui perché cito il castello nel post 😉

    non so se ne avete già parlato … il 23 agosto la principessa Maha Chakri Sirindhorn di thailandia in italia per l’expo ha visitato il castello ducale di agliè, residenza di villeggiatura dei savoia-genova fino alla seconda guerra mondiale. purtroppo per la principessa quel giorno pioveva e sicuramente non ha potuto godersi i bellissimi giardini.
    la visita è speciale perché tommaso di savoia duca di genova guidò una missione diplomatica nel 1881 in siam (odierna thailandia). la visita di stato in nome di Umberto I (cognato e cugino del duca) ebbe successo, segnando un momento importante tra siam e italia. rama V da questo momento chiama molte imprese, professionisti, artisti e maestranze italiane a lavorare in opere pubbliche e private del suo paese e dona a tommaso di savoia tutta una serie di oggetti che formano il nucleo della collezione di arte orientale del duca, che arrivano al castello di agliè nel 1913 quando viene venduta la villa di stresa. ad Umberto I invece il sovrano orientale donò una spada ricoperta di pietre preziose (rubini mi sembra di ricordare), ancora oggi esposta all’armeria reale di Torino per volere dello stesso re d’italia. in più se non sbaglio nel 1907 lo stesso rama V fu ospite dei duchi di genova proprio ad agliè, durante la sua visita in italia.
    qui due link sulla visita della principessa:

    http://www.quotidianocanavese.it/cronaca/aglie-la-principessa-della-thailandia-ospite-al-castello-ducale-foto-e-video-5186

    https://www.youtube.com/watch?v=4u4VPxQSD5w

  8. luka ha detto:

    @Ale
    Non abbiamo commentato la visita della principessa all’expo di Milano, che tra l’altro nel suo paese rappresenta la “degna erede” dell’anziano re Rama IX a discapito del principe ereditario!
    Chissà alla morte del re ( sul trono da più tempo della regina Elisabetta) cosa succederà in questo paese democratico con colpi di stato annuali avvallati dal sovrano!…mah…

    Per curiosità ho dato una letta alla biografia di re Rama V, nonno dell’attuale re…la sua consorte ufficiale era anche sua sorellastra ( figlia di stesso padre ma madri diverse)! Come gli antichi faraoni, accennati in un altra discussione!

    • Ale ha detto:

      conosco poco la situazione della thailandia. so solo che è molto precaria, i sovrani sono malati da tempo e non capisco come faccia il re a regnare. non sarebbe meglio che abdicasse??? sono in molti a dire che l’erede non sia all’altezza, forse è per questo che il sovrano mantiene il trono. giusto l’altro giorno ho letto sulla stampa che il parlamento ha bocciato una nuova costituzione proposta dai militari che detengono attualmente il potere rinviando così le prossime elezioni a dopo il 2017.

  9. Chloe ha detto:

    Io sinceramente non conosco per nulla la monarchia thailandese e la situazione per il futuro … solamente il fatto noto che Rama IX è il sovrano in carica che ha regnato più a lungo, con i suoi 69 anni e tre mesi circa sul trono, e i suoi problemi di salute di cui si parla nell’ultimo decennio.
    No, non avevo letto della visita di fine agosto a EXPO della principessa Maha Chakri Sirindhorn. Per la sua presenza al Castello di Agliè, accanto al link inserito da @ale, abbiamo anche questo video (anche se la qualità non è ottimale) che mostra la visita della principessa negli ambienti della residenza e l’intervista al direttore del castello di Agliè Lisa Accurti

    https://www.youtube.com/watch?v=G_hEOWG4h3o

  10. Ale ha detto:

    sotto questo post mi sembra di ricordare che avessimo parlato di diversi aspetti della caccia e di come oggi non sia più tanto una passione dei royal, a parte qualche caso come in Danimarca.
    nei giorni scorsi ho letto due libricini che avevo comprato quest’estate sul castello si sarre in valle d’aosta, di cui parlo anche in questo post. molto spazio in questi due testi è dedicato alle cacce reali e particolare risalto viene dato alla figura dello stambecco.
    vado in alta montagna da quando sono piccolo e per me vedere gli stambecchi è cosa abbastanza normale, ma solo ieri ho scoperto quanto questo animale debba la sua sopravvivenza a casa savoia. e dire che lo dice anche Wikipedia:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Capra_ibex
    lo stambecco infatti una volta presente in molte parti d’europa a partire dal medioevo venne decimato dai cacciatori che ne vendevano le corna ai farmacisti. già nel 1500 in austria era un animale praticamente estinto, mentre sulle alpi francesi e svizzere sparì a seconda delle zone tra la fine del ‘500 e il 1815. gli arcivescovi di Salisburgo cercarono di proteggerli ma sparirono nel 1707. in tirolo Massimiliano I cercò si salvarli emanando editti per proteggerli ma con scarso successo. francesco Giuseppe senza riuscirci cercò anche di reintrodurre la specie importando animali dalla valle d’aosta. l’unica zona delle alpi dove la specie sopravvisse fu intorno al massiccio del gran paradiso nelle valli comprese tra cogne e ceresole in piemonte.
    tutto partì dall’azione dell’ispettore forestale di Gressoney Giuseppe zumestein che segnalò nel 1820 all’accademia delle scienze di torino l’imminente estinzione dello stambecco, l’istituzione fece presente questo fatto al re e carlo felice, da poco sul trono, il 21 settembre del 1821 con regie patenti accolse la richiesta di protezione dell’animale. carlo alberto poi nel 1836 ne proibì la caccia (ad esclusione del sovrano e dei suoi ospiti) e istituì i guardiacaccia reali. e nonostante tutto il numero degli esemplari rimasti non riusciva ad aumentare limitando la specie a poco più di un centinaio di capi. tra il 1850 e il 1856 v.e. II comprò terreni e diritti di caccia istituendo nelle valli del gran paradiso due distretti di caccia, quello di aosta e quello ceresole reale. i due distretti poi donati da v.e. III nel 1919 per istituire il parco nazionale del gran paradiso coprivano una superficie di 35.000 ettari. come ho scritto nel post come base per le varie sessioni di caccia in alta montagna praticate solitamente nel mese di luglio venne acquistato e arredato il castello di sarre vicino ad aosta (che oggi ospita un bel museo con arredi anche di villa savoia a roma), famoso per le due sale di rappresentanza decorate con centinaia di corna di stambecco, oltre a essere una delle poche regge alpine. può sembrare un controsenso ma proprio le cacce reali hanno salvato l’animale dall’estinzione. infatti il primo re d’italia che tanti accostano a ideali popolani ne fece un animale di sua esclusiva proprietà, un po’ come i cigni nel regno unito, una specie di retaggio assolutista\medioevale. dai rapporti degli uffici del gran cacciatore del re sappiamo che in genere per ogni stagione di caccia venivano abbattuti circa 60 stambecchi per distretto, quindi in sostanza il numero va raddoppiato. i sovrani tuttavia erano ferrei anche coi loro ospiti, si poteva sparare solo ai maschi, le femmine erano sacre, per ovvi motivi. pare che v.e. II facesse scenate paurose se per caso per errore veniva abbattuta una femmina. questa politica fece sì che a parte un paio di settimane l’anno gli stambecchi riuscirono a vivere in pace per molti anni protetti contro i bracconieri dai guardiacaccia delle riserve reali, tanto che nel 1907 se ne contavano più di 2.500 esemplari. inoltre proprio grazie alla presenza reale vennero creati sentieri, tenuti in ordine boschi e intere montagne, dando lavoro alle popolazioni locali sviluppandone così anche l’economia.
    tra il 1920 e il 1935 gli stambecchi oramai presenti solo più sul gran paradiso vennero reintrodotti nel distretto reale di valdieri sulle alpi del cuneese e successivamente nel resto d’europa. secondo Wikipedia negli anni ’90 in tutto il continente se ne contavano 30.000 esemplari.
    un’altra storia interessante legata ai savoia che a me era ignota fino a qualche giorno fa. spero sia interessante anche per voi 😉

  11. elettra/cristina palliola ha detto:

    Interessatissima questa storia degli stambecchi e del come e del perchè fu istituito il primo parco nazionale, quello del Gran Paradiso, il primo parco naturale italiano…per aver frequentato quelle zone e aver visto, dopo passeggiate estenuanti, specialmente per una bambina, quei posti,mi ricordo una grande riconoscenza verso Vitt. Eman. II che era riuscito a salvare dal’estinzione lo stambecco, estinzione alla quale anche il re stesso e i suoi antenati ci avevano messo una buona mano e nel castello di Sarre ce ne è la prova. Dalle foto si può capire che razza di mattanze dovevano essere quelle battute di caccia, se praticamente tutti i decori di Sarre, sono in corna, quelle stesse corna che in tempi infelicissimi angosciavano la povera M.Josè, lì riparata in attesa della fine della guerra
    Il re, VE II, in quei luoghi tra valli e montagne, se la spassava alquanto e non solo per la caccia allo stambecco e per le belle montanare che incontrava, ma anche perchè, lì si sentiva molto libero di essere un uomo quasi qualunque poter vivere nella natura, con abbondati libagioni, arrosti e bevute, nei rifugi
    Certo su quelle tavole non mancava neppure la moccetta
    Qui qualche foto dei luoghi di cui @Ale ci ha parlato
    http://www.rifugiosavoia.com/index.php/it/

    • Ale ha detto:

      i suoi antenati no, casomai alcuni discendenti. vittorio emanuele II e il fratello Ferdinando sono stati primi savoia a cacciare in montagna. fino agli anni ’30 dell’800 si cacciava in pianure con le tecniche settecentesche, principalmente a cavallo. si puntava più sui cervi della mandria e di Stupinigi. poi si è cambiato spostandosi sulle vette alpine.
      l’estinzione praticamente quasi completa dello stambecco era dovuta alle popolazioni alpine che tra superstizioni, medicina, e carne cacciavano l’animale. i re si occupavano più di cervi e volatili.
      si può giustamente parlare di mattanza, 120 stambecchi uccisi all’anno nell’arco magari di dieci giorni! ma nonostante tutto proprio grazie alle cacce reali e all’interesse del sovrano la specie si è salvata tornando a popolare le alpi. l’unico caso di successo nonostante altre dinastie e stati ci avessero provato per tre secoli.
      ricordo quello che hai detto di m.J., ne avevamo parlato nei commenti proprio sotto questo post. resto però sempre dell’idea che la regina abbia voluto dare un’immagine poetica per enfatizzare la terribile situazione degli anni di guerra. lei più di Umberto frequentava la dimora per le villeggiature con i figli prima del conflitto, ed è stato il primo luogo che ha voluto visitare dopo il rientro in italia. proprio tanti brutti ricordi non doveva averne della dimora. le sale con le decorazioni in corna, che trovo uniche nel loro genere e anche abbastanza suggestive (non bisogna dimenticare che nasce come dimora di caccia) sono solo le due di rappresentanza. tutti i castelli di caccia hanno questo tipo di trofei ma devo dire che nel caso di sarre sono stati usati in modo molto originale, tanto che è uno dei motivi per cui il castello è famoso.
      verissimo quello che dici, il primo re d’italia non solo cacciava la selvaggina ma anche le donzelle del luogo, e pare che di anno in anno ricordasse i nomi e i soprannomi di tutte le signorine delle valli. va detto che il re era una manna per le popolazioni che visitava, avendo le mani bucate ovunque andasse elargiva un sacco di aiuti ai bisognosi e ai comuni.
      pare invece che nei rifugi di caccia mangiasse in modo spartano, minestrone freddo, un po’ di vino e qualche pezzo di selvaggina. per come conosco io il personaggio dubito che abbia mai voluto sentirsi un uomo qualunque. era una persona schietta e spesso amava fare anche vita spartana, ma guai se si sentiva sminuito come re, e re lo era sempre anche quando andava in giro vestito da montanaro. curava gli affari di stato anche in alta montagna, poveri funzionari romani dovevano correre su per le vette per recapitare dispacci e carte di stato. a volte capitava anche agli ambasciatori 🙂 gli piaceva non stare rinchiuso nei palazzi dorati e sicuramente amava incontrare il suo popolo col quale si divertiva molto, ma guai se qualcuno dimenticava che era il sovrano. sinceramente penso che fosse solo una persona un po’ stravagante, di sicuro non rozzo come alcuni lo vogliono far passare.

      • http://www.altezzareale.com/wp-content/uploads/2017/09/avatar_utenti.png marina ha detto:

        ad ogni modo a me i trofei di caccia ovunque essi siano, mi fanno orrore. nella provincia francese sono diffusissimi e io li trovo terrificanti. una volta in una casa ancora un po’ mi piglia un colpo perché nell’ingresso avevano per terra una testa di cinghiale ringhiante…

        • Ale ha detto:

          si lo so. personalmente non sono un amante della caccia, non concepisco che si uccida per divertimento. a me danno soprattutto fastidio i trofei di caccia impagliati, tipo teste o animali interi. forse proprio perché ho visitato molti castelli fin da bambino ai palchi di corna sono abbastanza abituato. detto questo fatti oggi li considero orrori e di cattivo gusto, ma quello che oramai già c’è va tenuto come memoria storica. anche per non ripetere.
          orrore la testa del cinghiale! ma c’è ancora chi si mette i trofei in casa?

          • tody ha detto:

            Non è un divertimento è una tradizione che si passa di generazione in generazione, in Toscana era così, sopratutto con la caccia con il cane da riporto. Ricordo quando ero ragazzino che i cani di mio zio impazzivano quando lo vedevano andare a prendere gli stivali perchè capivano che il momento della caccia, per loro un istinto ed un momento unificante nella vita di branco (le famiglie dove vivono per loro sono il branco), era venuto.
            Non condivido la stigmatizzazione dei cacciatori e non comprendo i vegetariani che dicono di non mangiare animali per non farli soffrire. Anche le piante sono essere viventi, non è perchè non parlano che non soffrono quando vengono sradicate.

            • Dora ha detto:

              concordo. poi in toscana viviamo una situazione particolare perchè gli ungulati (cervi e cinghiali fondamentalmente) sovrabbondano e quindi c’è bisogno di cacciatori, gli unici che possono mantenere l’equilibrio.

              con questo, io non ho mai cacciato nè voglio cominciare a farlo

  12. Ale ha detto:

    ieri ho dimenticato di mettere due link. quello di ceresole reale che deve questo appellativo alla concessione sovrana come ringraziamento verso il comune che cedette gratis i diritti di caccia a V.E. II

    https://it.wikipedia.org/wiki/Ceresole_Reale

    e poi lo stemma del comune che dice tutto 😉

    http://www.stemmiesapori.com/stemma.php?regione=piemonte&provincia=Torino&id=55

  13. Ale ha detto:

    una delle residenze reali più importanti e famose dal punto di vista artistico in italia è la palazzina di caccia di Stupinigi alle porte di torino. per rimanere in tema villeggiature reali l’ultima a utilizzarla è stata la regina margherita nel periodo in cui era regina madre, sostituendola praticamente alla villa reale di monza dopo il regicidio.
    ne avevamo già parlato sotto un altro post (probabilmente sotto quello sulla giovinezza di Umberto II ma qui è più in tema). dopo un lungo periodo di degrado culminato col furto dei preziosi arredi, tra cui molti piffetti del valore di milioni di euro, poi per fortuna recuperati, da qualche è partito il restauro. l’anno scorso vi avevo aggiornato con le immagini del recupero del salone centrale e anni prima erano stati recuperati gli appartamenti di levante. al momento i lavori direi che hanno raggiunto la metà della reggia. la cosa particolare nel caso italia è che questi restauri sono praticamente finanziati da privati, imprese e fondazioni bancarie principalmente.
    quest’estate hanno inaugurato gli appartamenti della regina e credo siano già in fase di partenza i lavori su quelli del re.
    qui un video dei lavori:
    https://www.youtube.com/watch?v=NSKh1iawUqc&feature=youtu.be
    le foto delle sale:
    http://www.consultaditorino.it/realizzazioni/stupinigi-restauro-appartamento-regina/
    e tutte le altre notizie sul restauro:
    http://www.consultaditorino.it/realizzazioni/stupinigi-restauro-appartamento-regina/
    il sito della palazzina:
    http://www.ordinemauriziano.it/palazzina-di-caccia-stupinigi
    il salone centrale restaurato nel 2015:
    http://www.consultaditorino.it/realizzazioni/stupinigi-restauro-salone-centrale/
    il video:
    http://www.consultaditorino.it/realizzazioni/stupinigi-restauro-salone-centrale/

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