mercoledì, 17 giugno 2009
Donne reali: Eleonora di Toledo (1522-1562)
L’ho scoperto in questi giorni, anche i blog seguono il ritmo delle stagioni, così dato il caldo soffocante chi può evita di stare davanti al pc e se ne va al mare, ai monti, ai laghi o anche solo a bersi una birra al baretto di quartiere che magari c’ha due tavolini sotto un albero. Stante la situazione (e poichè io c’avrei a disposizione a due passi da casa una spiaggia non da urlo – per capirci Falconara Beach non è Porquerolles – ma decisamente confortevole) forse non rispetterò sempre l’appuntamento settimanale, però ci sarò perché ecco questa esperienza sta diventando sempre più interessante. E chissà che da cosa non nasca cosa…
Questa che segue è la storia breve ma intensa di una donna meravigliosa, della quale ci restano molte cose, fra cui questo magnifico ritratto.
Splendida, ma fredda come il marmo e sinceramente detestata dai suoi sudditi che la considerano altera e distante. Religiosissima e sprofondata in devozioni dalla mattina alla sera, ma grande appassionata del gioco d’azzardo e delle scommesse. Sposa felice, nonostante un matrimonio ovviamente combinato, però madre sventurata perché un destino tragico colpisce quasi tutti gli undici figli che mette al mondo. Eleonora di Toledo (1522-1562), la bellissima moglie spagnola del duca Cosimo I di Toscana, potrebbe essere una delle tante consorti regali della sua epoca se non fosse che, guarda caso, alla sua corte vive e lavora Agnolo Bronzino, ritrattista fra i più grandi e sensibili del Rinascimento. E lui, in un celebre quadro oggi ovviamente agli Uffici, della duchessa ci mostra non solo l’innegabile fascino fisico, fatto di occhi azzurri in un viso dall’ovale perfetto, capelli biondi, personale slanciato, pelle bianchissima, grazia ed eleganza suprema, ma anche l’anima più profonda ed il carattere. Perché basta uno sguardo per capire che questa Eleonora Alvarez de Toledo, dall’alto di una notevole ed innegabile alterigia e di un supremo distacco, è pienamente consapevole della sua origine quasi regale (è la figlia del ricchissimo ed influente viceré spagnolo di Napoli) e che il suo matrimonio fiorentino, tutto sommato, non è stato un affarone. I Medici sono tornati da poco al potere e lui, Cosimo, lontano discendente per via materna del Magnifico Lorenzo, ha come padre un semplice capitano di ventura, il tragicamente famoso Giovanni dalle Bande Nere. Visto il rango ed il prestigio della famiglia di origine, la diciassettenne Eleonora ha diritto a nozze fastose, che si svolgono nella chiesa di San Lorenzo, e ad una celebrazione in pompa magna seguono da sfarzosi festeggiamenti. Cosimo, da poco impadronitosi del potere quindi ancora senza agganci politici e risorse economiche, beneficia molto della posizione raggiunta col suo matrimonio anche perché di colpo si trova in possesso di un immenso patrimonio arrivato grazie alla dote. La coppia si trasferisce nel palazzo Medici di via Larga (oggi Palazzo Medici Ricciardi), ma ammodernato e ristrutturato in fretta e furia Palazzo Vecchio passa nello storico e ben più importante edificio. I due, uniti per ragioni politiche, presto scoprono anche di amarsi e la duchessa è così legata al marito da sfiorare in alcuni casi la morbosità. A causa di un viaggio al quale non può prendere parte, Eleonora si dispera al punto per la lontananza dal marito, da piangere e strapparsi i capelli e, sempre, in caso di separazione lo scambio epistolare fra i due è particolarmente fitto. Il Duca di Firenze ricambia tanto amore con una fedeltà insolita per l’epoca, ma c’è da dire che Eleonora possiede il carattere giusto per stare al fianco di un uomo burrascoso ed introverso come Cosimo de’ Medici. Solo lei ha un qualche ascendente sul marito, del quale sa come mitigare i suoi continui sbalzi di umore.Alla volontà ferrea ed ai soldi della duchessa spagnola i fiorentini devono alcune chiese, ma anche Palazzo Pitti e soprattutto il giardino di Boboli. E’ Eleonora, nella speranza che il cambiamento serva a preservare la salute dei suoi fragili bambini, a voler abbandonare l’ ‘insalubre’ Firenze per una dimora con un grande giardino arioso nella meno affollata Oltrarno. I fiorentini, poco abituati all’alterigia della corte spagnola, non l’amano molto. Difficilmente la duchessa si mostra a piedi in città, preferisce infatti spostarsi a cavallo o meglio sigillata nella sua lettiga foderata di raso verde all’interno e ricoperta di velluto dello stesso colore fuori. Lì se ne sta, riferiscono i contemporanei, come “in un tabernacolo”, senza mai scostare le tendine per farsi guardare, sempre remota, inaccessibile e lontana. Come una vera sovrana evita di dare confidenza e di scendere al livello dei sudditi, ma dimostra la magnanima benevolenza nei confronti del suo popolo con abbondanti elemosine, con la creazione di doti per le fanciulle bisognose e con il sostegno al piccolo clero. Severamente e rigidamente religiosa come può esserlo una spagnola del ‘500, Eleonora indulge volentieri al gioco, alle scommesse (pare ami moltissimo le corse dei cavalli) ed ha una passione sconfinata per i gioielli, che ama indossare in quantità. La duchessa però ha anche stile e gusto innegabili e i suoi abiti, pur seguendo la sfarzosa e pesante moda dell’epoca si distinguono sempre per la squisita raffinatezza.Nell’ottobre 1562 Eleonora segue Cosimo in un viaggio verso la Maremma dove sono iniziati i lavori di bonifica, la duchessa soffre da tempo di emorragie polmonari (per non dire di tubercolosi) e i dottori le raccomandano di passare l’inverno nel mite clima della costa. Con lei partono tre dei suoi figli: Giovanni, Garzia e Ferdinando ma, durante una sosta nel castello di Rosignano, Giovanni e Garzia muoiono uno dopo l’altro colpiti dalle febbri malariche. Anche Eleonora si ammala e muore a Pisa un mese dopo e per non farla soffrire, dopo la struggente disperazione provata per la perdita di Giovanni, sul letto di morte le viene taciuta la morte di Garzia, avvenuta sei giorni prima della sua.Cosimo I, profondamente segnato dalle vicissitudini familiari, rimane al governo della città per due anni soltanto; nel 1564 lascia le redini del ducato al figlio Francesco e si ritira a vita privata.
Alla duchessa è dedicato “Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza” di Roberta Orsi Landini e Bruna Niccoli. La prestigiosa pubblicazione (la trovate qui), edita da Polistampa con il contributo della Fondazione Arte della Seta Lisio, si propone di documentare nella sua completezza il vasto guardaroba di Eleonora di Toledo, grazie a un’accurata ricostruzione storica di ogni indumento, segnalato nei «quaderni di Guardaroba» (i registri in cui venivano elencati giorno per giorno tutti gli oggetti, abiti compresi, realizzati per la corte granducale) e infine visivamente rintracciato nei dipinti del periodo.
E a proposito del ricco e scenografico abito della duchessa Eleonora ecco a voi il commento dell’amica Sissi (Simona Carcano il suo sito qui, il suo blog qui) esperta di moda, di stile e di storia del costume). Grazie Sissi!
“Mari bella questa divagazione su Eleonora che indossa un abito in tipico stile del secondo rinascimento italiano. Il tessuto prima di tutto è imponente per la fattura minuziosa e per il grande disegno floreale stilizzato (una tipologia di griccia) che decora mirabilmente la veste. Altri dettagli tipici dell’epoca sono le fodere che fuoriescono dai tagli della stoffa, usanza che veniva chiamata delle “vesti accoltellate”, una sorta di elemento decorativo e volumetrico che aveva origini di praticità, gli abiti spesso si sgualcivano e si ovviava a ciò facendo fuoriuscire la fodera ( i primi esempi sono appunto sui gomiti), da qui la moda dei tagli all over. L’altra caratteristica è il cucire i gioielli sull’abito, perle, cabochon, erano parte integrante delle vesti che partendo da usanze spagnole ed inglesi diventavano così ancora più preziose.La scollatura scostata è tipica italiana ( già dal primo Rinascimento)e il volume delle gonne appare morbido perchè le italiane a differenza delle donne europee non indiossarono il verdugale se non per contaminazione..il volume era dato dalla sovrapposizione di varie gonne perciò meno rigido”.
E dall’amica restauratrice – esperta di arte Viviana ecco altre interessanti osservazioni. Grazie Vivi!
Splendido il ritratto di Eleonora, il più famoso eseguito dal Bronzino. Ricordo ancora quando lo vidi agli Uffizi. Quasi un metro per un metro. Dipinto ad olio su tavola. La figura di Eleonora, in primo piano, appare imponente, quasi dentro ad una figura geometrica. Sfondo blu (freddo) eseguito, secondo le analisi, con lapislazzuli macinato dal Bronzino (vero nome: Agnolo di Cosimo di Mariano Tori) e blu oltremare. I capelli raccolti, con l’intento di rimpicciolire il viso e dare importanza all’abito che, in quel tempo, aveva una funzione simbolica. L’abito era una specie di “pubblicità” personale e politica, di potere e appartenenza sociale. Colpisce l’espressione severa ma allo stesso tempo dolce. Come dolce è suo figlio, accanto a sua madre e quai in secondo piano. Sembra proteggerlo tramite quel gesto materno, del braccio sopra la spalla. Molti dicono che si tratti di Francesco (il figlio maggiore), altri Giovanni o Garzia. Il pittore appartiene al Manierismo Fiorentino, con evidenti influssi michelangioleschi. Infatti, nella tavola “La Contesa tra Apollo e Marsia”, compaiono due personaggi che Michelangelo dipinse nella Cappella Sistina. Essi sono Minerva e Apollo. Soprannominato Bronzino forse per i suoi capelli ramati, fu allievo del Pontormo. Ma dopo alcuni anni, si distaccò dallo stile del maestro, tramite un grande equilibrio compositivo. Perfettamente visibile in questa tavola.
Scritto da: marina
Categorie: Donne Reali, Donne Reali di ieri
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caravaggio
mercoledì, giugno 17, 2009 alle 21:41
come sempre una chicca grazie grazisime buona serata
marcella candido cianchetti
giovedì, giugno 18, 2009 alle 07:40
buon giorno
Babuska
giovedì, giugno 18, 2009 alle 09:14
Ho letto con voracità questa storia di Eleonora, scritta in modo davvero eccezionale, cara Marina. E' sempre un piacere. E splendido il ritratto di Agnolo Bronzino che ci proponi, con un abito che oggi gli stilisti manco si immaginerebbero una stoffa così… Ma povera sta donna, undici figli in 23 anni di matrimonio, mi pare il minimo che il suo sistema immunitario cedesse alle febbri malariche. E, se mi si passa la battuta, secondo te che cosa chiedeva durante le sue preghiere? "Non mi far rimanere incinta, non mi far rimanesre incinta…".
Buon mare!
Marina
giovedì, giugno 18, 2009 alle 09:39
Grazie infinite a Caravaggio e a Marcella e a te Babuska grazie anche per l'osservazione. Ci pensavo ieri sera mentre inserivo il post certo che 'ste porette morivano giovani sfiancate com'erano dalle maternità a ripetizione. Come dicevo nel post sulle suocere, esse erano mooolto rare appunto per questo. E chi ci arrivava a fare la suocera?
Anche perché la serie dei parti iniziava in età giovanissima, spesso verso i 13-14 anni. Tanto per fare un esempio noto, Caterina de' Medici, sposa a 13 anni, ma misteriosamente sterile per dieci anni quindi madre a partire da un'età più adulta, sopravvive al marito e a quasi tutti i figli.
Bello eh il ritratto? A me piace tantissimo. Una volta a Firenze ho visto una mostra al Museo del Costume di palazzo Pitti dedicata proprio a questo abito recuperato nella tomba della duchessa. Avrei anche il catalogo, ma ho smontato una libreria e non so dove l'ho messo.
Sissi
giovedì, giugno 18, 2009 alle 10:46
Mari bella questa divagazione su Eleonora che indossa un abito in tipico stile del secondo rinascimento italiano. Il tessuto prima di tutto è imponente per la fattura minuziosa e per il grande disegno floreale stilizzato ( una tipologia di griccia) che decora mirabilmente la veste. Altri dettagli tipici dell'epoca sono le fodere che fuoriescono dai tagli della stoffa, usanza che veniva chiamata delle "vesti accoltellate", una sorta di elemento decorativo e volumetrico che aveva origini di praticità, gli abiti spesso si sgualcivano e si ovviava a ciò facendo fuoriuscire la fodera ( i primi esempi sono appunto sui gomiti), da qui la moda dei tagli all over. L'altra caratteristica è il cucire i gioielli sull'abito, perle, cabochon, erano parte integrante delle vesti che partendo da usanze spagnole ed inglesi diventavano così ancora più preziose.La scollatura scostata è tipica italiana ( già dal primo Rinascimento)e il volume delle gonne appare morbido perchè le italiane a differenza delle donne europee non indiossarono il verdugale se non per contaminazione..il volume era dato dalla sovrapposizione di varie gonne perciò meno rigido.Baciiiiii
Sissi
giovedì, giugno 18, 2009 alle 11:07
Grazie Mari per l'appendice al post!!Ne sono onorata!
Vivi
sabato, giugno 20, 2009 alle 17:51
Ciao Mari! Splendido il ritratto di Eleonora, il più famoso eseguito dal Bronzino. Ricordo ancora quando lo vidi agli Uffizi. Quasi un metro per un metro. Dipinto ad olio su tavola. La figura di Eleonora, in primo piano, appare imponente, quasi dentro ad una figura geometrica. Sfondo blu (freddo) eseguito, secondo le analisi, con lapislazzuli macinato dal Bronzino (vero nome: Agnolo di Cosimo di Mariano Tori) e blu oltremare. I capelli raccolti, con l'intento di rimpicciolire il viso e dare importanza all'abito che, in quel tempo, aveva una funzione simbolica. L'abito era una specie di "pubblicità" personale e politica, di potere e appartenenza sociale. Colpisce l'espressione severa ma allo stesso tempo dolce. Come dolce è suo figlio, accanto a sua madre e quai in secondo piano. Sembra proteggerlo tramite quel gesto materno, del braccio sopra la spalla. Molti dicono che si tratti di Francesco (il figlio maggiore), altri Giovanni o Garzia. Il pittore appartiene al Manierismo Fiorentino, con evidenti influssi michelangioleschi. Infatti, nella tavola "La Contesa tra Apollo e Marsia", compaiono due personaggi che Michelangelo dipinse nella Cappella Sistina. Essi sono Minerva e Apollo. Soprannominato Bronzino forse per i suoi capelli ramati, fu allievo del Pontormo. Ma dopo alcuni anni, si distaccò dallo stile del maestro, tramite un grande equilibrio compositivo. Perfettamente visibile in questa tavola. Un bacione! Vivi
Marina
sabato, giugno 20, 2009 alle 18:04
Grazie Vivi, aspettavo proprio anche il tuo intervento, e l'ho messo nel post. Grazie infinite a te e a Sissi per la partecipazione!
Vivi
domenica, giugno 21, 2009 alle 01:53
Sono onorata Mari
)) Grazie a te per questo regalo nel post! Vivi
Anna Righeblu
lunedì, giugno 22, 2009 alle 22:11
Complimenti per il post… l'ho letto con enorme piacere! Che donna! 40 anni di vita e 11 figli!!! E si sentiva perduta se Cosimo si allontanava??!!!
Ciao, a presto
Vivi
martedì, giugno 23, 2009 alle 01:38
Mari, sapevi che il Bronzino fu chiamato dai Medici per organizzare le nozze di Eleonora e Cosimo? Da lì comincia la sua "carriera" nella corte medicea….Un vero "wedding planner" dei giorni nostri;-))) Vivi
P.S. Ma quanto deve essere bella Toledo? Dicono che sia una delle più belle città della Spagna. E poi con El Greco… Un pittore stupefacente. Spettacolare il suo "Entierro del conte de Orgaz". Vivi
marcella candido cianchetti
martedì, giugno 23, 2009 alle 07:35
buon giorno
Marina
martedì, giugno 23, 2009 alle 10:25
Grazie a tutte per i commenti (Anna e Marcella) e per i contributi (Vivi e Sissi).
Ale
martedì, giugno 23, 2009 alle 18:38
Ciao Marina!
alla prossima, e continua: ho la sensazione che mi attaccherai presto la mania per le casate reali! riciao!
Ho letto solo la prima parte perché sono un po' cotta (ma prometto che ci tornerò su domani). volevo avvisarti che ti ho contro-linkato!
Christie
giovedì, giugno 25, 2009 alle 15:53
Ciao marina! E' sparito il mio commento! Comunque ti salutavo e mi congratulavo con te per il meraviglioso articolo! Bello veramente! Posso usarlo per i miei studi? Hai mostrato un lato bellissimo di Eleonora di Toledo! E della mia Firenze!!! Un abbraccio e continua così!
Marina
giovedì, giugno 25, 2009 alle 15:58
@ Alessandra GRAZIE spero che i tuoi lettori si divertano anche qui;
@ Christie ma certo, certissimo. Era un sacco che volevo scrivere qualcosa su Eleonora di Toledo perché adoro il suo ritratto, e poi dopo i due tomi del convegno sulle donne dei Medici che mi son fatta arrivare nei mesi scorsi è stato ancora più interessante. Un abbraccio anche a te.
maria teresa
domenica, luglio 4, 2010 alle 20:42
brava marina,adesso vedrai che ti leggeremo libramente e posteremo in assoluta leggerezza e liberta’..complimenti per il post