La splendida Versailles, scherzi a parte

Louis-Alexandre_de_Bourbon-Toulouse

Questo post, che apparentemente non c’entra nulla, in effetti ha due ragioni d’essere. Prima di tutto nasce dall’invito di Placida Signora (qui però leggete dopo sennò non vi divertite) a scrivere da me una storia che avevo accennato dalle sue parti. Poi visto che il 20 ottobre a Versailles sarà inaugurata la prima grande mostra su Luigi XIV (di cui vi ho parlato qui), mi sembrava carino tornare sull’argomento. Che poi io sia una grande appassionata di storia francese, di reali francesi, di vacanze francesi, questo non c’entra assolutamente nulla. Giuro.

Ad ogni modo l’esposizione resterà aperta fino all’inizio di febbraio e chissà che non io riesca a fare un salto, anche se Versailles è davvero splendida soprattutto in primavera-estate, oppure organizziamo una gita in torpedone?

 

Che ne dite, non sembra un signore serio? Corazza, elmo, parruccone d’ordinanza, il bastone da maresciallo del regno (che sarebbe poi quello di Francia) il personaggio di cui sopra è Luigi Alessandro di Borbone, conte di Tolosa, figlio illegittimo, ma legittimato di Luigi XIV e della celebre marchesa di Montespan. Grande conquistatore di belle donne, il Re Sole ovviamente ha anche uno stuolo di pargoli, come si diceva allora, “della mano sinistra”, che ama teneramente, sistema in posti chiave ed ai quali perdona quasi tutto. Il conte di Tolosa (1678-1737) è, nel folto gruppo dei figli de Re uno dei meglio riusciti, ammiraglio, valoroso soldato è anche uomo poco propenso agli intrighi. Infatti si terrà lontano dalle beghe della successione paterna che vede lo scontro fra gli altri figli legittimati (che Luigi XIV nel suo testamento rende successibili alla corona, questo si uno scandalo) ed il Reggente Filippo d’Orléans e vivrà felice animando una corte brillante nel suo castello di Rambouillet. Nel frattempo, quando ancora abitava in pianta stabile nella spendida ed affollata reggia di Versailles, il giovane e vivace conte di Tolosa ne combina una delle sue, consapevole che la benevolenza paterna lo mette al riparo dalle punizioni.

Una notte Luigi Alessandro si introduce, con alcuni amici, nella camera del marchese di Gramont il quale dorme russando a tutto spiano. I silenziosi visitatori fanno rapidamente razzia di abiti, biancheria e scarpe che portano in gran fretta nelle stanze del conte di Tolosa dove li aspetta uno stuolo di sarti, ricamatrici e calzolai pronti a mettersi all’opera. In un baleno tutte le cuciture degli abiti del marchese vengono disfatte e poi ricucite badando a stringere le misure originali. Terminata l’opera la compagnia dei burloni si rinfila nella camera del gentiluomo e rimette tutto a posto.

L’indomani mattina come il marchese appena sveglio riceve la visita guarda un po’ del conte di Tolosa che fra un’amenità e un complimento lo osserva con attenzione ed esclama “ma che avete amico mio, mi sembrate gonfio!”. Altri amici sopraggiungono per augurare il buongiorno al marchese e anche loro notano in lui un aspetto insolito, “che sia l’idropisia” si domandano. Già leggermente in ansia, il marchese ordina ai camerieri di vestirlo, ma ovviamente non c’è verso di farlo entrare negli abiti. Evidentemente, osservano i presenti, il povero Gramont nel corso della notte si è gonfiato, quindi c’è bisogno di un medico, ma non uno qualunque qui ci vuole un luminare. Che naturalmente il conte di Tolosa si affretta a cercare. Dopo un’oretta ecco arrivare nelle stanze del marchese di Gramont il dottor Bassompietrus (cioè Tolosa traverestito) che visita, osserva, tasta, esamina e conclude: “è gonfio, brutto segno, vi conviene fare testamento”. Il marchese spaventato a morte fa chiamare il notaio per stendere l’atto, scrive a parenti e amici, ordina Messe in memoria. Il finto medico però gli offre una vita d’uscita, una cura, che dovrebbe salvarlo, ma c’è una condizione. Gramont se si salverà deve giurare recarsi dal re entro sera e per fargli esaminare il suo vaso da notte. Disperato il marchese è combattuto fra la paura di morire e le reazioni del re, ma alla fine giura solennemente per iscritto che farà quanto richiesto. Tolosa, sempre mascherato da medico, scrive una ricetta, la passa al malato e se ne va. Rimasto solo il marchese guarda il foglio e legge “accipe cisalia et dissue purpunctum” (prendi le forbici e scuci le cuciture), in fondo la data finisce di aprire gli occhi all’ingenuo gentiluono: primo d’aprile.

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14 Commenti

  1. Mitì ha detto:

    Magnifico! :-DD

  2. Marina ha detto:

    Grazie, rileggendo l'ho corretto in corsa, c'erano dei verbi che non avevo concordato e io odio questo, lo odio. E' come il gessetto che striscia sulla lavagna. Grazie Mitì, grazie ancora, anche per avermi fatto ritornare in mente questo episodio.

  3. nicole ha detto:

    Oggigiorno faremmo fatica a trovare la squadra di sarte,ricamatrici e calzolai, sarebbe impossibile. Non conoscevo l'episodio, grazie.

  4. Marina ha detto:

    Nicole a Versailles era possibile quasi tutto. Di niente, mi fa piacere che vi piacciano anche queste "pillole" di storia minore.

  5. Anonymous ha detto:

    Salve,
    Mi viene da dire "roba" d'altri tempi!!
    Io penso che oggi come oggi, il problema non sarebbe trovare la squadra di artigiani (si trovano, si trovano, Basta pagarli!!), ma trovare persone che abbiano idee simili per fare burle o scherzi.
    E poi il "guardaroba" di un nobile, ancorchè ricco di allora (seppure alla corte di Versailles), mica si può paragonare ai nostri odierni armadi pieni di tutto e di più (e non mi riferisco a quelli dei ricchi)!!
    Loro in confronto a noi possedevano ""4 stracci""
    Altro che squadra ci vorrebbe il personale di una fabbrica.
    Aggiungo ancora (purtroppo) che la vita di oggi è diversa, anzi i valori sono diversi e conseguentemente anche gli scherzi e le burle.
    Saluti, Filippo

  6. Marina ha detto:

    Giustissime le osservazioni di Filippo. E non c'è bisogno di arrivare fino al XVII secolo, mia nonna e mio nonno (media borghesia) avevano tutto il loro guardaroba in un armadio e in un cassettone. Ad ogni modo se voleste approfondire sulla vita a Versailles credo si trovi ancora un volumetto della BUR su La vita quotidiana a Versailles ai tempi di Luigi XIV. E' davvero interessante.

  7. Sissi ha detto:

    Mari, leggendo il buffo episodio mi è venuto in mente il Marchese del Grillo con i suoi scherzi meravigliosi! E poi io sono la regina delle burle da quando sono nata ( primo aprile appunto…).

  8. Marina ha detto:

    E' vero Sissi come dimenticare il marchese del Grillo che, fra l'altro, aveva il cognato di Macerata, ovviamente esattore delle tasse.

  9. sabrine d'aubergine ha detto:

    Cara Marina, l'ora è tarda ma un'incursione tra le teste coronate non me la faccio mancare. Questo signore di oggi, con quel suo fiocco oversize di croccante taffetà in vita, è di quelli che mi ispirano simpatia.
    Il suo lato burlone, poi, lascia intravedere un lume di speranza a tutte le signore in lotta con la bilancia: a quale donna non farebbe piacere, scoprendo di non entrare più nel tubino nero dell'anno prima, pensare che c'è in giro un emulo del conte di Tolosa?
    Non c'è che dire: mi piace questo Luigi Alessandro. E con quella sua vaporosa coiffure non mi fa rimpiangere le teste indiamantate per le quali tanto sospiro…
    A presto,
    Sabrine

  10. Marina ha detto:

    Sabrine, non avevo pensato a questo aspetto eppure sono una di quelle che combatte con la bilancia. Le teste indiamantate arrivano, arrivano, prima però l'ultima puntata sul viceré sennò va a finire che passa un anno e domani è già un mese!

  11. webmaster ha detto:

    Che blog interessante!
    … questa storia mi è piaciuta molto.

  12. Marina ha detto:

    Grazie webmaster, a risentirci presto allora.

  13. Federica ha detto:

    Ciao Marina,
    grazie mille per essere passata a trovarmi ed aver lasciato un commento. Sei stata gentilissima!
    Complimenti per il blog, davvero interessante e piacevolissimo da leggere e sfogliare.
    A presto,
    Federica.

  14. Marina ha detto:

    Francesca grazie per la visita di scambio e a presto

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