domenica, 8 marzo 2009

Fiocco azzurro in casa Savoia-Aosta : è nato Umberto il figlio di Aimone e della principessa Olga di Grecia

matrimonio_aimone_olga

Annunciata per aprile la nascita è avvenuta un tantino in anticipo, ma via su non stiamo a sottilizzare. Si lei, Olga di Grecia la bella ed elegante figlia del principe Michele, era in dolce attesa già al momento delle nozze avvenute a Patmos lo scorso 27 settembre. Il piccolo Umberto è nato ieri a Parigi dove risiedono i nonni materni e il nome scelto per l’erede del nome e delle memorie familiari ha il sapore della provocazione visto che i Savoia-Aosta rivendicano ufficialmente il diritto di primogenutura a scapito dei noti Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto rispettivamente figlio e nipote dell’ultimo re d’Italia. Questo post in effetti è una scusa per mostrarvi le foto di uno dei matrimoni reali più belli degli ultimi anni e per raccontarvi due cose sugli Aosta per i quali, come accennato all’avvio del mio blog, ho un debole. Aggiornamento del 10 marzo, dal sito dell’amica Régine, apprendo che Amedeo duca d’Aosta, felice nonno del piccolo Umberto, ha stabilito che il nipotino sarà “principe di Piemonte”. Il titolo nella monarchia sabauda era quello dell’erede, un po’ come principe delle Asturie in Spagna o principe di Galles in Gran Bretagna. Il principe Vittorio Emanuele ha contestato la decisione del cugino. I dettagli e i comunicati ufficiali sono nei commenti.

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Sono sempre stati cadetti, ma sembrano loro il ramo principale, quello più prestigioso, quello che meglio rappresenta l’ex casa reale italiana. Perché i Savoia-Aosta di gaffes non ne hanno mai fatte, o quasi. Sempre perfetti, sempre precisi, brillanti e colti quanto basta e se è il caso persino un tantino eroi. A rincarare la dose (e dicono i bene informati a far schiumare di rabbia Vittorio Emanuele) ci si è messo anche Aimone, l’unico figlio maschio di Amedeo duca d’Aosta. Al ragazzo, bello, biondo, somigliantissimo al padre, ma con gli occhi blu degli Orléans materni, non è bastato fare il manager di successo per la Pirelli a Mosca, si è anche fidanzato e ppi sposato con Olga di Grecia, sangue blu della migliore specie e legami strettissimi con tutti i reali d’Europa, passati, presenti e futuri. Regali parenti (la regina Sofia di Spagna e l’ex re Costantino di Grecia) che, ovviamente, erano in prima fila a Patmos il giorno delle nozze. Mica come al matrimonio di Emanuele Filiberto che, dopo la pubblicità ad una nota marca di sottaceti, quando ha impalmato l’attrice francese Clotilde Coureau ha riempito la romana basilica di Santa Maria degli Angeli di subrettine, politici, familiari stretti, con l’unica aggiunta di Alberto di Monaco allora neanche regnante. Gli Aosta, invece, da un secolo e mezzo non sbagliano un colpo, a parte lo sfortunato “intermezzo” spagnolo del primo duca, Amedeo, fratello di re Umberto I. Giusti i matrimoni. Con una serie di Orléans (le figlie dei vari pretendenti al trono di Francia tutte belle, colte, ricche e snob) e con una principessa di Grecia molto bene introdotta nelle case reali di Danimarca, Inghilterra, Germania. Giuste e sfavillanti le carriere militari persino nei periodi più bui della storia nazionale. Così mentre Vittorio Emanuele III è passato alla storia per il “nulla osta” al fascismo e per la fuga da Roma, il duca d’Aosta n. 3, un altro Amedeo (viceré d’Etiopia, già di suo famoso per essere affascinante come un attore del cinema) sostenuto sottobanco dalla futura regina Maria Josè critica la dittatura e la guerra, diventa l’eroe dell’Amba Alagi, si guadagna una medaglia d’oro al valor militare e persino gli inglesi, che lo fanno prigioniero, gli rendono l’onore delle armi. E che dire del duca degli Abruzzi, ammiraglio “en passant”, ma soprattutto alpinista e famoso esploratore dal Polo Nord all’Africa? L’attuale duca d’Aosta, non ha conquistato il K2 come il prozio, ma ha la fama di essere un signore cortese e gentile. Collegio navale Morosini a Venezia, nozze benedette dall’ex re Umberto II (all’epoca in rotta totale con il figlio scapestrato e ribelle) e celebrate in pompa magna a Cascais con la figlia del conte di Parigi, tre bambini bellissimi, l’azienda agricola in Toscana. In effetti la coppia è male assortita, però Amedeo ragazzo-padre presto abbandonato dalla moglie, ne viene fuori bene e quando si risposa (dopo l’annullamento) porta in casa una nobile siciliana, una crocerossina con antica storia familiare, vasti possedimenti, molto senso del dovere e molto buonsenso. Che, fra l’altro, le permette di superare il “lieve” inciampo di una breve relazione extraconiugale del marito con annessa figlia e uscite televisive dell’innamorata abbandonata.

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Nel 2004 Aimone alle nozze di Felipe di Spagna (mentre, en passant, il duca d’Aosta viene preso a pugni dal sempre irascibile Vittorio Emanuele), ritrova Olga di Grecia, bella ed elegante come poche. La frequenta e si innamorano. Un matrimonio d’amore, perfetto più di qualsiasi altra unione combinata. I due colombi sono già parenti fra di loro molte volte, la nonna paterna di lei era la sorella del nonno materno di lui, la madre di lui e il padre lei, cugini di primo grado, sono cresciuti insieme, ma il padre di lei è anche il cugino della nonna paterna di lui, del duca di Edimburgo, del re di Romania, di Ernesto-Augusto di Hannover e via dicendo, insomma quasi un rompicapo cinese. Ma non basta visto che la regina di Spagna (quindi anche l’ex re di Grecia) è cugina in primo grado del duca d’Aosta ed in secondo grado del padre di Olga, Michele di Grecia. Il principe, metà francese e metà greco, ma soprattutto molto cosmopolita, è un famoso scrittore e sua moglie un’apprezzata pittrice e scultrice. Su di loro mai una chiacchiera, mai un pettegolezzo, hanno vissuto in Francia, in Grecia e a New York senza scandali, lavorando entrambi alle loro opere, allevando le due figlie (Olga è laureata in architettura alla Columbia University e, fra l’altro, ha curato gli allestimenti delle boutiques di Christian Louboutin che era presente alle nozze) e viaggiando molto, spesso con la regina Sofia di Spagna alla quale sono legatissimi. Niente esili, niente genitori litigiosi e sorelle fidanzate con attori di serie B, niente matrimoni contrastati, lunghe storie giudiziarie, liti per le eredità e vendite all’asta dei gioielli di famiglia. Insomma, saranno loro a ridare smalto e prestigio alla dinastia italiana? Nelle foto (copyright Hola) le nozze a Patmos; la sposa era vestita Prada, senza diadema, con un’acconciatura di spighe di grano e un bouquet fatto di foglie di ulivo e scarpe, ovviamente, Louboutin. Nell’ultima immagine Olga (che sembra un po’ una splendida dea Cerere) e il padre Michele di Grecia si dirigono verso la chiesa.

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Scritto da: marina

Categorie: Nozze reali, Storie Reali

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Commenti

  • Babs

    domenica, marzo 8, 2009 alle 18:44

    mi diverti sempre un sacco marina! riesci a raccontare storie presenti e passate con un tocco glamur…..
    ciao!
    babs

  • Diego

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 02:37

    Io ho avuto un incontro fortuito con il Principe Amedeo; una decina di anni fa, in un pomeriggio caldo d’estate, stavo in volo per la toscana con un amico, con il mio piccolo ultraleggero e avevamo saputo che c’era una nuovo campo di volo, proprio sotto al Pratomagno, vicino ad Arezzo. Era una nostra abitudine andare a fare visita ai nuovi campi di volo perchè di solito si trova sempre gente simpatica e accogliente, ma quello fu un giorno speciale. Atterrammo al “Borro”, sembrava non ci fosse nessuno, ma, il tempo di mettere la testa fuori dall’abiacolo, e arrivò un auto con un signore di mezza età molto cordiale che ci diede il benvenuto e ci invitò a casa sua a bere qualcosa (faceva un caldo bestiale ed eravamo anche poco presentabili), ci fece vedere il suo aereo e ci portò un po’ in giro per il terreno. Ce ne andammo senza sapere chi fosse, ma colpiti dalla cordialità e dalla signorilità di quello che pensavamo essere un “signorotto di campagna” un po’ particolare. Fu solo molto tempo dopo che, girando per agriturismi vicino a Montevarchi, e parlando con la gente del posto, capimmo che non poteva essere che lui, e venimmo tra l’altro a conoscenza di un’altra bella storia, quella di un aviatore dell’ultima guerra caduto sul Pratomagno e ritrovato solo dopo molti anni, a cui, si diceva, ogni anno il Principe andava a rendere il suo omaggio

  • Sissi

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 10:58

    Mari la signorilità dei Savoia -Aosta è per fortuna un vanto per l’aristocrazia italiana. Il nome del frugolo mi piace perchè è il nome di mio papà, che con il nonno Vittorio completano la lista dei reali di casa. hihihihi.
    L’abito Prada mi ha incuriosita molto…dalle foto non l’avrei mai detto, ha qualcosa a che fare con lo stile gotico.

  • Marina

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 15:57

    Babs grazie infinite, ricambio il complimento anche le tue storie sono proprio belle.
    Sissi l’abito è di Prada e le scarpe che purtroppo non si vedono di Louboutin che le ha decorate con della pasta formato mignon dipinta d’oro, si la pasta in onore dell’origine italiana dello sposo. Vi confesso un sogno segreto: vorrei delle scarpe di Louboutin, sarà che a Parigi mi incanto davanti alle sue vetrine (c’è una boutique proprio in faccia all’Eliseo), sarà che lo trovo simpatico, ma le sue scarpe con la suola rossa secondo me sono il massimo. Quando ho visto le foto delle nozze ho pensato ad una magnifica dea Cerere e mi è piaciuta moltissimo, un po’ così fuori dagli schemi.

  • Marina

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 16:02

    Vado dietro ai ricordi innescati dal racconto di Diego (ciao e grazie per il commento promesso) per due piccoli aneddoti legati ad Amedeo d’Aosta: ecco il primo:
    un secolo fa collaboravo con l’agenzia Ansa e vene fuori una notiziola strana, visto che c’era in vista una promozione in serie A della squadra locale dei tifosi avevano staccato la bandiera dalla facciata di una scuola (eravamo in prossimità del due giugno) ne avevano tagliato la parte verde ed il vessillo era così diventato bianco e rosso come i colori sociali della squadra del cuore. L’avevo saputo per caso perché conoscevo il Preside. La notizia fa il giro d’Italia e qualche mese dopo il preside prof. Miglio viene invitato ad una cerimonia a Milano dove gli viene riconsegnata ufficialmente la bandiera. L’anziano professore (che guarda caso oggi abita nel mio palazzo) mi disse commosso che la bandiera italiana l’aveva avuta “dalle mani del duca d’Aosta”. Un evento per il quale mi ringrazò molto anche se io c’entrano solo di sbieco.
    Il secondo è più lungo, lo racconterò più tardi.

  • Sissi

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 17:30

    Mari anche se adoro come te la grazia delle calzature di Laboutin questa cosa della pasta mignon seppur dipinta d’oro mi intristisce. Scoprire che l’ode all’italianità si ottiene con una manciata di pennette non mi piace..poteva stampare le scarpe in raso con dettagli degli affreschi delle Cappella Sistina almeno…

  • Marina

    lunedì, marzo 9, 2009 alle 18:21

    Sissi a me questa cosa ha fatto ridere più che altro anche perché ’ste scarpe con la pasta non le ha viste nessuno. Sai è la solita solfa trita e ritrita degli italiani “spaghetti e mandolino”. Però mica male l’idea di stamparle in raso con gli affreschi…

  • Vivi

    martedì, marzo 10, 2009 alle 03:17

    Mi sono ingarbugliata con tutti i reali….so solo che secondo mio suocero, il re d’Italia doveva essere un Aosta. Non un Savoia…A me i Savoia mi fanno un po’ ridere…Quel figlio che sta con Marina, la campionessa di sci acquatico…mi sembra poco sveglio. Ma Clotilde Coureau cosa ha fatto? Dov’è?
    Riguardo all’abito…anche a me sa di Gotico…Non so…mi viene in mente il film di Richard Gere su Lancillotto e Camelot…non mi ricordo l’attrice….
    Per le scarpe…da “una” ho saputo perchè hanno la suola rossa…lo disse a Forlì….Le si rovesciò qualcosa di rosso (credo smalto o inchiostro) macchiando la scarpa…E così è nato questo segno distintivo: per caso. Comunque…dai…mettere la pasta nella scarpa…mi sembra trash. Io avrei lasciato la corona di spighe (il grano in onore anche della pasta…) e fatto un paio di scarpe normali…Si poteva riprendere un motivo Gotico o Romanico, di quelli che si ritrovano come cornici di molti affreschi…sarebbe stato carino. Avete ragione….tutti ci vedono come pasta e mandolino…Io aggiungo: caprese (qua sembra spopolare…,pizza e mozzarella…) C’è anche l’Aceto Balsamico…e le bruschette….Ho sentito come fanno la pasta alla carbonara….lasciamo perdere. Eppure sul canale Gourmet c’è un cuoco italiano bravissimo….boh! Vivi. Vi racconto questa…che no c’entra niente con il post(sigh!) ma è troppo bella. Allora, eravamo a Firenze in un albergo niente male…Noi avevamo ordinato. Arriva una coppia e dopo un’attenta analisi del menù…dice: “vogliamo la pasta alla chitarra…ma senza la chitarra”. Giurooooooooo!!!! Ahahahahahahah!!!!! Vivi

  • Sissi

    martedì, marzo 10, 2009 alle 10:32

    hihihihihihihii senza la chitarra…..hihihihihi certo che il mondo è davvero uno spasso…

  • Marina

    martedì, marzo 10, 2009 alle 11:07

    Vivi l’obiettivo era proprio quello di “ingarbugliare” perché il loro albero genealogico è molto intrecciato. Strano che in un’epoca in cui i principi ereditari si sposano fuori dai ranghi, lui Aimone sia riuscito a trovare l’amore nel ristrettissimo circolo dei reali. Le scarpe sono davvero un mistero perché foto non ne sono apparse, sarei davvero curiosa, magari la pasta era solo disegnata, ma certo anche così… Meglio il grano come dici tu Vivi. Vedi però come tutto è relativo, io quando ho visto le foto non ho pensato a nulla di gotico, ma subito ad una dea greca. Vivi per te invece l’immagine è una Madonna del Crivelli, che le vestiva spesso di oro?

  • Marina

    martedì, marzo 10, 2009 alle 11:08

    Oddio scusa ho riso talmente alla pasta senza chitarra che mi sono dimenticata di scriverti che dovevi alzarti e andare a stringere loro la mano.

  • Vivi

    martedì, marzo 10, 2009 alle 16:52

    Ahhhhhhhhh, non sapete come abbiamo riso noi!!! E la faccia del cameriere….No comment!!!! Ed era un albergo 4 stelle!!!!! No, non ci siamo….Certo…il mondo è uno spasso, cara Sissi! Mi piacerebbe sentire Zu…Sapete che avevo uno spasimante delle sue parti…mi regalò la chitarra!
    Mari: se mi alzavo a stringere la mano…credo che mi sarei rovesciata dalle risate. Ma non sapete come erano seri questi due…lo dicevano convinti!!! Ahahahahahaah!!!!!
    Hai ragione: a me ricorda il Crivelli, Cosme Tura, Francesco del Cossa ed Ercole dè Roberti. Se guardi il Salone dei Mesi a Ferrara…non vedi quel vestito? Io sì….Ma senza le scarpe “alla chitarra”…..Basta, sto per morire di nuovo!!!! Ciaoooooooooo. Vivi

  • Claudia-db

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 00:54

    ah ah ah fantastico, veramente pazzesco.. in giro si sente di tutto, questa è proprio bella!! Vivi mi hai fatto venire mal di pancia dal ridere… .. anche l’immagine degli italiani all’estero è proprio assurda…. ogni volta che in un menù leggo spaghetti alla bolognese mi piego in due dal ridere.. a dire il vero si trovano anche in Italia… tranne a Bologna ovviamente! Marina bellissimo questo post.. finalmente ho trovato il tempo per leggerlo con attenzione…sai bisognava concentrarsi… veramente interessante però!

  • Claudia-db

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 00:57

    Leggo in giro per il web che le scarpe avevano veri chicchi di pasta incastonati … cavolo ma non si trova una foto!! anche se assurde le vogliamo vedere!!

  • Marina

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 12:58

    Claudia niente da fare, le scarpe della bella Olga sono un mistero misterioso. Confesso che sono molto curiosa anche io. Louboutin è diventato molto intimo di vari reali ed ha preso parte anche al matrimonio chiccosissimo del duc d’Anjou (un Orlèans cugino di Aimone) che ha sposato la bella e ricchissima Diana duchessa di Cadaval. Per la duchessa portoghese ha realizzato i sandali indossati insieme all’abito da sera per il ballo pre-nozze. Proprio belli, di quelli foto ce ne sono. Ma delle scarpe con la pasta niet. D’altronde Aimone ed Olga (ed i suoi genitori) sono molto discreti.

  • Sissi

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 14:35

    E quando si sposerà la figli di Scotti cosa faranno? I sandali con i chicchi di riso? No dai……….la figlia dei Rovagnati avrà le rinascimentali maniche a prosciutto….ecco adesso mi prende la ridarola…

  • Marina

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 15:38

    Sissi lo so che è da ridere, ma si ride su una cosa non vista, solo raccontata. Se qualcuno che ci legge ha le foto, per favore ce le faccia avere. Anche una scarpa sola.

  • Sissi

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 18:11

    hai ragione Mari, ho cercato in lungo e in largo le foto ma nulla…sobbissimo.

  • marcella candido cianchetti

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 21:19

    che bella scoperta è stato trovare e leggerti,molto interessante quest’articolo con molta storia e poco gossip(non lo amo) buona serata

  • Marina

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 21:33

    Marcella grazie per il saluto ed i complimenti, spero che tornerai da queste parti. Fra l’altro siamo quasi conterranee visto che il mio babbo è di Perugia e porto un cognome che hanno metà degli eugubini.

  • Vivi

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 22:21

    Sto male….i chicchi di riso! E le maniche di prosciutto….No basta…Ma di gente normale, no, eh? Mi è presa la risata infinita come a Sissi…
    Ehi, sapete cosa hanno detto una volta a Villa San Giovanni, riguardo alla targa della macchina( FC..Forlì-Cesena). Se eravamo di Fiumicino!!! Io per un attimo non ho capito…Ma dove viviamo? Non si può!!!! Fiumicinoooooooooo non fa provinciaaaaaaaaaaaaaa…. Basta, sto male di nuovo. Ma il vestito di prosciutto dopo si mangia? Vedi? Tutto ha un senso….Niente si butta o si rivende su Ebay….Mamma mia! Vivi

  • Marina

    mercoledì, marzo 11, 2009 alle 22:34

    Vivi non svenire, ormai queste scarpe di Louboitin sono diventate il nostro incubo, dobbiamo trovare una foto.

  • marcella candido cianchetti

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 01:03

    cè anche la cucina umbra forse la meno nota grazie della visita

  • Vivi

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 06:02

    La cucina umbra è buonissima…io l’ho assaggiata a Foligno!!! Ciaoooooo, Vivi

  • Zu

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 18:18

    Bellissimo il post, anche se intrecciatissimo, non so più chi è cugino di chi e chi zio, nonno, marito etc… cmq ho capito che questi duca d’Aosta sono meglio dei savoia! Ma davvero c’è un duca degli Abruzzi? MAi coperto… I vostri commenti mi hanno fatta sbellicare, NC sulla pasta alla chitarra senza chitarra, ma spaccaglierla in testa una chitarra? lo strumento musicale però! E Fc fiumicino, anche se ormai ce ne sono così tante di province che si fa una cofusione, ogni tanto ne esce una nuova che quando la vedi dici: bo?

  • Marina

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 18:29

    Zu a proposito di province, qui c’è Pesaro che una volta era PS ora è PU Pesaro e Urbino e guai che si offendono gli urbinati. I Savoia ramo Aosta sono i discendenti del secondo figlio di Vittorio Emanuele II (il re di Cavour, di Garibaldi – “obbedisco” – e dell’unità d’Italia), e mentre il ramo principale è stato impegnato a governare la penisola (con risultati non sempre brillanti), loro hanno fatto altro. Fra cui diversi figli per ogni generazione. Se ti interessa ci sono vari libri sul tema, per esempio “Aosta – Gli altri Savoia” di Silvio Bertoldi ed Rizzoli. Una curiosità i Savoia-Aosta sono sempre stati intrepidi, coraggiosi, bellissimi e molto alti, e per tutto questo insieme di motivi pare fossero pochissimo graditi al cugino Vittorio Emanuele III, re ma notoriamente bassino. Mi scuso per l’intreccio, ma come dicevo a Vivi il loro alberto genealogico è molto complicato a furia di matrimoni incrociati.

  • Sissi

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 20:31

    Una divagazione storica sulla manica a prosciutto che così chiamata per la sua forma erza portata in epoca Rinascimentale dalla nobiltà Spagnola e poi Francese. Anche in Inghilterra alla corte di Elisabetta prima ( di dimensioni notevoli). Si è rivista in versione meno appariscente anche alle recenti sfilate..più per spettacolo che per esigenze commerciali.

  • Sissi

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 20:32

    era non erza…mi è passato ruben sulla tastiera..sorryò.

  • Marina

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 22:29

    Ruben sulla tastiera, si capisco perfettamente il problema…

  • Claudia-db

    giovedì, marzo 12, 2009 alle 23:14

    ma dai, si chiamano maniche a prosciutto ? qua ne imparo sempre di nuove!!

  • Marina

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 00:15

    Se Sissi mi conferma direi che a occhio le maniche “a prosciutto” sono quelle che indossava Elisabetta I in alcuni famosi ritratti. Posso anche io una divagazione? Vi siete mai chieste come mai fra ‘400 e ‘700 fosse molto comune portare abiti realizzati con tessuti pesanti? Be’ oltre ad una questione di immagine c’era anche un problema di clima. Cioè le temperature all’epoca furono, con oscillazioni varie, più basse delle attuali. C’è un libro magnifico sul tema dello storico francese Emmanuel Leroy Ladurie e si intitola “Tempo di festa, tempo di carestia”.

  • anna righeblu

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 01:22

    L’abito è abbastanza originale, nella terza foto sembra più carino che nella seconda.
    Tornerò a leggere il post con calma.

    Ciao Marina, a presto

  • Anonymous

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 04:56

    Comunicato del Portavoce del Principe V.E. sulla nascita del Principe leggetelo. Per la cronaca simpatizzo Aosta, ed è un piacere vedere signore che hanno simpatie per questo vecchio e glorioso istituto
    ciao tody

  • Marina

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 11:14

    Tody grazie per la segnalazione del comunicato è possibile avere un link?
    Anna, Olga ha scelto un abito da sposa non usuale che, secondo me, le sta benissimo.

  • Marina

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 13:02

    Attraverso una nota diffusa dal loro portavoce i principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto fanno sapere che “il duca d’Aosta non ha alcuna prerogativa che gli consenta di emanare titoli nobiliari”. “Falso”, replica Aldo Mola, presidente della Consulta dei senatori del regno, organismo che ha l’autorità per pronunciarsi su questioni come questa, essendo stato, fin dalla sua costituzione nel 1955, ufficialmente riconosciuto da Umberto II come ”massima autorità monarchica residente in Italia”. “Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Duca di Aosta, Capo della Real Casa di Savoia, ha conferito al nipote – spiega Mola- il titolo di Principe di Piemonte valendosi dei poteri che gli derivano dalla sua posizione, riconosciuta da Case Estere e ribadita nei più aggiornati Annuari della Nobiltà”. E al comunicato in cui si dice che “il titolo di Principe di Piemonte è già in capo a S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, nipote di Re Umberto II, sin dal 1983″, Mola risponde, “come studioso di storia sarò lieto di esaminare il decreto di nomina, sinora mai pubblicato. Chi lo emanò? Quando? Che titoli aveva per farlo? Anche negli Annuari della Consulta dei Senatori del Regno, l’ultimo a stampa è del 1998, Emanuele Filiberto compare sempre e solo come Principe di Venezia. Mentre Aimone vi figura Duca delle Puglie. Questi sono i dati sinora conosciuti. Altri argomenti non meritano risposta”. Anche Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero, rispettivamente presidente e segretario nazionale dell’Umi solidarizzano con il duca d’Aosta e sostengono la sua scelta.
    La querelle, in effetti, è su un trono oggi inesisstente, ma la questione di base è un’altra. Chi è il custode della tradizione, il Duca di Aosta al quale Umberto II ha passato implicitamente il testimone, che si è sposato, come suo figlio, secondo le regole della real casa (su quanto le regole sono antiquate si può dire molto, però se per certi aspetti sono considerate fondamentali non possono essere tralasciate poi tralasciate a piacimento), che ha mantenuto sempre uno stile di vita consono o il suo lontano cugino Vittorio Emanuele?
    Per i testi virgolettati la fonte è l’agenzia Adn-Kronos.

  • Sissi

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 14:38

    Si Claudia e siccome prima di Elisabetta prima le indossavano alla corte francese e spagnola avevano come nome maniche a jambon. Erano imbottite e la loro forma richiamava il prosciutto crudo intero. Mari ha perfettamente ragione, clima e corti erano gelidi perciò largo utilizzo di velluti, sete pesanti, broccati e damaschi. Il tessuto si alleggerisce solo nel Direttorio.

  • Sissi

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 14:41

    Mari che spettacolo questa diatriba. Tifo Aosta. Tanto Emanuele Filiberto è già Principe dei carciofini e dei cetrioli.Su suo padre stendo un velo….

  • Sissi

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 16:13

    Ovviamente tienici aggiornati sugli sviluppi del Principe di Piemonte…

  • Anonymous

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 23:54

    Se posso permettermi un commento un poco accademico.

    Ogni Casa Reale possiede delle proprie regole, sulla base delle quali viene anche determinata la successibilità al Trono (o, nel caso,la dinastia non si trovi più ad essere effettivamente regnante) od alla “pretensione al Trono”.

    Dette regole basano il proprio fondamento su specifiche ragioni di carattere storico; per la pretensione al Trono imperiale russo, ad esempio, si richiede che il soggetto, oltre ad essere il più prossimo discendente dell’ultimo Csar, non abbia una madre di nazionalità russa (ciò indipendentemente dal suo “status” sociale). Con riferimento a Casa Savoia, le leggi dinastiche (consolidate nelle Lettere Patenti di Vittorio Amedeo III del 13 settembre 1783 ed ulteriormente puntualizzate dal Regio Decreto sulla Real Casa del 1890 e dall’art.92 del vigente Codice Civile), stabiliscono che il successibile al Trono (od alla “pretensione al Trono”) deve coniugarsi con una persona di “pari condizione sociale”, per tale intendendosi (lo specifica il R.D. del 1890 sopra menzionato) una donna appartenente ad una famiglia regnante o ad una delle famiglie cosiddette “mediatizzate” tedesche (quelle famiglie “feudatarie immediate” dell’Impero che, prima del Congresso di Vienna, si trovavano a governare uno degli oltre trecento micro-Stati che componevano la Germania). Un matrimonio con persona, ancorché nobile, di inferiore condizione sociale viene a comportare l’esclusione dei figli dalla successione (matrimonio morganatico): è questo il caso, ad esempio, degli ancora esistenti Savoia-Soisson.

    In ogni caso, per qualsiasi tipo di matrimonio, si rivela necessario il “regio assenso” (si veda anche l’art. 92 C.C.) che si sostanzia in un permesso esplicito (pur senza obblighi di forma) alla celebrazione del rito dato dal Capo della Casa.

    L’assenza del “regio assenso”, come esplicitamente sancisce l’art. 2 delle Lettere Patenti sopra indicate, viene a far decadere il membro della Famiglia Reale (ed i suoi discendenti) da qualsiasi prerogativa dinastica, titolo nobiliare o dignità.

    Vittorio Emanuele Principe di Napoli, comiugatosi senza il “regio assenso”, si è quindi convertito nel “Sig. Vittorio Emanuele Savoia”, come tale, assolutamente estraneo a Casa Savoia ed alla linea di successione dinastica (è rimasto mero “erede civile” del padre). Un documento autografo di Re Umberto II (sottoscritto per presa visione da Vittorio Emanuele e recentemente riprodotto anche in uno studio del Prof. Mola) attesta questa situazione.

    Re Umberto conferì ad Emanuele Filiberto il titolo di Principe di Venezia (quindi, nè quello di Principe di Piemonte o quello di Principe di Napoli che, alternativamente, per tradizione, venivano conferiti agli eredi al Trono), nonché il trattamento di “Altezza Reale” (che il padre Vittorio Emanuele, divenuto Sig. Savoia, non poteva più trasmettergli), ma tale concessione (che Re Umberto avrebbe potuto operare in favore di chiunque) non vale certo a sanare la mancanza del “regio assenso” e, quindi, ad ammettere Emanuele Filiberto nel seno della Dinastia.

    Sotto il profilo araldico, quindi, il titolo di Principe di Piemonte è attualmente da considerarsi vacante, e si può ammettere che il Duca d’Aosta, nella sua qualità di Capo della Casa possa, per tradizione familiare, conferire quella distinzione nobiliare ad un membro della sua famiglia anche se, assai probabilmente (ma dovrei meglio studiare la questione), esso dovrebbe piuttosto considerarsi alla stregua di “titolo di cortesia”.

    Un ultimo appunto; non è vero che nel ramo Savoia Aosta non vi siano stati regnanti: il capostipite Amedeo, per alcuni anni, fu Re di Spagna ed Aimone, il padre dell’attuale duca, ebbe il titolo di Re di Croazia.

    Scusandomi per l’eventuale tedio, molto cordialmente,

    M.

  • Marina

    sabato, marzo 14, 2009 alle 02:42

    Gentile M. grazie infinite per il precisisissimo commento e mi scuso, invece, a mia volta per l’involontaria imprecisione, è vero due Aosta furono brevemente sovrani (veramente avevo accennato alle sfortunato intermezzo spagnolo del primo Amedeo), ma il senso era che non sono mai stati regnanti in Italia. Lei ha molto chiaramente spiegato quale sia la situazione attuale all’interno della casa reale italiana. Mi piacerebbe poter pubblicare questo suo commmento all’interno del post a mo di precisazione. Personalmente, come ho già avuto modo di dire, stimo molto il Duca di Aosta.

  • Anonymous

    sabato, marzo 14, 2009 alle 17:33

    Gentile Marina, La ringrazio per la cortese considerazione che ha voluto riservare alle mie sommarie considerazioni che, proprio perché sommarie, credo meriterebbero un ulteriore svolgimento per una loro “ufficializzazione” all’interno del post, ma, in ogni caso, ne faccia pure l’uso che meglio ritiene, anticipatamente avvertendoLa (per pregresse esperienze) che il fatto, non appena constatato, potrebbe suscitare sul Suo blog una polemica acerrima, per parte di quei “vittoriani” che ne prendessero nozione (alcuni dei quali persino in buona fede, attesa la generale ignoranza circa l’argomento).

    Mi permetto di segnalarLe un’ultima curiosità: in Provincia d’Ancona (pur non appartenendo ad una famiglia marchigiana) risiede stabilmente un mio caro amico, il cui bisavolo per via paterna ebbe la ventura di essere gentiluomo del primo duca d’Aosta, accompagnandolo anche alla Corte di Spagna; in relazione a quest’ultima occasione, presso di lui, ho potuto ammirare alcune interessanti foto d’epoca, concernenti una festa di corte in costume.

    La saluto molto cordialmente,

    Suo M.

  • Marina

    sabato, marzo 14, 2009 alle 22:24

    Gentile M. in serata, o al più tardi domattina pubblicherò un nuovo post contenente il suo intervento chiarificatore. Mi sento di poter affrontare i “vittoriani” nel caso dovessero capitare da queste parti. D’altronde, come detto, non ho mai nascosto le mie simpatie. Anni fa inviai al Duca un mio lavoro sulla monarchia spagnola e, con mia grande sorpresa, mi telefonò personalmente presentandosi con grande semplicità come “Amedeo d’Aosta”, e se non avessi riconosciuto l’inconfondibile timbro di voce non ci avrei creduto. Lo trovo una persona gentile e cordiale e direi anche più degno rappresentante dei Savoia di altri… Parere ovviamente del tutto personale che però le lettrici del mio blog mi sembra condividano abbastanza.
    Mi piacerebbe saperne di più sull’avo del suo amico, se le fa piacere mi può scrivere all’indirizzo mail indicato nel profilo. Sono una giornalista con una laurea in storia e una grande passione per questi temi. Per la tesi di laurea ho studiato una antica famiglia anconetana ed in quella occasione avevo conosciuto il duca Roberto Ferretti di Castelferretto che era molto amico di re Umberto II. Grazie per la sua partecipazione alle nostre discussioni, spero di rileggerla.

  • Sissi

    domenica, marzo 15, 2009 alle 22:58

    Caro Sig. M la ringrazio per i suoi interventi così precisi ed interessanti, è un piacere leggerla e conoscere i meccanismi di successione al Trono, grazie per averli condivisi con noi!

  • Anonymous

    giovedì, aprile 9, 2009 alle 19:33

    Ho trovato per caso il suo blog su facebook…I miei complimenti per questo articolo, l’ho letto con piacere e condivido appieno le sue affermzioni sui Savoia-Aosta.
    Mauro Lamesa da Palazzolo A. (Siracusa)

  • Marina

    giovedì, aprile 9, 2009 alle 23:33

    Mauro grazie per il passaggio (ma allora la segnalazione su fb funziona!) e spero che tornerà a leggere i miei post.

  • Anonymous

    mercoledì, aprile 29, 2009 alle 00:00

    si si funziona e come, anzi, consiglio di aprire un gruppo e inserire il link di questo blog, di sicuro i visitatori aumenteranno in maniera esponenziale.
    tornerò a visitare la pagina!

    anch'io ne ho creato uno sui decorati al valor militare, anche se non è attinente lo segnalo
    ecco il link : http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=70032027193&ref=mf

    un saluto
    mauro lamesa
    palazzolo sr

  • Marina

    mercoledì, aprile 29, 2009 alle 17:23

    Mauro, mi sono accorta solo adesso del commento, grazie infinite per il passaggio e anche per il consiglio, proverò ad aprire un gruppo, non ci avevo pensato fino ad oggi ho fatto “marketing” in modo diverso.

  • Francesco F.

    sabato, settembre 12, 2009 alle 16:35

    Purtroppo l'erede al trono è Vittorio Emanuele e poi il figlio Emanuele Filiberto che possano o no piacere i personaggi. (A me per niente). Anche Filiberto mi è sembrato un borghesulo di quinta categoria, molto deludente.Non si comporta affatto come l'erede al trono d'Italia. Adesso poi ha due figlie femmine e così potrà concludersi quest'incresciosa vicenda. A questo punto mi domando: il trono passerà definitivamente al ramo Aosta non essendoci eredi maschi per la successione? Vige ancora la legge salica o si può fare come i reali di Spagna che hanno concesso il trono alla figlia di Felipe? Permettetemi inoltre di concludere elogiando la bellezza di Olga di grecia e il suo abito, un originale omaggio alle tradizioni della sua terra con il copricapo dalla tradizione classica ellenica.

  • Marina

    sabato, settembre 12, 2009 alle 17:59

    Torniamo a parlare di Emanuele Filiberto che poi in questi giorni è tornato anche in tv in un nuovo reality sul quale evito i commenti. Allora caro Francesco che dire di EF? Le mie colleghe che lo hanno incontrato ad Ancona dicono che è molto simpatico, visto in tv ha l'aria un po' blasé. Ma a parte ciò è vero non si comporta proprio come un "erede" quanto meno morale. Sulla legge salica, non essendoci più un regno, è difficile dire se queste resteranno in vigore oppure no. Sono a questo punto consuetudini interne alla famiglia e mi pare che già in famiglia di divergenze ce ne siano diverse.
    Ieri sera ho visto un documentario con una intervista al duca di Aosta e continuo a dire che lui è proprio in gamba. Mi piace come si pone, com'è, insomma meglio di Vittorio Emanuele senza ombra di dubbio!
    Quanto alla Spagna il trono non è stato affatto concesso alla figlia di Felipe che è erede presunta per ora solo perché non ha fratelli maschi. In Spagna il trono, secondo quanto previsto dalla Costituzione del 1977, passa al primogenito maschio e in mancanza di questo alle femmine, non c'è la primogenitura assoluta, come in Svezia ad esempio, qualunque sia il sesso.
    Per Juan Carlos questo è un motivo di grossa difficoltà perché molti nel paese spingono per l'introduzione della parità dei sessi, ma la Costituzione in Spagna si può modificare solo con una procedura complessa che presuppone anche lo scioglimento delle Camere e fino ad oggi nessun primo ministro ha voluto correre il rischio di non essere rieletto. Se Letizia avesse prodotto un primogenito maschio sarebbe stato tutto molto più semplice, ora se Leonor avrà un fratellino potrebbe esserci qualche problemino.

  • Elizangela von Starhemberg

    giovedì, marzo 11, 2010 alle 13:32

    Viva, Viva… Al nuovo arrivato in Casa Amedeo-Aosta e Grecia…
    Un erede maschio. D’avero sarebbe il Principe di Piemonte… ? Tutti Conosco il Principe di piemonte nella Reale Persona di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia…
    Elizangela Moreira C. de la C. y Bahamonde von K. und Kraidolf von Starhemberg

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