mercoledì, 2 novembre 2011
La regina Margherita torna a Monza nella sua reggia
Per i 150 dell’Unità d’Italia la regina Margherita, prima sovrana del regno, torna simbolicamente a Monza e apre gli appartamenti di Villa Reale. Fino al prossimo 8 gennaio il primo piano nobile della reggia è aperto per la prima volta al pubblico grazie agli allestimenti della mostra “Regina Margherita”, curata da Elena Fontanella, ideata e promossa da Fondazione DNArt.
“Il centro dell’esposizione è la villa le cui stanze sono le vere protagoniste del progetto – spiega Elena Fontanella, curatrice della mostra e Presidente della Fondazione DNArt – Una grande occasione di valorizzazione per la reggia che spalanca le sue porte al pubblico raccontando la storia di Margherita, prima regina d’Italia, che qui ha vissuto con Umberto I. Ogni stanza rivive grazie ad oggetti, arredi, abiti appartenuti alla regina”.
Dipinti, sculture, arredi, oggetti, abiti, gioielli, documenti e fotografie accompagnano il visitatore tra le stanze di Villa Reale. Contenuto e contenitore si fondono in un unicum storico, dove l’uno rimanda all’altra e viceversa. Perché la storia di Margherita non può prescindere dal suo legame con Monza e con la Villa. Un luogo prestigioso e suggestivo che assume un ruolo di primaria importanza a cavallo tra il XIX e il XX secolo nelle vicende legate all’Unità d’Italia e ai sovrani della nuova Nazione. La Reggia, infatti, è il dono di nozze di Vittorio Emanuele II al principe Umberto, erede al trono del Regno d’Italia, e a Margherita di Savoia, figlia di Ferdinando duca di Genova (fratello di Vittorio Emanuele II) e di Elisabetta di Sassonia che si sono uniti in matrimonio il 22 aprile 1868 a Torino. Margherita è entusiasta di questo dono e stabilisce sin da subito un legame profondo con la villa e la sente, come lei stessa scrive, “casa nostra veramente, perché il re ce l’ha assegnata in proprio”.
Qui Margherita, che ama la cultura, si diletta nella musica e si circonda di poeti, intellettuali e artisti che trovano in lei una fonte di ispirazione e un modello di grazia ed eleganza. La maggior parte degli interventi, sia strutturali che decorativi, subiti dalla villa nel corso degli anni per adeguarsi alle nuove esigenze di comfort e funzionalità generate dai repentini mutamenti della società sono voluti da Margherita. La regina dà una forte impronta personale agli arredi e alle decorazioni, il suo gusto raffinato si coglie nelle scelte che compie nelle tappezzerie, negli arredi, nelle vaselle e nelle suppellettili in generale. A partire dalla tavola. In mostra, infatti, vi è anche la grande tradizione delle tavole della Casa Reale Savoia. In quegli anni, infatti, anche l’arte della cucina e della tavola è investita dallo spirito della modernità che soffia impetuoso in tutti gli ambiti della vita. Lo stile e l’impronta di Margherita incidono anche nell’organizzazione delle tavolate, sulla presentazione delle pietanze e sulla scelta del menù.
Margherita costituisce un interessante soggetto storico e privato nell’ambito della lettura della storia unitaria italiana, non solo per essere stata la prima Regina dell’Italia unita, ma anche per quel particolare stile imposto con la propria forte personalità e il proprio ruolo sull’opinione pubblica italiana. Il fenomeno del “margheritismo”, fondato sul sottile potere di attrazione che la regina esercita non solo su artisti e intellettuali, ma anche sulla gente comune, viene a costruire uno dei volti identitari del nostro paese sullo scenario d’Europa: è il trionfo della bellezza femminile, che lo stile della regina riesce ad incarnare in tutte le sue più svariate e articolate sfaccettature.
Margherita, inoltre, proprio come una sovrana moderna, vive gioie e dolori personali e della nazione. L’unione tra Margherita e Umberto ha per Vittorio Emanuele II un alto significato politico: deve rinnovare e rafforzare l’immagine della dinastia regnante, uscita indebolita dalla terza guerra d’Indipendenza contro l’Austria e avvicinare il popolo alla Corona. Ma il matrimonio è solo apparentemente felice. Umberto, infatti, ancor prima del fidanzamento ufficiale con Margherita frequenta altre donne. In particolare la duchessa Eugenia Litta Bolognini, che abita nell’omonima villa di Vedano, poco distante dalla reggia monzese. Il futuro re è solito percorrere il sentiero che univa le due dimore, dopo l’aperitivo con la regina, per andare a cenare con la sua favorita. Margherita una sera, entrando nella camera da letto del marito lo sorprese impegnato con la Litta e decide di andarsene e abbandonare il marito infedele. L’intervento del suocero, che le ricordò il suo ruolo, le fece cambiare idea. Negli anni a venire Margherita, non si sottrae mai al suo ruolo di regina stando sempre accanto al marito e sostenendolo in qualsiasi scelta politica. Fino al 29 luglio del 1900 quando Umberto viene ucciso per mano dell’anarchico Bresci, lasciando così Margherita in uno stato di costernazione e di malinconia che la accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
La mostra è l’occasione per restituire alla fruizione pubblica ed agli studi molti arredi della Villa Reale di Monza e di residenze milanesi di Margherita di Savoia (Palazzo Reale, Villa Reale già Belgiojoso Bonaparte) che il Ministero per i Beni e le Attività culturali sta progressivamente affidando al Consorzio per la valorizzazione culturale.
La mostra si realizza grazie alla collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con il Comune di Monza Assessorato alla Cultura e alla Villa Reale; in collaborazione con Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza ed il sostegno di Intesa Sanpaolo.
“Regina Margherita”
29 luglio – 8 gennaio 2012
Lunedì chiuso
Martedì – Domenica 9.00 – 19.30
Info e prenotazioni:
Fondazione DNArt
Tel. 039 2308970
Tel 02 29010404
info@fondazionednart.it
prenotazioni@fondazionednart.it
Piccolo aggiornamento dedicato al diadema indossato dalla regina Margherita. Il mio amico Claudio, grande appassionato di gemme reali, mi ha fatto subito vedere in una sua gallery su Facebook il gioiello in questione. Eccolo qua, non è nel caveau perché, come potete vedere, è stato indossato anche successivamente al 1946. Se non erro oggi dovrebbe essere in possesso di Vittorio Emanuele di Savoia e mi pare che la moglie Marina lo abbia anche portato. Viene dall’atelier del gioielliere parigino Mellerio.
La regina Maria Josè insieme alla figlia Maria Pia e al di lei marito il principe Alessandro di Jugoslavia.
Scritto da: marina
Categorie: Mostre Reali
Tags: 150mo unità d'Italia, Donne Reali, Mostre Reali, reggia di Monza, regina Margherita, Savoia, Umberto I, unità d'Italia, Vittorio Emanuele II
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- I gioielli delle regine d'Italia | Altezza Reale 11-08-2011 alle 00:02
- Berny 11-09-2011 alle 13:57












Ale
domenica, novembre 6, 2011 alle 17:27
grazie Livio anche io sono pignolo … soprattutto sugli alberi genealogici delle famiglie reali che sono piuttosto complicati!
elettra
domenica, novembre 6, 2011 alle 18:01
Mi sembra che quanto a perle anche la Litta non scherzava….Umberto le regalava anche a lei? Chissà!
Comunque sono un gioiello bellissimo che sta bene a tutte e che dà molta luce al volto, anche un solo filo, figurarsi delle cascate del genere!!!!
Paola ….SPQR, vuol dire anche solo preti qui regnano…che per moltissimo tempo è stato vero!
Dora
domenica, novembre 6, 2011 alle 19:04
@ maria alberico saracino
ma un fedigrafo è uno che scrive di fedi religiose????
fedifrago
Dinora
lunedì, novembre 7, 2011 alle 00:43
Prima di riprendere il discorso sui condottieri romagnoli,
apro una piccola parentesi sulla collezione di monete di Vittorio Emanuele III. Una parte di questa era stata già donata al popolo italiano dallo stesso Re d’Italia ed era nota come ” Collezione Reale”. L’altra parte della collezione se la tenne con se e fu ereditata dall’ultimo Re d’Italia, Umberto II che per sua volontà, alla sua morte venne donata alla Repubblica Italiana in modo che l’intera ” Collezione Reale” fosse ricongiunta. Ora è esposta al Museo Nazionale di Roma di Palazzo Massimo. La vidi alcuni anni fà e posso assicurare che è una cllezione incredibile. Non credo sia tutta esposta, almeno all’ora non lo era, perchè, ci dissero, che l’intera collezione fosse più di 300/ 400 mila monete!!
Se vi capita andate a vederla, è interessantissima ed anche come è stata esposta. In alcuni punti delle bacheche vi sono delle lenti di ingrandimento per permettere di vedere i minimi particolari.
Ora ritorno ai condottieri romagnoli!!!
A pochi chiliometri da dove abito vi sono due cittadine: Cotignola e una più piccola Barbiano.
Iniziamo da Cotignola.
Nel 1369 vi nacque un certo Muzio Attendolo o meglio Giacomo Attendolo soprannominato Giacomuzzo e poi Muzio, come spesso succedeva in Romagna, spesso alle persone veniva dato un soprannome che rimaneva spesso per sempre, anche al posto del vero nome. La leggenda che si narra è che un giorno il giovane Muzio, Mentre zappava la terra ( la sua era una famiglia di nobiltà rurale) vide passare dei soldati che stavano reclutando dei nuovi adepti per rinforzare le truppe del loro capitano di ventura. All’epoca ve ne erano diversi visto la complessità delle divisioni delle diverse Signorie che erano sempre in lottafra loro. Comunque il giovane Muzio sembra che scagliò via la zappa e prese uno sei cavalli del padre e si unì a loro. La sua carriera militare iniziò nella compagnia di Alberico da Barbiano che praticamente fu il responsabile del nome Sforza. E quì ritorniamo di nuovo ai soprannomi che divengono nomi propri. Il suo nuovo signore vedendolo come un giovane molto impetuoso e con grande vigore fisico lo soprannominasse SFORZA.
Fu condottiero sotto i Visconti di Milano, degli Este e diversi altri Signori distinguendosi sempre per il suo coraggio. La sua vita si interruppe mentre cercava di salvare dalle acque di un fiume un paggio ma a causa, si dice, della pesante armatura egli non riuscì a riemergere e il suo corpo non fu mai trovato. Ebbe numerosa prole ed il suo figlio maggiore un bel dì ( per farla brave!! La storia è molto più complessa) entrò nelle grazie dell’ultimo Duca Visconti di Milano che gli diede in moglie la sua figlia adorata Bianca Maria Visconti. con il matrimonio gli fu “donato” il titolo di Duca. Da quì inizia la storia degli SFORZA SIGNORI DI MILANO e non solo……Per non parlare poi di Caterina Sforza sposata con un Riario divenne Signora delle terre di Romagna e poi madre di Giovanni dalle Bande Nere, e poi sempre per non parlare di Ludovico il Moro ecc… Il tutto partito da un allora piccolo paese della Romagna.
Barbiano. Avete già visto l’intreccio fra Muzio Attendolo “Sorza” con Alberico da Barbiano praticamente colui che diede il nome ad una delle famiglie più importanti del nostro Paese. Il caro Alberico ( nato a Barbiano nel 1385)fu un grande condottiero e capitano di ventura e sopratutto un rinnovatore dell’arte medioevale militare. Non mi dilungo sulla sua vita fra battaglie varie se no si fa notte fonda!!!
Comunque penso che aver spiegato con solo due esempi come la terra di Romagna ha dato origine a dei grandi condottieri della storia d’ Italia anche se era ancora un pò “suddivisa”!!!!!
Buona notte. E scusate la lunghezza del mio intervento.
paola
lunedì, novembre 7, 2011 alle 09:44
@Dinora, sei romagnola? io adoro i romagnoli, mi piace un casino anche solo sentirli parlare! infatti è il lato di mio marito che mi piace di più
Non volevo essere denigratoria, solo mi chiedevo quali altri condottieri avesse avuto la Romagna e ti ringrazio di avermi ricordato gli Sforza. Comunque Margherita ebbe una vera e propria cotta per Mussolini, l’avrebbe incensato anche fosse nato in qualsiasi altra parte del mondo! (p.s. anch’io guardo il MotoGP, è una mia grande passione)
M. Paola
Filippo
lunedì, novembre 7, 2011 alle 12:43
Buon giorno
Parlare di gioielli della corona d’Italia è molto azzardato, infatti non c’è ne sono.
L’unica corona “La corona ferrea” che si trova nel Duomo di Monza è quella che in teoria Vittorio Emanuele II primo re d’Italia ha assunto come simbolo del nuovo Regno d’Italia, ma in pratica non l’ha indossò mai.
Non esistono scettri, globi e quant’altro.
I Savoia, soprattutto per ragioni economiche, modificavano continuamente i gioielli in loro possesso facendone creare dei nuovi dai vari gioielleri (Musy, Mellerio etc..) utilizzando le stesse pietre preziose.
I gioielli custoditi nel caveau della Banca d’Italia non sono per nulla gioielli della corona ma appartengono alla Casa Reale di Savoia, re Umberto II li affidò al ministro della Casa reale perchè li depositasse alla Banca d’Italia, con la convinzione che presto li avrebbe ritirati lui stesso, così non è stato, da qui il biglietto che li accompagnava “da riconsegnare a chi di diritto”.
I pezzi più pregiati consistono in un diadema di perle e brillanti (indossato dalle regine Margherita ed Elena), un davant de coursage, alcuni fili di perle e poi una serie di pietre preziose sfuse.
Nessuno, a quanto dice la Banca d’Italia, ha mai cercato di ritirare ufficialmente questi gioielli da loro custoditi, perchè non è chiaro chi ne abbia diritto.
Di sicuro non lo Stato Italiano perchè in caso contrario ci avrebbe già messo le mani.
Marina, il diadema indossato (Mellerio), come argomento è stato trattato in un altro post di qualche tempo fa, a suo tempo le inviai la foto dello scheletro del diadema senza il rosone centrale, che Marina di Savoia ha utilizzato spessimo in passato in un giro collo di fili di perle, se non ricordo male il resto del diadema fu ereditato da Maria Beatrice che successivamente vendette assieme ad altri gioielli da lei ereditati.
Saluti
Filippo
paola
lunedì, novembre 7, 2011 alle 14:21
@Dinora, che ardimentoso questo Muzio Attendolo poi Sforza! come tutti i romagnoli, sangue caldo, Sorbole!!!
(quest’ultima è una frase che pronuncia spesso mio marito, ma non ho mai capito se sorbole è un’espressione emiliana o romagnola, va beh non è poi così importante)
… Ma, tornando al post, Attendolo era allora un avo anche della Eugenia Litta che da ragazza si chiamava Attendolo Bolognini???
M. Paola
paola
lunedì, novembre 7, 2011 alle 14:30
@Filippo, grazie dei chiarimenti sui gioielli dei Savoia, ora ho capito perchè non sono stati venduti! perchè non appartengono nè ai Savoia nè allo stato italiano, altrimenti chissa che fine avrebbero fatto!!!
però anche chiusi in cantina e non vederli mai più non è che vada bene
M. Paola
Ale
lunedì, novembre 7, 2011 alle 16:18
ciao a tutti
mi permetto di dissentire su quello che hai detto Filippo. i gioielli della coroa esistono e hanno avuto una storia travagliata… vennero creati tra il Seicento e il Settecento, la corona per esempio venne realizzata per l’incoronazione a Palermo di Vittorio Amedeo II di Savoia come re di Sicilia e la ritroviamo in tutti i ritratti dei successivi re di Sardegna fino alla rivoluzione francese. quando nel 1798 Carlo Emanuele IV lasciò Torino per andare in esilio in Sardegna lasciò per correttezza le gioie della corona agli invasori francesi insieme a tutta l’argenteria, a 700.000 lire dell’erario e alle opere d’arte contenute nei castelli reali. naturalmente i gioielli furono smontati e rivenduti pezzo per pezzo. Quando nel 1814 Vittorio Emanuele I rientrò a Torino decise di ricreare dei gioielli ufficiali, vennero però realizzati solo quelli per le regine senza ripristinare la corona perduta. nel 1848 Carlo Alberto concedendo lo statuto dovette dividere il suo patrimonio, la parte dello stato in dotazione comunque alla corona e la parte privata. i diamanti della corona andarono allo stato e vennero divisi dai gioielli privati, tanto che il loro nome ufficiale divenne “gioie in dotazione alla corona”. questo è il motivo per cui vennero consegnati alla banca d’Italia dal ministro della real casa e non portati in esilio come il resto dei gioielli privati della famiglia. se non fosse stato così ma come dici tu , Filippo, nel caveau oggi ci sarebbero anche i gioielli che poi sono stati ereditati dai figli di Umberto II come per esempio il diadema con le foglie di lauro. la proprietà di questi gioielli quindi è dello stato italiano e in questo momento hanno la stessa funzione delle migliaia di lingotti d’oro conservati nel caveau della banca d’Italia. tra un po’ Marina dovrebbe pubblicare un post la descrizione dei gioielli della corona con tanto di foto (non ci sono fili di perle, queste facevano parte dei gioielli privati).
elettra
lunedì, novembre 7, 2011 alle 17:10
Quel sibillino biglietto di Umberto II, quindi non darà mai una risposta al quesito…
Per fare un esempio analogo e abbastanza recente , la famiglia reale greca usa i gioielli della corona…visto che il loro esilio iniziò con una fuga, come funziona la cosa?quando tira un’ariaccia, per prima cosa si impacchettano le gioie e se le portano con loro, o trovano persone compiacenti che le spediscono in seguito ?
Allora come mai Umberto II non ha portato via tutto, se era tutto patrimonio famigliare? non penso che non abbia trovato posto nel bagagliaio….
Ma in seguito nessuno le ha reclamate?
Avete visto su N&R della terza moglie del sultano del Brunei? non sembra una delle tiare Savoia, una di quelle vendute mi sembra ,ma non sono sicura da M.Gabriella, riveduta e corretta?
paola
lunedì, novembre 7, 2011 alle 19:59
@Dinora, anche mio marito si è scandalizzato come te per la mia ignoranza! e mi dice che in Romagna sono nati, tra gli altri: Giovanni dalle Bande Nere, Sigismondo Malatesta, Uguccione della Faggiola, Guido da Montefeltro!! ehilà ma allora i romagnoli sono proprio dei superganzi!!! e un po’ rissaioli aggiungo io
M. Paola
paola
lunedì, novembre 7, 2011 alle 20:00
p.s. … su questi gioielli reali c’è molta suspense! aspetto il post chiarificatore di Marina e Ale
Ale
lunedì, novembre 7, 2011 alle 20:08
@elettra personalmente non credo a meno che non si tratti i un diadema creato per le figlie di Umberto II negli anni della dolce vita …. su quelli non so molto.
Umberto II ha riconsegnato quei gioielli allo stato perchè era un gentiluomo e sapeva che erano solo in dotazione alla corona (quindi non di proprietà). probabilmente se li avesse portati in esilio con sè nessuno gli avrebbe detto niente (così ha ammesso anche Luigi Einaudi, allora presidente della banca d’Italia) ma, come sempre, è stato onesto.
elettra
lunedì, novembre 7, 2011 alle 22:07
Ale , mi riferivo -anche se non lo ritengo probabile – al diadema di origine russa….. se hai il libro dei gioielli di casa Savoia, come penso che tu abbia , di Stefano Papi e M. Gabriella, è a pag. 119….mi sembra di ricordare che è stato venduto…..
Ma allora cosa è rimasto nella Banca d’ Italia..dagli scritti tuoi e di Filippo , ho capito che si tratta di ben poca cosa, rispetto a quello che c’era….non vedo l’ora di leggere la tua ricerca…..
I Savoia, come dici tu erano usi rimodernare o riadattare i gioielli che possedevano…qui a Roma erano clienti di Petochi, negozio storico di piazza di Spagna, che ha chiuso nel dicembre 2009 , con una svendita che non ho parole per definire,….io l’ho seguita e credevo di svenire ad ogni oggetto…….
come va a Torino? il Po sembra essersi calmato….Ieri sera ho visto la Gran Madre tutta illuminata e mi è venuta una enorme nostalgia…ho vissuto a Torino un periodo molto felice della mia vita….
Dinora
martedì, novembre 8, 2011 alle 01:30
Carissima Paola non mi sono sentita “denigrata”, non ti preoccupare ma avendo tu accanto un marito della mia terra sai certamente come noi ne siamo orgogliosi! Comunque la dote maggiore di noi Romagnoli, chiedilo a tuo marito, è la sincerità anche se a a volte può smbrare “rozza” ma è sempre meglio dire ” a faccia a faccia” ciò che si pensa. Siamo un pò chiassosi ma leali. Salvo sempre le dovute eccezzioni comenin tutto.
Gli Attendolo-Bolognini non discendono da Muzio Attendolo “Sforza”.
La Duchessa Eugenia Litta Visconti Arese nasce da una relazione extraconiugale della madre con un Principe Porcia. Il marito, Conte Attendolo Bolognini, scoperto il tutto cacciò la moglie da casa ma al momento della nascita della nuova bambina la riconobbe come sua per evitare uno scandalo, anche se in seno all’aristocrazia si chiacchierava non poco.
Eugenia sposera diciottenne il Conte Giulio Litta Visconte Arese che divenne Duca alla morte del fratello.
Per quanto riguarda Giovanni dalle Bande Nere nacque a Forlì da Caterina Sforza e dal suo terzo marito Giovanni de’ Medici. Il suo nome di battesimo fu Ludovico in onore dello zio, successivamente, quando il padre morì Caterina Sforza decise di cambiargli nome in Giovanni per ricordare il marito.
Hai più che mai ragione sulla Regina Margherita e la sua passione per Mussolini. Pure lu,i nel bene e nel male, lo si deve annoverare nella storia dei condottieri romagnoli. La storia di tutte le Nazioni contiene sempre un personaggio che fa discutere i posteri!
Una cosa che diciamo condivido, scusate il dire, con la Regina Margherita sono le perle come gioiello, in tutte le loro forme ed anche colori. Le adoro!!!!
INTERESSANTISSIMO LE VICESSITUDINI E LE “TRAVAGLIATE” STORIE DEI GIOIELLI DI CASA SAVOIA. Concordo con molti di voi nelpensare che nel caveau della Banca d’Italia vi siano una certa parte die gioielli di Casa Savoia e non vedrei nulla di male nelli esporre in un museo. Fanno parte della nostra storia.
Inoltre attirerebbero certo un grannumero di viditatori; molte signore!!
Probabilmente dietro a questra ritrosia ci saranno problematiche da superare con i discendenti diretti anche se non più riconosciuti come legittimi successori.
Tempo fa, penso l’anno scorso, vi fu una trasmissione dedicata ai gioielli di casa Savoia ed un gioielliere di cui non ricordo il nome, forse un Petochii, riprodusse su disegni originali d’epoca i gioielli che dovrebbero essere custoditi nel caveau. La “parata” risultò mozzafiato.
Buona notte Marina e un caro saluto a Paola. Saluti anche al mio conterraneo!!
Dinora
martedì, novembre 8, 2011 alle 01:45
Un piccolo post per Paola appassionata di moro GP come me
Domenica hanno ricordato Simoncelli in modo memorabile. Condottiero moderno, della terra di Romagna, assieme a Valentino e Capirossi che abita non lontano da noi. Persona simpatica, disponibile, sensibile e poco “gasata”; alla romagnola!!
Io sono nata a Imola e quindi l “motore” è nel mio DNA, fin da piccola andavo all’autodromo a vedere prima le moto (Agostini ecc) poi la F1 con i gradi piloti che, allora non erano così irragiiungibili como lo sono ora. Ricordo una cosa simpatiica e poi chiudo la digressione. Quando avevo diciotto anni i miei genitori miregalarono una Fiat 127. Non ricordo per quale motivo ma miritrovai ferma al semaforo dell’autodomo che porta, lungo viale Dante, in centro ad Imola. Ad un certo punto vedo alla mia destra comparire un musone rosso con un “ruggio” pazzesco! Io nell mia macchinuzza circondata da questa meraviglia di Ferrar, mi sporsi un pò per vedere chi era lla guida: Michele Alboreto. Ora penso non si riesca neanche ad incontrarsi un meccanico casualmente!!!Ciao e di nuovo Buona notte
Scusateci nelle nostre digrassioni. Ma come ho sempre detto, questo sito è veramente molto bello perchè finalmente si può spaziare a 360° sulle diverse culture e curiosità RISCUSATE LA DIGRASSIONE. E’ FINITA!!
Ale
martedì, novembre 8, 2011 alle 10:41
elettra a torino va abastanza bene, le uniche cose allagate come sempre sono stati i murazzi e i suoi locali. immaginavo parlassi della tiara russa …… è stata venduta da maria gabriella per pagare le tasse di successione sull’eredità di maria josè e mi sento di escludere che sia quella della foto della terza moglie del sultano del brunei … anche perchè secondo me è un delitto modificare un gioiello del genere.
Filippo
martedì, novembre 8, 2011 alle 13:39
Buon giorno
@Ale, quindi come ho già detto e confermato da te, non esistono Gioielli della Corona, per intenderci, del tipo quelli inglesi, danesi, svedesi.
@Elettra, azzardo una risposta, forse re Umberto II era così convinto che tutto si sarebbe risolto con il suo ritorno in Italia, chiarita la questione dei voti del referendum, e ti confermo per avere letto su internet che i pezzi, in custodia presso la Banca d’Italia, sono ben poca cosa, a parte il diadema di perle, il davant de coursage e fili di perle.
E’ quindi bene sfatare la legenda che vuole i favolosi gioielli della corona d’Italia nel caveau della banca.
E non sono dello Stato Italiano perchè se così fosse non ci sarebbe nessun dubbio sulla loro proprietà e la Banca d’Italia li avrebbe consegnati “a chi di diritto”.
Saluti
Filippo
paola
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 10:07
@Dinora, per la tragedia di Simoncelli ho pianto x una settimana, poi però domenica ho guardato di nuovo il MotoGP con grande entusiasmo! pazzia, passione, non so…
)
SCUSATE anche la mia digressione!!
a 20 anni, prima di prendere la patente per l’automobile, presi quella x la moto, ma ero molto povera e riuscii a comprarmi solo una vespa di seconda mano, ma con quella feci un tour simpatico: andai a Sarajevo da sola a prendere un mio amico ( va beh il mio fidanzato di allora
L’altro giorno è venuta qui una mia cognata, benestante e collezionatrice di gioielli… diceva che voleva realizzare un 20.000 euro in più per comprarsi qualche altro bel gioiello, io mi comprerei sicuramente una moto!!
M. Paola
paola
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 10:08
Umberto II secondo me era troppo buono e troppo onesto per lo stato italiano!
M. Paola
elettra
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 11:31
Paola,ma anche tu partecipi , in primavera ed autunno, a quei raduni, a volte di centinaia di motociclisti?
Quando li vedo tutti insieme sulla strada,mi fanno una gran paura,anche se devo dire sono molto rispettosi del codice della strada…..insomma un po’ mi intimidiscono….
paola
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 14:21
@Elettra, no non partecipo ai raduni, anzi in questo periodo non ce l’ho proprio la moto. Però sì, sono riunioni simpatiche, pensa che un mio amico che ha il sidecar si trova con altri matti come lui 1 volta l’anno a un raduno nella Foresta Nera!
Chissà se c’è o c’è stato/a qualche altezza reale con la passione del motociclismo!?
maria alberico saracino
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 17:27
Dora mi sei piaciuta moltissimo, ti spiego essendo una vecchia,ma arzilla signora, certi vocaboli forse mi sono più congeniali, sempre di corna si parla ma vuoi mettere “fedigrafo” al posto di “cornuto”!
Visto che Marina ha sdoganato il video vi devo avvertire, se non mi cancella, che ne ho visto un’altro dove la Signora in questione balla, anche bene direi ,vestita con un abito azzurro da favola . Sono aperte le offerte per saperne di più!!!!!!.
DIanora, io mi chiamo Alberico ma di cognome, peccato non faccio parte della nobiltà….. Maria
Dora
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 17:50
@ maria (alberico saracino
)
il termine che hai usato è perfetto …ma scritto male!!! è uno di quei vocaboli ingannevoli che si tende a scrivere senza pensarci troppo
non fedigrafo, quindi, ma fedifrago…
la differenza è minima ma interessante (ed esilarante!)
mi successe una cosa analoga durante un esame orale di letteratura, anche se con la parola ludibirio che storpiai di brutto (molto brutto, in realtà…)
e chi mette le corna non è detto che sia cornuto! (anche se gli starebbe bene!!!!!!!!!!!)
baci
maria alberico saracino
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 19:39
Dora hai ragione, meno male che ti sei accorta dell’errore e mi hai ripresa, eviterò in futuro di rifarlo, anche se sono nata in Italia l’italiano non è la mia lingua madre ,ho studiato in svizzera nel cantone francese e ancora oggi penso in francese e traduco in italiano con i risultati che si vedono! Baci Maria
paola
mercoledì, novembre 9, 2011 alle 22:46
@Dora, Maria: ah già fedi-grafo è uno scrive delle fedi!! ho capito bene???
io x es. dico sempre “estefferato” invece di esterefatto, lo disse una volta un mio parente veneto pensando di dire una parola ricercata e mi “garbò” moltissimo
M. Paola
paola
venerdì, novembre 18, 2011 alle 14:14
ho letto su una biografia della regina Elena, che, in occasione della nascita della principessa Jolanda, la regina Margherita tirò dietro a suo figlio Vittorio E III un astuccio con un gioiello che lui le aveva regalato, perchè delusa dalla nascita di una femmina. Credo sia un aneddoto vero, lo riporta una nipote di Jolanda, dicendo anche che questo gioiello (una spilla a forma di trifoglio) lo conserva proprio lei, la nipote, come ricordo di sua nonna. certo Margherita… che caratterino!!
M. Paola
elettra
venerdì, novembre 18, 2011 alle 19:35
Paola , anch’io conosco questa storia.. una grossa broche a forma di trifoglio con tre grossi diamanti… il re allora la regalò alla moglie…(carino, però,eh!?)la quale la tenne in gran conto e successivamente, la donò alla figlia Jolanda, come logica conseguenza…io la so così…certamente Jolanda dopo la avrà regalata a sua volta…ma se è ancora così come allora e nelle mani di una discendente, me ne rallegro!
Sì Margherita aveva un carattere piuttosto pepatino…si dice anche che, dopo il matrimonio con Calvi di Bergolo,essendo un matrimonio, a suo avviso, non all’altezza della nipote, non le rivolse più la parola, con grande dispiacere della regina Elena, anzi incolpò la nuora, di non aver saputo educare da principesse, le figlie e che quelle erano le logiche conseguenze…..
Ale
sabato, novembre 19, 2011 alle 09:44
non solo … prima del matrimonio disse (probabilmente anche in tono dispregiativo) a jolanda: potevi essere regina e hai scelto l’amore! … perchè jolanda avrebbe potuto sposare edoardo VIII, direi che ha scelto bene…
jacopoamedeo moretti
sabato, novembre 19, 2011 alle 17:16
ciao a tuttei
come va??
allora : ho avuto il permesso di marina quindi ora posso scriverlo:
una delle mie gattine ( del mio ex a firenze x precisione)
zarina roxanna feodorowna, E’ INCINTA
e circa il 12 di dicembre partorirà….
ovvio vi farò sapere…. dopo 3 mesi di svezzamento i gatti sono vendibili…quindi se QUALCUNO FOSSE interessato…. sappiate che …:-))
ovvio chi “proviene” da qui…. è trattato in modo speciale…
so che parlare di commercio di animali è ORRENDO… ma purtroppo … è così… quindi detto questo… chiunque… interessato… puo chiedere il mio numero o mail a marina… e contattarmi!!!
grazie e grazie ancora marina!!!!!!!!
kiss
a presto
jacopo
nicole
sabato, novembre 19, 2011 alle 18:29
Ciao Jam! ma ho capito finalmente cosa aspettava Buckingham Palace per il suo di annuncio.

Qui è una Zarina che diventa mamma, il protocollo…si sa, noblesse oblige
Marina mi caccerà..no, è spiritosa.
Non mi metto in lista, ho le mie due ” gattigne” e mi fermo a due.
elettra
domenica, novembre 20, 2011 alle 15:26
Ma Jam, la gravidanza di una blu di Russia era quella che ci mancava, direi la ciliegina sulla torta!!!! Scherzo…voglio dire che sono contenta per te e per la nobile gattina!
Ti giuro che sarei felice di prendermi un micetto, e tra l’altro i gatti grigi mi piacciono alla follia, ma finchè convivo con un cane non posso…la prossima volta che mi capiterà ( ma non vorrei che capitasse mai , anche se è inevitabile!) prenderò insieme cucciolo di cane e di gatto…se crescono insieme non diventano ostili! auguri!!!!
jacopoamedeo moretti
domenica, novembre 20, 2011 alle 15:46
hhahaaa nicoleee
mi hai fatto morir dal ridere
proverò a sentire zia lilibeth se ne vuole:-)hahahaha
kiss a tutti
j