giovedì, 22 gennaio 2009

Donne reali: Margherita d’Austria (1480-1530)

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E’ stra noto che se la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo. Principio valido persino se ti chiami Margherita d’Austria, hai come genitori un imperatore del Sacro Romano Impero e una duchessa di Borgogna e sei erede di sostanziosissime fortune. Orfana di madre, che muore (non di parto, come ci si poteva aspettare data l’epoca, ma per le conseguenze di una caduta da cavallo) Margherita viene fidanzata quando ha appena compiuto tre anni. Il partito è splendido e l’alleanza strepitosa in quanto il candidato si chiama Carlo di Valois e di professione fa il Delfino di Francia. Per la fanciulla il destino pare segnato, Carlo è basso e leggermente rachitico, nulla a che vedere con gli splendidi gentiluomini della corte borgognona e con il padre, l’affascinante imperatore Massimiliano, ma sono dettagli trascurabili anche perché il suo parere non è richiesto. Fra borgognoni e francesi non corre buon sangue, per via di vecchie diatribe territoriali, e la presenza di Margherita ad Amboise (dove viene trasferita con il suo seguito di dame e cavalieri) serve per garantire la pace. In sostanza è una specie di ostaggio, ma la sua semi prigionia è di lusso perché il castello è uno dei più belli della Loira e l’ambiente piacevole, così l’arciduchessa può occupare il suo tempo facendosi una cultura. Carlo, ottavo del suo nome (si, quello che poi con i suoi soldati metterà a ferro e fuoco l’Italia) sale al trono minorenne con la reggenza della sorella, la quale non avendo in simpatia gli Asburgo, sposta l’altrove l’alleanza matrimoniale. Per la precisione verso la Bretagna e la sua duchessa, bruttina e zoppetta, ma titolare di un pezzo di terra francese sfuggito all’orbita reale. Margherita viene ripudiata senza tanti complimenti e, imballati in fretta e furia gli effetti personali, rispedita al padre. Fuori uno. Rimane nella fanciulla un certo retrogusto amaro e nasce in lei una certa antipatia per la Francia. L’imperatore, comunque, è pieno di risorse e per la figlia, ormai adolescente e abbastanza prostrata dall’esperienza, ha subito pronto un altro candidato. Il prescelto è don Juan, principe delle Asturie, figlio di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona (si, quelli della “reconquista” e di Colombo), carino ma già gravemente malato di tubercolosi. Lui la vede per la prima volta nella cattedrale di Burgos il giorno del matrimonio, si innamora follemente e consuma le ultime forze in appassionate notti d’amore. Il risultato? A sette mesi dalle nozze spagnole la diciassettenne Margherita è vedova e incinta, partorirà una bimba che morirà poche ore dopo la nascita. Fuori due. Filiberto duca di Savoia, è un partito meno prestigioso, ma è bellissimo e aitante, non una mente eccelsa, questo è vero, però l’intellettuale di casa è Margherita, la quale nel frattempo si scopre la passione per la politica ed il governo. L’idillio dura poco, neanche quattro anni; un pomeriggio d’inverno Filiberto rientra da una partita di caccia, si mette a letto con la febbre e muore. Fuori tre. Devastata, disperata, annientata, a questo punto Margherita sceglie la strada della sublimazione del sentimento dell’amore, che trasforma nel corso degli anni in una grande opera d’arte. Allo sposo perduto decide di dedicare una chiesa magnifica, con annesso monastero, a Brou nei pressi di Bourg en Bresse.

Al centro dell’abside sistema la tomba del marito defunto, a destra quella della suocera (perché si, insomma, a questo punto si può anche convivere) e a sinistra la sua. Nel frattempo, in attesa di raggiungere l’ultima dimora, l’arciduchessa diventa, sempre per volere dell’onnipresente padre, governatrice dei Paesi Bassi e tutrice dei nipoti orfani di entrambi i genitori. Si stabilisce a Malines dove tiene una corte raffinata frequentata, fra gli altri, da Erasmo da Rotterdam e dal futuro papa Adriano VI. Parte della sua grandezza Carlo V imperatore (si lui, quello del sacco di Roma e dell’impero “dove non tramonta mai il sole”) la deve anche a lei, alla sua eccezionale e sfortunatissima zia. Un anno prima di morire firma, a nome del nipote, la Pace delle Dame o Pace di Cambrai. Davanti a lei c’è la madre di Francesco I re di Francia, Luisa di Savoia la sorella dell’amatissimo Filiberto. Quando muore il 1° dicembre 1530 l’Europa perde una delle sue più brillanti menti politiche, ma anche una donna di cuore.

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Scritto da: marina

Categorie: Donne Reali, Donne Reali di ieri

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Commenti

  • sissi

    venerdì, gennaio 23, 2009 alle 18:47

    Margherita…che donna sventurata…povera….

  • Babuska

    sabato, gennaio 24, 2009 alle 11:03

    Letto tutto d’un fiato, mi piace da morire la storia raccontata dal tuo punto di vista. Davvero complimenti!

  • Marina Minelli

    sabato, gennaio 24, 2009 alle 12:15

    Babuska grazie infinite. E’ un esperimento e i comnenti dei lettori e degli altri blogger sono fondamentali.

  • gattomammone

    sabato, gennaio 24, 2009 alle 23:53

    Ciao Marina, grazie del passaggio su botteghe (se ti va mi dirai come ci sei inciampata) e complimenti al tuo blog reale. Ma ti occuperai anche dei “reali laici” tipo sarcozzi e carlà , obama e miscelle, napolitano e clio?
    Aloa
    G.

  • Marina Minelli

    domenica, gennaio 25, 2009 alle 01:37

    Gattomammone già il tuo nick mi piace da morire, sono gattara, sul tuo blog sono finita non so come leggendo altri blog e mi ha incuriosita il titolo, quando sono entrare volevo morire, siiiii, come Cuore ai bei tempi. Ho spedito il link a mio fratello, penso che si divertirà molto anche lui Cuore è stato il nostro “lessico familiare” insieme ad Asterix. Grazie per il tuo passaggio di ricambio e mi fai una domanda da un “milione di dollari”. Carlà e Sarkozi, mmmm, ci devo pensare bene, a me la madamin non è che piaccia molto. Figurati non leggo più un certo giornale francese perché mi aveva sfracassato le … con un anno di copertine su di lei, quindi. Vedremo strada facendo come diceva un altro dell’epoca mia.

  • Zu

    lunedì, gennaio 26, 2009 alle 14:20

    Cavolo! Al peggio non c’è mai fine….. MA perchè la storia a scuola non ce la insegnavano così??? Mi sarei appassionata sicuramente di più ed ora ne saprei qualcosa…. Speriamo che riuscirai a metterci una pezza tu Marina, con questo blog davvero frizzante ed interessante!

  • evelyne

    martedì, gennaio 27, 2009 alle 13:11

    concordo che la storia l’avremmo imparata tutti se ce l’avessero insegnata così! benché come ti avevo già detto, i reali non mi appassionino, questo post me lo sono letto tutto d’un fiato e penso di avere anche imparato qualcosa!!
    wow! brava marina!

  • Marina Minelli

    martedì, gennaio 27, 2009 alle 13:42

    Ciao Evelyne e grazie. Tu mi sa che questa Margherita la conosci e anche abbastanza bene, stava dalle tue parti, se non ho capito male quali sono le tue origini. Non mi dire così, però. Avresti studiato di più la storia se te l’avessero insegnata così. Nooooooo, pensa che io ho smesso di insegnare perché non mi ritenevo capace!

  • evelyne

    martedì, gennaio 27, 2009 alle 14:10

    forse è il caso che ricominci! (sempre che ti piaccia!!)

  • Marina Minelli

    martedì, gennaio 27, 2009 alle 16:12

    Evelyne sono un po’ fuori tempo massimo…

  • Anonymous

    venerdì, gennaio 30, 2009 alle 17:32

    sembrano favole queste vite di donne che servivano come pegni di pace, ma dentro i loro cuori? i sentimenti? le nostalgie? le ambizioni?
    salve. Helda

  • Marina

    venerdì, gennaio 30, 2009 alle 18:14

    @ Helda che bella riflessione la tua e quante storie mi fa venire in mente, quella della nipote di Margherita, per esempio. Elenora d’Austria ha l’ardire di innamorarsi (e non di una persona da poco) ma il fratello Carlo l’ha già promessa ad un altro e lei china il capo obbediente. Venivano educate così, sai è un po’ come la storia della Monaca di Monza alla quale davano fin da piccolina le bambole vestite da suora. Pensa che solo nell’800 comincia a farsi strada l’idea che una principessa sposata all’estero possa mantenere legami con la famiglia di origine. Prima era assolutamente inconcepibile con qualche rara eccezione. Grazie per la visita.

  • Raimondo

    martedì, febbraio 3, 2009 alle 18:19

    La storia spiegata a “pillole”… bella, interessante e frizzante. Sai Marina, mamma e’ prof di Storia Italiano e Latino. Chiaramente mi ha fatto odiare, avendo una prof sempre dentro casa, le tre materie. Con questa esposizione e con questo taglio e’ verametne un piacere rinfrescare nozioni, conoscenze e piccoli spaccati di vita vissuta di personaggi che hanno fatto la storia.

  • Marina

    martedì, febbraio 3, 2009 alle 19:12

    Raimondo grazie per la visita e per il commento, era tanto che volevo scrivere di storia.

  • marcella candido cianchetti

    venerdì, marzo 13, 2009 alle 08:12

    sempre interesante buon w-end

  • evelyne

    lunedì, giugno 1, 2009 alle 13:44

    leggo adesso la tua risposta perché torno qui perché leggo un libro che mi fa pensare a te e , in qualche modo, a questo post: “La pergamena della seduzione” di Gioconda Belli, che parla di Giovanna la pazza, che secondo la ricostruzione che viene fatta non sarebbe poi pazza e poi ci sono Filippo il Bello (suo marito) e tanti tanti altri… ecco un altro bel modo di raccontare la storia che appassiona noi poco storici e poco reali!!! (a proposito: e chi stabilisce quali siano i tempi massimi?? dammi retta, che io tendo a cambiar lavoro con una certa frequenza, perché dopo un po’ di anni mi annoio a far sempre le stesse cose….)

  • nicole

    martedì, settembre 29, 2009 alle 16:59

    Caspiterina, ma mi era scappata questa tragedia non greca. Letto tutto, interessantissimo.
    Sai che non conoscevo la sua storia.Carlo V, da prendere con le molle, non fu tenero con la madre mi pare.

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