giovedì, 14 gennaio 2010

Nozze reali: per amore o per interesse?

wedding1-19A proposito di matrimoni reali e di unioni morganatiche, ecco una sposa assolutamente  “comme il faut”. D’altronde la madre di lui, la molto reale Diana di Orléans, aveva invocato il rispetto delle tradizioni e proposto ai figli adolescenti (verso il 1985-86 non nel 1850) una bella lista di papabili. La fanciulla è Marie di Wied, ventenne all’epoca delle nozze (nel 1993) con Frederick di Wurtemberg erede se non dell’antico regno, quanto meno di solide ricchezze, costituite da un ben fornito portafoglio finanziario, terre,  un paio di castelli e naturalmente tutte la gioie di famiglia fra cui lo splendido diadema indossato dalla sposa. Un matrimonio  perfetto visto che lei appartiene ad una delle numerose famiglie tedesche “mediatizzate”. Il fratello minore Philip, che nonostante qualche rendita al sole si è costruito una professione da Sotheby’s di cui oggi è direttore per la Francia, ha fatto persino meglio portando all’altare una Wittelsbach i cui antenati furono re di Baviera. E così anche mamma è contenta.

Nel passato i matrimoni erano soprattutto contratti dettati da interessi di vario genere e generalmente c’era la tendenza a non intrecciare unioni al di fuori della propria “casta” o gruppo sociale. Le nozze con elementi estranei al proprio ambiente avvenivano di rado e quando ciò accadeva il motivo era quasi sempre economico: da una parte c’erano i soldi, dall’altra il rango. E questo era valido per tutti,  dal duca di Malborough il quale alla fine dell’800, per rimpinguare le casse di una famiglia carica di onori ma scarsa di sterline, sposa l’ereditiera americana Consuelo Vanderbilt, al borghese di città che impalma la ricca figlia di un agricoltore diventato possidente. Nell’ancien régime i sovrani regnanti (e non) si attengono in linea di massima al principio del contratto per utilità ed interesse. Le spose vengono dalla stessa cerchia, quindi da altre famiglie reali, portano in dote territori o diritti futuri a nazioni, città e province e rappresentano dunque il veicolo per potenziale possibile ampliamento dello Stato. Inoltre, in una struttura nella quale il sovrano regna per “diritto divino” portare nella famiglia del sangue nuovo, esterno ed estraneo avrebbe potuto implicare una pericolosa desacralizzazione del re e dell’istituto monarchico. Sono norme non scritte, consuetudini, che si consolidano e diventano immutabili. Il re, il principe ereditario, i fratelli e le sorelle del sovrano si sposano nelle altre famiglie reali o, in mancanza di un candidato idoneo o di sufficienti risorse per una dote confacente, si dedicano all’unica altra professione politicamente corretta: entrano in religione. Gli esempi sono infiniti, da Carlomagno in giù. Con qualche eccezione degna di nota, lo “stupor mundi”, il mio conterraneo  imperatore Federico II (noi marchigiani non saremo mai grati abbastanza all’imperatrice Costanza per essersi fatta venire le doglie del parto proprio a Jesi offrendo così alla nostra regione l’onore di essere la culla di tale personaggio) si permette quasi tutto, dalla figlia del re d’Inghilterra alla fanciulla proveniente dalla piccola nobiltà locale. Ecco si perché bisogna fare attenzione e ricordare che valgono i principi del feudalesimo e dunque il re non poteva ovviamente scegliere di prender moglie nella nobiltà, la quale è pur sempre un gradino sotto di lui. Certo sono i sudditi di livello più alto, ma sempre sudditi sono. Anche qui c’è una eccezione di rilievo: l’Inghilterra dove i sovrani a varie riprese sposano delle “suddite”, quattro delle sei mogli di Enrico VIII sono nobili inglesi, Maria Stuart si unisce a lord Henry Darnley, Giacomo I ad Anne Hyde e in tempi più recenti Giorgio VI a lady Elisabeh Bowes-Lyon, la futura Queen Mum, Carlo principe di Galles a lady Diana Spencer. All’inizio del ‘700 però il Parlamento inglese impone la regola della religione riformata per il sovrano e il o la consorte, pena la perdita dei diritti al trono. Wallis Simpson era protestante ma titolare di due ex mariti e la Chiesa anglicana, non contemplava (all’epoca) la possibilità di avere un capo (il Re) sposato con una persona divorziata.  Un’altra rarità è stata Caterina de’ Medici, di famiglia quasi borghese, ma figlia di un ex duca di Urbino, quindi un sovrano, nipote di un Papa (Clemente VII) e originariamente destinata ad un cadetto, quindi tutto sommato accettabile anche per i Valois. Certo per un re non era facile trovare moglie, c’erano le variabili delle guerre e delle alleanze in corso che magari potevano rendere assolutamente inidonea una candidata per altri versi perfetta, e dopo l’adesione di parte degli stati dell’impero germanico alla Riforma di Lutero, si pone anche la questione religiosa, però quasi tutte le famiglie sovrane hanno una nidiata di figli e figlie da sposare in giro per l’Europa.  La consanguineità stretta è un problema solo morale, ma nel caso il Papa di turno è pronto a fornire apposita dispensa. La rivoluzione francese  non cambia di molto la situazione, quel piccolo nobile corso che si chiama Napoleone Bonaparte capisce in fretta che la legittimazione della sua stirpe passa attraverso un matrimonio reale, quindi liquida Joséphine ed impalma l’arciduchessa Maria Luisa d’Austria, il cui albero genealogico è assolutamente impeccabile. Per secoli la vera riserva matrimoniale di tutte le famiglie reali europee, quelle grandi e quelle piccole, sono gli stati sovrani del Sacro Romano Impero che alla fine del XVIII secolo raccoglie qualcosa come 360 territori, la maggior parte dei quali erano monarchie. I principi e i conti del S.R.I. possedevano un territorio “immediato”, erano regnanti in tutto e per tutto anche se a volte di micro Stati ed erano posti sotto la teorica supervisione di un imperatore eletto (in effetti sempre un Asburgo). Napoleone cancella questa situazione, le piccole case regnanti vengono “mediatizzate” e neanche il congresso di Vienna le restaura nei loro diritti. A queste dinastie antichissime ma minime resta il rango e gli viene riconosciuta la parità di nascita con le case regnanti. Tutte queste famiglie (dagli Arenberg ai Thurn und Taxis), che sono elencate nella famosa seconda parte del celebre Almanacco di Gotha, forniranno ancora per tutto l’Ottocento e fino alla I Guerra Mondiale, mogli e mariti a quelle casate ancora ben salde sul trono le cui leggi dinastiche esigevano per le nozze parità di nascita.  C’è da dire che i “mediatizzati”, come d’altronde quasi tutte le grandi famiglie ex regnanti tedesche hanno mantenuto fino ad oggi un rispetto delle tradizioni che alle volte supera quello delle Case reali tutt’ora in carica.  Per tutto il XIX secolo le dinastie europee rispettano a puntino le regole, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dopo la tragica morte del cugino Rodolfo, sposa contro il volere dell’imperatore Francesco Giuseppe, la contessa boema Sofia Chotek. Un matrimonio d’amore, solo morganatico però, così i figli della coppia sono esclusi dalla successione e lei stessa viene emarginata, ma non abbastanza da evitare di finire assassinata insieme al marito a Sarajevo. In Spagna la questione dei matrimoni è regolata fin dalla metà del XVIII secolo dalla Pragmatica Sanzione che esclude dal trono tutte le unioni ineguali e contratte senza il consenso del sovrano. In questo modo sono stati messi fuori gioco, fra gli altri, tutti i figli di Alfonso XIII, tranne uno don Juan padre di re Juan Carlos. La norma della casa reale spagnola non è mai stata abrogata, l’attuale sovrano l’ha semplicemente dimenticata; quando una decina di anni fa scrissi alla Casa Real per chiedere se la Pragmatica Sanzione era ancora di attualità mi risposero, molto cortesemente, che i matrimoni nella famiglia reale sono regolati solo dalla Costituzione del 1977 e l’unico vincolo è il consenso del Re e delle Cortès. Così è stato per Felipe e Letizia anche se forse è esagerato affermare che in Spagna tutti hanno fatto salti di gioia nell’apprendere che una giornalista televisiva divorziata e nipote di un tassista sarebbe diventata la loro futura regina. Idem per i norvegesi sinceramente perplessi di fronte a Mette-Marit non tanto perché ragazza madre, quanto per il carattere difficile e la poca simpatia.  Ad ogni modo le consuetudini del passato sono state oggi definitivamente accantonate, le monarchie si sono democratizzate sotto tutti i punti di vista, quindi alla fine ben vengano anche il principe e l’attrice (non fu d’altronde Grace la principessa più bella ed ammirata del secolo passato?), ma evitando di andare troppo indietro nell’albero genealogico della gentile Clotilde Coureau, altrimenti si potrebbe finire come don Calogero Sedara il quale è ancora alla ricerca di quel piccolo “attacco” che gli serve per diventare barone del Biscotto. Per fortuna la bellezza mozzafiato di Angelica unita alle solide sostanze paterne furono da sole sufficienti a trasformarla in principessa Falconieri.

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Nella prima foto qui sopra la principessa Marie di Wied indossa la tiara Wurtemberg, l’imponente diadema di brillanti è riservato alle spose dei figli primogeniti. Nella seconda immagine Maria Carolina di Baviera e Philip di Wurtemberg, lei indossa una tiara floreale dei Wittelbasch. Per tutte le immagini copyright Point de Vue-

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Scritto da: marina

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Commenti

  • Luca Filippi

    venerdì, gennaio 15, 2010 alle 13:27

    Sono il primo a commentare!
    Mi è piaciuto molto questo articolo, ben scritto e dal bellissimo epilogo con riferimento al Gattopardo.
    Una delle cose che apprezzo di più nell’impostazione di questo sito è la capacità di mantenersi sulla notizia, o sul fatto storico, con grande equilibrio senza mai cedere troppo al gossip che, personalmente, detesto.
    A presto
    Luca

    p.s. molto azzeccato il riferimento a Caterina de’Medici che, tra l’altro, per linea paterna mi pare fosse la bisnipote di Lorenzo il Magnifico!

  • nicole

    venerdì, gennaio 15, 2010 alle 17:08

    Con me, appassionata di Balcani per mtivi vari, ora vi beccate quanto segue:

    Quando la lega Balcanica( Montenegro, Serbia, Grecia e Bulgaria) dichiarò guerra alla Turchia nel 1912
    ( prima guerra balcanica), quest’ultima perse quasi tutti i territori in suo possesso.
    Ci furono tentativi di armistizio, uno se ricordo bene esitò in nulla di fatto, la Turchia non voleva accettare le condizioni.

    Nel 1913 si arrivò a trattato di Londra : veniva riconosciuta dalle potenze europee la indipendenza dell’attuale Albania e fu incaricato di sovrintendere alla pace(peraltro di breve durata) con incarico tipo governatore, il principe tedesco Wihelm von Wied.

    Si arriverà dopo poco, proprio per la instabilità derivante da confini non accettati,da etnie rimaste disgiunte,ecc alla seconda guerra Balcanica che fu una sorta di anticamera della prima guerra mondiale che esploderà dopo attentato di Sarajevo.

    Ecco uno quindi degli antenati della sposa che , a mio avviso, assomiglia molto a Elisabetta di Wied, regina di Romania e grande amica di Sissi.

  • marina

    venerdì, gennaio 15, 2010 alle 19:53

    @ Grazie Luca. Esatto Caterina de’ Medici era bisnipote del Magnifico Lorenzo, però all’epoca i Medici non erano considerati all’altezza di una casa regnante, come quella francese poi, figurarsi! I Capetingi hanno sempre tenuto alto il loro “diritto divino” e il loro sangue più blu che blu non si più. Infatti tutti i sovrani dopo l’unzione a Reims sono sempre stati considerati taumaturghi. Insomma la Medici era una vera e propria mésalliance. Diverso per Maria, moglie di Enrico IV, figlia a sua volta di un granduca e di una arciduchessa Asbirgo, Giovanna d’Austria, ma ciò non toglie che i francesi la chiamassero la “banchiera”.
    @ Nicole interesantissima questa storia (non sono molto ferrata sui Balcani) e in breve ci hai dato un bell’excursus sulla vicenda. Sapevo che avresti pensato ad Elisabetta di Wied, la poetessa Carmen Sylva. Bel personaggio anche lei, sto leggendo delle cose in tema in questo periodo.

  • Paola

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 01:30

    Nicole ha proprio ragione:la sposa somiglia molto alla sua lontana zia, la regina Elisabetta di Romania. Sono contenta di avere trovato un’altra lettrice appassionata di storia delle monarchie balcaniche. Ho trovato su E Bay i libri della regina Maria di Romania,che quando ha l’occasione, da dei giudizi poco lusinghieri sulla zia-suocera, descrivendola come una persona stravagante e un pò balzana, a me invece Carmen Silva risulta simpatica proprio per questo
    Ciao Marina e buon lavoro.Come vedi aspettiamo con tanto interesse i tuoi articoli che offrono sempre spunti per nuove conoscenze e approfondimenti,

  • nicole

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 15:42

    Diciamo che più che di monarchie balcaniche sono interessata alla storia dell’Europa sud orientale. Un percorso nato da nord, con Russia molti anni fa, sono una fan di Pietro il Grande ( Marina lo sa!) ed Ungheria e mi son trovata fra le mani quella polveriera senza accorgemene. Una storia incredibile e complessa.Bisogna pensare che l’Europa come è adesso è il frutto dello smembramento di tre imperi, quello russo, quello austro-ungarico e quello ottomano.
    E quel crocevia che son stati i balcani, con popolazioni di varia origine, lingue numerose, religioni ecc… nei secoli hanno determinato anche la storia di paesi a loro lontani.

  • Musidora

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 16:24

    Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che Philipp von Württemberg lavori per Sotheby’s e non per Christie’s.
    Comunque anche io condivido tante tue passioni (le rose, i gatti, il cachemire, la storia e… le teste coronate!). ;)

  • marina

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 17:59

    @ Paola ma davvero hai trovato le memorie della regina Maria su Ebay, devo fare un giro anche io, il personaggio mi affascina sempre di più. E si ho letto che lei odiava questa prozia/suocera;
    @ eh si Nicole ha vari interessi storici che la padronanza di diverse lingue le permettono di approdondire;
    @ Musidora benvenuta fra di noi, un’latra appassionata! Si hai ragione Philipp lavora per Sotheby’s me ne sono accorta oggi e non sono ancora riuscita ad intevenire sul sito per correggere. E a proposito della u con la umlaut è un errore, lo so, ma ho domato il sito però non ho ancora trovato la mappa dei caratteri per mettere tutti gli accenti giusti. Mi scuso con i lettori.

  • nicole

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 18:30

    Basta chiedere…ho solo problemi con O maiuscola e minuscola perchè mi ricarica pagina e salta tutto.Dovete sempre premere FN+ALT seguito da numeri di tasti m,j,k,l,u,i…8,9..

    + 0228 ä
    + 0252 ü
    + 0220 Ü
    +0196 Ä
    +0223 ß

    AL caso per o piccola +0246, per O sempre con Umlaut +0214.
    Altrimenti bisogna scrivere su foglio a parte inserendo i caratteri speciali che trovate.

  • Musidora

    lunedì, gennaio 18, 2010 alle 18:45

    Ah, non preoccuparti… immaginavo fosse un problema di tastiera! :o ) Io ho quella svizzera (vivo vicino Lugano) e sono facilitata, comunque mi pare che sul tastierino numerico sia ALT + 0252…

  • rosella

    domenica, gennaio 31, 2010 alle 14:45

    Cara Marina
    Grazie per aver ricordato il nostro grande conterraneo, Federico Secondo di Svevia , lo stupor mundi.
    In effetti questo “re sole del 1200″ così eclettico e in anticipo sui tempi per tanti aspetti, si concesse un grande amore con la contessa Bianca Lancia del Monferrato.
    A questo proposito ho letto la bellissima loro vicenda intitolata “Gli occhi dell’imperatore” di Laura Mancinelli.
    Questo racconto lungo e appassionante si può trovare nel libro “I 12 abati di Challant” che comprende anche un romanzo intitolato appunto “I 12 abati e un terzo racconto “Santa Odilia” .
    Nel complesso una deliziosa triade che racconta un medioevo poco convenzionale, pieno di umorismo, allegria , voglia di vivere e spitito positivo.
    La casa editrice? La scriverò non appena rintraccio il libro.
    CIAO

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