venerdì, 26 febbraio 2010
Donne reali: Giovanna di Savoia, regina di Bulgaria
Discreta e riservatissima, Giovanna di Savoia regina di Bulgaria, quartogenita di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, è forse la meno nota tra i figli della coppia reale. Eppure questa signora gentile e silenziosa, che per alcuni anni ha condiviso l’esilio portoghese del fratello Umberto, ha lasciato il segno forte ed indelebile nella terra che l’ha vista regina. Il decennale della scomparsa di questa principessa italiana che il caso (e anche i buoni uffici dell’allora Nunzio Apostolico a Sofia, un certo monsignor Angelo Roncalli) hanno portato sul trono di una nazione politicamente inquieta in un momento tragico della storia europea, è sarà celebrato con due Messe, una ad Assisi dove la regina riposa e l’altra nella Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon) a Roma, evento quest’ultimo promosso dalle associazioni “Mafalda e Giovanna di Savoia e “Rinnovamento nella Tradizione”.
Nata il 13 novembre 1907, Giovanna riceve, insieme alle sorelle, Jolanda, Mafalda e Maria Francesca, l’educazione di tutte le fanciulle ben nate dell’epoca, ma l’incontro che le cambia la vita, o quanto meno la prospettiva attraverso la quale guardare al suo destino, avviene a 16 anni, nel momento in cui, colpita da una gravissima forma di tifo, si ritrova accanto come infermiere due monache dell’ordine di Santa Chiara. Giovanna, che è quasi in fin di vita, fa voto in caso di salvezza, di diventare devota di San Francesco e di sposarsi nella sua chiesa. Il francescanesimo diventa così per la futura regina (che ad avvenuta guarigione si reca in pellegrinaggio ad Assisi insieme alla sorella Mafalda, anche lei colpita dalla malattia) non solo uno strumento di crescita spirituale, ma anche un ancora ed un porto sicuro. Ai principi di solidarietà, tolleranza e amore verso il prossimo predicati dal santo di Assisi, la regina di Bulgaria resterà sempre fedele, nella buona e nella cattiva sorte. Il nipote Enrico d’Assia, figlio di Mafalda, la ricorda così nel suo libro “Il candelabro di cristallo”: “il secondo posto nel cuore del nonno era occupato ex aequo da mia madre e da mia zia Giovanna. Le due sorelle erano legate tra loro da un forte vincolo di amicizia; nei momenti più difficili delle rispettive esistente, anche a distanza sembrava che si tenessero per mano. Bionde, a differenza della sorella maggiore bruna, avevano un aspetto fragile e timido: non belle ma piene di charme. Entrambe, sopra ogni cosa, sono state madri eccezionali, affettuose e adorate dai propri figli”.
Giovanna ha 22 anni quando il 25 ottobre 1930 sposa, ad Assisi appunto, re Boris III di Bulgaria che all’epoca è un uomo di 36 anni, timido, riservato, appassionato di scienze fisiche e naturali, poliglotta, coltissimo, dottore honoris causa di molte università (con un’unica “mania”, le locomotive che in caso di viaggi in treno, guida personalmente), schiacciato però dal ricordo morale e politico di un padre dalla personalità poco comune. Ferdinando di Sassonia Coburgo Gotha, intelligente, brillante e furbo come una volpe (Foxy Ferdy secondo la vicina e cugina Maria di Romania) è il figlio di un principe tedesco e di Clementina di Orléans e dalla famiglia materna (il nonno è re Luigi Filippo) eredita un certo gusto per l’intrigo ed una notevole ambizione. Tutto questo lo porta, grazie anche ad una mamma opportunamente soprannominata “Clementina de’ Medici”, sul trono di Bulgaria, nazione che alla fine del XIX secolo, liberatasi dal giogo ottomano, cercava una identità ed un sovrano. Alleato di Austria e Germania (nonostante in un primo periodo avesse tentato di mantenersi in equilibrio e non prendere posizione), Ferdinando alla fine della prima guerra mondiale e dopo averne combinate di tutti i colori, si esibisce in quella che gli storici definiscono “l’abile piroetta di un commediante di talento”, abdica a favore del figlio primogenito e se ne va in esilio. Il nuovo re, ovviamente estraneo alle poco chiare manovre paterne, è un intellettuale e per carattere si sente portato agli studi ed alla ricerca più che all’azione politica. Personalità complessa e ancora poco compresa, Boris III ha un forte sentimento di inferiorità nei confronti del genitore eccentrico e brillante, è naturalmente timido e spesso chiuso nella solitudine dello studio, in più soffre per la mancanza della madre tenera ed amorevole persa all’età di cinque anni. Nel 1923 un colpo di stato militare sfocia in una guerra civile “larvata” seguita da una crisi economica senza precedenti, ma il re intelligente e popolare, arriva ad imporre la sua autorità.
Le nozze con la principessa italiana, fortemente volute dal governo mussoliniano che vede l’unione come un ponte verso i Balcani, sono “sponsorizzate” anche dal Nunzio Apostolico Angelo Roncalli, ma non si può parlare di un matrimonio combinato. Giovanna è sicuramente attratta ed affascinata dal futuro marito che non è certo il principe delle favole, ma possiede una rassicurante serietà capace di toccare nel profondo una donna di cuore qual è la figlia del re d’Italia. Boris III grazie alla moglie (che ha ereditato le doti umane della madre, la regina Elena, e come lei si dedica con abnegazione agli altri) esce dal suo isolamento e si interessa in modo più diretto alle sorti del suo popolo, ma la situazione politica del paese è tesa ed esplosiva. Negli anni successivi il governo del re di Bulgaria non sarà sempre chiaro e restano molti interrogativi sulla sua azione politica specie per quanto concerne il rapporto sempre più stretto con la Germania nazista, una relazione controversa che trascina il paese in una trappola mortale. Nonostante ciò, nel momento più difficile della guerra, re Boris e la regina Giovanna rischiano a più riprese la vita per proteggere e mettere in salvo la maggior parte dei 48 mila ebrei bulgari ed assicurare loro un transito sicuro verso aree non occupate dai nazisti. Anni dopo sia gli Stati Uniti che Israele renderanno omaggio alla famiglia reale bulgara e a re Boris III “giusto fra i giusti”.
Il re muore nel 1943 in circostanze misteriose ed inesplicate, dopo una visita burrascosa a Hitler al quale aveva rifiutato l’invio di truppe bulgare sul fronte russo. Giovanna sa che l’incontro di Berchstesgaden è stato terribile e per tutta la vita non si stanca di ripetere che la morte del marito non può essere definita ”naturale”. La regina rimane sola con i due figli Maria Luisa e Simeone II che sarà deposto da una specie di referendum nel 1946. Nel 1993 in occasione dei 50 anni dalla morte del marito la regina (diventata terziaria francescana) torna per la prima volta in Bulgaria dove viene accolta con grande entusiasmo dagli ex sudditi i quali, nel 2001, eleggono il figlio Primo Ministro. Nel 1958 la regina Giovanna è una delle prime persone ad essere ricevute dal nuovo Pontefice, Giovanni XXIII, quell’Angelo Roncalli grazie al quale era arrivata in Bulgaria. Quando il Nunzio Apostolico nel 1934 aveva lasciato il paese, la regina lo saluta dandogli appuntamento a Roma: “la verremo a trovare, mio marito ed io, in Vaticano”. Ma a quell’incontro, commovente per entrambi, ci sarà solo lei, con i due figli. La regina di Bulgaria muore ad Estoril il 26 gennario 2000.
Nelle due foto qui sopra il matrimonio fra Giovanna di Savoia e re Boris III. La nuova regina indossa il diadema di fiori di giglio che Ferdinando aveva fatto realizzare per la prima moglie Maria Luisa di Borbone-Parma.
Qui sotto una foto della Messa celebrata il 26 febbraio ad Assisi (copyright sito www.sanfrancescopatronoditalia.it), da sinistra la principessa Maria Luisa, re Simeone II, il priore della basilica di San Francesco e la regina Margarita. Nell’occasione è stato presentato una biografia dedicata a Giovanna di Savoia.
Piccola postfazione con una nota personale (che, poiché questo è un sito ma anche un blog, in fondo non stona) ed un ricordo familiare. Come il mio cognome indica chiaramente sono di origine umbra, anzi per la precisione perugina e finché i miei nonni sono stati in vita non so quante volte ho percorso il tratto stradale o ferroviario Ancona-Perugia. Quando si passa sotto Assisi e si vede da lontano il profilo della basilica ormai vuole dire che si è arrivati a destinazione e mio padre, non dico sempre ma quasi, ricordava quell’evento straordinario per la zona che era stato appunto il matrimonio della principessa Giovanna con re Boris III. Mia nonna Zelinda grande appassionata di case reali (il che dimostra come la genetica non sia un’opinione, ma una scienza esatta) molte volte mi ha raccontato la storia di queste nozze fastose che la piccola e silenziosa Assisi si è ritrovata inaspettatamente ad ospitare.
Scritto da: marina
Categorie: Donne Reali, Donne Reali di ieri
Tags: Angelo Roncalli, Assisi, Boris III, Bulgaria, Giovanna di Savoia, Mafalda di Savoia, Olocausto, papa Giovanni XXII, Simeone II
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Alessandro de Pezzis-Burtet
sabato, febbraio 27, 2010 alle 13:02
Trovo patetico il sito e i commenti sulla monarchia…
Chi non crede nella democrazia e nella parità tra i cittadini è fuori dalla storia oltre che dal senno
marina
sabato, febbraio 27, 2010 alle 13:51
Gentilissimo Alessandro,
credo che lei non abbia letto bene, io parlo di storia. Punto. Quanto al mio senso della democrazia (e a quello delle persone che leggono e commentano questo sito) non credo che sia a lei giudicare visto che non ci conosce.
nicole
sabato, febbraio 27, 2010 alle 14:14
Ohibò! Ma ha letto bene? Per quello che mi riguarda immagino le risate che si farebbero i miei amici a sentirmi apostrofare come
” monarchica”. Se lei leggesse mio commento su golpe mancato e non solo forse potrebbe capire meglio.Ora vado a ridere con i miei familiari.Il mio motto al massimo potrebbe essere ” liberté, egalité, fraternité”, non so se mi spiego!Son convinta che durante la rivoluzione francese ne hanno lasciati andare fin troppi…e che un re non scappa. Veda lei!
Ho ricordato il più grande presidente della Repubblica Italiana, giorni fa, nel ventennale della sua morte: lei mister democrazia se ne era ricordato??Quanto alla parità non ne sono così convinta, non mi sono mai sentita pari ai cretini e ai disonesti e questo era argomento di discussioni con i miei genitori che tentavano di inculcarmi la parità assoluta . La vita mi ha convinta che avevo ragione io, delle distinzioni bisogna farle.
Fabio
sabato, febbraio 27, 2010 alle 20:05
gentilissimo signor Alessandro, le monarchie europee sono antidemocratiche? Tutti patetici, fuori dalla Storia e dal senno gli Inglesi, gli Spagnoli, gli Svedesi etc etc?
nicole
sabato, febbraio 27, 2010 alle 21:12
Marina, come sempre leggo con molto interesse e scopro anche cose che non conoscevo. Da quanto so sembra proprio che lo zar di Bulgaria sia passato a miglior vita per mano nazista.
franca
domenica, febbraio 28, 2010 alle 15:44
Chi mi sembra patetico è il sig. Alessandro, che non sa distinguere il significato di democrazia da quello di parità. La democrazia è sovranità popolare, la parità è livellamento. Per fortuna gli uomini sono differenti per intelligenza ,per capacità ,per moralità e per tante altre caratteristiche.Si dice :”Il mondo è bello perchè vario” . Il sig. Alessandro studi un po’ di più la Storia e impari a rispettare chi non la pensa , per fortuna, come lui.
Luca Filippi
lunedì, marzo 1, 2010 alle 15:32
@Nicole: per quanto riguarda la morte di Boris, per quanto ne so, le cose sono piuttosto controverse. Alcuni sostengono (credo questa fosse la versione ufficiale) che sia morto per angina, di ritorno da un colloquio con Hitler. Altri, la morte per avvelentamento. Non credo che siano stati fatti accertamenti post-mortem. Avevo letto un approfondimento sul libro “Frau von Weber”, a proposito della principessa Mafalda. Ma, al momento, non ho il libro sotto mano. A presto!
marina
lunedì, marzo 1, 2010 alle 19:45
Grazie a Fabio, Nicole e Franca. Grazie e basta, non serve dire altro.
Luca, si la versione ufficiale (almeno in tutti i testi che ho consultato) è che Boris sarebbe morto per angina, però in effetti l’agonia è stata lunga e i sintomi secondo alcuni, quelli di un avvelenamento. Accertamenti post mortem non ne sono stati fatti anche perché il corpo è misteriosamente sparito, resta solo il cuore, conservato non mi ricordo più in quale chiesa.
Secondo alcuni potrebbe non essere stato senza conseguenze per il suo cuore proprio il terribile colloquio con Hitler durante il quale Boris tenne testa al Fuhrer, secondo altri il re di Bulgaria potrebbe essere stato avvelenato, ma e lo chiedo proprio a Luca, c’è un veleno che agisce in 20 giorni? Si vabbè, non mi citate Notorius che lì la povera Ingrid veniva avvelenata a piccole dosi ogni giorno.
Ah dimenticavo, nelle biografie dedicate a Mafalda di Savoia si narra questo episodio perché la sfortunata principessa fu presa prigioniera dai tedeschi proprio al suo ritorno dalla Bulgaria dove si era recata per essere di sostegno alla sorella.
nicole
lunedì, marzo 1, 2010 alle 20:29
Philipp Theophrast Bombastus von Hohenheim detto Paracelso, medico, alchimista, astronomo del Rinascimento, sancì ” E’ la dose che fa il veleno”. A noi sembra quasi ovvio, ma l’osservazione a quel tempo fu geniale.
Ci sono veleni o farmaci ( in greco antico farmakon vuol dire veleno)che assunti in dosi varibili possono dare effetti estemporanei o, a seconda dell’organo o apparato /i danneggiato/i, manifestare i loro effetti nel tempo.
Venti giorni ad esempio.
marina
lunedì, marzo 1, 2010 alle 22:02
Nicole quindi la tesi dell’avvelenamento lento potrebbe essere plausibile? In un libro francese ho trovato il racconto delle due settimane che seguirono l’incontro con Hitler, se trovo il tempo lo traduco e ve lo propongo.
Di sicuro lui, Boris, era diventato scomodo, anzi scomodissimo e pare avesse anche intavolato trattative segrete con gli americani, oltre ad avere rifiutato l’invio di truppe al confine russo.
Luca
lunedì, marzo 1, 2010 alle 22:03
@marina e nicole: sinceramente mi cogliete impreparato, non saprei se un veleno possa essere dosato e somministrato con tanta perizia da essere efficace dopo venti giorni. Mi sembra un po’ fantasioso. Però non lo escludo, e l’ipotesi del complotto nazista per eliminare Boris III è assai affascinante. L’angina, da un punto di vista strettamente scientifico, è meno fascinosa ma è un’ipotesi più concreta. A presto!
nicole
lunedì, marzo 1, 2010 alle 22:15
Non che il veleno fa effetto dopo venti giorni, ma i danni progressivi ed irreversibili determinano morte in 20 giorni. Un grave danno cardiaco ( infarto) anche avrebbe potuto determinare morte non immediata, ma per tutta una serie di danni subentranti agli altri organi.
rosella
martedì, marzo 2, 2010 alle 00:54
Cara Marina
Sono andata in Bulgaria 3 anni fa (Sofia, Varna, burgas,…) e la guida ci ha detto che la regina Giovanna era molto apprezzata dai Bulguri. Mi ero ripromessa al ritorno di informarmi sulle vicende questa regina, di cui sapevo poco…ma poi me ne sono dimenticata.
Hai rimediato tu con questa bella ricostruzione.
Giustamente lo storico francese Ristelhneber ha definito la sua vita: “Tutto un esempio di semplicità e di dignità”.
Un saluto
Filippo
martedì, marzo 2, 2010 alle 14:47
Buon giorno a tutti.
Mi scuso con Marina se riapro la polemica del primo commento, elegantemente chiusa da Marina stessa.
Ma vorrei dire la mia.
Se la parità tra gli uomini è sinonimo di Democrazia, allora devo dire viviamo in un Paese non democratico. E si Signor Alessandro (dal cognome fintamente aristocratico).
Non credo di avere mai visto un Presidente girare in autobus, (questione di sicurezza giusto) eppure la stragrande maggioranza dei cittadini lo fà! (dove sta la parità).
Non credo ci sia parità fra i cittadini che si rivolgono ad una azienda ospedaliera per ricevere delle cure, certamente un politico, un imprenditore, riceverà le cure in tempi brevissimi e senza attesa.
Non credo ci sia parità nemmeno tra i morti (nonostante la poesia di Totò “A Livella” dica il vero, ricco o povero sempre sotto terra deve andare), ma le modalità per andarci (sottoterra) cambiano a seconda della condizione sociale.
Non credo ci sia parità fra i cittadini che vogliono studiare, chi ha possibilità economiche può scegliere le scuole migliori, gli altri si devono accontentare di quelle scuole che la realtà locale dispone.
Non credo ci sia parità se un impiegato o un operaio deve guadagnare circa mille euro al mese ed un calciatore per due calci ad un pallone deve guadagnare milioni di euro.
Non credo ci sia parità tra donne, famose e ricche, che possono permettersi il lusso di acquistare capi firmati dal prezzo da capogiro e chi invece deve accontentarsi dei grandi magazzini.
Non credo ci sia parità tra persone che come me e lei possono permettersi un computer e altri mezzi informatici per esprimere i loro pareri (buoni o brutti) nei tanti siti e tantissimi persone invece non hanno questa possibilità.
Non credo ………, potrei andare avanti con una lista da qui al polo nord e tornare indietro, ma gliela risparmio.
Allora cosa significa questa lista che dove non c’è parità c’è monarchia?
Forse non sa che i dettami, gli articoli della Costituzione, alla nascita del nostro Paese Repubblicano sono scaturite da menti monarchiche!
Forse non sa che la nostra ultima regina d’Italia era una monarchica/democratica.
Credo che le sfuggano parecchie cose.
Per finire concordo con Marina nel dire e sostenere che questo è un sito di appassionati di personaggi reali del passato che hanno fatto la Storia.
Se questo significa per lei essere monarchico, bhe allora sono di idee monarchiche e non me ne ero accorto, la ringrazio per avermelo fatto scoprire.
Se questo significa essere fuori dal senno, allora sono felice di esserlo, in un mondo di democratici con tanta puzza sotto il naso, meglio vivere in uno stato monarchico!!
Chiedo scusa all’amabile Marina, gentile padrona di casa, per lo sfogo.
W Il RE (ma quale?)
Saluti
Filippo
Anna Righeblu
martedì, marzo 2, 2010 alle 17:27
Cara Marina,
dopo una piccola pausa, torno volentieri a leggere i tuoi affascinanti e sempre interessanti articoli…
Un caro saluto
marina
martedì, marzo 2, 2010 alle 19:05
@ Rosella è sempre un piacere avere i tuoi commenti;
@ Filippo grazie per le parole usate a difesa della libertà di pensiero, di opinioni e di interessi;
@ Anna bentrovata da queste parti.
Ho modificato leggermente l’attacco del pezzo, questo è il bello del web che si possono apportare modifiche e aggiustamenti e vi devo confessare che scrivo, rileggo, assesto, pubblico e poi quando rileggo per l’ennesima volta trovo sempre qualcosa da modificare.