Maria Antonietta e l’equivoco del "Petit Trianon"

Dal giorno stesso del suo arrivo in Francia, la arciduchessa Maria Antonietta desidera sfuggire alla vita di corte, alle costrizioni dell’etichetta, alle regole immutabili ed incomprensibili che governano l’esistenza della famiglia reale. La piccola futura regina viene istruita a dovere sugli usi, ma nessuno si dà pena di spiegarle che è il complesso rituale introdotto da Luigi XIV a reggere l’idea di una monarchia sacra, intoccabile e quasi magica. Lei, specialmente dopo essere salita al trono a fianco di Luigi XVI, si impegna a distruggere tutto l’apparato, ma non si rende conto di minare le fondamenta stesse della sua esistenza. Questo equivoco, sommato a tante leggerezze ed errori, le costerà la testa. La creazione di un mondo esclusivo e misterioso ai margini estremi del parco di Versailles, è uno di questi malintesi. Il Petit Trianon, capolavoro dell’architettura neoclassica francese, viene costruito fra il 1762 ed il 1768 per volere di Luigi XV che lo offre alle sue due più celebri amanti, madame de Pompadour e morta questa a madame du Barry.

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Diventata regina nel 1774, Maria Antonietta se lo fa regalare dal marito e nello spazio di qualche stagione lo trasforma in un luogo idilliaco, nel suo rifugio privatissimo dove, per sua stessa ammissione, si sente libera e felice e soprattutto una donna come tutte le altre. La figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria non ha neanche quindici anni quando viene spedita in Francia, pegno di un’alleanza che dovrebbe garantire la pace, ma non ha idea di quello che l’aspetta e sua madre, purtroppo, non ha seguito a dovere questa vivace ultimogenita di sedici rampolli. Intelligente ma sventata, orgogliosa e testarda poco istruita, autoritaria e dominatrice in particolare a spese del debole marito, Maria Antonietta cerca subito la fuga dal caravanserraglio che è la reggia di Versailles dove i sovrani, i loro gesti, le loro parole, persino i loro pasti, vengono offerti liberamente agli sguardi indiscreti del pubblico. Tutte le persone correttamente vestite possono entrare nel castello per ammirare i sovrani nell’esercizio della loro funzione. La nuova regina invece chiude molte porte e alzando queste barricate si aliena immediatamente l’immensa massa di adoratori venuti a rendere omaggio ai potenti monarchi francesi. Introducendo un concetto fino ad allora sconosciuto, Maria Antonietta fa sapere di desiderare, prima di ogni altra cosa, la sua privacy.

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La camera della regina

Il Petit Trianon è perfetto per questo scopo e tutta la proprietà viene allestita in modo da essere inaccessibile a chi non è espressamente invitato dalla regina. Qualcosa di mai visto prima a corte, dove la moglie del re da sempre vive sotto gli occhi di tutti, per essere sicuri sull’origine della futura prole e per evitare che essa, straniera, possa tessere trame a favore del suo paese d’origine. Maria Antonietta rompe con questi usi e si crea un mondo suo, nel quale pochi eletti possono entrare, il che crea quindi numerose invidie e una buona quantità di malcontenti. Nei primi anni il Petit Trianon e i suoi magnifici giardini all’inglese sono meta di passeggiate e sfuggite quasi quotidiane, la regina, non ancora madre, deve dormire accanto al marito. Poi una volta assicurata la successione Maria Antonietta abbandona ogni prudenza e si isola, sempre più spesso e più a lungo, nel suo regno. Una soluzione che in fondo non dispiace a Luigi XVI, poiché la moglie, discretamente intrigante e soprattutto comandata a bacchetta dalla madre, si immischia spesso e volentieri negli affari francesi, quindi l’auto esilio in fondo al parco di Versailles è tutto sommato benvenuto. Per la sua proprietà la regina non bada a spese, l’interno del palazzetto è arredato con semplicità ed eleganza, niente ori e stucchi come nella reggia, ma colori tenuti, molto bianco, fiori ovunque. Un minimalismo che si estende anche agli abiti. Le tenute sontuose e pesanti, i corpetti rigidi e le gonne sostenute da enormi gabbie, sono felicemente abbandonate per i vestiti di lino bianco, come quelli di una qualunque signora di campagna. Solo che lei non è una signora qualsiasi, ma la regina. Dettaglio del quale si ricorda quando le fa comodo, ad esempio nel momento in cui le servono i denari dello Stato per costruire nel giardino del Trianon un piccolo magnifico teatro, uno dei più belli d’Europa a dire il vero, a suo personale uso e consumo. Altro passo falso questo del teatro (ma Luigi XVI tace, meglio le recite del gioco d’azzardo) che diventa luogo di divertimento, non certo aperto a tutti, e di spese folli proprio nel periodo difficile della guerra in America. Fondamentalmente instabile ed insoddisfatta Maria Antonietta decide che il Petit Trianon è pur sempre un palazzo, mentre lei vuole qualcosa di più naturale e rustico. Nasce così dal nulla un villaggio rurale, il celebre “hameau della regina”, costruito rimodellando il paesaggio attorno ad un ruscello e ad un laghetto. Una smania di campagna e natura abbastanza comune in un’epoca nella quale anche i filosofi (vedi Rousseau con il suo Émile) predicano il ritorno alla vita semplice, ma l’hameau di questa regina, che vive in un mondo a parte e si è creata molti nemici, viene subito considerato solo un costoso divertimento ed una ulteriore stravaganza. La regina di Francia deve fare la regina e non giocare ad imitare i contadini. Nel passato le casse del regno sono state ripetutamente svuotate per costruire le dimore dei sovrani, ma si trattava di edifici in un certo senso pubblici, la cui magnificenza concorre al prestigio della nazione. Il Petit Trianon, l’hameau, il giardino all’inglese con il tempietto dell’amore e il Belvedere, il giardino alla francese con la cappellina e il teatro, rappresentano fantasie personali e private di una donna che vuole sfuggire al suo ruolo. Anche se il villaggio in effetti è solo una fattoria perfettamente funzionante che, con i suoi prodotti, contribuisce all’autarchia della piccola corte della regina.

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Niente grandeur dunque con Maria Antonietta, ma i francesi che a queste cose ci tengono gliela faranno pagare. Fra l’altro la regina ha una sfortuna (o una fortuna, secondo i punti di vista), nel marito la voracità sessuale tipica dei Borboni si è spenta, così non solo il matrimonio fatica ad essere consumato, ma ovviamente non c’è traccia di amanti. Un vero peccato perché sulla testa delle celebri concubine del passato si sono concentrati gli odi ed i rancori del popolo scontento. In mancanza di una Montespan o di una Pompadour è la regina con le sue stravaganze ad essere oggetto di feroci critiche. E il Petit Trianon, dove per anni essa viola sistematicamente tutte le regole e tutte le usanze, è la sua trappola. Il tempo dei re borghesi non è ancora arrivato, Maria Antonietta deve farsi vedere a corte e non chiudersi nel suo inaccessibile giardino. La libertà conquistata nel suo piccolo regno segna l’inizio della sua rovina.

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Il tempietto dell’amore

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L’hameau della regina

Tutte le immagini sono tratte dal sito del castello di Versailles.

Il periodo migliore per visitare la reggia di Versailles nella sua completezza (castello e giardini, cioè quello che si chiama “domaine”) è ovviamente la primavera-estate. Ci sono orde di turisti, ma il giardino e il parco sono nel loro massimo splendore e si possono trascorrere ore passeggiando senza meta nei viali e nei boschetti. Provare per credere.  

Sulla reggia, sugli itinerari, sugli appartamenti che si possono visitare liberamente e su quelli per i quali occorre prenotare una guida (non turistica, un conferenziere vero e proprio) basta andare sul sito ufficiale che è in vari idiomi fra cui il giapponese, ma non in italiano. Ok prendentene atto e basta. La visita vale il superamento dell’affronto mortale alla nostra lingua che si va bene, è anche quella di Dante, ma ai francesi non interessa. Anzi, se avete tempo, vi consiglio una sosta di due giorni per godervi anche tutto il resto e cioè il Trianon e il Domaine de Marie Antoinette. Per visitare l’enorme parco e tutti gli edifici in esso contenuti potete noleggiare una bici, ma l’ideale è il trenino elettrico che vi porterà nei pressi dei luoghi più significativi. Visto tutto quello che dovete vedere potete riprendere un altro trenino e proseguite. I costi non sono bassissimi, ma ne vale la pena.

A Versailles si arriva comodamente da Parigi con la RER, alla stazione basterà seguire il fiume di gente che si incammina verso la reggia, per strada troverete anche agenzie turistiche che con un minimo di sovrapprezzo vi vendono i biglietti, può valerne la pena perché le file sono immense. Il primo impatto con Versailles può essere un tantino deludente perché entrate dal cortile d’onore e nonostante il cancello dorato e la statua equestre di Luigi, lo spiazzo davanti è praticamente un immenso parcheggio di bus.

Vi sconsiglio vivamente di pranzare o fare merenda in zona (sia per i costi, sia per la qualità), ma una validissima alternativa è il pic nic. Nel senso che prima di partire da Parigi vi rifornite di baguette, formaggi, frutta, macaron – Ladurée, non si discute – o quello che vi piace (tutti i quartieri della capitale francese hanno un mercato alimentare all’aperto che si tiene quasi ogni giorno della settimana, spesso domenica compresa, l’elenco qui) e poi vi fate il vostro personalissimo déjuner sur l’herbe magari intorno al laghetto nei pressi dell’Hameau de la reine ricordando di avanzare un po’ di baguette per le anatre.

Nel sito France Guide trovate molte informazioni turistiche e non sulla Francia, mentre per alloggiare vi consiglio di dare sempre un’occhiata se nella zona dove pensate di andare/passare ci sono dei Logis. I Logis de France non sono una catena di hotel, ma un’associazione che raccoglie alberghi di vario genere e cercando bene se ne trovano di molto carini in posizioni stupende; potete richiedere la guida cartacea che è abbinata ad una cartina della Francia.

Noi, io ecco, cioè si vi devo spiegare che c’entra questo post su Maria Antonietta e il Petit Trianon. In effetti l’ho pubblicato da una mezz’ora (sono stata bravissima, ho svolto tutte le operazioni tecniche chiacchierando con mia mamma al telefono) poi mi sono detta che messo lì così non aveva molto senso e non c’entra con nulla. Ma a parte che spesso e volentieri questo sito è frutto idee estemporanee, ecco diciamo che in questi giorni sento molto la mancanza di Parigi e della Francia. La Corsica, dove sono stata a settembre, non è Francia, ci tengo a precisarlo perché sennò mi accusano di costringere quel poveretto di mio marito sempre nella stessa direzione. Ho voglia di andare a Versailles e fare un giro al Petit Trianon che nella bella stagione è un luogo incantato. Poi a dire il vero in questi giorni sto scrivendo delle cose e questa è una parte. No, non sto scrivendo un libro sulla vita di Maria Antonietta, ce ne sono già abbastanza. E’ un progetto in divenire, ve ne parlerò meglio in futuro. Volevo solo spiegare che non sono improvvisamente impazzita. E che non mi sono dimenticata i grandi appuntamenti del 2011, però a voi tanto non interessa sapere che Elton John, ops, no non è stato invitato e che invece l’ex re di Romania si, ci sarà. Ad ogni modo restate connessi a breve si riparla di diademi.  

 

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22 Commenti

  1. marina ha detto:

    @ jam, dai consolati anche i miei genitori non condividono la mia passione per i reali, anzi mi trovano piuttosto stramba per questo ed altri motivi;
    @ extramamma allora mi puoi capire, ecco mio marito all’odio ancora non ci è arrivato poi io gliela condisco bene, tipo gli faccio trovare a casa l’opera omnia di Simenon e lui si immerge nella lettura di tutti i Maigret e poi gli dico con nonchalance “sai che a Parigi c’è un percorso tutto dedicato ai luoghi di Maigret”… ad ogni modo Versailles è magnifica giugno-luglio-agosto e conosco un sacco di hotel carini/economici e con il tesserino da giornalista entri aggratise in tutti i musei, compreso il castello di versailles annessi e connessi. anzi connessi non sono sicura, mi sa di no.

  2. Mara ha detto:

    Volevo solamente dire che, per esperienza diretta, il parco di Versailles e del Petit Trianon sono particolarmente belli in autunno, ma non molto inoltrato (max fine ottobre). Gli alberi si tingono di giallo, arancione, rosso e marrone e i riflessi sui vari laghetti sono incantevoli!

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