A sentire i contemporanei Elisabetta d’Assia (1864-1918) è una donna meravigliosa. Bella da togliere il respiro, ma anche affabile, cordiale, intelligente, serena e sempre sorridente, nonostante tutto e nonostante tutti. Fino al momento in cui la sua vita si spezza tragicamente su un evento più grande di lei che la allontana dal mondo e la fa sprofondare nella preghiera. Elisabetta, a differenza della sorella zarina, però resta lucida e il suo misticismo è di quelli attivi, energici, pieni di azioni e di opere. Fino alla morte tragica che la innalza al rango di santa. La più affascinante fra le quattro figlie di Ludwig granduca d’Assia e del Reno e di Alice di Gran Bretagna è la secondogenita di una coppia molto affiatata che mette al mondo in rapida successione sette bambini. Nel Nouveau Palais di Darmstadt la principessa inglese, il cui consorte regna su uno di quegli staterelli sovrani di cui è ricca la Germania, si è sforzata di portare nella sua minuscola corte tedesca, una delle più antiche e prestigiose della Germania, ma ancora un tantino feudale, un po’ del comfort e della modernità piccolo borghese che la regina Vittoria ha introdotto con successo a Windsor. Gli Assia tirano su la numerosa prole in modo semplice e spartano, le ragazze riordinano la loro camera e rifanno i letti, si cuciono i vestiti e durante la guerra austro-prussiana spesso la principessa Alice porta con sé le figlie maggiori quando visita i feriti negli ospedali militari. L’ambiente in cui Elisabetta cresce è affettuoso ed intimo e improntato ad abitudini prettamente anglosassoni, l’inglese materno resterà infatti la sua prima lingua.   Il mondo quasi idilliaco e sereno degli Assia (in effetti l’emofilia ha già fatto la sua comparsa e uno dei bambini è morto tragicamente per una caduta) va definitivamente in frantumi alla fine del 1878, quando la famiglia viene colpita dal tifo. La piccola Mary, che ha tre anni, se ne va per prima e pochi giorni dopo anche la principessa Alice, sfinita dalla malattia, ma anche dalle lunghe settimane passate al capezzale dei figli, muore. Elisabetta o Ella come la chiamano i fratelli, all’epoca quattordicenne, è la sola a non contrarre il tifo e quindi viene allontanata dal resto dei familiari. Il suo ritorno al Nouveau Palais è uno choc totale, sono morte la mamma adorata e la sorellina e in più, con lo scopo di evitare la contaminazione, gli appartamenti e la nursery sono stati completamente svuotati e gli oggetti dati alle fiamme. Sono spariti nel fuoco quadri, mobili, libri, abiti, giocattoli, tutto il suo mondo di bambina e ragazzina è andato in fumo per sempre.

E’ la nonna inglese prendersi cura delle ragazzine (oltre a Vittoria ed Ella ci sono anche Irene e Alix e un maschio Ernest) che non solo fanno presso la regina Vittoria dei lunghi soggiorni, ma ricevono regolarmente da lei lettere affettuose. La regina invita le nipoti orfane a considerarla come una mamma e riempie di consigli la maggiore delle sorelle Assia Vittoria (madre di lord Mountbatten e nonna del principe Filippo, marito della regina Elisabetta II) che si è presa sulle spalle il carico di tutta la famiglia.

Con gli anni la bellezza di Elisabetta emerge in tutto il suo splendore e ovviamente non le mancano i pretendenti, fra cui il cugino Guglielmo. Il futuro Kaiser della I Guerra mondiale, studente a Bonn, viene spesso in visita a Darmstadt e le fa una corte serrata, lei però lo trova antipatico ed arrogante e rifiuta in modo deciso e senza possibilità di appello la proposta di matrimonio. Ci saranno poi molti altri, fra cui lord Charles Montagu e Henry Wilson, ma nessuno viene preso in seria considerazione. In effetti la fanciulla è innamorata da anni di un cugino di suo padre, l’enigmatico, serio, riservato e religiosissimo granduca Sergio, figlio dello zar Alessandro II e della zarina Maria, nata anche lei principessa d’Assia. La zarina, moglie infelice e trascurata, fa lunghi soggiorni nel paese natale e spesso porta con sé i figli più giovani, i granduchi Sergio e Paolo. I due quindi si conoscono fin da ragazzi, ma quando Sergio perde entrambi i genitori trova enorme conforto nella dolcezza e nella comprensione di Ella che, per di più, assomiglia caratterialmente alla sua amata e defunta madre.

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Ella con il marito, il granduca Sergio

I principati tedeschi che hanno statuto di regno, sono da sempre per i Romanov un grande vivaio di mogli e quindi l’unione è benvista da entrambe le parti anche in considerazione del fatto che i due sono, apparentemente molto innamorati l’uno dell’altra. L’unica a non apprezzare per niente il matrimonio russo di una delle sue adorate nipoti orfane è la nonna inglese che detesta questa nazione così misteriosa e lontana e considera i Romanov troppo originali per essere buoni mariti.

Il matrimoni, celebrato a San Pietroburgo il 15 giugno 1884, è ovviamente splendido ed Elisabetta, cresciuta nella modesta corte di Darmstadt e nell’universo bucolico dei castelli di Windsor e Balmoral dove vive la regina Vittoria, scopre il lusso assurdo e sfarzoso della Russia zarista. Le nozze con quello che all’epoca è il fratello dello zar Alessandro III, danno luogo a tre settimane di feste durante le quali nasce un altro idillio. Il nipote dello sposo, il sedicenne zarevic Nicola è colpito al cuore dallo sguardo timido e dall’aria riservata di Alix, sorella minore della sposa. Le due figlie del Granduca d’Assia però sono diverse e lontanissime per carattere ed indole e questo amore adolescenziale è l’inizio di una vera tragedia.

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Sedute da sinistra Irene, Ella e Vittoria Melita (moglie di Ernest l’unico fratello Assia), Sergio. In piedi Nicola Romanov, Alix, Vittoria ede Ernesto. E’ il 1894, i fratelli Assia si sono ritrovati tutti a Darmstadt per le nozze di Vittoria Melita ed Ernest, ma questo matrimonio passa in secondo piano, perché lo zarevic Nicola e Alice, dopo anni di tentennamenti, si fidanzano ufficialmente. 

Il fatto è che i tratti comuni delle personalità di Elisabetta ed Alix – tendenza al misticismo, grande fantasia e facilità ad isolarsi in un mondo di sogni – mentre nella maggiore si fondono in un carattere tenero e generoso, nella più piccola diventano una sorta di inquieta isteria. Basta guardare le foto dell’epoca, la splendida Ella appare serena, aperta, felice in aperto contrasto con la sorella sul cui volto ci sono le tracce dell’inquitudine e del dolore. L’angoscia esistenziale non abbandonerà mai Alix che porterà in dote al marito, insieme all’emofilia, anche questo aspetto del suo carattere, con tutte le conseguenze che conosciamo.

Eppure anche Elisabetta di dubbi e problemi ne ha a bizzeffe, a partire dal suo strano sposo dallo sguardo freddo e dall’aria arrogante. Impopolare persino all’interno della sua stessa famiglia, Sergio dal punto di vista politico è ferocemente reazionario, ma in modo isterico e delirante, e di un antisemitismo viscerale. Secondo alcuni dei parenti Romanov, che negli anni successivi alla rivoluzione sopravvivono anche grazie ai libri di memorie, è “vanitoso, insensibile e di mente ristretta”. Il granduca Alessandro Mihailovic cugino e cognato dello zar, parla di Sergio come di un uomo “arrogante, sgradevole, che ostentava le sue numerose eccentricità di fronte all’intera nazione fornendo ai nemici del regime inesauribile materia per libelli e calunnie” e aggiunge: “per quanto mi sforzi non posso trovare un solo aspetto gradevole del suo carattere”. E sapendo che è lui, Sergio, a convincere il nipote Nicola II a n on annullare le feste e i balli per l’incoronazione nonostante le decine di morti causati dalla ressa, qualche domanda sull’intuito e l’intelligenza del granduca nasce spontanea.

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Nessun dubbio, invece, sull’aspetto fisico del granduca il quale, secondo i contemporanei, è molto bello, con un fisico magro (caratteristica accentuata dal busto che porta in permanenza come fanno gli ufficiali prussiani) e occhi verde chiaro un tantino gelidi a dire il vero. Autoritario, ma anche timido e riservatissimo, nervoso, umorale, taciturno, Sergio si sottopone ad un rigido autocontrollo e, come fa notare la nipote Maria di Romania “non aveva di sicuro il buonumore e l’allegria innata dei fratelli maggiori”. Maniaco dell’ordine e della disciplina teme i contatti diretti e se deve stringere una mano il guanto bianco è un’ottima soluzione per tenere le dovute distanze. Con la moglie è molto severo e le impone una serie di regole e divieti, ad esempio le impedisce di leggere Anna Karenina temendo che il capolavoro di Tolstoj possa suscitare in lei dei desideri insani ed innaturali. Una informazione che forse è solo un pettegolezzo, una chiacchiera inventata di sana pianta, però la dice lunga su qual sia il pensiero dei contemporanei sul personaggio.

A Mosca, città di cui è l’implacabile governatore a partire dal 1891, circolano voci inquietanti sul conto di Sergio; si mormora che sia un sadico e riesca a trarre il suo piacere fisico solo da certe perversioni. Impossibile capire, a causa della mancanza quasi totale di documenti, fino a dove arrivano le chiacchiere e fino a che punto sia stata costruita la “leggenda nera” di un uomo temuto ed odiato. Sta di fatto che, secondo alcuni storici e biografi della coppia, il loro matrimonio non è mai stato consumato. I due in effetti non avranno figli, ma basta questo per affermare che Sergio non ha mai conosciuto carnalmente la sua bellissima moglie?

In effetti il matrimonio non consumato potrebbe essere la conseguenza diretta ed immediata delle reali inclinazioni sessuali del granduca che, almeno così sostengono alcuni contemporanei, è un omosessuale represso per via della fede intensissima e della posizione sociale.

In ogni modo e qualunque sia la verità lei sta al gioco, è una sposa virtuosissima, perfetta appagata; il ménage è brillante e apparentemente felice e Sergio è invidiato per la moglie splendida che si ritrova accanto. Maria, futura regina di Romania, è affascinata dalla cugina Ella, “una persona da sogno”, piena di charme e dolcezza. Chi la incontra rimane abbagliato dalla sua bellezza e dal suo fascino, uomini e donne della sua epoca ne parlano come di una donna felice, serena, appagata. I- segue

Il seguito è qui

La prima immagine di questo post mi è stata gentilmente fornita da Claudio Brunetti che ringrazio per la collaborazione.

Potete trovare alcune notizie, insieme ad immagini esclusive davvero straordinarie, sul granduca Sergio nel sito Noblesse et Royautées

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25 Commenti

  1. Elizangela Franziska Eleonora Hermina Maria von Starhemberg ha detto:

    Buona la vostra proposta, herr Antonio.
    Marina und Paola.
    Elizangela Franziska Eleonora Hermina Maria von Starhemberg

  2. anna gobbi ha detto:

    devo fare una precisazione la principessa Alice madre di Elisabetta non morì di tifo bensì di difterite avendo assistito i suoi figli che avevano contratto tale malattia.Anzi la pricipessina Mary sorella di Ella morì poco prima della mamma.

  3. marina ha detto:

    @ anna grazie per la precisazione

  4. jacopoamedeo moretti ha detto:

    wow… rileggendo i commenti di qualche tempo fa…mi rendo conto solo ora…che c’è una grande assente… la principessa von “stranemberg”… che fine ha fatto ??
    è pure tetesca ti cermania !!!

    saluti

    j

  5. sabrina-anna ha detto:

    Ciao Marina
    Volevo leggere il commento su Carolina di Monaco ma quando clicco sopra al commento mi appare questo post. Lo leggo e mi ritorna in mente il pensiero che mi era balenato in mente alla prima lettura.
    Perché Elisabetta, tanto buona e religiosa, non riesce ad essere madre dei due bambini orfani che le vengono affidati?
    Se il marito, carattere difficile, chiuso e freddo trova nel proprio animo una scintilla di affetto e di calore per i due bambini perché Elisabetta, ligia ai precetti della religione e “buona” si mostra così poco affettuosa?
    Se poi il suo matrimonio era infelice perché costringere qualcun altro ad una sorte simile
    P.s. puoi ripristinare il collegamento al post su Carolina vorrei leggere il commento di Luka

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